Quella della Dol dei Tre Signori è la guida più bella che abbia mai visto dai tempi di Gloria.
Sarà, ma personalmente sono sicuro che se il grande Johnny Dorelli si ritrovasse tra le mani la nuova guida Dol dei Tre Signori, esclamerebbe qualcosa del genere – e pure la signora Gloria si ritroverebbe d’accordo con lui!
Be’, a tutti quelli che non sono così fortunati da essere Johnny Dorelli ma, di contro, hanno la fortuna di saper godere di meravigliose camminate in contesti paesaggistici spettacolari come quelli che sa offrire il territorio della Dorsale Orobica Lecchese, ricordo che la guida, voluta dalla rivista “Orobie” e curata da Sara Invernizzi, Ruggero Meles e dallo scrivente, è in edicola dal 15 dicembre (11,50 Euro più il costo del giornale) con i quotidiani del Gruppo Sesaab: prima insieme a “L’Eco di Bergamo”, poi sarà la volta degli altri, a cominciare a marzo con “La Provincia di Lecco” e a seguire con le edizioni di Como e Sondrio.
Per informazioni e nel caso – probabile! – che nella vostra edicola di riferimento il volume risulti esaurito, scrivete a abbonamenti@ecodibergamo.it oppure telefonate allo 035.358.899. Per saperne di più sulla guida, invece, cliccate qui.
(L’immagine di Gloria Guida è tratta da qui, quella di Johnny Dorelli da qui.)
Quasi duecento pagine di guida escursionistica per fare conoscere la Dol, la Dorsale orobica lecchese che mette in comunicazione le province di Bergamo, Lecco e Sondrio attraversando uno dei paesaggi montani più belli delle Alpi. Non a caso la pubblicazione voluta dalla rivistaOrobie e curata da Sara Invernizzi, Ruggero Meles e Luca Rota è intitolata Dol dei Tre Signori. La guida è in edicola dal 15 dicembre (11,50 euro più il costo del giornale) con i quotidiani del Gruppo Sessab: prima insieme a L’Eco di Bergamo, poi sarà la volta degli altri, a cominciare a marzo con La Provincia di Lecco (per informazioni: abbonamenti@ecodibergamo.it – tel. 035.358.899).
Sono sette le tappe proposte, dalla stazione ferroviaria di Bergamo a Colico (Lecco) o Morbegno (Sondrio), un trekking che viene raccontato anche con mappe, descrizioni e narrazioni. Abbinata c’è una carta escursionistica in scala 1:40.000 e tramite codice Qr si accede all’app gratuita Orobie Active.
«Immaginate – spiegano Invernizzi, Meles e Rota – la Dol dei Tre Signori come un fiume di pietra, boschi e prati che scorre alto sopra le nostre teste, raggiunto da sentieri come affluenti che scorrono verso l’alto salendo da vallate ricche di storia e tradizioni: Val San Martino, Valle Imagna, Valsassina, Valle Taleggio, Valle Brembana, Val Varrone, Val Gerola e Valtellina“. E aggiungono: «Cerchiamo di offrire il racconto di un cammino nello spazio e nel tempo. Percorrerlo con occhi attenti consentirà di riconoscere i segni del passato, il senso del presente e il sogno del futuro, godendo della bellezza di una natura magnifica a pochi passi dalla pianura antropizzata.».
La rivista Orobie si occupa da tempo della Dol. Nel luglio 2017 l’ha percorsa con il suo trekking “In viaggio sulle Orobie” insieme a giornalisti, fotografi, scrittori e alpinisti. Ora propone questa guida che inaugura la collana “I cammini di Orobie“, per far conoscere le bellezze che ci circondano, come fa dal 1990, e per invitare a percorrere questi itinerari, a frequentare montagne e paesi per farli vivere. Questa Dorsale orobica lecchese, nata a metà degli anni Novanta come idea di un itinerario escursionistico da Colico a Valcava, ha ora una variante fino a Premana. Accompagnati dalla guida il camminare tra questi monti, su questi sentieri, diventa un’esperienza ancora più ricca e coinvolgente. Per saperne di più, guarda anche Orobie Extra: Sara Invernizzi, Ruggero Meles e Luca Rota sono intervistati da Cristina Paulato e la trasmissione è sempre disponibile sul canale Redazione Orobie di YouTube.
Da oggi, 15 dicembre 2020, è disponibile la nuova guida escursionistica Dol dei Tre Signori, dedicata ad un itinerario montano e al territorio che attraversa tra i più belli delle Alpi italiane, e che ho avuto l’onore e il pregio di scrivere insieme agli amici e valenti colleghi di penna Sara Invernizzi e Ruggero Meles.
La guida nasce su iniziativa della rivista “Orobie” (sul cui ultimo numero, quello del mese di dicembre, trovate un bell’articolo del direttore Paolo Confalonieri che presenta il volume) e grazie al patrocinio di Italcementi HeidelbergCement Group, ed è in distribuzione con il quotidiano “L’Eco di Bergamo” da oggi, appunto, e successivamente con i quotidiani “La Provincia di Como”, “La Provincia di Lecco” e “La Provincia di Sondrio” oltre che in libreria.
