Perché ci serve la Natura selvaggia

La capacità di comprendere il valore culturale della natura incontaminata si riduce, in ultima analisi, a una questione di umiltà intellettuale. La superficialità degli uomini di oggi, che hanno già perso le proprie radici con la terra, fa supporre loro di aver già scoperto ciò che è importante; li fa cianciare di imperi economici destinati a durare secoli. Solo lo studioso riconosce che tutta la storia consiste di successive escursioni da un unico punto di partenza, a cui l’uomo ritorna – ancora e ancora – per organizzare sempre nuovi viaggi, alla continua ricerca di una durevole scala di valori. Solo lo studioso comprende perché l’autentica natura selvaggia definisce e dà significato all’impresa umana.

(Aldo Leopold, Pensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pagg.209-210; ed.orig.1949.)

Maria Luisa Delbono, “È sempre lunga la strada per St. Moritz”

Se dovessi citare un territorio alpino e dire di conoscerlo sasso per sasso, o quasi, potrei citare tra gli altri l’alta Engadina. L’ho frequentata per tanti anni, d’inverno e in estate, salendo quasi tutte le sue vette, esplorando le vallate laterali, i passi, i villaggi, percorrendo molti dei suoi sentieri e degli itinerari scialpinistici – ma, sia chiaro, certo non da villeggiante del suo centro più famoso, St. Moritz, la Montecarlo delle Alpi, del cui jet set non potevo giammai ambire di far parte! In ogni caso, per troppi impegni e mancanza di tempo oggi la frequento meno ma, senza dubbio, l’Engadina resta un luogo assolutamente speciale, per il sottoscritto.
Ecco, è stato questo l’impulso principale che ha fissato il mio sguardo e l’attenzione sul libro di cui vi sto per dire, che nel titolo ha quel toponimo che ha reso famosa l’Engadina in tutto il mondo: È sempre lunga la strada per St. Moritz dell’autrice italosvizzera Maria Luisa Delbono, edito lo scorso anno da Dadò Editore, che racconta una – se così posso dire – doppia storia di formazione che tale è anche in senso spaziotemporale, per come sia divisa tra la provincia bresciana, terra di origine di Delbono, e appunto St. Moritz, nonché tra la giovinezza della protagonista principale, Emma, e l’età adulta. […]

(Leggete la recensione completa di È sempre lunga la strada per St. Moritz cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Make America “Piccoletto” & “Pagliaccio che abbaia” Again!

Nel frattempo, l’attuale Presidente della “più grande potenza del pianeta” (?!) e uno dei suoi più stimati candidati alla successione dimostrano perfettamente quale “eccelso” livello politico, culturale e intellettuale abbia ormai raggiunto il “sogno americano” (?!) e come i massimi rappresentanti in carica e (quasi) in pectore della suddetta “più grande potenza del pianeta” (?!) operino con “impegno” per il loro paese

allo Scopo di realizzare una più perfetta Unione, stabilire la Giustizia, garantire la Tranquillità interna, provvedere per la difesa comune, promuovere il Benessere generale ed assicurare le Benedizioni della Libertà a noi stessi ed alla nostra Posterità […]

(Dal preambolo alla Costituzione degli Stati Uniti d’America, 15 settembre 1787.)

P.S.: cliccate sull’immagine per leggere l’articolo relativo su “La Stampa“. Ovviamente il titolo del post richiama lo slogan della campagna elettorale con la quale è stato eletto l’attuale Presidente USA, «Make America Great Again».

14 febbraio, una data troppo importante!

Be’, accidenti… in una giornata così significativa per tutti e ovunque nel mondo, non posso certo esimermi dal dire e scrivere qualcosa al riguardo!
No, non posso, troppo importante la data!

Dunque: oggi, 14 febbraio, si festeggia…

…la nascita di Christopher Sholes, inventore statunitense nato oggi nel 1819 a Mooresburg, Pennsylvania, il quale nel 1873 ha ideato la tastiera QWERTY. Sì, proprio quella in uso sulla gran parte delle tastiere alfanumeriche di computer, smartphone, tablet e strumenti di scrittura esistenti oggi – con alcune ovvie varianti che la adattano ai segni grafici in uso in alcuni alfabeti nazionali. L’avete probabilmente davanti a voi e la starete guardando in questo momento, suppongo.

Christopher Sholes e una delle prime macchine da scrivere dotate della tastiera da lui inventata. [Photo credits: George Iles, “Leading American Inventors”. H. Holt and company, 1912; pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3557465.%5D
Insomma, un personaggio fondamentale, grazie al quale tutti noi oggi scriviamo nel modo in cui scriviamo quando usiamo una tastiera a tasti o touchscreen ovunque essa si trovi.

Ecco.
Ve lo dicevo che oggi è una giornata veramente importante per tutti! O no?

Il ritratto di Putin

Questo nostro povero mondo non va così bene come dovrebbe e potrebbe andare per numerosi motivi, uno dei quali, e tra i più importanti, è il fatto che molti “leader” di potenze più o meno grandi di presentano e si credono forti quando invece tale messinscena è funzionale a nascondere la loro effettiva debolezza, e di conseguenza a giustificare l’autocrazia oppressiva nella quale inevitabilmente trasformano il loro potere, altrimenti fragilissimo e privo di qualsiasi concreta influenza.

Esempio ottimo in tal senso è il Presidente della Russia, Vladimir Putin, che in molti fuori dai confini russi ritengono un “grand’uomo”, un modello politico e ideologico, un “condottiero” amato dal suo popolo e che ad esso non porta che grandi benefici, il “nuovo zar di tutte le Russie” eccetera. E anche dentro i confini russi ci dicono sia così, ufficialmente: peccato che poi i sentimenti del suo popolo sembra siano ben diversi, e il sublime video che l’Agi pubblica in questo articolo – nel quale trovate tutti i riferimenti al riguardo – ne è prova lampante, oltre che dimostrazione dell’affascinante, inquieto, nobile, contraddittorio e certamente peculiare spirito antropologico della nazione russa, del quale ho già scritto di recente qui nel disquisire di un libro che di Russia e di russi d’un tempo e di oggi racconta. E proprio nella grande letteratura russa dell’Otto-Novecento è sempre ben presente e narrativamente sviscerato il tipico sentimento nazionale russo: ri-cito ad esempio Tolstoj, che riguardo il suo popolo scriveva che: «Noi non vogliamo prendere parte al peccato del governare», atteggiamento nobilissimo che tuttavia non ha impedito di trovare campo libero ai peggiori e più biechi tiranni, un tempo come oggi.

Ecco, per dire insomma che nella storia della civiltà umana poco è cambiato, e in tempi lontani come oggi e certamente nel futuro di colossi dai piedi d’argilla (come già Diderot definì proprio la Russia più di due secoli fa) ce ne sono a iosa. E di quanti danni possano fare ai territori dei quali si arrogano i diritti di egemonia e controllo dovremmo tutti esserne ben consci. Ma si sa, come affermò Antonio Gramsci, che la storia è una maestra che hai dei pessimi alunni, o forse non ne ha proprio più, e giammai tra i potenti piccoli o grandi del pianeta.