“La Stella di Andra e Tati”, la memoria affidata ai più giovani

Presentato il 13 aprile 2018 in anteprima a Torino nell’ambito del Festival Cartoons on the Bay, il cartoon La Stella di Andra e Tatidedicato alla deportazione delle sorelle Bucci ad Auschwitz, è il primo film di animazione europeo sull’Olocausto.

Per celebrare – nel piccolissimo che può fare il blog, e altrettanto farò anche domani, in Radio Thule – il Giorno della Memoria, trovo assai importante e significativo segnalare un’opera come questa, rivolta specificatamente al pubblico più giovane – la prima in ambito europeo, appunto, a colmare finalmente una lacuna non poco sconcertante. Credo infatti che il valore della memoria e del ricordo possa diventare tanto inestimabile quanto fondamentale (nel senso più pieno di tale termine e della sua origine, fondamento) in primis tra i più giovani, gli uomini di domani, coloro i quali hanno tra le mani il destino del mondo, la costruzione (anche su tali fondamenta, appunto) del suo futuro e la responsabilità di non commettere più gli errori del passato. A loro, ne sono certo, ci si deve affidare e non solo per quanto appena ho affermato ma pure perché, purtroppo, noi adulti abbiamo più volte dimostrato di non aver imparato molto, se non nulla, da tragedie pur tanto spaventose – basti considerare, per dirne una, l’aumento dei fenomeni di antisemitismo in tutta Europa, in Italia monitorati e studiati dall’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC Onlus di Milano.
Affinché finalmente la domanda (retorica) posta da Primo Levi, «Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?» possa finalmente trovare una risposta definitiva.

P.S.: se siete registrati al portale RaiPlay (è gratuito, nel caso), potete vedere in podcast La stella di Andra e Tati qui.

Quelli che la lettura dei libri li annoia

Leggo l’ennesima indagine statistica sullo stato della lettura in Italia (qui ne trovate un ottimo report) e, una volta ancora, tra le note riguardanti l’ampia parte di popolazione che dei libri se ne frega beatamente (più di un terzo del totale: dato estremamente significativo, vista poi la situazione culturale e sociale del paese!) leggo dei tanti che non leggono perché i libri danno loro noia.

La lettura li annoia. Già.

Be’, per quanto mi riguarda, questo è un chiaro segno di infermità mentale. Sì, perché puoi dire che leggere non ti piace, che preferisci svagarti con altro, che oggi non ti va di farlo perché hai la mente impegnata in altri pensieri ma tra un po’ ti andrà, che non hai tempo di farlo (ma, questa, è una scusa totalmente falsa nella gran parte dei casi per cui viene citata)… Ma se mi dici che la lettura ti annoia, dunque che non ti suscita nessuna emozione, nessuna immagine mentale, nessuna suggestione, mi stai dicendo che il tuo cervello non funziona, che è fermo, scollegato, inerte se non per controllare le funzioni vitali basilari. Punto.

D’altro canto – leggo più avanti nell’articolo linkato lì sopra – in base all’opinione degli stessi editori nostrani, tra i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura nel nostro Paese c’è «il basso livello culturale della popolazione.» Cosa apparentemente paradossale, viste le infinite possibilità di accrescere il proprio bagaglio culturale grazie alle nuove tecnologie e al web – a meno che non si sia in presenza di menomati mentali in sembianze di “persone normali”.

Ecco, appunto, cerchio chiuso.

Lino Banfi, l’Unesco, l’ItaGlia

«Credo che le commissioni fino adesso si siano fatte con persone che sono plurilaureate in questo, in quell’altro […] io voglio solo portare un sorriso dovunque.»

In effetti la notizia della nomina di Lino Banfi nella Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco sta facendo sorridere mezzo mondo.

D’altro canto Lino Banfi è uno dei più divertenti attori comici italiani, dunque sta reggendo benissimo il proprio ruolo nonostante la concorrenza degli altri, che stanno facendo ben più “ridere” seppur non si presentino come comici. Già.

(Nell’immagine: uno degli argomenti CUL-turali del quale Banfi potrebbe ben farsi garante, nell’ambito della suddetta Commissione Unesco.)

Le Poste ItaGliane

Nell’ultimo paio di giorni l’esimio servizio postale nazionale mi ha fatto trovare, nella personale cassetta della posta, alcune cose che so spedite almeno un mese fa, comunque prima delle festività natalizie.
Al solito, non so se incazzarmi per quanto tempo le Poste ItaGliane abbiano impiegato a recapitarmele, o se felicitarmi del fatto che le Poste ItaGliane me le abbiano recapitate, e non le abbiano perse o consegnate ad altri.

Al cospetto di tale “eccellenza nazionale”*, parafrasando (chiedo venia per la profanazione!) il buon Ungaretti, mi vien da dire che la nostra corrispondenza sempre

sta come d’estate | sotto al Sole i gelati.

Ecco.

*: che gli dei, esistenti o meno, la maledicano in eterno!

«Cosa ho a che fare io con gli schiavi?»

Sia chiaro da subito: a me del fatto e del soggetto ai quali la notizia (“notizia”, poi!) fa riferimento non interessa assolutamente nulla. Mi preme invece rimarcare nuovamente la lucidità intellettuale e l’illuminante sagacia del professor Claudio Vercelli, sempre capace di leggere la realtà contemporanea con acume tale da rivelarne quella che, senza osare “titoli” troppo altisonanti, per essi appare come la verità più obiettiva ovvero, in quanto tale, quella troppo spesso ignorata, più o meno consapevolmente. Anzi, quasi certamente ignorata con consapevolezza, per quanto palesi il «senso profondo di sfascio», come scrive bene Vercelli, che sta “distruggendo” una parte fin troppo ampia del paese, che di tale distruzione ride e gode – alla faccia di tutti gli altri, perennemente poveri, mediocri e coglioni.

Cliccate sull’immagine per leggere il post sulla pagina facebook di Claudio Vercelli.