Non è esagerato definire la Dol – acronimo che sta per “Dorsale Orobica Lecchese” – uno degli itinerari escursionistici più spettacolari delle Alpi italiane, non solo lombarde: per la varietà e la particolarità di ambienti, territori, paesaggi e valenze naturalistiche, per la ricchezza dei tesori artistici, culturali, storici che offre, per l’insuperabile gamma di panorami e orizzonti che regala e non ultimo, per il piacere e il divertimento che dona il suo tracciato vario e sempre agevole, mai troppo difficile o pericoloso, in alcuni tratti percorribile anche nei mesi invernali. Concepito originariamente a metà degli anni Novanta con sei tappe da Colico al valico di Valcava ma poi conoscendo alterne fortune fino a essere quasi trascurato nonostante le sue peculiarità, ora è stato rivisto e si punta al suo rilancio, con la nuova guida a fare da vivace e intrigante stimolo a tale fine.
I lettori di “Orobie” hanno avuto modo di constatare la valenza della Dol in più di un’occasione, a cominciare dal racconto per la quinta edizione de «In viaggio con Orobie», nel luglio 2017 (qui trovate alcuni dei contributi al riguardo): in quell’occasione il gruppo di viaggiatori, del quale ho fatto parte, ha camminato lungo la Dol per un percorso parzialmente nuovo, che con partenza dal centro della città di Bergamo lo ha prolungato fino a Morbegno passando per la Bergamasca. In questo modo si può dire che l’originaria Dorsale Orobica Lecchese è stata attualizzata con varianti e altre novità, diventando cosi la «Dol dei Tre Signori» in onore della maestosa montagna – il Pizzo dei Tre Signori, ovviamente – che è stata per secoli punto di collegamento tra Repubblica di Venezia, Ducato di Milano e, in Svizzera, Cantone dei Grigioni e che oggi, alla bocchetta di Trona, mette in contatto le province di Lecco, Bergamo e Sondrio, rappresentando per la Dol una sorta di potente nume tutelare montano e un gigantesco cairn che guida i camminatori lungo l’itinerario.
La Dorsale Orobica Lecchese(DOL) è nata a metà degli anni Novanta come itinerario escursionistico in sei tappe, da Colico al Valico di Valcava.
La DOL dei Tre Signori è un cammino che in parte ricalca i passi di quello originario ma lo amplia attraverso le Orobie Occidentali, da Bergamo fino a Morbegno con una variante lecchese da Premana a Colico, sul Lago di Como.
Il nome “DOL dei Tre Signori” richiama quello del monte che secoli fa era il punto d’incontro tra la Repubblica di Venezia, il Ducato di Milano e il Cantone dei Grigioni e ancora oggi mette in contatto le province di Bergamo, Lecco e Sondrio: un ideale fulcro montano per un cammino lungo il quale si coglie non solo la bellezza della varietà del paesaggio e la presenza di fauna e flora ma anche la ricchezza dei segni culturali, artistici e rurali, frutti della relazione secolare e profonda tra uomo e natura che ha reso questi luoghi ciò che sono oggi, forgiandone il carattere culturale.
Un cammino che svela le più significative trasformazioni conseguite dalla dorsale nel corso del tempo, facendone un territorio di singolare pregio del quale ancora oggi è possibile la riscrittura della storia. Per farlo basta il camminare consapevole del viaggiatore guidato da questo piccolo testo: perché conoscere le nostre montagne è il primo passo per mantenerle vive.
(Dall’aletta anteriore del volume.)
[Cliccate sulle immagini per ingrandirle.]
La guida gode di un ricchissimo apparato iconografico con le immagini di diversi fotografi e di una mappa che riporta l’intero percorso della Dol (oltre che di tracciati gpx scaricabili gratuitamente sulla app OrobieActive), ma definirla solo “escursionistica” è parecchio riduttivo, visto che noi autori ci siamo prodigati per redigere un testo e offrire una lettura dal sapore quasi letterario, con la quale non solo e semplicemente illustriamo il cammino e le sue caratteristiche ambientali ma raccontiamo l’intero territorio cercando di tratteggiarne il paesaggio nella sua interezza e attraverso diverse “trame narrative” – storiche, geografiche, culturali, sociali, antropologiche, geologiche, naturalistiche, eccetera. Anche così il volume riporta l’attenzione sulla bellezza generale e sull’importanza di questo cammino capace di “cucire” i territori delle tre province. «La Dol – come scriviamo nella presentazione della guida – va immaginata come un fiume di pietra e prati che scorre alto sopra le nostre teste, raggiunto da sentieri i quali, come affluenti che fluiscono verso l’alto, salgono da vallate ricche di storia e tradizioni: San Martino, Imagna, Valsassina, Taleggio, Brembana, Varrone, Gerola e Valtellina». Si suggeriscono innumerevoli spunti proprio per cogliere il rapporto che si è verificato nel tempo tra uomo e Natura: «È questo intreccio secolare e profondo – rimarchiamo – che ha reso questi luoghi come li vediamo oggi e ne ha forgiato il peculiare carattere culturale». Un carattere che, per essere (ri)scoperto, compreso, e apprezzato, richiede solo due semplicissime azioni: leggere la guida e mettersi in cammino lungo la Dol. Due cose tanto semplice quanto fondamentali che, ve lo assicuro, vi divertiranno, doneranno al vostro animo emozioni profonde e appagheranno la vostra mente, il cuore e lo spirito.
