Alice ricomincia il suo viaggio: appuntamento a Chiari, domenica 6 novembre, ore 16.30!

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Alice riprende il suo viaggio!
Domenica 6 novembre, nell’ambito della 14a edizione della Rassegna della Microeditoria Italiana di Chiari – uno degli appuntamenti più importanti in ambito nazionale per il settore editoriale indipendente – alle ore 16.30 presso la “Sala del Conte” di Villa Mazzotti, storica sede dell’evento, presenterò Alice, la voce di chi non ha voce, il mio saggio sulla storia e la rivoluzione di Radio Alice, l’emittente «più libera e innovatrice di sempre» della quale, nel periodo compreso tra il febbraio 2016 e il marzo 2017, si celebra il quarantennale.
Alice, la voce di chi non ha voce, edito da Sensoinverso Edizioni, è un libro che vi racconta con dovizia di particolari la storia, l’avventura, l’entusiasmo, l’energia creativa, l’utopia e la rivoluzione della radio in modo altrettanto creativo e rivoluzionario (se così posso dire, e capirete perché lo dico leggendo il libro) oltre che, mi auguro, estremamente interessante, grazie anche a testimonianze inedite (tra cui quella di Valerio Minnella, uno dei “padri” della radio) e a un corredo fotografico ricco e alquanto rappresentativo di quel periodo così intenso e ribollente, nel bene e nel male. Un libro da non perdere, insomma, anche per capire meglio la storia recente d’Italia e, in fondo, di noi stessi che ne formiamo l’attuale società civile.

La Rassegna della Microeditoria Italiana è un weekend di cultura a tutto tondo e un’immersione nel fascino liberty di Villa Mazzotti Biancinelli, a Chiari. Anche l’edizione di quest’anno prenderà le mosse dalla produzione dei piccoli e medi editori italiani per creare dibattito con grandi nomi della cultura nazionale e presentazioni di libri intervallati da appuntamenti artistici e musicali. Il mix perfetto per un weekend d’autunno all’insegna della cultura e dell’arte, ma anche dello svago e dell’intrattenimento!
Curata dall’Associazione Culturale l’Impronta, in collaborazione con il Comune di Chiari e il patrocinio della Provincia di Brescia, della Regione Lombardia e della Consigliera provinciale di Parita’, la manifestazione ha luogo ogni Novembre a Chiari, in provincia di Brescia, presso la bellissima cornice di Villa Mazzotti. Le migliaia di visitatori delle passate edizioni testimoniano il successo crescente di un evento che, di anno in anno, incuriosisce sempre di più il pubblico grazie alle proposte particolari, raffinate e di nicchia, che vengono offerte durante la tre giorni.

Cliccate sull’immagine in testa al post per conoscere ogni cosa su Alice, la voce di chi non ha voce, oppure cliccate qui per visitare il sito web della Rassegna della Microeditoria con tutte le informazioni utili sull’evento.
Vi aspetto con Alice, dunque, domenica 6 novembre alle 16.30 a Chiari!

Alta Vita

logo_alta-vita_slogan_300Alta+Vita: come la vita sulle/delle “Terre Alte” di montagna, “alta” in senso altimetrico, alta ovvero nobile, civilmente elevata, culturalmente profonda, e alta ovvero elevata sopra il mondo così da poterlo osservare meglio, e meglio comprendere.
Alta Vita: quando la montagna è autentica scuola di vita anche, se non soprattutto, per la pianura e la città.

Alta Vita è, al momento*, una community sul web, un contenitore di realtà, esperienze, eventi, riflessioni, idee, progetti, aspirazioni (nel bene e, al caso, anche nel male) sulla vita nelle “Terre Alte” di montagna e sulla loro facoltà di essere potenziale modello di “modus vivendi” virtuoso anche per le genti di quelle pianure spesso ormai profondamente trasformate in zone prive di identità e ricolme di “non luoghi”, le quali nella cultura di montagna (ovvero in quel che resta da salvaguardare e (ri)valorizzare di essa) potrebbero trovare la via per una rinascita sociale, civica, culturale, etica.

