La fine delle vacanze

Per certi aspetti è divertente già lavorare, dopo le ferie estive, prima che buona parte degli altri ricomincino a farlo. Ad esempio, in questa settimana mi sono divertito a constatare, giorno dopo giorno, il cambiamento nelle espressioni delle persone che ho visto in giro dacché al momento in ferie.
Lunedì, con quasi una settimana piena di vacanza ancora davanti, le facce erano sostanzialmente rilassate e allegre.
Martedì anche, suppergiù.
Mercoledì qualche ruga sul viso l’ho vista comparire, e qualche sorriso m’è parso più tirato.
Giovedì ho notato le prime espressioni a metà tra il confuso, lo sconcertato e l’affranto, e in generale ho visto facce meno allegre in proporzione a sempre più diffuse discussioni sulle ferie ormai prossime a finire.
Venerdì, tra tante espressioni più o meno desolate, qualcuno aveva già assunto la faccia di quello che pare gli abbiano sterminato la famiglia o, peggio, rubato l’abbonamento alla pay-TV per vedere le partite della propria squadra del cuore.
Infine sabato e domenica è giunto per molti il weekend più tragico ovvero più triste dell’anno, gli ultimi due giorni di vacanza che tuttavia, mentalmente e emotivamente, ancora “vacanza” ormai non lo sono più, quello che siccome è comunque un weekend bisogna essere allegri ma è come esserlo a bordo del Titanic dopo lo scontro con l’iceberg, con la nave già instabile e inclinata e senza scialuppe di salvataggio in vista.
Ecco.

In fondo con le vacanze finisce sempre così: non vedi l’ora che arrivino e, quando finalmente arrivano, non ti capaciti di come è possibile che siano già finite.
Se l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, l’attesa della vacanza un po’ meno, già.

 

L’Italia è una Repubblica fondata (pure) sull’ansia

Italiani sempre più a rischio ansia e attacchi di panico, con percentuali in aumento per tali disturbi. A rilevarlo è l’Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico (Eurodap) che in un sondaggio on line, al quale hanno risposto oltre 700 soggetti tra i 19 e i 60 anni, ha voluto indagare quanto abitualmente le persone sperimentino alcuni dei sintomi tipici dell’ansia e del panico. Dai risultati è emerso che il 79% di coloro che hanno risposto al sondaggio ha avuto, durante l’ultimo mese, manifestazioni fisiche frequenti e intense di ansia; il 73% si percepisce come una persona molto apprensiva, che si preoccupa facilmente di piccole cose/situazioni; il 68% dichiara di avere non poco disagio a stare lontano da casa o da luoghi familiari, mentre il 91% trova molto spesso difficoltà nel rilassarsi.

Così si rileva nell’articolo dell’ANSA che potete leggere in originale nella sua interezza cliccando sull’immagine in testa al post.

Meraviglioso, non è vero?

“Meraviglioso” è constatare come mai nulla accada per caso, come tutto sia collegato e niente affatto frutto di mere coincidenze, semmai sempre effetti di cause che a loro volta divengono fonte di ulteriori cause e relativi effetti.

E “meraviglioso” è ugualmente constatare come quanto sopra accada proprio in Italia… No, dico, in Italia! Dove vi sono politici di così alto livello, dove i canali TV trasmettono programmi sempre intelligenti e istruttivi, dove la cultura è tanto promossa e salvaguardata e la socialità tra gli individui così inclusiva e priva di pregiudizi, dove l’informazione è rigorosa e mai ipocrita e il dibattito sulle questioni di interesse nazionale è sempre assolutamente approfondito, logico, pacato… “Meraviglioso” perché sorprendente, no?

Be’, suvvia: ora non fatevi prendere dall’ansia perché così tanti italiani sono preda dell’ansia! Nessun problema: sapete quale ampia scelta di ansiolitici c’è sul mercato? Tavor, Xanax, Lexotan, Valium, Ansiolin, Control, En, Rivotril, Lorans, Diazepam, Alprazolam, Lorazepam… Uh, una pacchia, ce n’è per tutti i gusti!
Come dite? E i pericoli delle controindicazioni a cui tali sostanze sottopongono?
Tranquilli, il paese ne è già pienamente sottoposto. Basta vedere chi e cosa lo comanda: di più “controindicato” di così non c’e proprio nulla, garantito!

Slow is beautiful

Strade da percorrere ad alta velocità, treni ad alta velocità, internet ultraveloce, cibo veloce (si chiama proprio fast food, no?), il tempo che pure lui corre (più) veloce, tutti di fretta, tutti di corsa, non c’è un istante da perdere… perché? Dove stiamo andando tutti quanti così di fretta? Per quale motivo corriamo così forsennatamente? Cosa stiamo facendo di così vitale e fondamentale per farlo?
Veramente crediamo che la lentezza sia un “male”? O meglio: veramente siamo riusciti a convincerci/ci siamo lasciati convincere che andare sempre il più veloce possibile sia la cosa più bella e giusta da fare? Siamo così stupidi, sul serio?

L’unica cosa di legittimamente veloce, qui, sarebbero le (ineluttabili) risposte a tutte queste domande, semmai.

https://vimeo.com/230368118

Al di là della vita che scorre in fretta, tra ritardi e ore di punta, c’è il ritmo lento della Natura, con l’alternarsi dei cicli e le regole delle stagioni. La calma quotidianità che ogni giorno si ripete richiede impegno e fatica ma la collaborazione, la convivialità, la partecipazione e la condivisione dello sforzo conferiscono al tempo maggior valore. Un ritmo lento con il quale sincronizzarsi per vivere meglio.
Fuori dalla città, oltre il traffico e lo stress, il tempo non si ferma ma rallenta: proprio come raccontano le immagini di Slow is beautiful, il cortometraggio realizzato dal videoartist Vitùc, in cui si riscopre l’importanza di dare valore all’indispensabile invece di correre dietro al superfluo.
(Da un articolo tratto da La Rivista Culturale, l’originale è qui.)

Certe mattine

Certe mattine partono talmente storte che non vedi l’ora che venga sera prima possibile, affinché finiscano alla svelta.

Certe altre mattine, invece, viaggiano così diritte da desiderare che la sera arrivi il più tardi possibile.

Poi ci sono quelle mattine che non capisci se siano partite storte oppure diritte, e a furia di star lì a pensarci per capirlo è già sera.

Poi ancora ce ne sono altre, di mattine, che di nuovo non capisci se siano di quelle storte oppure diritte, ma quando finalmente lo capisci ti rendi pure conto che, in ogni caso, la direzione giusta era dall’altra parte.

Tuttavia, bisogna dirlo, ci sono pure le mattine che non stai lì nemmeno a pensarci e te ne resti a letto fino a sera, salvando capra e cavoli. Anzi, infischiandotene proprio di entrambi, e buonanotte a tutti!

Uomo al volante…

Non c’è che dire, il mondo sta veramente andando alla rovescia rispetto a prima.
Stamattina ho visto una donna nemmeno più tanto giovane al volante di un’auto inveire e protestare contro un uomo piuttosto giovane, su un’altra auto, per come stesse guidando. E, per la cronaca, la donna aveva totalmente ragione.
Eh!

(Sia chiaro: lungi da me il cadere nei soliti stupidi luoghi comuni. Non esistono uomini o donne più o meno capaci di guidare: semmai, la verità è che buona parte dei guidatori oggi è incapace di guidare, senza alcuna distinzione di genere. Ecco.)