La (IN)civiltà umana

Numerosi media internazionali (questo, ad esempio) qualche giorno fa hanno pubblicato le immagini di una inopinata invasione di orsi polari di un villaggio sull’isola artica russa di Novaja Zemlja. Gli animali, gioco forza attirati sull’isola per la sempre maggiore sparizione del ghiaccio polare nonostante la (teoricamente) stagione fredda, loro habitat naturale, e per lo stesso motivo visibilmente affamati, si aggirano tra discariche di immondizia, sperando di trovare qualcosa da mangiare.

Mai gli orsi polari, notoriamente diffidenti e solitari, si sono così avvicinati a degli insediamenti umani, denotando con tale comportamento la loro disperazione. Le foto, in particolare quelle degli orsi che s’aggirano per ignobili cumuli di spazzatura, sono particolarmente toccanti. E “incazzanti”, già: dunque la “mirabile” evoluzione della civiltà umana, quella che si è autoproclamata la più “intelligente” e “avanzata” sul pianeta, comporta tali conseguenze? Provoca questi danni, e la drammatica messa in pericolo di altre creature viventi, costrette a tentare di sopravvivere in mezzo alla merda degli umani? Questo significa essere Sapiens?

Sono domande retoriche, lo so. Basti pensare che si calcola che l’estinzione di almeno il 75% (ma altri dati citano un 90%) delle specie animali dal 1600 ad oggi è causa dell’uomo e dell’attività antropica sul pianeta.

No, mi spiace – e spiace dirlo soprattutto per quegli umani che una coscienza civica, politica, ambientale, etica ce l’hanno (quanti saranno, in tutto?) e sanno comprendere la tragicità di tali situazioni – ma bisogna ammettere che a volte l’unica soluzione per evitare una catastrofe ambientale planetaria non sia che la “civiltà umana” si dia da fare per risolverla, ma che la “civiltà umana” proprio sparisca dal pianeta.

Sparisca, già.

Uomini, nei boschi comportatevi da bestie!

Nei boschi le bestie non sporcano ma gli uomini sì.
Si prega di comportarsi come le bestie.

(Anonimo, letta sulla pagina facebook di Sweet Mountains.)

Eh già. Quante volte si “glorificano” – giustamente e comprensibilmente, certo – quelli che vanno in montagna, che stanno all’aria aperta e non al chiuso dei centri commerciali, che apprezzano le bellezze naturali e paesaggistiche… Ma poi, andando per strade, mulattiere e sentieri in ambiente, è un frequente veder sul terreno carte, cartacce, fazzoletti, mozziconi di sigarette, rifiuti vari e assortiti

C’è qualcosa che non quadra, o sbaglio?

Benvenuti nel Toxicocene

Viviamo un’epoca che dalla scienza viene definita Antropocene, “nella quale all’essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche.” (cfr. Wikipedia).
Tuttavia, guardiamoci un po’ intorno, nel mondo che ci circonda, con mente vivida e lucida.

Il clima sta cambiando per mano dell’uomo, appunto, e per molti versi in peggio nei confronti del modus vivendi adottato in questa epoca dalla nostra civiltà. Gli oceani e i mari traboccano di rifiuti, plastici e non solo, che poi i pesci si mangiano – e noi mangiamo quei pesci. Il sottosuolo è infarcito di altri rifiuti più o meno industriali, che inquinano le falde acquifere e ammorbano le colture, per non parlare dell’aria che respiriamo nelle zone più urbanizzate del pianeta. Restiamo saldamente legati ai combustibili fossili, la cui estrazione da un lato deturpa il pianeta e dall’altro lo avvelena, mentre i governi del mondo, salvo rari casi, sembrano poco o nulla interessati ad uno sviluppo autentico delle energie alternative. Nelle guerre contemporanee non ci si fa scrupolo di utilizzare le più spaventose armi chimiche – Siria docet – ma pure ove non si sparino missili o si facciano cadere bombe i confronti geopolitici internazionali attuali sono di frequente fatti di scambi maligni e velenosi. Persino lo spazio orbitale attorno alla Terra si sta ingombrando di cosiddetti “rifiuti spaziali”… E che dire dell’animo delle persone comuni? Quanto è ricolmo di tossine, di veleni, di livori del tutto antitetici a qualsiasi progresso civile? Quanto la nostra civiltà, la nostra società, in mille modi anche opposti ma sempre di simile sostanza, sta diventando tossica, come se stesse inesorabilmente assorbendo i veleni che il genere umano continua a spargere per il mondo e l’ambiente?

