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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

  • Sabato 17 ottobre, al Rifugio SEV Pianezzo,  dialogherò con Andrea Cassini di uomini, animali, coesistenza, relazioni naturali, immaginari ancestrali, intorno al suo libro “Sulla via dell’orso”.

Altri incontri seguiranno successivamente; seguite il blog per rimanere aggiornati al riguardo.

(RI)VALORIZZARE I TERRITORI RURALI PARTENDO DALLE “RADICI”

L’associazione fondiaria “Radici” di Bellano, comune prealpino sul lago di Como, si impegna attivamente nel recupero di terreni incolti e abbandonati valorizzando il territorio attraverso nuove coltivazioni e progetti di recupero rurale. Tra le iniziative principali figurano il ripristino di un vigneto “eroico” di montagna e la creazione di un orto didattico. Nonostante la disponibilità di aree e fondi, la vera sfida per il sodalizio consiste nel trovare persone motivate e disposte a gestirli con continuità: un problema che si registra in molti territori montani nei quali si vogliano avviare progetti di recupero delle attività rurali. Per superare questo ostacolo, l’associazione offre un supporto agronomico costante e la possibilità di raccogliere i frutti del proprio lavoro, con l’obiettivo prioritario di coinvolgere e avvicinare le nuove generazioni alla terra. Per saperne di più, o magari per partecipare attivamente ai loro progetti, guardate qui.


LE “MALDIVE DI MILANO” RIPENSANO IL PROPRIO TURISMO DAL BASSO

Probabilmente avrete sentito, qualche volta, l’espressione “Maldive di Milano” riferita alla Val Verzasca, nel Canton Ticino, famosa per le sue acque verde smeraldo e cristalline e per il fotografatissimo Ponte dei Salti. Quell’espressione, divenuta virale sul web, ha fatto della Verzasca uno dei primi casi di overtourism alpino, con vari disagi per la popolazione locale. Per ovviare a questa situazione, ha preso il via il progetto per valorizzare il celebre Ponte e l’intero comparto vallivo attraverso un interessante e esemplare modello di progettazione civica dal basso. Attraverso l’interlocuzione con la comunità locale, l’iniziativa punta a raccogliere idee e proposte per ripensare la zona, con l’obiettivo di gestire una meta turistica fortemente sotto pressione promuovendo un modello di sviluppo realmente sostenibile che porti vero valore al territorio.


LA CAMPAGNA “OPEN OLYMPICS” CERTIFICA IL DISASTRO DI MILANO CORTINA 2026

Il quarto report della campagna “Open Olympics 2026” evidenzia come, a sei mesi da Milano Cortina 2026, restino aperte gravi criticità su costi, tempi e trasparenza contabile. Per le 98 opere di Simico i costi sono saliti a 3,62 miliardi di euro (+6,2% dall’avvio), con ritardi diffusi (l’81,8% delle opere) e il 58% degli interventi ancora mai iniziati o fermi alla progettazione, con cantieri previsti fino al 2033. Forti preoccupazioni emergono anche per i fondi paralimpici, usati in parte per costi organizzativi generali, e per il bilancio della Fondazione Milano Cortina, gravato da oltre un miliardo di debiti e un deficit patrimoniale di 176,5 milioni. Il documento si chiude con cinque richieste civiche: piena trasparenza finanziaria, moratoria sulle opere non avviate, dati sulla Carbon Footprint, stop all’uso strumentale del brand paralimpico e una profonda riforma della governance dei grandi eventi. Il report è scaricabile in pdf qui.


LA TUTELA AMBIENTALE TRA POPULISMO RURALE E COLONIALISMO URBANO

Spesso le proteste degli abitanti delle aree interne, rurali e montane, contro iniziative di tutela ambientale o contro progetti e opere necessarie alla transizione “green” vengono etichettate come “populismo rurale” o chiusura anti-scientifica. Ma è davvero così? Al netto delle solite bieche strumentalizzazioni della politica, un’interessante ricerca sul campo curata da Elisa Lello e pubblicata di recente su “Rivista Malamente” analizza due conflitti emblematici – il Parco del Catria, Nerone e Alpe della Luna in Italia e la miniera di litio a Covas do Barroso in Portogallo – ribaltando la prospettiva. Sotto accusa non è l’ambiente, ma un ambientalismo urbano e “da salotto” che cala dall’alto decisioni imposte sulla pelle delle comunità locali, minacciandone l’economia e l’autonomia. Quando la tutela ecologica tiene poco conto di chi vive nei territori e diventa colonialismo, il conflitto è inevitabile.