L’idea di fondo di Alta Vita trova le sue basi in questo articolo-manifesto, del quale uno dei passaggi “basilari” al proposito è il seguente:

“La montagna e la sua Natura (in senso generale) ancora “brada” possono concedere all’uomo quello spazio di azione civica che la città – ovvero l’ambito industrializzato, superantropizzato, ipermediatizzato, socialmente degradato e soggiogato alle più basse strategie consumistiche – forse non può più offrire, a causa dell’imminente autosoffocamento sociale. Bisogna salire, per ritrovare noi stessi e il mondo “nostro” – quello che dovremmo desiderare per vivere bene: all’apparenza quasi un anelito spirituale (come lo interpretò Henry Wadsworth Longfellow quasi due secoli fa nel suo celebre componimento “Excelsior!”, letteralmente “più in alto”, in un’epoca nella quale la montagna era ancora totalmente viva) che tuttavia c’è da augurarsi possa essere un concretissimo invito a riscoprire la migliore “via sociale” da seguire, per non ritrovarsi sempre più ridotti a numeri uguali a tanti altri, dunque formalmente inutili, in una società simile a un arido e sterile deserto etico.”

Alta Vita è qui, su facebook, e qui, nel sito/blog. Seguiteli, e buona vita sulle Terre Alte!

*: al momento, in quanto l’aspirazione di Alta Vita è quella di divenire col tempo una comunità non solo virtuale, sul web, ma anche assolutamente reale, in forme associative da definirsi ma senza dubbio attive e propositive nei e per i territori d’elezione. Sarà il tempo, appunto, nonché l’interesse e i contatti nel mentre raccolti, a stabilire tali sviluppi: è un percorso verso l’alto, e come tale mirante non solo ad una vetta da raggiungere ma, soprattutto, ad una proficua elevazione. Se nel viaggio la meta è il viaggio stesso, nella salita la vetta è l’ascendere sempre più, arrivando più in alto possibile. Ogni pur piccolo passo in più è, a suo modo, una vetta raggiunta.

Walden. Un nuovo magazine

Sta per nascere una nuova pubblicazione periodica – un magazine, appunto – semestrale che, dalle premesse, pare assolutamente affascinante. Si chiama Walden – come intuirete subito, il nome richiama direttamente il celeberrimo lago di Thoreau, e l’altrettanto celebre opera – e personalmente questo a me già basterebbe ma, in aggiunta, non posso non notare che tra i tanti contributors c’è gente come Davide Sapienza il che accresce le aspettative…
In ogni caso, Walden (o, nella forma estesa e compiutamente significativa, Walden. Wilderness / Awareness / Life / Development / Environment / Nature) sarà presentato al pubblico venerdì 21 ottobre alle ore 21.00 al Teatro Tempio di Modena. Nell’attesa – anche dello scrivente – c’è un sito web (con una mail per chiedere ulteriori infos) e una pagina facebook; c’è inoltre una bellissima copertina, quella del numero 0 lì sotto riprodotta (con una foto di Martin Rak) e, nel sito, c’è anche una presentazione di ciò che sarà Walden, che vi riproduco di seguito nella speranza che possa anche in voi nascere la curiosità e l’interesse per questa nuova avventura editoriale.

