Il mistero in un antico castello… e nel romanzo di Daniele Maggi, questa sera in RADIO THULE su RCI Radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 6 marzo duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 11a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE, intitolata Il mistero dentro di noi!
C’è un luogo assolutamente affascinante, a qualche centinaio di metri dagli studi di RCI Radio… Un antico monastero sulle sponde del fiume Adda che un tempo era un castello, sorto probabilmente prima dell’anno 1000, ove prende corpo una vicenda che intreccia realtà storica e fantasia letteraria dalla quale emerge un mistero… e un romanzo che racconta tutto ciò, ma racconta anche della storia e dell’identità culturale di un territorio e della sua gente – proprio il territorio nel quale ha sede l’emittente da cui RADIO THULE si diffonde nell’etere!
Questo (e molto altro di più) è Il Mistero del Lavello, l’acclamato esordio letterario di Daniele Maggi: entrambi – libro e autore – sono gli ospiti di questa puntata, che vi farà scoprire il romanzo e la sua intrigante storia la quale, appunto, è in fondo la storia di tanti che la puntata l’ascolteranno – ma che senza dubbio affascinerà chiunque dovunque!

maggi-libro-lavelloDunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Sulla visita di un borgo montano da… Sogno!

(Foto: © Roberto Garghentini)
(Foto: © Roberto Garghentini)

Domenica prossima, 11 settembre, nell’evento che si terrà a Carenno – bellissima località sulle Prealpi Bergamasche – la cui locandina trovate qui sotto (cliccateci sopra per ingrandirla e avere maggiori dettagli), guiderò i partecipanti alla scoperta di uno dei borghi più particolari e affascinanti (fin dal nome!) della montagna lombarda: Colle di Sogno.
Con una visita dinamica attraverso le viuzze del borgo, illustrerò ai carenno_11settembre2016presenti le sue “misteriose” origini (anche dell’intrigante toponimo, ovviamente), la sua storia (che può essere fatta iniziare ben… 150 milioni di anni fa!) e quella di chi lo ha abitato, le peculiarità paesaggistiche e architettoniche (in certi casi esclusive del luogo e assai sorprendenti), il Genius Loci e, in generale, la grande e preziosa valenza culturale che da tutto ciò deriva. Con in più la possibilità di gustarsi un ottimo spuntino presso la Locanda del borgo!

Merita, insomma. Senza dubbio. Ribadisco: trovate ulteriori informazioni sulla locandina, oppure qui. E se volete conoscere meglio (o approfondire la già acquisita conoscenza) dei bellissimi itinerari escursionisti della zona, date un occhio qui.

Camminare è un’arte! – anche domenica 24, a Torre De’ Busi!

Immagine-mappa-triplaDomenica prossima, 24 luglio, nella bella località di Torre De’ Busi, in occasione di una nuova presentazione della “Carta dei Sentieri Carenno, Costa Valle Imagna, Torre De’ Busi”, prodotta e da poco pubblicata da Ingenia Cartoguide – una delle più prestigiose editrici cartografiche italiane – alla quale ho partecipato in veste di coordinatore e curatore delle schede informative che arricchiscono la carta sul retro, tornerò a raccontarvi di come camminare sia né più né meno che una pratica artistica.
Sì, un’arte: come il pittore traccia i propri segni cromatici sulla tela, come lo scultore incide e modella la materia “bruta” o come il perfomer che genera espressività artistica da gesti e azioni… camminare è un pratica estetica, e se compiuta nel paesaggio naturale che è sinonimo (di matrice a sua volta estetica ma non solo) di bellezza, può ben diventare un gesto d’arte, già, di quell’arte che è espressione e rappresentazione più intensa, profonda e autentica della vita. Dunque, vi dico che una carta dei sentieri – oltre a un libro di storia, di geografia, un saggio di antropologia culturale e sociologia, uno specchio (proprio così!) e molte altre cose, può anche essere un testo didattico d’arte. Non ci credete? Ve lo dimostrerò, invece, e in modo indubitabile.

(Cliccateci sopra, se volete visualizzare il volantino in un formato più grande.)
(Cliccateci sopra, se volete visualizzare il volantino in un formato più grande.)
In verità, di tali elucubrazioni sulla pratica del camminare ne ho (in minima parte) già scritto nell’articolo pubblicato qui sul blog in occasione della prima presentazione della carta, lo scorso 5 luglio; ma se, ribadisco, avrete occasione di essere presenti domenica 24 a Torre De’ Busi – peraltro in un luogo che è pure esso potente rappresentazione di bellezza storica, artistica e architettonica, il complesso di San Michele con l’annesso Oratorio di Santo Stefano – vi condurrò in modo più completo e suggestivo attraverso i temi qui citati, anche grazie a una presentazione multimediale in tema. Non di meno, avrete la primaria possibilità di conoscere la nuova carta ovvero una delle più belle zone montane delle Prealpi Lombarde, dal fascino tanto discreto quanto irresistibile.
Se potete non mancate, insomma.

