Tranquilli!
State pure tranquilli, voi politici, voi funzionari pubblici e pure voi, docenti universitari imbroglioni e corrotti! Ora si sta alzando un certo polverone sulle vostre malefatte ma presto, vedrete, le notizie spariranno dai media, la gente si dimenticherà e voi avrete tutto il tempo di aggiustare al meglio indagini e processi e uscire dai vostri guai sostanzialmente puliti, prescritti o, tutt’al più, con condanne irrisorie. Perché lo sapete: l’ItaGlia è quel “grande” paese ove viene sempre offerta una seconda possibilità – di compiere reati impunemente. E una terza, una quarta, una quinta… senza contare che, se si mette proprio male, c’è il Parlamento sempre pronto ad accogliervi.
Amen.
Finalmente due libri veramente “grandi” da leggere!
Siccome di grandi libri, negli ultimi tempi, non è che ne ce siano in giro così tanti – almeno nella produzione editoriale mainstream – m’è venuto in mente di andare almeno alla ricerca di libri grandi.
E ho scoperto quale sia – a quanto pare – il più grande libro mai stampato: è l’Earth Platinum Atlas, pubblicato nel 2012 dall’editore australiano Gordon Cheers in 31 copie vendute al costo di 100.000 dollari USA l’una. Misura 1,80 per 1,40 metri e pesa 150 kg.
Tuttavia, il volume al quale l’Earth Platinum Atlas ha rubato il primato di “libro più grande del mondo” è ben più affascinante, anche solo per la sua vetustà: è il Klencke Atlas, stampato nel 1660 su iniziativa del principe olandese John Maurice of Nassau, il quale decise di omaggiare il Re Carlo II di Inghilterra – prossimo al reinsediamento sul trono dopo 9 anni di esilio – con la realizzazione di un atlante che contenesse tutta la conoscenza geografica dell’epoca. L’opera fu realizzata grazie al finanziamento di diversi mercanti, capitanati dal commerciante di zucchero Johannes Klencke, del quale prese il nome. Misura 1,75 metri in altezza e, aperto, più di 1,90 in larghezza: occorrono almeno sei persone per movimentarlo. Venne mostrato al pubblico per la prima volta nel 2010 presso la British Library, ove è conservato.
Alla faccia degli ebook e degli ereader, ecco. Andateci con uno di questi volumi a leggere sulla metro, piuttosto!
Gli stolti
Immaginatevi il proprietario di un terreno arido ma nel quale si trovi una miniera d’oro e che, a fronte di cotanta ricchezza bell’e pronta, continui a coltivare magre patate… Come lo giudichereste?
Oppure immaginatevi un emiro mediorientale il cui regno abbia il sottosuolo imbevuto di petrolio che, nonostante questa fortuna, si ostini a vendere solo cammelli, o un povero tapino a cui venga lasciato in eredità un patrimonio in denaro di miliardi e miliardi e lui lo tenga nascosto sottoterra per non saper cosa farsene, di tutti questi soldi…
Oppure ancora… immaginatevi una nazione che abbia sul proprio territorio uno dei più grandi e preziosi patrimoni artistici e culturali del mondo e, piuttosto di essere consapevole del suo valore e di come potrebbe renderla tra le più ricche in assoluto, passi il tempo nei centri commercia…
Ah no, un attimo. Questi non serve immaginarseli, esistono davvero.
Può sembrare un paradosso per il Paese che vanta la più alta concentrazione di beni artistici del mondo, eppure gli italiani sono fra i più pigri frequentatori di siti culturali in Europa. Lo dice l’ultima statistica Eurostat: mentre il turismo culturale, anche mordi e fuggi, ha avuto negli ultimi dieci anni un sensibile incremento un po’ dappertutto, in Italia siamo rimasti al palo. Alla domanda «Avete visitato almeno un monumento storico, un museo, una galleria d’arte o un sito archeologico nell’ultimo anno?», solo un italiano su 4 (il 26,1 per cento) risponde di sì, contro una media europea del 43,4 per cento.
(Tratto da questo articolo de Il Corriere.it.)
Amen.
“Pronto, scusi, ma ho un mostro in cortile…”
«Pronto?!»
«Pronto, buongiorno signore, la chiamo dal servizio clienti (noto operatore di telefonia) per comunicarle che finalmente anche la sua zona è coperta dalla nostra fibra e dunque possiamo offrirle la connessione internet senza limiti ad altissima velocità in promozione per un anno a soli…»
«Scusi, scusi signorina, ma… spiace dirle che non ho proprio tempo di ascoltarla, ora, in quanto proprio qualche minuto fa si è aperta una gigantesca voragine nel nostro cortile dalla quale è spuntato un orribile mostro che sta devastando tutto… dunque mi scusi, ma devo proprio andare, grazie.»
(Questa mattina, verso le ore 10.00, al mio telefono. In realtà avrei potuto semplicemente osservarle che la mia utenza è iscritta al Registro delle Opposizioni – ennesima “genialata” italica, eh! – ma considerando come tale circostanza sia da sempre del tutto ignorata da parte dei vari servizi di telemarketing e relativi call center, credo di essere stato più efficace con ciò che le ho riferito e riportato lì sopra, oltre che consono allo spirito di tali chiamate commerciali, ecco.)
Li avete anche voi i banditi al potere? (Paolo Rumiz dixit)
“Guardi questa terra, non è meravigliosa?” mi ha chiesto una sera una contadina ucraina davanti a un oceano di messi al vento. Le ho risposto: “Potrebbe nutrire tutta Europa”. Allora lei, come a sé stessa: “Perché allora siamo così poveri? Perché milioni di noi emigrano? Perché c’è tanta terra incolta? Perché tante donne vanno in Italia a badare ai vostri vecchi?”. E poi, dopo un lungo silenzio: “Glielo dico io il motivo: siamo governati da banditi. E voi in Italia, li avete anche voi i banditi al potere?”. Ho evitato di rispondere.
(Paolo Rumiz, Trans Europa Express, Feltrinelli, Milano, 2011, pag.13.)
Si volesse pure continuare a evitare di rispondere, come indica Rumiz, e lo si facesse anche solo per elementari ragioni di “decenza nazionale”, sarebbe finalmente il caso di cominciare ad agire, invece, contro quei banditi. I quali, altrimenti, il futuro del paese lo ruberanno totalmente e definitivamente, presto.
