“Fede” e crimine, un’alleanza incrollabile

Costantemente confermata nel tempo, è sempre parecchio emblematica la stretta commistione tra criminalità (di vario genere) e “fede” religiosa. L’ultimo caso (si veda qui) è quello di Maurizio Tramonte, condannato all’ergastolo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia, mai dichiaratosi pentito e latitante fino a ieri quando è stato arrestato a Fatima. In Portogallo Tramonte era arrivato in auto dopo aver attraversato Spagna e Francia per affrontare un “percorso spirituale” (!) che a Pasquetta l’aveva invece portato a Lourdes.

Ah-pperò! – mi viene da dire.

D’altro canto, appunto, quello di Tramonte è solo l’ultimo di una infinita serie di altri casi dei quali è tappezzata la storia, quella italiana in particolare – basti citare la tradizionale, grande devozione dei boss mafiosi, peraltro ben supportata da certa (non piccola) parte del clero.
Da tali semplici annotazioni possono partire innumerevoli e assai poliedriche riflessioni al riguardo, inutile dirlo: d’altro canto la cronaca offre quotidianamente notizie riguardo reati d’ogni genere e sorta compiuti in nome di un “dio” o basati su convinzioni religiose deviate.
Aggiungo dunque solo un’osservazione: che, di nuovo, a subirne le conseguenze – oltre a troppi innocenti trucidati da criminali col santino in tasca – sono la fede e il senso di spiritualità più autentici, e proprio da chi crede di essere (e pretende di farsi credere) un devoto e pio osservante. Anche in tal caso nulla di nuovo sotto il Sole, da parecchi secoli a questa parte.

N.B.: l’immagine in testa al post è tratta da qui.

INTERVALLO – Oslo (Norvegia), The Future Library

Nelle foreste intorno a Oslo, nel 2014, è nata una “biblioteca” che offrirà i libri in essa custoditi ai lettori… nel 2114!

Future Library è un’installazione vivente creata nel 2014 dall’artista scozzese Katie Paterson. A Nordmarka, in un bosco appena fuori dai confini della città, sono stati piantati mille alberi che dovrebbero servire esattamente tra 100 anni, dunque nel 2114, a pubblicare una piccolissima e selezionata antologia di libri inediti, ai quali forniranno la cellulosa necessaria per la produzione della relativa carta. Dal 2015, ogni anno per 100 anni un autore ha consegnato e consegnerà un manoscritto che dovrà rimanere inedito fino alla data di pubblicazione, appunto nel 2114.

Il bosco stesso avrà l’incarico di proteggere i testi: questi infatti saranno racchiusi in scatole ermetiche e posti in una piccola camera protettiva ricoperta dalla legna del bosco stesso, pensata come uno spazio di contemplazione della letteratura e della natura, che sarà inaugurata nel 2018 nella New Deichmanske Public Library di Oslo.

Tuttavia, può essere che nel 2114 non si utilizzerà più la carta ricavata dalla cellulosa degli alberi per produrre libri. In tal caso, la piccola foresta della Future Library diverrà una vera e propria installazione artistica permanente capace di trasmettere un messaggio di speranza riguardo il rapporto tra uomo, cultura e Natura a quelle future generazioni che , tra un secolo, potranno finalmente leggere i libri appositamente scritti per la libreria.

Cliccate sulle immagini per visitare il sito web del progetto, oppure qui per la pagina facebook o qui per leggere un articolo in merito tratto da Storie.

Se questo è un editore…

E io, che sono il solito ingenuotto, quando vedo ‘ste cose penso sempre che sia un fake, dacché così di primo acchito mi sembra fin troppo grossa che una delle più “prestigiose” case editrici italiane metta sugli scaffali libri fondamentali, in senso letterario tanto quanto in senso storico-culturale, che se ne compri almeno due ricevi in regalo un telo mare.

Un telo mare, già.

Invece no, tutto vero. L’Einaudi targata Mondazzoli lo ha fatto, conseguendo così un nuovo e “prestigioso” (aggettivo con la stessa accezione del precedente, ovvio) record nell’affollata competizione a chi raschia di più e “meglio” il fondo del barile dell’editoria nostrana. Anche se – ci tiene a precisarlo, l’Einaudi – è “Un telo mare, del valore di 18 euro”: cioè, ha più valore di un singolo libro, eh! Mica roba da poco!