Excelsior!

cop_libro_CAI-1Questo che state per leggere è un brano tratto da “Sö e só dal Pass del Fó. In cammino da 75 anni sui sentieri del Resegone e della storia di Calolziocorte”, il volume che ho redatto e curato con il quale il Club Alpino Italiano di Calolziocorte – cittadina alle porte di Lecco – ha festeggiato i 75 anni dalla propria fondazione. nello specifico, è l’introduzione all’ultimo capitolo, quello che disquisisce degli itinerari che raggiungono la vetta massima del Resegone, una delle montagne più celebri delle Alpi – sì, quello citato dal Manzoni ne “I Promessi Sposi”! “Sö e só dal Pass del Fó” è edito dalla stessa sezione CAI di Calolziocorte, ed è in vendita al pubblico al costo di € 20,00. Per acquistarlo potete rivolgervi alla sezione, visitando il sito web per avere i contatti o la relativa pagina facebook, oppure direttamente a me, nei modi usuali. Oppure ancora, se siete soci CAI, potete richiederlo alla Vostra sezione di appartenenza.

0-COPERTINA_1-1Excelsior!

Bada agl’aridi pini, alla foresta | Già dirotta dal turbine, ti sia | Custode il ciel dalla valanga.” È questa | La buona notte che il villan gli invia. | Lontano in sulla cima | Una parola intìma: | Excelsior!

E’ parte del testo d’un componimento di Henry Wadsworth Longfellow [1], poeta americano dell’Ottocento tra i primi a dedicare i propri versi al paesaggio della sua terra con occhio quasi “ecologista” e spirito ispirato da quel Romanticismo che nel frattempo, qui in Europa, contribuiva a stimolare i primi alpinisti alla conquista delle vette alpine. E’ da lì che viene il motto del Club Alpino Italiano, quel “Excelsior!”, appunto, che letteralmente significa “più in alto!” e che rappresenta efficacemente l’anelito materiale e spirituale dell’uomo a salire fin dove la Terra, con le cime delle montagne, si avvicina maggiormente al cielo, ovvero verso dove la dimensione quotidiana e terrena può entrare in contatto con quella metafisica – qualsiasi cosa ciò possa significare. Una sfida di ardimento, di coraggio, di tecnica, di cuore, mente, polmoni, per affermare fondamentalmente la forza della propria vita, in primis a sé stessi: in su e in sé, per citare il titolo di un libro dedicato al rapporto tra alpinismo e psicologia di qualche tempo fa [2].

Ora, senza esagerare in sofismi cattedratici che apparirebbero probabilmente fuori luogo, è innegabile che per ogni appassionato di montagna la vetta rappresenta qualcosa di simbolicamente potente: il punto massimo raggiungibile, un apice assoluto sul quale si è al di sopra di ogni altra cosa nelle vicinanze, oltre che, ovviamente, pure un risultato “sportivo” – più o meno alpinistico che sia – del quale si può essere giustificatamente orgogliosi. Certo, i movimenti alpinistici alternativi di fine anni ’60, nati parallelamente ai fremiti studenteschi di protesta di quel tempo, cercarono di sancire la fine della cultura della vetta a tutti i costi considerando tale “sovversione” un anelito di libertà [3]; tuttavia, prima o poi quell’impulso a salire verso l’alto tipico di ogni appassionato di montagna non potrà non contemplare la vetta come coronamento della propria ascesa – tecnica e non solo, appunto – dacché solo in vetta, alla quota massima di un monte, l’ascensione si può dire veramente completata. Ma, lo si ribadisce, non si vuole qui esagerare con concetti e visioni troppo elucubrate: il Resegone non è certo montagna assimilabile a chissà quale gigante alpino dal prestigio alpinistico ben maggiore, e la sua quota a ben vedere modesta non è che possa ispirare chissà quale elevazione metafisica a toccare sfere celesti altrimenti irraggiungibili! Però, è comunque una montagna dal grande fascino, senza dubbio: la sua vicinanza alla pianura milanese e ai laghi, la sua morfologia, la spettacolarità dei suoi versanti, l’offerta di itinerari escursionistici e alpinistici per tutti i gusti, la rendono meta comunque apprezzata e ambita da molti, e crediamo sarebbe stato così anche senza il dono della notorietà letteraria conferitogli dal Manzoni. Poi, appunto, non è che ci si possa vantare della vetta del Resegone come del Monte Bianco o di chissà quale altra prestigiosa cima – anche se, come vedremo, per raggiungere la vetta non mancano certo sentieri di cui poter andare fieri: tuttavia, lo ribadiamo, ogni montagna con la propria sommità è un vertice assoluto, un punto supremo oltre cui vi è solo il cielo, che sia alta meno di duemila metri o più di ottomila, e per questo ciascun monte è certamente buon compimento di quell’anelito al salire verso l’alto che lo stesso CAI, sull’onda dei versi di Longfellow, ha reso proprio motto: excelsior!