UN PICCOLO MA CONCRETO PASSO CONTRO L’ELISKI

Dal Piemonte arriva una bella notizia riguardo il famigerato “heliski”. Lo scorso inverno sul Monte Mondolè (Cuneo) un elicottero aveva effettuato atterraggi non autorizzati per trasportare in quota due sciatori freerider. A seguito della segnalazione del Parco Alpi Marittime, i Carabinieri Forestali hanno accertato violazioni della normativa regionale sulla tutela ambientale e l’inquinamento acustico: per questo al pilota sono state comminate sanzioni amministrative per oltre 10.000 Euro ed è stata inviata una segnalazione alla Regione Piemonte per valutare l’eventuale sospensione dell’attività di volo. È un piccolo, importante passo contro l’uso invasivo dell’elicottero in montagna in un paese come l’Italia che, al momento, non riesce ancora a regolamentarne l’attività. Speriamo ne seguano altri, quando necessario.

Cerchi qualcosa?

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: Kaunertaler Gletscher

I ghiacciai che ci avvelenano

Il 30 settembre è la data nella quale, convenzionalmente, termina la stagione di ablazione – cioè di fusione – dei ghiacciai, che nella torrida estate appena trascorsa è stata oltre modo devastante. Ecco dunque che vengono tolti anche i teli geotessili dalle superfici glaciali dove sono stati posizionati ad inizio estate: per cui aspettiamoci commenti enfatici e entusiasti, da parte di chi li ha fatti mettere, su quanto ghiaccio avranno evitato che si fondesse, e quindi, di come avranno «salvaguardato» il ghiacciaio dagli effetti del caldo estivo.

Cioè, per dirla con altre più obiettive parole, aspettiamoci nuove manifestazioni pubbliche del bieco e ipocrita greenwashing che quei teli rappresentano benissimo. Perché, come ribadisco nuovamente (l’ho fatto spesso in passato) e altri come me rimarcano da tempo, i teli non salvano affatto i ghiacciai – come ci vogliono far credere – ma le piste da discesa che occupano minime parti della loro superficie. Ovvero, servono a salvare gli affari dei comprensori sciistici, mentre del ghiacciaio intorno alle piste ad essi non importa nulla: atteggiarsi a paladini climatici e difensori dei ghiacciai sofferenti per la crisi climatica, dunque, è greenwashing al massimo livello, una fandonia tragicomica bella e buona.

Tuttavia c’è pure di più e peggio, ad aggravare il portato della presenza dei teli geotessili sui ghiacciai: non solo non li salvano ma sono un fattore di grave inquinamento per i territori montani (e non solo) coinvolti. Come riporta il documento che nel 2022 è stato firmato da decine di enti, istituzioni e scienziati contro l’uso dei teli geotessili,

Dal punto di vista ambientale e del contrasto al cambiamento climatico, la pratica di copertura dei ghiacciai è problematica per diversi motivi: ad esempio il carburante per alimentare i gatti delle nevi che movimentano i teloni ogni anno e la produzione dei teloni stessi, spesso composti di materie plastiche, sono risorse non rinnovabili, il cui utilizzo contribuisce a incrementare il riscaldamento globale. Bruciare carburante per stendere i teli significa contribuire all’immissione di CO2 nell’atmosfera, contribuendo ulteriormente al cambiamento climatico nel vano tentativo di proteggere i ghiacciai, essi stessi vittime del riscaldamento globale. Discorso simile vale per la produzione della plastica di cui sono fatti la maggior parte dei teloni utilizzati. Sebbene riciclabili da un punto di vista teorico, i teli non vengono riciclati ma sostituiti ogni pochi anni a causa dell’usura favorita dalle condizioni ambientali che contraddistinguono i ghiacciai. Usura per la quale i teli rilasciano grandi quantità di fibre plastiche che si accumulano una volta espulse dai ghiacciai insieme all’acqua di fusione.

Guardate le immagini sottostanti, che ho tratto (salvo dove diversamente indicato) da un post sulla pagina Instagram “Glacionaut” del fotografo austriaco Juergen Merz e mostrano il Kaunertaler Gletscher, che un tempo ospitava uno dei più grandi comprensori sciistici glaciali delle Alpi austriache:

I teli che coprono i ghiacciai, spesso per centinaia e centinaia di metri quadrati, di squarci come quelli mostrati nelle immagini provocati da agenti esterni e dall’usura ne hanno molti, alcuni grandi, altri minuscoli. Ogni squarcio rilascia microplastiche che finiscono sul ghiaccio e sul terreno circostante, poi il ghiaccio fonde, l’acqua di fusione carica di microplastiche percola e scorre intorno, scende a valle, forma ruscelli, torrenti e fiumi, alimenta i bacini idrografici che poi riforniscono acquedotti pubblici e reti di distribuzione idrica anche a centinaia di chilometri di distanza. Le microplastiche sono particolarmente persistenti nell’ambiente, hanno la capacità di penetrare nei tessuti degli organismi viventi e la proprietà di veicolare sostanze chimiche tossiche e patogeni. Essendo composte da particelle di dimensioni inferiori a 5 millimetri (e nel caso delle nanoplastiche inferiori a 100 nanometri), sfuggono facilmente ai sistemi di filtraggio ed entrano stabilmente nella catena alimentare globale. Finiscono nell’acqua che beviamo e nel cibo che mangiamo, insomma.

