Quei “geni” delle Ferrovie

Forse l’ho capita la strategia delle Ferrovie dello Stato itaGliane (o Trenitalia, o TreNord, insomma, come diavolo si chiamano): istituire sulla maggior parte delle linee il transito dei treni a cadenza oraria (o comunque armonizzata a quanto di seguito), accumulando nel frattempo ritardi che arrivino a un’ora circa (vedi l’immagine qui sopra). In tal modo il treno, per dire, delle 08.30 passa alle 09.30 ovvero quando dovrebbe passare quello dell’ora dopo ma dando la parvenza di essere in orario: in verità è in ritardo di 60 minuti ma, avendo sovrapposto i due transiti, tale ritardo apparentemente si annulla. In conseguenza di ciò: il primo treno del mattino transita un’ora dopo per chissà qual “sfortunato” guasto antelucano (basta anticiparlo di 60 minuti sull’orario ufficiale, tipo alle 04.00 se poi passa in ritardo alle 05.00 – e se qualcuno avesse effettivamente bisogno di un treno alle 04.00 di mattina, be’, che non pretenda troppo, che diamine!), e così via fino all’ultimo della sera che passerebbe un’ora dopo ma, non servendo ormai più a nessuno, può essere soppresso, ricavandone pure un conseguente “risparmio”.

Veramente geGnali questi delle Ferrovie dello Stato, o Trenitalia, o TreNord – insomma, come diavolo si chiamano. Non c’è che dire. E noi che li pensiamo “solo” terribilmente inefficienti!

(L’immagine fotografica l’ho ricavata dal profilo facebook di Simona Piazza, che ringrazio indirettamente per l’ispirazione.)

Una grave ingiustizia da eliminare, una volta per tutte

Premessa: la metafora che sto per usare è la più “leggera” (e ironica) possibile; evito di usarne altre ben più feroci, quantunque sarebbero del tutto giustificate.

Dunque, mettiamo che ci sia una sorta di multinazionale del giardinaggio la quale si sia imposta sul mercato definendosi la migliore in assoluto e ugualmente dotata, a suo dire, dei migliori giardinieri, i quali infatti insegnano a destra e a manca come poter curare i giardini. Posto ciò, un sacco di gente un po’ ovunque affida loro la cura del proprio verde, ma ecco che uno di loro compie un gran danno, nel giardino ad esso affidato. Beh, capita.
Altrove un altro giardiniere combina un simile guaio, e un altro pure, e un terzo lo stesso. I sopraccigli prendono ad alzarsi, la multinazionale chiede scusa, dice che non accadrà più.
Invece accade ancora, anzi: in numerosi giardini si constatano i danni causati dai giardinieri in questione. La multinazionale chiede perdono, sostiene che solleverà quei giardinieri così maldestri dal loro incarico ma dichiara pure che resta la migliore in assoluto nel suo campo, che quegli errori sono una pura fatalità.
Il tempo passa ma non solo i disastri combinati dai giardinieri della multinazionale non diminuiscono: aumentano ovunque a dismisura, anzi, salta pure fuori che i vertici dell’azienda hanno nascosto molti di quei casi per preservare il proprio business facendo credere di essere sempre e comunque la migliore nel proprio campo, continuando per giunta a impiegare persino i più maldestri dei suoi giardinieri, come nulla fosse accaduto.
Arrivano altre pubbliche scuse, altri mea culpa, altre promesse che più nulla del genere accadrà. Invece continua ad accadere, di giardini devastati e rovinati, spesso irreparabilmente, ce ne sono sempre di più, e sempre più rovinati con modalità a dir poco sconcertanti.

Ora, i casi sono due: o il personale di questa multinazionale della cura dei giardini è composto per la sua totalità da inetti, stolti e incapaci cronici, oppure la multinazionale ha sempre agito fregandosene della qualità del proprio lavoro e dell’interesse dei suoi clienti, mettendo così in atto una vera e propria frode. Sia quel che sia, nell’un caso o nell’altro: avreste voi ancora il coraggio di affidare la cura di un giardino a questa multinazionale, a fronte delle decine di migliaia di casi di danneggiamenti più o meno gravi perpetrati e, pure, dell’impunità inopinatamente goduta fino ad oggi che ne ha accresciuto se possibile ancor più l’inaffidabilità e la disonestà professionale?
Credo che la risposta (univoca) a questa domanda venga da sé. Non solo, credo pure che le condanne e le ingiunzioni a non esercitare mai più l’attività svolta fioccherebbero come neve durante una bufera invernale.

Bene, ora fate conto che la suddetta multinazionale sia (è) la chiesa cattolica e i danni causati siano (sono) le decine di migliaia di casi di crimini pedofili accertati ovunque nel mondo: Italia, Germania, Irlanda, USA, Canada, Brasile, Cile, Australia… ormai non c’è parte del pianeta che ne sia immune, i media ne forniscono notizie quotidiane – il caso qui sopra citato è solo uno degli ultimi (cliccate sopra l’immagine per leggere l’articolo).

