Cervino’s Tales!

Cervino’s Tales è un ciclo di interventi in streaming programmati tra oggi e il prossimo 23 aprile per approfondire e ripercorrere la ricchezza culturale oltre che paesaggistica del comprensorio di Cervinia-Valtournenche anche in questo periodo di chiusura e lontananza forzata dal suo celeberrimo paesaggio.

Per sviluppare e realizzare quest’iniziativa, il comprensorio si è affidato all’officina culturale Alpes che, già da alcuni anni, propone e realizza per il territorio ai piedi del Cervino eventi culturali legati alla storia, architettura, cultura e paesaggio locali, in particolare le iniziative legate alla riscoperta del patrimonio architettonico della località di Breuil-Cervinia e la rassegna “Sentieri d’Autore ai Piedi del Cervino”, a cui probabilmente chi frequenta Cervinia avrà avuto modo di partecipare.

Alle Cervino’s Tales parteciperò anche io, giovedì 23 aprile alle ore 17.00, con un live streaming sul tema Breuil, Cervinia, Cervino, Gran Becca: i nomi dei luoghi raccontano la loro storia, col quale vi porterò alla scoperta e, ancor più, alla considerazione della profonda e “inevitabile” relazione che lega Cervinia e il suo paesaggio con i monti che racchiudono la conca del Breuil – Cervino in primis, ovviamente!

Per avere ogni altra informazione sulle Cervino’s Tales e sul calendario degli interventi cliccate sull’immagine in testa al post o qui, oppure visitate il sito di Alpes.

Alpes@Home

Alpes, officina culturale di luoghi e paesaggi del cui team mi onoro di far parte, è un organismo che vive e lavora attivamente anche in questo periodo così particolare, sia nella concezione che nella produzione di attività culturali, al punto che, non potendo venire voi da noi, verremo noi da voi!

Così è nata l’idea di Alpes@Home, piccole ma intriganti classrooms virtuali in cui raccontarsi ed incontrarsi intorno ai variegati temi di cui si occupa Alpes: un programma diversificato, tenuto da vari prestigiosi relatori, che riteniamo utile anche per descrivere cosa significa e comporta la costruzione di un progetto culturale, dall’idea iniziale alla realizzazione finale, e per scambiarsi idee, spunti e riflessioni a tal riguardo in un processo di comunicazione esperienziale condivisa, ancor più significativo in questo momento di pausa e lontananza forzate.

Vi aspettiamo: partecipare è semplice, basta munirsi della piattaforma virtuale Zoom e attendere il nostro invito via email. Qui, oppure cliccando sull’immagine in testa al post, trovate il calendario delle classrooms – colpevolmente, ma inevitabilmente, vi dico tutto questo quando il primo incontro è già avvenuto: chiedo perdono! – tra le cui date troverete anche la mia, della quale vi anticiperò qualcosa prossimamente. Di seguito invece, la presentazione di Alpes@Home da parte di Cristina Busin, presidente di Alpes.

Per qualsiasi altra informazione al riguardo, invece, potete scrivere a info@alpesorg.com.

La vita è bella (forse)

Uno aveva letto sull’Izvestija che la vita è bella, ma pensava che prima o poi ci sarebbe stata una smentita.

(Nikolaj Erdman, Il suicida, 1928, dal Repertorio dei matti della letteratura russa di Paolo Nori – in preparazione – dal cui blog ho tratto la citazione. Le “Izvestija” è questo, per chi non lo conoscesse.)

Preziose mappe geodialettali

In questi giorni, nel “Diario” del suo sito “Stile Alpino”, Michele Comi – mirabile guida alpina valtellinese o, meglio, malenca (della Valmalenco), del quale vi ho già parlato altre volte, qui – si sta impegnando in un lavoro di «restituzione della memoria al dialetto. Indagheremo modi di dire, tempo meteorologico, credenze, toponimi, detti sapienti, espressioni genuine…» e lo fa traendo spunti preziosi dal volume del 2011 Il volgar eloquio – dialetto malenco di Silvio Gaggi, rinomato artigiano/artista della pietra ollare di Valmalenco. Perle di saggezza vernacolare che, come sovente accade con la cultura e i saperi della montagna, nascono tra le vette ma possiedono un valore spaziale e temporale illimitato.