cop_waldenvirgolettePerchè Walden
In questi tempi di crisi, smarrimento e incertezza, non di rado si sente ripetere che solo un nuovo impulso all’economia, le ricette del libero mercato e il sostegno ai consumi potranno traghettarci in acque più sicure. Crediamo si tratti di una pericolosa illusione. Continuiamo imperterriti a ragionare secondo schemi superati, anestetizzati da continue informazioni che, anziché fornirci strumenti utili per decifrare il mondo, spesso finiscono per renderci apatici e ciechi di fronte alle contraddizioni del nostro tempo. “Produci, consuma, crepa”, recitava il testo di una canzone: alzi la mano chi non si riconosce, almeno in parte, in questa immagine. E allora proviamo a chiederci: siamo proprio certi che il modello che abbiamo seguito fino ad oggi sia ancora adatto alle sfide della contemporaneità? Siamo davvero convinti che potremo replicarlo indefinitamente, incuranti delle crescenti sperequazioni del mondo e dei danni che continuiamo ad arrecare alla Natura? Sempre di corsa, sovraesposti, iperconnessi e continuamente aggiornati, più aumentano le possibilità di comunicare e più diventiamo incapaci di dialogare. Forse vale la pena fermarsi e riflettere sul mondo che abbiamo costruito, sul rapporto che abbiamo con gli altri, sulle conseguenze delle nostre azioni sull’ambiente.
Un vecchio adagio recita “è meglio un passo nella direzione giusta che dieci in quella sbagliata”. In tempi frenetici come questi dovrebbe essere il nostro mantra. Quale strada seguire, allora? è una domanda complessa, che merita la nostra attenzione. Regaliamoci il lusso della lentezza. Abbiamo bisogno di ritrovare un senso di splendore, meraviglia e incantamento per il mondo. Di recuperare la nostra umanità. Discutere di modelli alternativi di sviluppo, ragionare sulle prospettive e gli scenari che ci attendono non deve ridursi a un vuoto esercizio intellettuale. La posta in gioco non è “solo” la tutela dell’ambiente o la “salvezza” dai cambiamenti climatici ma, per così dire, la nostra anima. Siamo convinti che urga una onesta, radicale messa in discussione di ciò che fino ad oggi abbiamo dato per scontato, per riappropriarci di ciò che un malinteso concetto di progresso ha tolto a noi e alla Natura. Da queste premesse nasce Walden. Abbiamo voluto realizzare un magazine dedicato ai temi dell’ecologia, della sostenibilità dello sviluppo, del pensiero ambientale. Una rivista immaginata prima e realizzata poi con l’intento di aiutare il lettore a “fermarsi”, riflettere, porre e porsi domande e interrogativi, generare dubbi. Come il lago che dà il nome al capolavoro di Thoreau, speriamo che queste pagine possano costituire un luogo della mente, ancor prima che uno spazio editoriale, in cui cercare ognuno per proprio conto coordinate e direttrici. Con l’aspirazione di contribuire a una “ecologia della mente” (per dirla con Gregory Bateson), oggi più che mai necessaria. Per farlo, abbiamo cercato linguaggi il più possibile trasversali e universali, affrontando temi apparentemente distanti: ecologia, filosofia, letteratura, cinematografia, economia, e molti altri. Abbiamo fatto del nostro meglio e ci auguriamo che troverete queste pagine interessanti e stimolanti. Siamo convinti che serva una visione d’insieme, un modo diverso e più consapevole di affrontare la complessità del mondo per poter essere ancora “capaci di futuro”. E Walden, nel suo piccolo, ha l’ambizione di evocare queste riflessioni e offrire spunti di approfondimento. Proprio per questo motivo parla al lettore curioso, stimolato da punti di vista alternativi, disposto a mettersi in discussione e in gioco.
Walden, in definitiva, nasce con lo scopo di comunicare in una maniera diversa e, speriamo, originale, la bellezza e la complessità del mondo, di parlare all’“anima” (al di là di ogni personale convinzione religiosa) delle persone, di toccarne le corde più profonde. Vuole essere un luogo di scambio, un’agorà virtuale in cui discutere, parlarsi, cercare di capire. Ci piace definirla una “rivista da meditazione”, come certi whisky invecchiati che invitano alla quiete e alla riflessione. L’obiettivo, ambizioso, è quello di contribuire a innescare un vero cambiamento di Gestalt, che ridefinisca il modo in cui percepiamo il mondo e ad esso ci rapportiamo. Non ci servono “altri beni”, ma un altro concetto di “bene”. Non serve perseguire un aumento del “benessere”, ma riappropriarci del significato del “ben essere”. Questa è la sfida che si pone Walden, nella piena consapevolezza che non vi sono compiti messianici da svolgere e che da sola una piccola rivista non potrà mai cambiare il mondo. Ma i tanti piccoli cambiamenti che possono innescarsi in ogni individuo sono senza dubbio il primo punto da cui partire per inventarci un mondo diverso. Più giusto e, ci auguriamo, anche più bello.

Massimo Malpezzi: quando la Pop Art diventa nuovamente “brillante”

Pop. Quante cose sono state definite così, negli ultimi decenni… musica, arte, moda, tutto quello che è riferibile alla cosiddetta cultura di massa, come appunto recita la definizione del termine. Nell’arte, in particolare, il Pop ha rappresentato una sorta di risposta speculare, ovvero uguale/opposta, al concettualismo inaugurato da Marcel Duchamp – al quale peraltro la Pop Art piaceva parecchio. Ove col primo si postulava (riassumendo brutalmente) che “ogni cosa può essere arte” se dotata d’un messaggio di tale natura e dunque si decontestualizzava “filosoficamente” l’opera d’arte dal suo “regno” abituale e riservato a pochi, la Pop Art ha ugualmente decontestualizzato l’arte anche dal punto di vista sociale, abbassandola (di posizione, non di qualità) al livello della gente comune e della sua realtà quotidiana – quella gente comune che fino a qualche lustro prima poco o nulla sapeva del mondo dell’arte e meno ancora lo poteva frequentare.

