A chi guida con lo smartphone in mano

Comunque, ci tengo a dire che auguro veramente di tutto cuore a quelli che guidano lungo le pubbliche strade con lo smartphone in mano* di fare un bell’incidente, sì, che si schiantino senza farsi assolutamente male – nemmeno un graffio, per carità! – ma che invece la loro auto dallo schianto ne esca completamente distrutta. Di più: che magari si schiantino contro un edificio o un monumento di particolare pregio artistico oppure una vettura d’epoca di gran valore – va bene anche una fuoriserie con un prezzo di listino da emiri arabi, sì – e che dunque a quelli con lo smartphone in mano mentre guidano tocchi di pagare pure tutti i danni arrecati.
Ma, ribadisco, senza che nessuno si faccia del male, assolutamente.
Ecco.

*: come il tizio che avevo davanti ieri sera lungo una strada extraurbana collinare al quale scorgevo il bagliore dello smartphone nella mano destra, procedente a 30 km/h e curvando l’auto a scatti.

P.S.: lo so bene che ci sono in vigore leggi punitive (troppo poco tali, forse) al riguardo, ma tanto qui quasi nessuno le rispetta e quasi nessuno le applica e le fa rispettare. Dunque, amen!

Il coraggio di saper dire no a certe assurdità

Non sono certo i soldi di un boom edilizio che fanno un paese, nemmeno la civiltà dei consumi, ma la pazienza di un lavoro a lunga scadenza, programmato, l’amore per i doni della Natura; il coraggio di saper dire no a certe assurdità, che se anche al presente si vedono vantaggiose, in un prossimo o lontano futuro senz’altro sarebbero deleterie.

(Mario Rigoni Stern, citato da Giuseppe Mendicino in Il senso della Natura, su Montagne360, giugno 2018.)

Nelle parole di Rigoni Stern, riferite all’ambiente naturale ma invero valide per ogni altro di influenza umana, non vedo affatto la negazione del progresso nel senso più “tecnologico” del termine, come potrebbe sembrare, ma l’assoluta necessità di fare qualsiasi cosa con buon senso. Quel buon senso che si basa su valori umani più che su valori materiali, sulla logica e la razionalità invece che sull’astrattezza, sulla consapevole libertà d’azione e di pensiero che nasce dalla cultura storica piuttosto che dalla sfrenata volontà di vivere sempre e solo alla giornata, dimenticandosi da subito il passato e fregandosene del futuro. O, molto semplicemente, quel buon senso che è la capacità di dire “no a certe assurdità”, come dice Rigoni Stern: un diniego al contempo afferma con forza la visione d’un futuro migliore e più proficuo per tutti.

Peccato sia sempre così più facile dire “sì” invece che no, anche quando ci sia di mezzo il nostro domani e la relativa sorte comune…

Thule?

«Ma cos’è, Thule? Cosa significa?»

Ecco, a proposito dell’imminente inizio della nuova, 15a stagione radiofonica di RADIO THULE: quante volte mi è stata sottoposta questa domanda! Alla quale è sempre un piacere rispondere così da svelare un tale “arcano” ma, appunto, visto che lunedì il programma riparte con cotanto nome ormai divenuto (nel suo piccolissimo, sia chiaro) “iconico”, questa volta gioco d’anticipo e spiego di seguito origine e significato di quella misteriosa parola, “Thule”.