Nel nostro mondo, di cose che generano microplastiche e provocano inquinamento ambientale ce ne sono già troppe, tant’è che ormai se ne trovano ovunque, anche in ambienti apparentemente incontaminati. Abbiamo proprio bisogno di produrne altre, per giunta in alta montagna e attraverso un greenwashing tanto meschino e ingannevole? Vogliamo di nuovo lasciare che la prossima estate, come è accaduto in quella appena conclusa e già in tante precedenti, persone senza troppi scrupoli e prive di attenzione e sensibilità verso i territori montani stendano ancora quei loro stramaledetti teli geotessili per salvaguardare i loro affari e intanto per inquinare, contaminare e degradare le montagne sulle quali malauguratamente lavorano e noi sperabilmente vorremmo continuare a frequentare senza pericoli né ipocrisie? Accetteremo di essere presi nuovamente in giro in un modo tanto plateale?

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[Quest'immagine invece mostra dei teli geotessili abbandonati sul Ghiacciaio del Rodano, in Svizzera, ed è della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio.]
[Quest’immagine invece mostra dei teli geotessili abbandonati sul Ghiacciaio del Rodano, in Svizzera, ed è della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio.]
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Vista la situazione generale che caratterizza le nostre montagne in forza della crisi climatica in divenire, e di come certe pratiche meramente affaristiche imposte ai territori montani, anche in alta quota, non possano più essere considerati accettabili e ammissibili, direi che alle domande che ho appena posto – alcune di tante altre che si potrebbero (e dovrebbero) formulare intorno a queste realtà – vanno trovate buone e valide risposte senza più alcun indugio, e senza voltarci di nuovo dall’altra parte o pensare che «in fondo cosa vuoi che sia?» per deresponsabilizzarci una volta ancora.

Tutti abbiamo il diritto di salire in montagna e godere delle sue bellezze tanto quanto di lavorarci per vivere: ma a questo diritto non può non corrispondere il dovere di avere cura della montagna stessa, dei suoi ambienti, dei suoi paesaggi e delle sorti future che insieme alle Terre alte condividiamo. Questo io credo debba essere uno dei principi fondamentali alla base della nostra presenza sui monti. Una questione di semplice, altissimo buon senso, ecco.

Scritto il 5 ottobre 20262 ottobre 2026Categorie Battaglie,Montagne,Opinioni,Utensili culturaliTag ablazione,Adamello,Adamello Ski,Alpi,alpinismo,alpinisti,ambientalisti,ambiente,anni Ottanta,Anni Settanta,apertura,appello,articoli,basta teli geotessili,boom,CAI,caldo,caldo estivo,cambiamenti climatici,cambiamento climatico,Capanna Presena,casi,casistica,cause,chiusura,Cima Presena,clima,climate change,climatologi,CNR,CNSAS,com'era,comprensori estivi,comprensorio,consorzio Pontedilegno-Tonale,crisi climatica,del Tonale,dibattito,dissesto,divieto,Dolomiti,droni,ecologia,esatte,estate 2025,estate più calda,estinzione,Fabio sandrini,falsità,Fondazione Cima,foto,frane,Fugatti,fusione,futuro,galleria,ghiacciai,ghiacciai delle Alpi,ghiacciaio,Ghiacciaio del Rodano,ghiaccio,giornalisti,Giovanni Baccolo,glaciologi,glaciologo,Glacionaut,Grande Guerra,green washing,greenwashing,Il Post,immagini,impianti,inganno,inquinamento,inquinamento da microplastiche,interessi,inverno,ipocrisia,Italia,Juergen Merz,Kaunertaler Gletscher,lettera,Lombardia,Luigi Casanova,Mandrone,Marmolada,microplastiche,microplastiche in alta quota,microplastiche in montagna,microplastiche sui ghiacciai,Milano-Bicocca,montagna,Montagne,monti,morti,Mountain Wilderness Italia,Natura,nevicate,Novecento,paesaggio,passo,Passo del Tonale,pericolo,piste,piste da sci,polemiche,politica,politici,Ponte di Legno,postazioni,Presanella,Presena,protezione,record,record climatici,resilienza,responsabilità,Rhonegletscher,riduzione,riscaldamento globale,rischi,salvaguardia,salvano il ghiacciaio,salvezza,sci,sci estivo,scienza,scienze della terra,scienziati,scioglimento,Sentiero dei Fiori,skilift,snow water equivalent,soccorsi,social,Sole,spessore,storie minerali,storieminerali.it,telecabina,teli geotessili,telo geotermici,temperature,temperature record,temperature sulle Alpi,Tonale,tragedia,tragicommedia,trasformazione,Trentino,Trento,trincee,una volta,Val Camonica,Val di Sole,Valsassina,Valsassina News,Veneto,video,zero termicoLeave a comment on I ghiacciai che ci avvelenano
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