massimo-malpezzi-brilliantrop-3Posto ciò, si potrebbe pensare che l’arte avesse e abbia raggiunto un limite estremo, non più valicabile – oltre la “massa”, anche in termini sociologici e antropologici, non c’è nulla – e dunque, in questa direzione, non possa che rimbalzare indietro oppure fermarsi lì, languendo inesorabilmente. C’è invece un modo per andare oltre questo apparente vicolo angusto, se non cieco? Considerando che tutti i vicoli angusti tendono a essere grigi e scuri, per Massimo Malpezzi il modo – semplice eppure geniale – si identifica con una parola: colore! Ovvero vivacità cromatica, luminosità, splendore brillantezza… o per dirla all’anglosassone: Brilliant Pop! Non solo il titolo della sua personale ma pure, a questo punto, una buonissima definizione per uno stile personale che passa attraverso tutta l’espressività storica della Pop Art, ne coglie l’essenza e la sostanza ed esce dalla parte opposta, caricato d’una nuova e luminosa vitalità, come detto.

14211960_1508202022538688_4811895067869752594_nAlla domanda: “ma che cosa dipingi?” mi trovo sempre in difficoltà, difficile spiegare i miei dipinti all’interno di una categoria stilistica, un po’ di grafica, astrattismo, materie sovrapposte e molto colore, sicuramente uno stile unico influenzato dalla pop art ma con una personalissima visione. Così lo stesso Malpezzi dice della propria arte, nel sito personale. Non solo luce, dunque, per ravvivare un’espressività artistica che indubbiamente affonda solide radici nella Pop Art ma che dimostra di conoscere bene un po’ tutta la produzione avanguardista novecentesca, ma anche un necessario e rinvigorente ritorno alla personalizzazione dell’arte: qualcosa che all’apparenza sembra collidere con la massa a cui – e dalla quale – la cultura di fondo di quest’arte si riferisce e scaturisce. L’insieme che ritorna singolo, la molteplicità che ridiventa unicità, la massa informe che prende una sola e certa forma, ma tutto quanto senza mai perdere di vista il senso peculiare dell’arte – che è Pop e rivendica il diritto/dovere di esserlo – nonché il verso della direzione intrapresa, giammai rivolta al passato o statica in un presente che sfiorisce rapidamente ma senza dubbio rivolta ad un futuro prossimo creativo e brillante, appunto.

14202653_1505329666159257_5694273338770458059_nOk, giunti fino a qui noterete che non ho detto nulla, nel concreto, delle opere di Massimo Malpezzi che compongono la serie di Brilliant Pop… Farò di meglio: riporterò anche l’ultima parte della citazione sopra riportata e tratta dal sito dell’artista circa i suoi quadri: “La cosa migliore? Guardarli dal vivo.
Ecco, non potevo aggiungere nulla di più efficace! – se non caldeggiare il suo stesso invito, vista l’ottima possibilità al riguardo, da domani a Milano:
Cliccate sulla locandina lì sopra per visualizzarla in un formato più grande, oppure cliccate sulle immagini nell’articolo per visitare il sito web dell’artista. Vi sorprenderà, ne sono certo.

Sulla visita di un borgo montano da… Sogno!

(Foto: © Roberto Garghentini)
(Foto: © Roberto Garghentini)

Domenica prossima, 11 settembre, nell’evento che si terrà a Carenno – bellissima località sulle Prealpi Bergamasche – la cui locandina trovate qui sotto (cliccateci sopra per ingrandirla e avere maggiori dettagli), guiderò i partecipanti alla scoperta di uno dei borghi più particolari e affascinanti (fin dal nome!) della montagna lombarda: Colle di Sogno.
Con una visita dinamica attraverso le viuzze del borgo, illustrerò ai carenno_11settembre2016presenti le sue “misteriose” origini (anche dell’intrigante toponimo, ovviamente), la sua storia (che può essere fatta iniziare ben… 150 milioni di anni fa!) e quella di chi lo ha abitato, le peculiarità paesaggistiche e architettoniche (in certi casi esclusive del luogo e assai sorprendenti), il Genius Loci e, in generale, la grande e preziosa valenza culturale che da tutto ciò deriva. Con in più la possibilità di gustarsi un ottimo spuntino presso la Locanda del borgo!

Merita, insomma. Senza dubbio. Ribadisco: trovate ulteriori informazioni sulla locandina, oppure qui. E se volete conoscere meglio (o approfondire la già acquisita conoscenza) dei bellissimi itinerari escursionisti della zona, date un occhio qui.