Innanzi tutto, Thule è un luogo realmente esistente: è un piccolo villaggio della Groenlandia (750 abitanti, in lingua groenlandese Qânâq) a 77°35’ di latitudine nord, sulla costa prospiciente lo stretto di Nares; è l’insediamento umano più settentrionale del globo, abitato da Eschimesi. Vi si trova una base militare USA.
Questo piccolo insediamento umano sperso nelle vastità affascinanti del Grande Nord, si può ben dire che sia l’ultimo “frammento” dell’originario e sovrumano grande mito di Thule (altrimenti scritta Tule o Tile, come nell’estratto della Carta Marina di Olao Magno del 1539, in testa al post), una terra leggendaria citata per la prima volta nei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea (Pytheas), salpato da Marsiglia verso il 330 a.C. per un’esplorazione dell’Atlantico del Nord. Nei suoi resoconti (screditati da Strabone ma oggi considerati attendibili) si parla di Thule come di una terra di fuoco e ghiaccio nella quale il sole non tramonta mai, a circa sei giorni di navigazione dall’attuale Regno Unito. Nella Geografia di Claudio Tolomeo Thule è un’isola della quale si forniscono le coordinate (latitudine e longitudine) delle estremità settentrionale, meridionale, occidentale ed orientale.
L’identificazione della Thule di Pitea e di Tolomeo (non necessariamente coincidenti) è sempre stata problematica ed ha dato luogo a diverse ipotesi, anche per la generale inaccuratezza delle coordinate assegnate da Tolomeo a luoghi lontani dall’impero romano. Vari autori hanno identificato Thule con l’Islanda, le Isole Shetland, le Faroe o l’isola di Saaremaa. Attualmente la teoria più accreditata è quella che Pitea avesse dato il nome di Thule ad un tratto della costa norvegese.Nel corso della tarda antichità e nel medioevo il ricordo della lontana Thule ha generato un resistente mito: quello dell’Ultima Thule (termine già utilizzato dai Romani per definire tutte le terre “aldilà del mondo conosciuto”).
Il mito, che possiede molte analogie con altri apparati mitologici, ad esempio con quello dello Shangri-La hymalaiano, ha affascinato anche in epoca moderna. Esso è stato anche alla base della formazione di gruppi occulti come quello tedesco, assai inquietante, della “Società Thule” (Thule-Gesellschaft), creata attorno al 1920, la quale sosteneva che in Thule fosse da collocarsi l’origine della saggezza della razza ariana. In effetti, nel mito thuleano di una terra abitata da una razza umana sotto certi aspetti “superiore”, identificata sovente con il popolo degli Iperborei e organizzata in una società pressoché perfetta, si possono facilmente ritrovare alcune delle basi concettuali del concetto di “razza ariana” nazista, ritenuta superiore a qualsiasi altra e dunque inevitabilmente dominante sul mondo – una fantasticheria razziale (o razzista), questa, evidentemente per nulla legata alla popolazione artica considerata progenitrice di tutti i moderni Inuit canadesi e denominata anch’essa “Thule”, in tal caso con chiaro riferimento all’antica mitologia originaria.
Il mito di Thule diventò per tali evidenze anche antitetico, secondo alcuni interpretatori storici, a quello di Atlantide: ove questa si distrusse per l’irrefrenabile e ottusa vanagloria della propria civiltà, Thule si idealizzò nella propria stessa perfezione, in un senso quasi superumano. A ciò si deve ricondurre anche il detto “mirare (o tendere) all’Ultima Thule”, formula che richiama il mito di origine romana prima citato, col significato di “ambire ad un ideale superiore, puntare alla perfezione”.

Ok, questo è quanto, sperando pure che tutto ciò sia un ulteriore “buon” motivo per ascoltare RADIO THULE! Ergo, ribadisco: stay tuned!

Lunedì 08/10, ore 21, RCI Radio, RADIO THULE!

Lunedì 8 ottobre, ore 21, live in fm e streaming su RCI Radio… meglio che la telecronaca di Italia-Germania del 1970, meglio di quella dello sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna, pure di quella che descriverà il primo uomo su Marte, meglio persino della prima trasmissione radio di Marconi del 1924 e addirittura (oso affermare) dell’ascolto, ehm… della diretta del Festival di Sanremo del 1997 quando vinsero i Jalisse! Beh, forse.

Insomma: lunedì prossimo ricomincia RADIO THULE!

Sarà una stagione radiofonica così incommensurabilmente eccezionale che vi toccherà raccontarla ai vostri bisnipoti (e magari anche ai trisnipoti, me lo auguro per voi!) i quali la potranno sempre riascoltare in podcast, qui!

Save the date & stay tuned! Lunedì, ore 21, RCI Radio: non mancate!

Perché scrivere, secondo Philip Roth

L’unica via per scrivere letteratura contemporanea? “Rifugiarsi in un sé immaginato come unica cosa apparentemente reale in un ambiente altrimenti apparentemente irreale”. I mezzi di comunicazione? “L’attualità vanifica di continuo le nostre capacità di romanzieri mentre la cronaca estrae quasi ogni giorno personaggi che sono l’invidia di qualsiasi romanziere”. Il segreto della scrittura? “Famiglia e religione come forze coercitive sono un soggetto ideale per i romanzi”

(Philip Roth in Perché scrivere? Saggi, conversazioni e altri scritti 1960-2013, Einaudi, in uscita martedì 16 ottobre; ripreso e citato da Gian Paolo Serino sulla sua pagina facebook nella personale recensione del libro.)