Un tramonto al contrario

Il fatto di abitare dove abito, cioè in montagna, e di doverci quotidianamente rientrare salendo dal “piano”, in questo periodo mi regala una – per così dire – “visione contraria” del tramonto tanto fantasiosa quanto suggestiva.

Già, perché salendo verso casa intorno alle 19.30, come faccio solitamente, con un viaggio automobilistico di circa 15 minuti, mi ritrovo nella condizione ambientale in forza della quale per chi è in basso il Sole è già tramontato dietro i monti a occidente, mentre per chi è in alto è ancora visibile sopra l’orizzonte: dunque io (e quelli che compiono la stessa cosa), salendo dal basso, man mano che percorro la strada godo della visione del Sole che (ri)sorge, sbucando da dietro quella linea montuosa a ponente. Parto da una zona ormai calata nell’ombra serale e arrivo a casa nella piena luce del Sole.

Il quale poi, di lì a breve, riprende anche per me la sua inesorabile discesa oltre l’orizzonte ma, almeno per quegli attimi che vi ho descritto, solo dopo avermi regalato la possibilità di godere di un’ultima immaginosa suggestione diurna. Be’, magari ingenua e banale, eppure assai allietante, già.

(P.S.: immagini di Jessie Eastland, CC BY-SA 3.0, fonte: commons.wikimedia.org.)

The summer is… Monet!

Poche cose come le opere d’arte dell’impressionismo riescono a trasmettere compiutamente il senso dell’estate, e pochi artisti come Claude Monet lo sanno fare con tanta potenza e suggestione. Se devo cercare qualcosa, nella mia mente, che mi ricordi l’estate, e che la rappresenti nel modo più vivido, è quasi sempre una delle opere del pittore francese che mi appare, come I papaveri (in alto a sinistra) o Passeggiata sulla scogliera a Pourville (a destra), nelle quali i colori, la luminosità, il cielo con le sue nubi bianche, il paesaggio accogliente e avvolgente, l’impressione di movimento della scena come per una leggera brezza e ogni altra cosa riproduce vividamente il momento estivo con tutte le sue peculiarità, il suo calore, la sua energia sfavillante, persino i suoi tipici suoni – il frinire delle cicale nei campi, lo sciabordio delle onde del mare, il tenue fruscio delle foglie degli alberi mossi dal vento.

Anche se, devo dire, tra le opere di Monet che più mi fanno pensare all’estate, nel senso che appena me la ritrovo davanti me la sento dentro, la stagione estiva, anche a metà gennaio, è forse Terrazza a Sainte-Adresse (qui sopra), che in verità raffigura una scena primaverile.
D’altro canto, la bellezza e la forza della grande arte è anche quella di saper valicare qualsiasi limite percettivo, di non rimanere confinata alla cognizione immediata del soggetto ritratto ma di ampliarla verso direzioni, visioni e impressioni anche lontanissime e assai differenti, ampliando così anche la stessa realtà ritratta con tutti i suoi significati nonché l’animo di chi la fruisce. Che sia su una tela oppure nel paesaggio, en plein air appunto.

Tiziano Milani su Artribune

Sono veramente felice di leggere, su uno dei più importante magazine d’arte italiani (e a mio parere il migliore in assoluto) cioè Artribune (nello specifico sul nr.45, ultimo uscito), la recensione – riprodotta qui sopra – a firma di Vincenzo Santarcangelo dell’ultimo lavoro dell’amico-da-una-vita e mirabile sound architect Tiziano Milani, LIGHT + COLOR + SOUND (music for Jorrit Tornquist’s exhibition) – lavoro del quale vi avevo già parlato qui.

Non è, in fondo, la recensione di una sola opera e del suo valore artistico, quella di Santarcangelo (peraltro un valore “doppio”, vista la genesi legata a Jorrit Tornquist e alla sua ricerca scientifico-artistica) ma pure dell’ormai lunga carriera di Tiziano Milani nei vasti e affascinati ambiti delle sonorità elettroacustiche, condotta tanto con notevole rigore logico quanto con fervida e illuminata visionarietà a creare un percorso di ascolto super-sensoriale che si è ormai ben distinto nel relativo panorama internazionale ma la cui esperienza esplorativa appare ancora parecchio fremente ed emozionante. In fondo l’obiettivo (se così lo si può definire) che Tiziano si pone non può che suscitare tali sensazioni: “svincolare ogni composizione dalla dimensione spazio-temporale”. Per questo prima ho parlato di fruizione “super-sensoriale” delle opere di Milani ma, a tal punto, potrei anche parlare di “superdimensionalità”, il che in effetti rappresenterebbe l’attuazione di uno step evolutivo nell’arte musicale/sonora umana quasi epocale e, proprio per tale motivo, la possibilità di assurgere la musica in senso lato ad un empireo cognitivo finalmente pieno e completo. Non più “semplicemente” l’ascolto di un suono ma l’ascolto nel suono, in una interconnessione totale tra fruitore-ascoltatore e sonorità udite, oltre il concetto stesso di “medium”.

Di sicuro, lo ribadisco, la ricerca e l’esplorazione di Tiziano Milani è ancora nel pieno del suo realizzarsi, e per quanto mi riguarda non perderò l’occasione di seguirlo costantemente. A volte i viaggi più belli sono quelli dei quali non si conosce la meta finale.

Luce, colore, suono, Tiziano Milani, Jorrit Tornquist (e io!)

È veramente un grande privilegio, per me, fare (pur piccola) parte di LIGHT + COLOR + SOUND (music for Jorrit Tornquist’s exhibition), l’opera musicale di Tiziano Milani appositamente composta per gli 80 anni di Jorrit Tornquist, architetto/artista (e non solo) tra i più importanti in Europa (e non solo!) e per la mostra che ha celebrato il genetliaco, allestita presso la Galerie Leonhard di Graz, città natale di Tornquist. Un privilegio perché in primis lo è sempre la collaborazione con Tiziano Milani, uno dei musicisti sperimentali italiani più apprezzati in assoluto (che devo ringraziare di cuore per avermi coinvolto nel progetto), e perché grazie a ciò ho potuto conoscere e studiarmi il lavoro di Tornquist, vero e sorprendente crogiuolo di arte, architettura, scienza, filosofia, psicologia in forma di opere artistiche – ma tale definizione risulta inevitabilmente limitata, posto quanto appena evidenziato.

Ho cercato dunque di avvicinare e mettere in contatto i due mondi, quello sonoro di Milani e quello visuale di Tornquist, entrambi dotati di “colore” nelle numerose accezioni del termine, cercando – per quanto consentito dalla necessaria concisione di un testo dedicato alla copertina di un CD – di mettere in luce (termine quanto mai consono) le comuni peculiarità e le similari percezioni che, più o meno consciamente, il fruitore delle opere (CD incluso) si ritrova a cogliere:

LIGHT + COLOR + SOUND (music for Jorrit Tornquist’s exhibition) è pubblicato da Setola di Maiale: cliccate sulle immagini delle copertine del CD per visitare il sito web e saperne di più sull’opera oltre che, ovviamente, per acquistarla!

London, a (different) story – pt.2

Londonite_1_blog
The London Series: #2, Londonite, dal blog LucaRotaImages.

Una grande città, Londra, narrata attraverso visioni inconsuete, per raccontarne la realtà e l’essenza in un modo diverso dal solito.
Qui, ora, e il racconto completo, poi, su LucaRotaImages.