Una cosa desolante

[Foto di Callum Shaw su Unsplash]
Una delle cose più desolanti che a volte mi capitano: svegliarsi nel proprio letto, riprendersi dal sonno, pensare «Ah, questa notte ho proprio dormito bene, senza interruzioni… che bello!», per questo sentirsi riposato, poi guardare la sveglia.
E constatare che non è mattina ma è l’una e trenta.
E di colpo sentirsi uno straccio per aver dormito poco o nulla, fino a quel punto.
E seccarsi parecchio per tale constatazione quando invece si era sperato di dormire fino al suono della sveglia, alle sei, dunque, per questo motivo, faticare ancor più a riprendere sonno.
Infine, per tutto ciò, alzarsi al suono della sveglia per niente riposati.

Una cosa veramente desolante, già.

Di mattine estive da restarci contenti

[Foto di Manfred Antranias Zimmer da Pixabay]
Quando nel pieno dell’estate, tra giornate torride, di afe grevi e opprimenti che t’avvolgono come sudari bollenti, d’improvviso compaiono mattine col cielo ingolfato di nubi grigie e lampeggianti, scrosci piovosi spesso vivaci e brezze altrettanto allegre e soprattutto prodigiosamente fresche, da “crollo delle temperature”, come si dice in questi casi, al punto che ad uscire di casa e sentire sulla pelle un’aria così diversa e così vitale rispetto a quella sfibrata dalla calura dei giorni precedenti si resta quasi sgomenti… mattinate come quella di oggi qui, insomma, dopo i 35° e passa di ieri, be’, voglio dire, a trovarcisi dentro, in condizioni così inopinatamente poco spossanti e invece così tanto rigeneranti, si prova una contentezza così leggera e in fondo futile eppure così tanto intensa che nel momento in cui la si prova è difficile da eguagliare, a mio parere. Ci si sente così tanto bene, ecco.

Anche perché poi passa, tutto questo refrigerio, siamo quasi a fine luglio e l’afa estenuante tornerà ancora per un po’, inesorabilmente. Quindi, oggi, è un po’ come gustarsi almeno per una volta una fresca e favolosa mousse ai frutti di bosco in mezzo a tante ordinarie e bollenti minestrine, quasi. Già.

 

Il periodo più bello

Puntualmente, ogni anno, arriva questo periodo di passaggio dall’estate all’autunno, quando fa ancora caldo ma senza più quell’afa soffocante, con l’aria che all’alba e dopo il tramonto si raffresca piacevolmente, il giorno che s’accorcia in modo netto, i ricci sui castagni, le prime foglie che cadono, il profumo intenso che emana dal sottobosco madido di rugiada… e ogni anno, puntualmente, mi rispondo alla domanda su quale sia il periodo più bello dell’anno dicendomi che sì, è questo.
Già.

Esattamente come rispondo alla stessa domanda tra l’autunno e l’inverno, con l’aria briosamente gelida e la brina sul terreno e sulle piante, tra l’inverno e la primavera, con la neve che imbianca ancora i monti mentre i prati si ravvivano di infinite fioriture, e tra la primavera e l’estate, quando la luce si fa sempre più intensa e il primo caldo fa già pensare alle vacanze.
Ecco.

Quindi, sono punto a capo.

Amen.

(L’immagine in testa al post è tratta da qui.)

Certe sere

E poi ci sono certe sere che, a pensare alle giornate trascorse, non sai se essere contento che siano finalmente arrivate o essere deluso che siano già arrivate. Per cui ci rifletti sopra, almeno finché trovi di dover stabilire se sia meglio sperare che le mattine successive arrivino quanto prima oppure il più tardi possibile. A volte, dall’una risoluzione dipende anche l’altra, nel bene e nel male.

E non è che la certezza che le sere o le mattine arrivino e passino comunque cambi qualcosa. Il tempo è relativo, certe domande quotidiane un po’ meno, visto che la risposta dipende da noi stessi. Che, a differenza del tempo, dovremmo cercare di non essere troppo relativi, in tal caso. Anzi, per nulla.

Certe mattine

Certe mattine partono talmente storte che non vedi l’ora che venga sera prima possibile, affinché finiscano alla svelta.

Certe altre mattine, invece, viaggiano così diritte da desiderare che la sera arrivi il più tardi possibile.

Poi ci sono quelle mattine che non capisci se siano partite storte oppure diritte, e a furia di star lì a pensarci per capirlo è già sera.

Poi ancora ce ne sono altre, di mattine, che di nuovo non capisci se siano di quelle storte oppure diritte, ma quando finalmente lo capisci ti rendi pure conto che, in ogni caso, la direzione giusta era dall’altra parte.

Tuttavia, bisogna dirlo, ci sono pure le mattine che non stai lì nemmeno a pensarci e te ne resti a letto fino a sera, salvando capra e cavoli. Anzi, infischiandotene proprio di entrambi, e buonanotte a tutti!