[1] Henry Wadsworth Longfellow, poeta, traduttore ed educatore statunitense (1807-1882). Scrisse  diverse raccolte di poesia ispirate dal Romanticismo europeo, tra le quali “Voci nella notte” e “Ballate ed altre poesie”: è appunto in quest’ultima raccolta che è contenuta la poesia “Excelsior!”, nella quale il termine è ripetuto come un leitmotiv.

[2] Giuseppe Saglio, Cinzia Zola, “In su e in sé. Alpinismo e psicologia”, Priuli e Verlucca Editori, 2007.

[3] Ovviamente il pensiero va soprattutto al “Nuovo Mattino”, movimento nato agli inizi degli anni ’70 e ispirato da uno scritto di Gian Pietro Motti, che ne fu tra i principali “ideologi”, per il quale la “libertà” dal concetto della vetta a tutti i costi era soprattutto legato alla scoperta di nuovi luoghi sui quali arrampicare e superare i limiti di difficoltà a quel tempo raggiunti: l’arrampicata sulle falesie di fondovalle nacque così, ad esempio, la quale a sua volta fu la culla del contemporaneo free climbing.

Camminare è un arte! (Ovvero: sulla prossima presentazione d’una nuova carta dei sentieri…)

Immagine-mappa-triplaMartedì 5 luglio prossimo, a Carenno, bellissima località sulle Prealpi Bergamasche a Sud del manzoniano Resegone, ci sarà la prima presentazione pubblica della nuova “Carta dei Sentieri Carenno, Costa Valle Imagna, Torre De’ Busi”, prodotta da Ingenia Cartoguide – una delle più prestigiose editrici cartografiche italiane – alla quale ho partecipato in veste di coordinatore e curatore delle schede informative che arricchiscono la carta sul retro. Altre presentazioni seguiranno, in località della zona interessata dalla carta (e non solo), nelle settimane successive.
La carta copre una delle più belle porzioni di territorio collinare e montano delle Prealpi lombarde, compreso tra il gruppo del Resegone e la vetta del Monte Linzone, tra le Valli Imagna e San Martino: zona di bellissimi sentieri e panorami infiniti, di innumerevoli emergenze storiche, architettoniche, rurali e culturali in genere, di tesori geologici, paleontologici, speleologici, botanici, di foreste maestose, alberi monumentali, sublimi ondulazioni prative, luoghi misteriosi e ancora selvaggi ove si tramandano leggende dal sapore ancestrale ma pure dove si può studiare, ad esempio, l’evoluzione della novecentesca frequentazione turistica della montagna – in fondo sono monti, questi, che distano neanche un’ora d’auto dal centro di Milano… Insomma, una zona da conoscere a fondo e frequentare assiduamente, per quante sorprese può donare a chi la esplora.