Beh, vista la stagione e le imminenti vacanze, non ci si può che “rallegrare”: ormai è chiaro che dalle nostre parti “Con la cultura non si mangia” (cit.), ma almeno si può prendere la tintarella. Attività che, a quanto rivelano le statistiche sullo stato della lettura nel nostro paese, è ben più gradita da tanti rispetto alla lettura di un capolavoro della letteratura.

P.S.: ma poi voi credete che “promozioni” del genere contribuiscano a vendere più libri e a creare più lettori? Io no. Anzi, credo che ottengano l’effetto opposto.

INTERVALLO – Vicolungo (Novara), The Style Outlet Book Sharing

Sia chiaro: non sono certo un frequentatore di (non) luoghi del genere – anzi! – ma di contro non posso non apprezzare la notizia che anche nei The Style Outlets di Vicolungo (Novara) e di Castelguelfo (Bologna) sono state e saranno installate “casette” per il book sharing. Nell’outlet piemontese la casetta è presente già dal 27 maggio scorso – d’altro canto Vicolungo era tra gli sponsor dell’ultimo Salone del Libro di Torino, dunque gli toccava giustificare in qualche modo tale partnership altrimenti così “inopinata” – mentre a Castelguelfo la casetta verrà installata a settembre.
E chissà che così qualche shophaholic rinsavisca e diventi bookaholic: di sicuro mente e portafoglio se ne gioverebbero – con buona pace degli shop lì presenti: ma, in tutta franchezza, continuo a preferire un libro firmato (da un buon scrittore) che un abito altrettanto tale!

Cliccate sull’immagine oppure qui per saperne di più.

Leo Tuor, “Caccia allo stambecco con Wittgenstein”

La montagna è naturalmente un luogo carico di suggestioni filosofiche, in certi casi molto “alte” e a contatto con il trascendente e lo spirituale, in altri casi più pragmatiche e pratiche, correlate alla rudezza del territorio e alla difficoltà del viverci. A tal proposito, è interessante notare come quella peculiarità orografica che eleva i monti e li spinge verso l’alto, a contatto con il cielo e a debita distanza dalla “piattezza” e dalla monotonia morfologica del mondo di sotto, di contro crea un inopinato livellamento biologico (nonché morale, mi viene da dire) tra le creature che vivono su di essi. Voglio dire: sulle montagne anche il supertecnologico uomo contemporaneo deve ancora sottomettersi alla ruvidità del territorio, all’inclemenza del clima, alla mancanza della comodità geografica che invece la pianura offre, e tale condizione la subisce lui esattamente come la subiscono tutte le alte creature viventi che risiedono in quota. Una ormai rara par condicio, insomma. Anzi, non è raro che l’uomo del Terzo Millennio ne esca bell’e sconfitto: ad esempio, la sua mobilità su certi scoscesi pendii rocciosi non raggiungerà mai l’agilità di camosci e stambecchi, che per di più il freddo lo sopportano molto meglio degli umani… e così via.
Ecco, a proposito di animali: non si può dire di conoscere veramente la montagna – quella vera e pura, non quella addomesticata dal turismo di massa – se non si va a caccia di stambecchi. Lo sostiene Leo Tuor, montanaro (grigionese) purosangue, esperto cacciatore, produttore di formaggi e autore di Caccia allo stambecco con Wittgenstein (Edizioni Casagrande, Bellinzona (CH), 2014, traduzione di Roberta Gado; orig. Catscha sil capricorn en Cavrein, 2010) in qualità di rinomato scrittore di lingua romancia. Perché pure la caccia allo stambecco, praticata in alta quota tra alte vette, ghiacciai, seracchi, inquietanti pareti rocciose e allucinanti pietraie, ha in sé un che di filosofico, o quanto meno di metaforico nei confronti della vita di montagna e del legame che relaziona l’uomo a questi territori (continua…)

(Leggete la recensione completa di Caccia allo stambecco con Witttgenstein cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)