Sara Invernizzi, Ruggero Meles, Luca Rota DOL dei TRE SIGNORI. Dorsale Orobica Lecchese
Moma Edizioni, 2020
ISBN: 978-889562534-8
Pagg.192, € 14,00
Ringrazio di cuore il leggendario Alessandro Gogna che, nel suo “GognaBlog” – uno dei quotidiani digitali d’informazione sulla montagna più influenti, senza dubbio – segnala e riprende l’articolo che sull’ultimo numero del magazine “Uomini e Sport” (nr.32, maggio 2020) ho dedicato alla figura alpinistica e umana di Ercole “Ruchin” Esposito.
“GognaBlog” aveva già trattato in passato la figura di Ercole Esposito, in occasione del settantesimo anniversario dalla scomparsa (vedi qui) ma, come chiosa in questo nuovo articolo, «ritiene che nel caso di Ruchin non sia mai abbastanza…». Be’ non posso che concordare, anche per come mi sia concessa l’occasione di rimarcare la necessaria conoscenza di un personaggio così peculiare e a suo modo unico come Esposito, raccomandando la lettura dell’articolo – che, ricordo, trovate in originale sull’ultimo “Uomini e Sport” presso tutti i punti vendita della catena di negozi Sport Specialist della quale è l’house magazine.
Potete leggere l’articolo su “GognaBlog” (e, se già non lo conoscete, tutti gli altri suoi contenuti) cliccando sull’immagine in testa al post. Buona lettura!
L’ultimo numero di “Uomini e Sport” (nr.32 – maggio 2020), il magazine edito e distribuito dalla catena di negozi Sport Specialist, una delle più note e affermate del settore, ospita un mio testo dedicato alla figura di Ercole “Ruchin” Esposito, arrampicatore bergamasco attivo negli anni Quaranta del secolo scorso capace di effettuare grandissime imprese su alcune delle più difficili pareti delle Alpi, salendo vie al limite delle possibilità alpinistiche del tempo, eppure sconosciuto o quasi ai più, in forza del periodo lungo il quale compì le sue scalate, coincidente con gli anni tragici del secondo conflitto mondiale, ma pure per una sua particolare e nobile umanità, nonostante le umili origini, che faceva della modestia e della naturalezza doti personali assolutamente peculiari – a differenza di quanto già allora accadeva e oggi ancor più nell’ambiente alpinistico, nel quale le primedonne non mancano affatto.
Per questo non ho voluto fare del testo il consueto – e francamente ridondante – recit d’ascension biografico e ordinariamente encomiastico, ma in esso ho cercato di evidenziare proprio la grande umanità che Esposito ha sempre portato con sé in parete a prescindere da vie, dati tecnici, difficoltà, ardimenti e altro, appunto, che ha fatto di lui una figura per molti versi inedita e quasi unica nella storia dell’alpinismo italiano di quel periodo. “Ruchin” è di quei personaggi le cui vicende mettono in luce la necessità di rilevare e salvaguardare nell’alpinismo – oggi ancor più che in passato – la sua fondamentale parte di umanità, che si manifesta anche se non soprattutto nella relazione tra l’alpinista e la montagna salita ovvero i luoghi attraversati per salirla. Altrimenti l’arrampicare i monti non è che uno sport: bellissimo, affascinante, emozionante, ma ennesimo tra tanti altri e che più nulla ha a che vedere con l’autentica cultura della montagna. Ne ho scritto giusto qualche tempo fa al riguardo, in un articolo volutamente provocatorio, sotto certi aspetti, ma a mio modo di vedere obiettivo e contestuale alla realtà di fatto della questione.
In ogni caso, a margine di tali questioni ma pure in relazione ad esse, la figura di “Ruchin” Esposito resta tra le più sorprendenti nella storia italiana dell’andar per monti, perché, per citarvi la chiusa dell’articolo,
è la storia di una relazione profonda con i monti, di una fusione tra l’anima dell’uomo e quella dei luoghi, del Genius Loci alpestre, una relazione da sempre fondamentale e necessaria per chiunque frequenti le montagne, sia esso alpinista provetto o semplice camminatore della domenica. «Le montagne sono solo un cumulo di sassi senza l’uomo che le sale» ha scritto il grande Walter Bonatti: d’altro canto, pochi ambiti come la montagna sanno fare che l’uomo non generi in sé un “cuore di pietra” e Ruchin, con la sua grande umanità, fremente d’una passione assoluta e genuina per i monti, ne è tutt’oggi una dimostrazione incomparabile.