Ecco: la nostra epoca attuale, ancor più che “Antropocene”, dovrebbe ormai chiamarsi Toxicocene.
Questo è, sfortunatamente per noi tutti.

P.S.: il titolo di questo post ovviamente rimanda a quello del libro di Paul Crutzen dal quale viene il nome dell’attuale era geologica, ovvero Benvenuti nell’Antropocene.

Tra Lecco e Bergamo non tutte le strade escono col “buco”! Con Duccio Facchini di “Qui Lecco Libera” in Radio Thule, su RCI Radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 5 giugno duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 16a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE, intitolata Non tutte le strade escono col buco!!

Una puntata di interesse locale ma solo all’apparenza, questa, dal momento che la storia che racconterà è assai simile a tante altre tipicamente italiche, purtroppo. Duccio Facchini, di Qui Lecco Libera, è il prestigioso ospite della puntata, nella quale si narrerà (è il caso di usare questo termine “romanzesco”) la storia della “Lecco-Bergamo”, una strada di interesse vitale per le zone che attraversa (tra le più trafficate d’Italia) e in particolare per quella di Calolziocorte, città in cui ha sede RCI Radio, la cui vicenda ha inizio nel 2001 e, tra errori di progetto, inghippi burocratici, litigi politici e quant’altro di ordinariamente italico (appunto!), non si sa quando finirà. Sempre se finirà ovvero se la galleria prevista dal progetto (il “buco” a cui fa riferimento il titolo della puntata) verrà scavata, prima o poi! E intanto la protesta dei cittadini, i quali al solito subiscono tutti i danni di tali situazioni, monta inesorabilmente…

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com (Streaming HD)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Una “Casa Adozioni di Robot da compagnia”? Esiste, alla Galleria Evvivanoé di Cherasco, grazie a Massimo Sirelli

Venerdì scorso, 6 Giugno, alla Galleria Evvivanoé di Cherasco si è aperta una mostra parecchio particolare… La galleria infatti è diventata (e lo sarà fino al 2 Luglio) la prima Casa Adozioni di Robot da compagnia al mondo: qui trovano casa robottini orfani del progresso industriale, del consumismo, del merchandising, dei retro computer e della tecnologia in disuso.
Sono le creazioni di Massimo Sirelli, artista poliedrico nato a Catanzaro e che a Torino, nel cuore della città, ha scelto di installarsi e di dare vita a numerosi interessanti progetti. Per quest’ultimo, intitolato Adotta un Robot, ha creato personaggi vivi e pieni di sentimento, costruendoli pezzo per pezzo: una scatola di latta, il fanale di una bicicletta, una vecchia macchina fotografica… Se li si osserva bene già possiedono un qualche tratto “antropomorfo”. Lui riesce a vedere oltre, capisce l’anima degli oggetti e non riesce proprio a gettare via nulla: per tale motivo ha dotato le sue creature di un  nome e una “carta di identità” con cui si possono presentare ai visitatori della mostra, che possono diventare i nuovi proprietari adottivi dei piccoli robot. «Sirelli si affeziona talmente alle sue creature» racconta Sara Merlino, direttrice artistica della galleria, «che poi non se ne separa facilmente. Vuole sapere dove andranno a vivere la loro nuova vita. E allora li da in adozione dai loro futuri proprietari. Perché vuole essere sicuro che i piccoli robots vengano accolti dal calore di una famiglia, in un luogo fatto per loro. Una sottile sfumatura forse che contiene in sé però tutta l’essenza del progetto “Adotta un Robot” e lo rende speciale e unico».

10419928_687364804632750_152814661_nUna suggestiva commistione tra creazione artistica e consapevolezza ecologica, tanto semplice nella forma quanto significativa nella sostanza; inutile rimarcare l’importanza di una autentica presa di coscienza su quanto la nostra società produca e come sprechi cose la cui vita utile potrebbe ancora essere lunga. In fondo Sirelli va pure oltre a ciò, ridando vita a oggetti che sembrerebbero ormai privi di utilità e non solo, ma conferendo ad essi pure un valore artistico, dunque di senso superiore a quello di tante cose dotate di funzionalità quotidiana, con in più un quid di visione ludica che non guasta affatto, ma accresce la suggestione generale del progetto.
Cliccate sull’immagine per saperne di più, o visitate QUI la pagina facebook di Evvivanoé Esposizioni d’Arte.