Il coraggio di saper dire no a certe assurdità

Non sono certo i soldi di un boom edilizio che fanno un paese, nemmeno la civiltà dei consumi, ma la pazienza di un lavoro a lunga scadenza, programmato, l’amore per i doni della Natura; il coraggio di saper dire no a certe assurdità, che se anche al presente si vedono vantaggiose, in un prossimo o lontano futuro senz’altro sarebbero deleterie.

(Mario Rigoni Stern, citato da Giuseppe Mendicino in Il senso della Natura, su Montagne360, giugno 2018.)

Nelle parole di Rigoni Stern, riferite all’ambiente naturale ma invero valide per ogni altro di influenza umana, non vedo affatto la negazione del progresso nel senso più “tecnologico” del termine, come potrebbe sembrare, ma l’assoluta necessità di fare qualsiasi cosa con buon senso. Quel buon senso che si basa su valori umani più che su valori materiali, sulla logica e la razionalità invece che sull’astrattezza, sulla consapevole libertà d’azione e di pensiero che nasce dalla cultura storica piuttosto che dalla sfrenata volontà di vivere sempre e solo alla giornata, dimenticandosi da subito il passato e fregandosene del futuro. O, molto semplicemente, quel buon senso che è la capacità di dire “no a certe assurdità”, come dice Rigoni Stern: un diniego al contempo afferma con forza la visione d’un futuro migliore e più proficuo per tutti.

Peccato sia sempre così più facile dire “sì” invece che no, anche quando ci sia di mezzo il nostro domani e la relativa sorte comune…

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4 pensieri su “Il coraggio di saper dire no a certe assurdità”

    1. Bella domanda, Caterina! Mi viene da pensare a quella frase di Alessandro Manzoni in tema di “buon senso” – la dote dei giusti, appunto: “Il buon senso si era nascosto per paura del senso comune“. Ma certo sarebbe bene non restare più tanto nascosti, per non rischiare di sparire del tutto!
      Grazie del tuo commento, Caterina!

  1. Forse quando si parla di una volta lo si fa nella nostalgia del tempo passato che lo si ricorda per quel che alla memoria conviene nella prospettiva di rincorrere quello che gli anni si sono portati via. Oppure, da giovani, ci si affascina dei tempi raccontati che altro non sono che un sogno che mai si è avverato.

    1. Certamente è vero ciò che scrivi, Celestino. Come si usa dire, “ogni generazione pensa di essere migliore di quella precedente”, d’altro canto ogni contesto storico è cosa a sé, paragonabile ad altri ma non sovrapponibile. E’ tuttavia indubbio che il nostro essere portati a vivere sempre più nel presente o, come si dice, “alla giornata”, dimenticandoci alla svelta il passato e senza programmare il futuro, finisce per relativizzare il tempo e la stessa storia. E’ come usare un albero che domani può dare ottimi frutti come legna da ardere nel camino per non aver voglia di controllare se non ci sia qualcos’altro da bruciare: oggi di sicuro staremo al caldo, ma domani non avremo di che mangiare.

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