Il web, ovvero il mondo virtuale nel quale sempre più “viviamo” ovvero ci “manifestiamo”, giorno dopo giorno, tra social network, siti d’informazione e di influencer marketing, negozi on line, piattaforme multimediali a interattività sempre maggiore… Ma in verità dove sta andando, il web? Come si sta evolvendo? Facebook ha cominciato il suo declino? Che social network monopolizzerà la rete nei prossimi anni? Quanto ancora oltre rispetto ad ora si spingeranno la multimedialità e l’interattività degli utenti con il web? La TV per come la conosciamo oggi ha gli anni contati?
Temi tanto intriganti quanto importanti, questi, dei quali si disserterà nella prossima puntata di RADIO THULE, lunedì 5 novembre alle ore 21 in FM e streaming su RCI Radio, con un ospite prestigioso e qualificato…
Save the date e occhio al blog, che a breve ne saprete di più!
Una commemorazione di “un” defunto
Ambrosius Castenarius faber, Theutonicus de Curebia dictionis Lubianae, haereticus […] de nocte in loco carceris strangulatur, eiusque cadaver extra portam Cussignaci humatur (die 2 novembris 1568)
Comunque oggi, giorno della commemorazione dei defunti, sono 450 anni esatti dalla morte di Ambrogio Castenario.
«E chi sarà mai costui?» direte voi.
Vi racconto.
Ambrogio Castenario era un fabbro di origine slovena (nato probabilmente a Curebia, località vicino Lubiana) il quale lavorava in una delle tante botteghe di Udine che nel Cinquecento avevano richiamato numerosi artigiani tedeschi e slavi, particolarmente bravi in tali mansioni. Esattamente il 2 novembre 1568 Castenario venne mandato a morte per strangolamento dall’Inquisizione – condanna eseguita nel Castello di Udine – con la sola colpa di essere luterano e di non voler abbandonare la propria fede per convertirsi al cattolicesimo.
Il suo caso resta tutt’oggi, nella incalcolabile massa degli episodi simili, tra i più emblematici e significativi circa la ferocia criminale dell’Inquisizione cattolica. Un crimine la cui efferatezza venne messa in evidenza dal Castenario stesso, quando, nel processo a suo carico e come si evince dagli atti dello stesso, affermò «che se quella sarebbe stata la sentenza del tribunale, quella non sarebbe stata comunque la sentenza di Dio, perché non si trovava scritto, nel Vangelo, “che si debba uccidere qualcuno per la sua fede”.»
Ecco.
Il posto auto per i disabili
Mattina dalla meteo a dir poco avversa, traffico tremendo, un documento da consegnare con urgenza in un ufficio. Ho fretta, la coda in strada mi ha fatto perdere un sacco di tempo. Arrivo in zona, i soliti parcheggi sono pieni, mi infilo in alcune stradine laterali ma di posti in cui lasciare l’auto non ce ne sono, piove sempre più forte. Poi un piccolo parcheggio, sembra ci sia uno spazio libero: vi entro ma quello spazio è uno stallo riservato agli automobilisti con disabilità. Vado oltre, mi allontano ancora di qualche centinaio di metri finché trovo un parcheggio più grande con posti liberi, finalmente. Sono lontano dalla mia meta e piove a dirotto, ma non ho altra scelta.
Per arrivare all’ufficio devo passare davanti a quel piccolo parcheggio in cui ero entrato poco fa, dove c’era il posto libro ma per automobilisti con disabilità: è occupato, ora, da una station wagon. Mi fermo un attimo, guardo fuori, sul lunotto: nessun contrassegno speciale. Poi guardo dentro: non è un’auto per persone con disabilità.
Anche se, penso subito tra me, quella persona che ha parcheggiato lì una invalidità grave ce l’ha, senza alcun dubbio, e la sta dimostrando perfettamente. Invalidità, ovvero mancanza di validità, di valore – mentale, culturale, umano. Comune, purtroppo, a tante, troppe altre “persone” che quotidianamente si comportano allo stesso modo e, purtroppo bisogna ammetterlo, molto più in Italia che altrove – l’esperienza personale me lo prova indubitabilmente.
Anche per questo, in fondo, sono sempre meno fiero di dover tenere in tasca una carta d’identità italiana.
Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono. (G.G.)
P.S.: giova ricordare agli italioti che commettono atti come quello da me constatato che gli stessi sono puniti con sanzione amministrativa in base a quanto decretato dall’art. 158 comma 2 del Codice della Strada; se poi il posto occupato è espressamente riservato ad una singola persona con disabilità, il reato è pure penale (violenza privata), come stabilito di recente dalla Corte di Cassazione.
Ecco.
Samonios/Samhain

Aria, Fuoco, Acqua, Terra,
Elementi di nascita astrale,
Vi chiamo ora, ascoltatemi!
Entro il Cerchio, esattamente formato,
Scevro da maledizione o rovina,
Vi chiamo ora, venite a me!
Dalla grotta e dal deserto, dal mare e dalla collina,
Con la bacchetta, la lama e il pentacolo,
Vi chiamo ora, siate al mio fianco!
Questa è la mia volontà, così sia!
(Invocazione rituale tradizionale agli Elementi nella notte di Samonios/Samhain. Perché ravvivare ogni tanto il proprio ancestrale spirito pagano è necessario. Anzi, fondamentale!)
Il “sogno di un colle” sul palcoscenico di Milano Montagna 2018
Un piccolo borgo delle Prealpi lombarde e il suo “sogno” di resilienza montana sul prestigioso palcoscenico di un grande evento dedicato alla montagna…
Sì, perché Colle di Sogno, meraviglioso luogo sospeso (in molte accezioni del termine) a 1.000 m di quota tra la pianura e le Alpi bergamasche, sui monti di Carenno (Lecco), non ha fatto solo da suggestiva quinta scenografica (vedi qui al riguardo) alla presentazione de L’Uomo del Moschel, l’ultimo libro di Davide Sapienza – uno dei più importanti autori italiani di narrativa di viaggio e del paesaggio – ma è anche stato protagonista e ha presentato al Milano Montagna Festival 2018, negli spazi di BASE Milano (con le parole e la narrazione dello scrivente ovvero con mio grande onore e piacere, nonché col fondamentale supporto di ALPES) la sua realtà, la storia, la bellezza, le peculiarità del suo territorio e, soprattutto, il proprio emblematico progetto di resilienza montana avente come motore trainante fondamentale la cultura e le pratiche culturali prima che le azioni politiche o economiche, attraverso cui conseguire poi risultati concreti anche sui lati politici e socio-economici.
Un progetto di rigenerazione del territorio che ha come principale protagonista il territorio stesso o, per dire ancora meglio, il suo Genius Loci, il dialogo e il legame tra questi e chiunque con il territorio interagisca, sia esso residente stanziale o turista/visitatore occasionale. È un legame (antropologico e sociologico) a dir poco fondamentale, questo, per dare nuova linfa alla presenza umana in loco e, grazie a ciò, giustificare e rendere sostenibile qualsiasi altra azione infrastrutturale, di fornitura di servizi e qualsivoglia attività imprenditoriale economica nonché – ultimo ma non ultimo elemento – il primario benessere esperienziale dello stare lassù, solo per poche ore o per una vita intera, appunto. Essere (consapevolmente) in un luogo – o neoluogo – in grado di produrre rinnovata identità culturale e parimenti di diventare parte sostanziale dell’identità personale di chiunque vi giunga. Perché la politica può fornire a un territorio tutte le infrastrutture e le agevolazioni possibili e immaginabili (e, per inciso, sia lode e gloria a quelle amministrazioni pubbliche che lo fanno, comprendendone l’importanza), ma se non c’è o non si genera – e conseguentemente non si coltiva e potenzia – alcun legame tra quel territorio e le persone che lo vivono, esso sarà comunque e inevitabilmente destinato a essere abbandonato, prima o poi, e a morire.
Insomma: è un progetto tanto visionario quanto significativo, quello di Colle di Sogno: e chissà che grazie a tutto ciò non si riesca a far realmente fruttare il piccolo ma prezioso patrimonio umano di resilienza montana – i 9 abitanti attuali del borgo – per ridare piena vita (ovvero vitalità) non solo al borgo stesso ma all’intero territorio d’intorno, tanto bello da non meritare alcun possibile oblio, né ora e né in futuro.
