Il “fascino” irresistibile della stupidità (Ennio Flaiano dixit)

Debbo precisare: la stupidità ha un suo fascino, si suol dire persino che è riposante. Difatti succede che le persone e i libri più sciocchi sono quelli che più ci ammaliano, che più ci tentano e ci tolgono ogni difesa. L’esperienza quotidiana mi porta anzi a credere che la stupidità sia lo stato perfetto, originario, dell’uomo, il quale trova buono ogni pretesto per riaccostarsi a quello stato felice.

(Ennio FlaianoLa saggezza di Pickwick in Diario NotturnoAdelphi Edizioni, 1994-2010 – 1a ediz. 1956, pag.99-100.)

Eh… in quanto a stupidità diffusa – anzi, sempre più trionfante, come dare torto a Flaiano?
Il quale poi – ribadisco – scrisse quel passaggio ne La Saggezza di Pickwick più di sessant’anni fa, evidentemente già rilevando allora una realtà ben presente, se non palese. Posto ciò, fate conto a che punto si possa essere arrivati noi, oggi, nell’anno 2018. Forse ad uno stato pure peggiore di quanto si possa immaginare e temere.

Gli esseri (a)sociali

Dissertavo, qualche giorno fa, di cosa di possa e debba intendere per “socialità”, ovvero chi sia realmente, oggi, l’essere sociale.

Viviamo un’epoca nella quale il concetto di socialità o sociabilità, nella forma semanticamente oggi preferita – un concetto principalmente culturale, in origine – viene di frequente legato a elementi assai poco “culturali” e spesso assai materiali ovvero funzionali a certi “scopi”. Viene ad esempio da pensare a come il modus vivendi contemporaneo imponga come “luoghi di socializzazione” i centri commerciali ovvero i similari non luoghi i quali, essendo spazi privi di identità culturale, finiscono inesorabilmente per degradare pure la sociabilità e la relativa possibilità di effettiva socializzazione tra gli individui – che non è certo lo scopo di quei (non) luoghi se non indotto da ben altri obiettivi, appunto. E come non citare poi le osservazioni di molti riguardo al paradosso dei “social” networks, secondo le quali tali strumenti digitali avanzati di interazione sociale finiscono in molti casi per rompere le relazioni tra individui trasformandole in algoritmi prefissati e segreganti le persone in esistenze quotidiane sempre più virtuali ovvero finte?
D’altro canto, l’etimologia della parola “sociale” indica sia appartenenza che dipendenza, significati correlati e al contempo, per certi versi, antitetici: ciò accade proprio nella realtà contemporanea e per quanto ho appena osservato, in una situazione di fatto nella quale le possibilità di socializzazione vengono sovente legate alla dipendenza da certe condizioni artificiose di esse e dai fini sostanzialmente differenti in base ai quali vengono create.

Dunque, al di là delle dissertazioni più o meno analitiche e “filosofeggianti” sul tema: chi è o può essere, oggi, il vero “essere sociale”?

Disquisendo e riflettendoci sopra, anche grazie agli amici con cui ho chiacchierato al riguardo, mi viene da pensare che, forse, il vero essere sociale è colui che comprende benissimo come, per essere “sociali” in certi casi, bisogna essere “asociali” in altri. Pare una roba ovvia, detta così, ma credo che non lo sia affatto, dacché una condizione di “asocialità” facilmente deve prevedere la sospensione, pur temporanea, dei rapporti in essere nella comunità sociale e del loro valore relazionale se non pure uno stato (pur sempre momentaneo) di solitudine: qualcosa che terrorizza molte persone ma che invero è di importanza fondamentale per qualsiasi individuo – ne scrissi qui al riguardo. D’altro canto è proprio in assenza di una condizione di socialità, o sociabilità, che possiamo acquisire autentica consapevolezza del suo senso, del suo valore e dell’importanza che può possedere e che possiamo cogliere: una “regola” altrettanto ovvia ma, evidentemente, non così tanto come si potrebbe credere. Per essere chiari – facendo un esempio tra i tanti possibili riguardo al principio elementare in questione: così come possiamo formulare un autentico e benefico concetto di “bellezza” solo constatando cosa possa essere “brutto” ovvero “sgradevole”, ugualmente abbia la possibilità di comprendere il valore e l’essenza sociale del nostro vivere quotidiano solo se sappiamo sperimentare e comprendere il corrispondente valore di una consapevole asocialità. È un principio semplicissimo, ribadisco, ma come molte cose simili la loro semplicità diventa spesso occasione di inconsapevolezza, di trascuratezza e omissione: e non è forse l’inconsapevolezza (ma potrei anche dire l’ignoranza ovvero l’ignorare la realtà, senza apparire eccessivo) uno dei “cardini” della pseudo-socialità imposta oggi?

