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Un futuro non più così sconfinato
La primavera del 1919 non è solo una stagione di sogni appena sbocciati, ma anche l’era dei sogni infranti. Questo vale in particolar modo per i desideri connessi ai negoziati di Parigi e Versailles: i deliri di onnipotenza delle nazioni vincitrici, le speranze di libertà e indipendenza, la certezza di un futuro ordine mondiale equo e pacifico, la silenziosa preghiera dei Paesi perdenti per una maggiore clemenza. Nell’estate del 1919, con il termine di quella decisiva manovra di scambi che sono i negoziati di pace, il futuro non sembra più così sconfinato. Le possibilità si riducono a vista d’occhio e occorre guardare in faccia la realtà. Nei Paesi in cui i risultati delle trattative vengono percepiti come un tradimento della speranza, le aspettative deluse si trasformano in cieco furore. E cosi i negoziati, che avrebbero dovuto cancellare il conflitto mondiale, stimolano nuovi contrasti.
(Daniel Schönpflug, L’anno delle comete, Keller Editore, 2018, pag.171.)
Per certi versi, la situazione di un secolo fa assomiglia a quella attuale, solo ribaltata. Allora il mondo usciva da una guerra sperando di avviare un periodo di pace ma generando invece ulteriore e ancor più pericoloso caos. Oggi, invece, un lungo periodo di pace sta venendo sempre più inquinato da circostanze ed elementi di caos. Sperando che il ribaltamento della situazione non si riveli completo, nel prossimo futuro.
P.S.: date un occhio anche qui, per altre riflessioni al riguardo.
Daniel Schönpflug, “L’anno delle comete”
Giusto qualche giorno fa (rispetto alla data del presente testo) ho pubblicato un articolo, qui sul blog, nel quale riflettevo sul fatto che buona parte della storia della civiltà umana, in particolare nell’ultimo secolo e mezzo, sia stata determinata non tanto da cose positive ma più da cose negative, ovvero che a ben vedere la nostra storia non sia una narrazione di grandi invenzioni, scoperte, conquiste, ma una lunga cronaca di occasioni perse, che non di rado si sono poi trasformate in grandi tragedie. Ecco, un periodo storico assolutamente emblematico in tal senso è quello appena successivo alla fine della Prima Guerra Mondiale, dal 1918 al 1923: un lustro successivo a quella che ai tempi fu la più grande tragedia mai determinata e subìta dal genere umano, con più di venti milioni di morti e altrettanti di feriti, così spaventosa da far pensare chiunque, allora, che da siffatta catastrofe non sarebbe potuto che scaturirne un lungo periodo di pace e prosperità globale.
Quell’anno fondamentale, il 1918, e quelli successivi, sono proprio il soggetto e l’ambito temporale che lo storico tedesco Daniel Schönpflug racconta ne L’anno delle comete (Keller Editore, 2018, traduzione di Alice Rampinelli; orig. 1918: Die Welt im Aufbruch, 2017), il cui sottotitolo, che riprende direttamente il titolo originale dell’edizione tedesca, fissa la dimensione temporale e “politica”, per così dire, narrata: “1918, il mondo in trasformazione”. Una trasformazione che, ribadisco, molti speravano in meglio, anzi, alcuni ne erano certi che la sanguinosa lezione del conflitto mondiale fosse servita al genere umano a insegnare la giusta direzione verso il futuro. Ma l’autore, nella copertina del libro, sottopone quel vocabolo apparentemente beneaugurante, viste le circostanze, “trasformazione”, alle comete, richiamate nel titolo principale dell’edizione italiana: Schönpflug si riferisce alle comete di un’opera di Paul Klee, La cometa di Parigi, creata proprio nel 1918, ove l’oggetto celeste è certamente sinonimo di desiderio, di speranza (nell’accezione comune a noi oggi nota), ma è pure segno di presagio, di premonizione – lo stesso Klee, nel descrivere la sua opera, indicava la natura aleatoria della cometa, che compare in cielo, lo illumina in modi spettacolari e suggestivi ma poi se ne va via e di nuovo scompare nel buio dello spazio profondo […]

Lampioni e aloni luminosi
La vita non è una serie di lampioni piantati in forma simmetrica, è un alone luminoso semitrasparente che avvolge la nostra coscienza dall’inizio alla fine. E non è forse compito del romanziere saper rendere questa qualità fluttuante, inconoscibile, inafferrabile, con il minimo intervento di ciò che è sempre esterno ed estraneo?
(Virginia Woolf, Orlando, traduzione di Maura del Serra, Newton Compton Editori, Roma, 2007. Citata in Daniel Schönpflug, L’anno delle comete, Keller Editore, 2018, pag.144. Cliccate sull’immagine per leggere la personale “recensione” di L’anno delle comete.)
L’urlo più terrificante nella storia d’Italia
Oggi è il 10 giugno ed esattamente 80 anni fa Benito Mussolini, il “Duce”, usciva sul balcone di Palazzo Venezia per annunciare la discesa in guerra dell’Italia a fianco della Germania nazista.
Ecco, c’è un momento di quel giorno, le cui immagini sovente vengono diffuse nei documentari sulla storia italiana e ancor più in occasione di questo anniversario, che trovo ogni volta invariabilmente sconcertante e spaventoso: l’urlo della folla accalcata nella piazza sottostante, la quale, appena Mussolini pronuncia le tragiche parole «la dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia» esplode in un grido da stadio, come ad aver appena saputo di un evento meraviglioso e felice mentre invece sta esultando freneticamente e festeggiando l’inizio di una catastrofica follia, una tragedia che costerà la vita a quasi 500.000 italiani e indescrivibile dolore a milioni d’altri.
Quel grido entusiastico, eccitato, quasi orgiastico, quantunque probabilmente imposto a tanti costretti dai fascisti con le minacce a presenziare nella piazza e “recitare” il copione già scritto, quel suono umano potente, esplosivo al seguito di parole così tragiche che fanno della sua eco la manifestazione acustica non della gioia patriottica ma del terrore più indecente, è una delle cose più terribili, tristi e raggelanti che la storia dell’Italia abbia dovuto registrare.
Sperando che resti l’unico atto di una così empia follia, fosse solo per il rispetto di quel mezzo milione di morti nella cui memoria quella eco rimbomberà sempre, costantemente oltraggiosa e tragica.