
Già.
Proprio come aumenterebbe di quota librandosi sempre più agile nel cielo l’aerostato che si liberi della zavorra inutile, ecco.
È un’impressione personale, eh, ma nitida. Sempre più nitida. Nitidissima, sì.

Già.
Proprio come aumenterebbe di quota librandosi sempre più agile nel cielo l’aerostato che si liberi della zavorra inutile, ecco.
È un’impressione personale, eh, ma nitida. Sempre più nitida. Nitidissima, sì.
Fatto sta che saranno un venti giorni più o meno che non acquisto libri – anche perché ho gli scaffali di casa sui quali tengo quelli ancora da leggere che traboccano, e dopo averne acquistati almeno un buon centinaio, quest’anno – e mi sento terribilmente in colpa.
Già.
(L’immagine è presa da qui.)
Puntualmente, ogni anno, arriva questo periodo di passaggio dall’estate all’autunno, quando fa ancora caldo ma senza più quell’afa soffocante, con l’aria che all’alba e dopo il tramonto si raffresca piacevolmente, il giorno che s’accorcia in modo netto, i ricci sui castagni, le prime foglie che cadono, il profumo intenso che emana dal sottobosco madido di rugiada… e ogni anno, puntualmente, mi rispondo alla domanda su quale sia il periodo più bello dell’anno dicendomi che sì, è questo.
Già.
Esattamente come rispondo alla stessa domanda tra l’autunno e l’inverno, con l’aria briosamente gelida e la brina sul terreno e sulle piante, tra l’inverno e la primavera, con la neve che imbianca ancora i monti mentre i prati si ravvivano di infinite fioriture, e tra la primavera e l’estate, quando la luce si fa sempre più intensa e il primo caldo fa già pensare alle vacanze.
Ecco.
Quindi, sono punto a capo.
Amen.
(L’immagine in testa al post è tratta da qui.)
M’è arrivata, nella casella email personale, la pubblicità di un ereader. Era da un po’ che non ne ricevevo, quando invece qualche anno fa questi messaggi promozionali erano quotidiani o quasi.
In effetti di gente che legge libri o altri prodotti editoriali su un ereader è da tanto che non ne vedo, pur girando spesso per spazi e ambiti pubblici assai affollati; certo, se ne vedono pure pochi che leggano libri cartacei – siamo in Italia, ahinoi – ma almeno ogni tanto qualcuno me lo ritrovo davanti. Con degli ereader raramente; semmai con uno smartphone, ma con lettori di libri elettronici quasi nessuno. Seppur qualche anno fa, appunto, pareva che per mano degli ereader la fine del libro di carta fosse ormai scontata e sempre più vicina, e invece…
In verità, ciò non significa che non si leggano ebook: il mercato è in crescita, anche se in maniera molto blanda e per nulla “rivoluzionaria” (anzi, da qualche parte si registrano pure dei cali continui), in ogni caso l’aver ricevuto quella solitaria mail promozionale, poco fa, mi ha generato una sensazione di… di roba superata, di qualcosa che ha già fatto il suo tempo, di modernariato quasi.
In pratica, quello che avrebbero dovuto rapidamente diventare i libri di carta, con l’avvento di ebook e ereader. E invece…
Addì 5 marzo, 64° giorno dell’anno 2019, su un documento contabile ho (ri)scritto 2018.
Forse è record personale, devo controllare.