A furia di “approfondire”, si è sprofondati

Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. A forza di andare in profondità, si è sprofondati. Soltanto l’intelligenza, l’intelligenza che è anche «leggerezza», che sa essere «leggera», può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità.

(Leonardo Sciascia, Nero su Nero, Adelphi Edizioni, 1979-2004.)

Il voto

Voto (s.m.). Simbolo e strumento della facoltà che ha ogni libero cittadino di dimostrarsi uno sciocco e di rovinare il proprio paese.

(Ambrose BierceDizionario del diavolo, scelta e introduzione di Guido Almansi, traduzione di Daniela Fink, TEA, 1988, pag.181.)

Se considerate che Bierce fece pubblicare il suo Dizionario “demoniaco” nel 1911, ma parte di esso risale al 1906, diventa chiaro come il grande scrittore americano più di un secolo fa aveva già capito tutto riguardo la questione elettorale: troppi individui, quando si tratta di esprimere una preferenza politica, riescono inopinatamente a disattivare il cervello nemmeno lo stesso avesse veramente un pulsante ON/OFF sì da farsi abbindolare dai peggiori cialtroni, finiti in politica proprio perché la stessa, oggi ma evidentemente pure allora, è uno degli ambiti nei quali certi “peggiori cialtroni” sanno esprimere al meglio le proprie “doti” – oggi per di più avendo a disposizione mezzi di comunicazione maggiori e più potenti di quelli di un secolo fa ad acuire gli effetti cagionati. Che invece sul paese restano gli stessi rimarcati da Bierce, inesorabilmente.
Ecco.

Italiani che non sanno l’italiano

Leggo dei risultati dei test INVALSI sui livelli di apprendimento degli studenti delle scuole italiane, dai quali si evince ad esempio che – come è rimarcato su “La Repubblica” –  il 35% degli studenti di terza media non capisce un testo d’italiano, e non mi sorprendo affatto.

Non sono sorpreso perché nulla accade per caso, perché la realtà rivela sempre le sue innegabili verità, perché mi guardo intorno e vedo il mondo che abbiamo generato, perché se per lungo tempo si semina la gramigna non c’è da stupirsi se poi non spunti la lattuga, perché un analfabetismo strumentale e funzionale così diffuso nei ragazzi è specchio perfetto di quello dilagante tra gli adulti, sui quali cadono molte delle colpe di questa situazione. I poveri studenti italiani, a ben vedere, non sono solo il risultato finale di un certo processo di degrado culturale ma, cosa ben peggiore, ne rappresentano il fulcro: perché sono quello, vittime dell’ignoranza e della trascuratezza dello stato nei confronti della preparazione scolastica – pilastro fondamentale di qualsiasi società avanzata – ma rappresentano pure la sentenza di condanna a carico dello stato stesso ad una futura (ma prossima) decadenza sempre più profonda e oscura, inesorabile se non si comprende la gravità della situazione, se si continua a trascurare la realtà dei fatti e a ignorare le sue verità, e se non si mettono in atto rimedi immediati e risoluti. Che sono certamente possibili, a patto di manifestare la volontà (politica, in primis) di attuarli: cosa che non vedo così palesata, appunto. Gli studenti italiani non sono affatto il “problema”, anzi: la mia fiducia nei loro confronti resta immutata e assai alta, a patto che vengano messi in condizione di recuperare gli eventuali deficit di apprendimento e culturali segnalati dall’INVALSI: ecco, riguardo a che ciò accada veramente va il mio timore più grande, non ad altro.

D’altro canto, non affermo tutto questo per mia mera opinione ma avendo ben presente (vedi qui) quanto il mai troppo compianto Tullio De Mauro andava denunciando già da diverso tempo al riguardo:

“Il grave analfabetismo strumentale e funzionale incide negativamente sulle capacità produttive del paese ed è responsabile del grave ristagno economico che affligge l’Italia dai primi anni novanta.”

Aggiungendo poi, non casualmente (dico io), che:

Purtroppo l’analfabetismo è oggettivamente un “instrumentum regni”, un mezzo eccellente per attrarre e sedurre molte persone con corbellerie e mistificazioni.

Un eccellente ed efficace sistema di potere e di controllo delle masse culturalmente impreparate ergo incapaci di comprendere a quale sottomissione siano sottoposte, insomma.

Ecco, il cerchio è di nuovo chiuso. Con tutti noi dentro.

P.S.: peraltro, già due anni e mezzo fa, scrivevo questo al riguardo.

Il “confine”

Confine (s.m.). In politica, la linea immaginaria fra due nazioni che separa gli immaginari diritti dell’una dagli immaginari diritti dell’altra.

(Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, scelta e introduzione di Guido Almansi, traduzione di Daniela Fink, TEA, 1988, pag.52.)

Non ci sono più quei bei cretini d’una volta!

È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia un cretino. […] e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto, tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l’olio e il vino dei contadini.

(Leonardo Sciascia, Nero su Nero, Adelphi Edizioni, 1979-2004.)