Potete leggere i vari contributi, aggiornati quotidianamente, qui. Ora io ne traggo uno, pubblicato giovedì 19 marzo, che trovo particolarmente affascinante per la sua matrice geo-topografica, che dimostra bene da cosa possa scaturire un senso identitario culturale realmente virtuoso in relazione ai territori abitati e giammai ottusamente ideologico  – come oggi capita spesso in tema di “identità”.
E leggete quanto più potete le cose di Michele Comi, che sono sempre interessanti e illuminanti!

L’Alpe Son (Sun, nel dialetto locale), uno degli alpeggi di Torre di Santa Maria, in Valmalenco. Immagine tratta da qui.

Nella comunicazione verbale il nome di un sito è sempre accompagnato e preceduto da un avverbio di luogo che lo colloca in un preciso ambito territoriale.
Mentre quando si parla in italiano si dice a Sondrio, a Morbegno, in Valmalenco, il dialetto dice sö a ciapanìc, fö a cagnulèt, int a löna, ué ai crestìn, giò a turnadö…
Il dialetto organizza lo spazio partendo mentalmente da un punto che corrisponde al centro del paese, al campanile della chiesa principale. Da qui parte tutto il sistema d’orientamento generale del territorio, attraverso un meccanismo di relazioni geografiche riconoscibili nel linguaggio. Per mezzo della grammatica del dialetto è quindi possibile riconoscere l’appartenenza ad una comunità.
In altre parole, un abitante di Torre di Santa Maria anche quando si trova a Milano continua ad identificare come punto di osservazione il centro del paese, precedendo i nomi dei luoghi con: int, ué, giò... (Voce: Attilio Mitta, Torre di Santa Maria.)

Il coronavirus e la teoria della relatività

Ringrazio di cuore Toni Farina, membro del Consiglio Direttivo del Parco Nazionale Gran Paradiso e storico esponente di Mountain Wilderness Italia, per avermi concesso l’assenso alla pubblicazione di questo illuminante testo, tratto dalla sua pagina Facebook: parole essenziali ma alquanto potenti per questi tempi “eccezionali” in senso negativo, e per territori che eccezionali lo sono sempre, in senso positivo.
La foto è tratta dal corredo di immagini dell’articolo su Facebook.
Buona rapida lettura e buone
prolungate riflessioni!

Noasca, il corona virus e la teoria della relatività

Mi è capitato sui social (e non solo) di polemizzare amichevolmente con gli abitanti delle “terre alte” sul tema “si vive meglio in pianura o in montagna”. Sempre in modo leggero e costruttivo, anche perché il tema a mio parere è abbastanza sterile. E più che altro tutto è (abbastanza) relativo.
Insomma, la relatività non è (solo) una teoria.
Ci pensavo ieri osservando dalla pianura lo straordinario arco di montagne che, complice la giornata super-limpida, si offriva alla vista e alla vita.
Una meraviglia, ma allo stesso tempo una beffa.
Una (sopportabile) sofferenza per noi ammalati di montagna.
Guardare ma non toccare, è però la regola, sancita da un decreto. Regola valida per bimbi e adulti.
Soprattutto adulti…
E allora mi sono venuti in mente i (pochi) abitanti di Noasca, per i quali la regola “non uscire dal proprio comune” assume una valenza particolare. Certo diversa dagli abitanti dei borghi di pianura. Valenza che li accomuna agli abitanti di Locana e Ceresole e, in genere, alla gran parte dei comuni di montagna.
Ma Noasca ha un privilegio (se così si può definire): il territorio del comune si spinge sulla cima del Gran Paradiso.
Da 1000 a 4000 metri!
Noasca. Non offre l’impatto visivo della real Ceresole, con le dentate e scintillanti vette di carducciana memoria. Al contrario, se ne sta lì infossata nella valle, con aggettanti scudi di gneiss che incombono sul campanile.
E quella cascata che pare arrivare da chissà quali altezze.
Da chissà quali mondi.
E suggerisce viaggi. Noaschetta, Ciamosseretto, Roc… Fortunati gli abitanti di Noasca.
Relativo?