Quello con Ingenia è un lavoro che ormai da due stagioni porto avanti e che mi permette di concretizzare geo-graficamente, per così “letteralmente” dire, le attività di studio culturale (in senso generale) del territorio variamente antropizzato, in particolare di quello di montagna, portandole a supporto di quella che è l’opera par excellence di rappresentazione della Terra, ovvero del territorio nel quale viviamo e col quale interagiamo, più o meno virtuosamente.
Una carta geografica, ancor più se dotata d’una funzionalità escursionistica altamente dettagliata – come è la norma per le produzioni Ingenia – è veramente un’opera nel senso più alto e ampio del termine. Non solo un foglio riportante una rappresentazione del terreno con strade, case, sentieri o che altro, ma un perfetto connubio tra i due elementi sostanziali che connotano un’autentica opera creativa: corpus mysticum e corpus mechanicum, cioè il contenuto intellettuale, con il messaggio tematico e culturale proprio, e il supporto materiale, con le funzionalità pratiche ad esso conferite.
Insomma, in parole più semplici: una carta dei sentieri non è soltanto uno strumento utile a raggiungere il rifugio sui monti ove mangiarsi un piatto di polenta ovvero a non perdersi tra boschi e valli. In primis, essa è la migliore, più immediata ed efficace e a volte più estetica rappresentazione del territorio, un formidabile strumento di conoscenza il quale, attraverso i propri segni grafici, ci rende subito l’idea, la forma, la sostanza e il valore (da intendersi “culturale” in senso lato, dunque pure antropologico e sociologico) di quel pezzo di pianeta al quale fa riferimento nonché della gente che lo ha abitato e lo abita tutt’ora. Per questo, la carta dei sentieri è anche un dettagliatissimo e illuminante testo storico: ogni traccia umana riportata sul fondo grafico – strade, sentieri, mulattiere, case e paesi, edifici religiosi e rurali, fontane, sorgenti e così via – ci racconta la storia di chi è transitato su quelle strade e sentieri, sul perché sia transitato proprio lì e non altrove, su dove si sia fermato e abbia reso stanziale il suo transito, eccetera. Ribadisco sempre che il territorio è come un libro aperto sulle cui pagine l’uomo ha scritto la propria storia, e i segni grafici di tale scrittura storica sono proprio gli itinerari, le case, i paesi e ogni altra impronta antropica lasciati nel corso dei secoli.
D’altro canto con ciò non sto scoprendo nulla di nuovo: semmai riaffermo da par mio quanto attestato in passato da grandi personaggi della geografia, veri e propri filosofi della Terra come Élisée Reclus, il quale forse più di ogni altro mise in evidenza e sancì in modo ineluttabile il legame strettissimo tra storia e geografia: due discipline l’una causa/effetto dell’altra dacché la prima ha da sempre determinato la seconda – ben più che i confini politici tracciati dai potenti, ad esempio – e la seconda ha inevitabilmente influenzato la prima, su grande scala ma pure nei piccoli territori.
Ma vado ancora oltre: una carta dei sentieri può essere anche – inopinatamente ma pure innegabilmente, e capirete a breve il perché – un testo didattico d’arte. Già, proprio così: il territorio ovvero il paesaggio, infatti, è un elemento culturale – non lo dico io ma è la stessa UNESCO a sancirlo, oltre che l’articolo 1 della Convenzione Europea del Paesaggio) – “il cui aspetto o carattere derivano dalle azioni di fattori naturali e/o culturali (antropici)” – appunto. Non solo, dacché nel paesaggio è evidente anche il valore estetico, suscitante reazioni emozionali né più ne meno simili a quelle generate dalle opere d’arte: è inutile dire che è proprio il paesaggio uno degli elementi che più facilmente le persone assimilano al concetto di “bellezza”, dunque a quel valore estetico-emozionale che, come detto, rimanda direttamente all’espressività artistica. Che è, però, attività umana: ma qual è lo “strumento” primario a disposizione dell’uomo per correlarsi all’elemento culturale e “artistico” che è il paesaggio? Risposta semplicissima: il camminare. Attività “ovvia” dell’essere umano eppure fondamentale forse come nessun altra per l’evoluzione della nostra civiltà e, nella notte dei tempi come oggi, pratica insostituibile per la conoscenza, l’esplorazione, la lettura, la comprensione e l’approfondimento culturale del paesaggio, ovvero del territorio in cui ci si ritrova a muoversi. Per questo il camminare può e deve (anche) essere considerata una pratica esteticaFrancesco Careri ha scritto un bellissimo volume sul tema, nel quale peraltro racconta come effettivamente diversi movimenti artistici (e relativi esponenti) del Novecento hanno considerato il cammino come una forma artistica, dal Dada ai Lettristi fino alla contemporanea Land Art – e, per lo stesso motivo ovvero per conseguenza, tornando a quanto asserito poco fa: ebbene sì, una carta di sentieri, in quanto primario strumento d’invito al camminare nel territorio naturale e di cognizione non solo geografica di tale pratica, può essere ben considerata anche un testo didattico d’arte. Assolutamente.

Carenno02
Se sarete in zona, dunque, vi invito alla suddetta presentazione di martedì 5 luglio a Carenno. Ne uscirete con una considerazione ben più ricca e approfondita d’un gesto così elementare e ugualmente trascurato come il camminare. In fondo, come spesso accade, è nelle piccole cose che si generano le più grandi e importanti verità, così come dai minimi gesti individuali possono scaturire le più grandi e virtuose rivoluzioni…