Piuttosto e al contrario, a voler essere sempre “sociali” per volontà quasi sempre indotta, appunto, da meccanismi di – se così posso definirli – “psico-marketing” che in verità di sociale non hanno nulla o quasi, nel concreto – si finisce per diventare veri asociali, ovvero un elemento sostanzialmente antitetico all’autentica socialità, la quale non vive certo di inconsapevolezze e ignoranze né tanto meno di relazioni preconfezionate, sintetiche, contraffatte e distorte verso fini diversi da quelli originari – nonché dal senso sociale/sociologico immutabile, in fondo, se cogliendolo pienamente vogliamo (e possiamo) rimanere veramente umani.

Constatazioni ineluttabili

Constatare ogni volta come le cose che fanno credere a certe persone di essere assolutamente importanti o addirittura “indispensabili” (con la pubblica manifestazione dei relativi atteggiamenti) siano spesso qualcosa di profondamente insulso, se non di totalmente stupido, è sempre molto significativo.
Molto.
Ripetitivo, ormai, ma assai significativo.

Repetita iuvant, in fondo, anche in questo caso.

“Big Brother is watching you!”

Comunque io continuo a chiedermi – io che non lo guardo, beninteso: ma non perché non lo voglia guardare, perché non guardo la TV tout court, ecco – continuo a chiedermi, dicevo, cosa ne potrebbe pensare George Orwell del Grande Fratello televisivo odierno, “vip” o non “vip” che sia. E mi chiedo pure, supponendo l’effettiva realizzazione della distopia di 1984, che ne penserebbe il “Grande Fratello” orwelliano del Grande Fratello della tivù. Ne sarebbe fiero? O ne verrebbe intimorito? Lo considererebbe una sua superlativa evoluzione, oppure una sconcertante devianza impensabile persino nella più negativa visione distopica?

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato. (1984)

Questa sera, ore 21 su RCI Radio: riparte il viaggio di RADIO THULE!

Questa sera, sei novembre duemiladiciassette, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, riparte il viaggio nell’etere radiofonico di RADIO THULE!

E’ la prima puntata della nuova stagione 2017/2018, la XIV per il magazine radiofonico da me curato e condotto, e in quanto tale come tutti gli anni è un po’ come il giorno della partenza verso una nuova avventura in compagnia: ci si (ri)trova – io e voi – ci si conosce se non ci si conosceva già prima, ci si racconta quello che si ha intenzione di fare, le idee, i progetti, le aspirazioni, si pianifica questo nuovo, quattordicesimo viaggio insieme alla scoperta del mondo che ci circonda, delle sue realtà, delle sue storie, delle cose meno conosciute e, magari, di qualche verità nascosta. Il tutto con lo spirito thuleano di sempre: allegro, sagace ma mai serioso, doverosamente ironico, a volte scanzonato ma altre più impegnato e, al solito, con il sottofondo (ma poi non troppo fondo e non troppo sotto!) di ottima musica: la tradizionale selezione musicale di alta qualità, appunto, una delle peculiarità fondamentali di RADIO THULE.

La “meta” è sempre quella: offrire un punto di vista differente e curioso sul mondo che abbiamo intorno, al fine di tentare di comprenderlo un po’ più a fondo e, magari, pure per allenare al meglio il pensiero libero. Ma, proprio per questo, si può ben dire che per RADIO THULE non solo il viaggio è la meta, ma pure che voi stessi, viaggiatori-ascoltatori di RADIO THULE, siete e sarete il viaggio!

Dunque mi raccomando: appuntamento a lunedì sera su RCI Radio e per tutta la stagione fino a giugno 2018! Infine, non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, QUI! Stay tuned!

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