Gli animali sono stupidi

Ancora a proposito di animali e Natura – ovvero, indirettamente ma non troppo, anche di umani: secondo uno studio realizzato dall’Università di Sydney e pubblicato su “Nature” – ne parla questo articolo dell’Agi – «le mucche sono in grado di esprimere emozioni positive e negative, formulare commenti sul tempo o sul cibo e palesare, eccitazione, sorpresa, impegno o angoscia», dimostrandosi «animali sociali e socievoli che affermano la loro identità individuale per tutta la vita» in relazione al gruppo in cui vivono e ai loro simili.

La notizia mi ha fatto subito venire in mente la divertente vignetta sopra pubblicata oltre alle tante volte che, frequentando zone popolate da mucche come i pascoli montani, ho sentito qualcuno irriderle e dichiararle “animali buoni ma stupidi” o altro del genere. E ugualmente tutte le innumerevoli volte che un (cosiddetto) Homo Sapiens ha detto cose del genere nei confronti di un animale, considerato in base alla mera visione antropocentrica, anche intellettualmente, e per questo creduto “stupido”. Palesando invece come gli stupidi siano quegli esseri incapaci di considerare il mondo in cui vivono in altri modi che non siano quelli meramente propri, al di fuori dei quali non sanno ragionare: cosa che d’altro canto gli umani rendono una regola da sempre, per come basta che due di essi parlino lingue differenti o abbiano idee diverse per sobillare uno scontro atto alla supremazia dell’uno sull’altro – dal mero scontro verbale alla più devastante guerra mondiale, già.

Ma poi, quelli “stupidi” sono gli animali come le mucche, eh!

I diritti degli animali (e i doveri dell’uomo)

[Foto di Angelo Giordano da Pixabay]

I diritti degli animali sono la forma più pura di difesa della giustizia sociale perché gli animali sono i più vulnerabili di tutti gli oppressi.

(Isaac B. Singer, citato da Jonathan Safran Foer in Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, traduzione di Irene Abigail Piccinini, Guanda, Parma, 2010, pagg.229-230.)

N.B.: cliccando qui potrete leggere un articolo di “Fanpage.it” che illustra alcune modalità per aiutare il salvataggio dei koala e della fauna selvatica australiana dagli incendi che stanno devastando l’isola. Non è solo bello e importante farlo ma, mi viene da dire, è soprattutto umano, veramente, pienamente. Rispetto a quanto sia troppo spesso inumano l’uomo nei confronti degli animali.

Una soluzione drastica

[Immagine tratta da qui: https://www.improntaunika.it/. Cliccateci sopra per leggere la fonte originale.]
Le immagini degli animali coinvolti nei devastanti incendi che stanno sconvolgendo da settimane l’Australia e dovuti per gran parte ai cambiamenti climatici di matrice antropica in atto oltre che ad azioni dolose, con numeri stimati da vera e propria ecatombe (fossero anche in eccesso, la questione non cambierebbe affatto, sempre che non siano invece in difetto), da un lato sgomentano e stringono il cuore, dall’altro suscitano una rabbia irrefrenabile. Il genere umano non può veramente più andare avanti così, a distruggere il pianeta e sterminare le creature che lo abitano. Gli umani meriterebbero veramente tutte le peggiori conseguenze possibili derivanti dalle loro azioni scellerate, se non fosse che tali conseguenze finirebbero – e finiscono – per coinvolgere anche gli altri abitanti del pianeta. Già, perché siamo tutti quanti abitanti di questa povera Terra, bellissima se non fosse per la presenza umana, e nessuno dotato di più o meno diritti solo perché si crede più intelligente delle altre specie, anzi: tale maggior intelligenza comporta non maggiori diritti, semmai maggiori doveri: ma l’uomo mai si è voluta riconoscere tale responsabilità, facendo invece di tutto per agire in maniera del tutto deleteria per l’intero pianeta – se stesso incluso, così dimostrando palesemente di essere, nella graduatoria che denota il livello di intelligenza delle specie viventi, agli ultimi posti se non proprio in fondo alla stessa.

Sul web si possono trovare alcuni modi coi quali aiutare le associazioni e gli enti che in Australia stanno cercando di soccorrere gli animali coinvolti negli incendi e di limitare i comunque terribili danni: ad esempio qui trovate qualche buon riferimento, oppure qui per aiutare concretamente i koala, in particolare, grazie all’iniziativa di una giovane ticinese.

Per il resto, a fronte di una tale perniciosa presenza d’una specie vivente sul pianeta, così deleteria per qualsiasi altra, non verrebbe che da pensare a una sola soluzione, peraltro forse già avviata. Ma sapete bene che il solito, dogmatico, meschino antropocentrismo dei componenti di quella razza leverebbe subito dei gran strepiti di sdegno e riprovazione. Be’, dal mio punto di vista, pure tali strepiti non farebbero che giustificare quella drastica soluzione. «Tolto il dente tolto il dolore» si dice, no? Ecco, e amen.

P.S.: intanto, giova di nuovo ricordare che proprio l’Australia è stata indicata tra i paesi che hanno sostanzialmente fatto fallire la recente COP25 di Madrid. Già. D’altro canto, ci hanno mandato i loro politici umani, alla conferenza sui cambiamenti climatici, mica i koala. E si vede.

Gli italiani sono bravi

(Immagine tratta da https://www.librimondadori.it/autore/fruttero-lucentini/)

Tranne forse gli animali delle favole di La Fontaine, nessuno è mai stato bravo come gl’italiani nell’arte d’inventare nobili pretesti per eludere i propri doveri e fare i propri comodi.

(Fruttero & LucentiniLa gita scolastica ne La prevalenza del cretino, Mondatori, Milano, 1985; nuova ed. Il Cretino, collana “Bestsellers”, 2012.)

Uomini, o bestie

(Photo credits: Agence de presse Meurisse [Public domain] / Original uploader: Galilea at German Wikipedia, CC BY-SA 3.0, http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)

Due cose mi sorprendono: l’intelligenza delle bestie e la bestialità degli uomini.

(Tristan Bernard, citato in AA.VV., Animal Agenda 2012, Terra Nuova Edizioni, Firenze.)

Infatti…

Finché gli uomini massacreranno gli animali, si uccideranno tra di loro. In verità, colui che semina il seme del dolore e della morte non può raccogliere amore e gioia.

(Pitagora, citato in Steven RosenIl vegetarianesimo e le religioni del mondo, traduzione di Giulia Amici, Gruppo Futura, Bresso, 1995, p. 130.)