Quindi? Che vogliamo fare? E sia chiaro che la storiella dei “sant’uomini rappresentanti di Dio in Terra” non regge più – non regge da secoli in realtà, ma ora in modo inequivocabile. Dunque? Continuiamo a voltarci dall’altra parte, rincitrulliti dalle loro parole, o finalmente agiamo di conseguenza?

Si attendono buone ed efficaci risposte – possibilmente prima che vengano commessi chissà quanti altri crimini, di pedofilia o d’altra bieca natura, e prima delle ennesime, false, meschine, furbesche e altrettanto criminose “richieste di perdono”, alle quali nessuno che abbia un cervello attivo ormai crede più.

Lo scandalo infinito

Intanto lor “signori” intonacati, in barba agli ormai incalcolabili casi da tutto il mondo dei quali ogni giorno di più si hanno notizie (ovviamente pressoché ignorate da molti media italiani) e dei relativi procedimenti giudiziari, ma di contro forti della sostanziale impunità garantita loro dalle gerarchie ecclesiastiche – a partire dal capo supremo, quello che molti definiscono “rivoluzionario” – oltre che dalla viltà dei loro fedeli, continuano a palesare tutta la loro pericolosa devianza mentale e morale, da un lato credendosi (e facendosi credere) depositari della parola di Dio in Terra, e dall’altro rendendosi protagonisti di tali ripugnanti episodi (e non solo di questi).
Non resta che sperare che si realizzi al più presto la loro inesorabile sorte, quella di “soffocare” nell’immoralità da essi stessi creata nei secoli. Sarebbe la prova migliore e più concreta dell’esistenza di una “giustizia divina” e, forse, l’unica possibile salvezza per la fede di cui sono così abietti rappresentanti, già.

Questo è il lato più atroce dell’insegnamento morale quale è impartito dai papi e dal clero: che esso sviluppa i lati più vili della natura umana.

(Gaetano Salvemini)

Impingement… impicment… impichment!

Risulta estremamente interessante e assai emblematico questo articolo di Dailybest, dal quale si evince che la maggior parte degli italiani, che in queste ore invoca a destra e a manca impeachment presidenziali, in verità ha grossi problemi nello scrivere correttamente il termine impeachment, al punto da far supporre che pure in quanto a significato di esso, e in tema di relativo valore giuridico, ne sappia ancora meno. Sempre che non intenda invocare, per l’attuale Presidente della Repubblica Italiana, una patologia legata ai quattro muscoli che permettono il movimento della spalla – ovvero il cosiddetto impingement sub-acromiale. Ma non credo: gli italiani sono un popolo di commissari tecnici, primi ministri, giudici di talent show, esperti o meno di vaccini e quant’altro ma non di ortopedici tanto preparati!

A proposito: no, quel Conte che ha provato a fare il governo non è quell’altro che ha fatto l’allenatore della nazionale di calcio. Anche se in effetti i due incarichi sarebbero ormai tranquillamente sovrapponibili, nell’immaginario collettivo italiota contemporaneo, già.

In ogni caso l’intero articolo di Dailybest citato risulta significativo, appunto, per comprendere bene con chi si ha a che fare, nell’Italia dell’anno di (dis)grazia 2018. Inesorabilmente significativo, anzi, visto lo stato delle cose. Perché, se è del tutto vero che ogni popolo ha i governanti che si merita, qui pare ormai ancor più obiettivo che “certi popoli idioti non possono che avere quei governanti idioti che si meritano.” E ciò con piena par condicio, eh!

«Escalabar… Escansala… Eschizibur… Escansa…»
«Excalibur, imbecille!»

(Superfantozzi, 1986 – clic)

Per ribadire…

Beh… Ma veramente l’elettore italiano crede (o suo malgrado spera) che dal fango possa scaturire l’oro o, tutt’al più, dell’argento pur spurio? Oppure alla peggio del ferraccio che abbia almeno una minima concretezza?

Mmm… purtroppo temo non sia così. A fronte di qualsiasi tradizione alchemica storica, in questo caso e per l’ambito al quale mi sto riferendo l’alchimia da tempo funziona al contrario, trasmutando materiali un tempo (forse) più nobili in elementi via via sempre più infimi e pesanti che si cerca di spacciare, con crescente subdolerìa, per qualcosa di “prezioso”. E se così in tanti ancora c’abboccano, come pare, non posso che ribadire e riconfermare che veramente ogni popolo ha gli alchimisti che si merita e, inesorabilmente, relativa insulsa poltiglia giallastra al posto dell’oro promesso. Poltiglia nella quale, sia chiaro, non si può nuotare, non ci si riesce: ci si resta invischiati, tremendamente insozzati e rapidamente si va a fondo.