D’Annunzio, 155 anni

Comunque, oggi sono 155 anni dalla nascita di Gabriele D’Annunzio.
Il quale resta, al di là del bene e del male (lo scrivo in senso nietzscheano, soprattutto), uno dei più grandi italiani di tutti i tempi.

(Consiglio: se non l’avete già fatto, fatevi un giro nel magico mondo dannunziano del Vittoriale degli Italiani. È un luogo unico, sotto ogni punto di vista.)

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La vita è una ruota (che gira nella spazzatura!)

A considerare questa emblematica illustrazione (presa da qui), e a leggere quanto rilevato e denunciato dalle principali organizzazioni ambientaliste circa la quantità di immondizia, soprattutto plastica, che noi umani – razza più intelligente e avanzata del pianeta, ricordo – gettiamo nei corsi d’acqua e nei mari della Terra (8 milioni di tonnellate all’anno, attualmente), mi torna in mente un motto dannunziano non così fuori contesto come potrebbe sembrare (al di là delle solite bieche strumentalizzazioni che subì), almeno nel senso assoluto: io ho quel che ho donato. Motto che il Vate fece proprio ma che in verità è la traduzione di un emistichio del poeta latino Rabirio, contemporaneo di Augusto, citato da Seneca nel VI libro del De beneficiis:”Hoc habeo quadcumque dedi”, il quale si può interpretare con qualcosa del tipo “tutto quanto si dà, prima o poi torna indietro”. A tal riguardo se è lapalissiano che si può dare solo ciò che si ha, e se questa cosa vale in senso pratico e, anche più, in senso concettuale, viene drammaticamente triste ritenere che noi umani – razza più intelligente e avanzata del pianeta, ribadisco – diamo al mondo che abbiamo intorno e abitiamo ciò che siamo, cioè la nostra effettiva sostanza. Ovvero, della gran nociva e letale spazzatura. La quale, poi, dopo aver avvelenato mari e oceani, inesorabilmente torna indietro ad avvelenare noi.

Ma, a quanto pare, a giudicare dai dati sulla quantità crescente di rifiuti nei mari e alla faccia dei tanti buoni propositi ecologisti che ci piace tanto sentire e poco o nulla praticare, questa cosa proprio non la capiamo. Evidentemente, quella stessa sostanza che buttiamo nei mari ci riempie pure la testa, ormai.

Il cretino “acculturato”, ovvero: se al giorno d’oggi la “cultura” diventa espressione di sostanziale ignoranza

Gironzolo sul web, tra i siti delle testate d’informazione nazionali… Su Repubblica.it, un link mi indirizza a una pagina piuttosto allettante per (credo) qualsiasi appassionato di letteratura: Conosci D’Annunzio? Partecipa al test online!
Arrivo nel sito web de Il Centro, quotidiano di Pescara (città natale di Gabriele D’Annunzio, appunto), sulla pagina dal quale si può affrontare tale test, che così viene presentato:

È il simbolo di Pescara e di tutto l’Abruzzo, ma in pochi conoscono veramente chi era e cosa ha fatto Gabriele D’Annunzio. Il nostro giornale ha effettuato un’inchiesta nelle scuole. Il risultato è che i ragazzi sanno poco del Vate. E voi quanto ne sapete? Scopritelo rispondete a queste domande, ma senza usare Google…

Faccio il “test” (se volete affrontarlo anche voi, cliccate sull’immagine qui sotto) e resto basito: quattro domande, le più ovvie, banali e insulse che si possano fare su D’Annunzio, alle quali chiunque – e ribadisco chiunque – abbia un minuscolo pulviscolo di conoscenza della storia e della cultura italiana, ovvero molto meno di quanto si insegna a scuola e dei relativi ricordi che, dunque, si possono avere di ciò, risponderebbe senza alcun problema!
Rispondo, ed ecco il messaggio finale:

Conosci_DAnnunzio_image

Come?!?!? Per queste quattro stupidaggini io conoscerei la storia di D’Annunzio??? Ovvero – è conseguenza indiretta ma nemmeno troppo! – se rispondo correttamente alle domande poste io sarei acculturato, o comunque più acculturato di chi invece è talmente ridotto male, intellettualmente e culturalmente, da non aver risposto in modo corretto?

Oohmmamma! Se questo è un test con il quale ci si possa dire “conoscitori” di uno dei più importanti personaggi della cultura italiana, siamo veramente, ma veramente messi male!
E in effetti lo siano proprio tanto, messi male, dal punto di vista culturale… Dacché io credo – o temo, ma la mia è già una ferma convinzione – che tali prove di cultura siano la conseguenza inevitabile del drammatico deperimento del livello culturale diffuso nel paese, e con ciò intendo ovviamente non solo quello di diretta derivazione scolastica. Veramente chi non saprebbe rispondere a quelle domande sarebbe immeritevole di dirsi italiano, e ho i brividi a pensare che ve ne saranno non pochi, in tale condizione.
Tuttavia io vedo in questa cosa anche qualcosa di più: vedo anche il trionfo della pseudo-cultura conformata, indotta e imposta dalla TV (così ben esemplificata dai quiz che tanto vanno oggi in televisione, quelli che elargiscono montagne di soldi a emeriti ignoranti che indovinano le risposte a caso o per altre evenienze incidentali, non certo per propria cultura, preparazione e/o erudizione!), l’apoteosi del generalismo più sfrenato, della presunzione di credersi istruiti e colti quando in realtà si è ignoranti, della convinzione ottusa di conoscere due nozioni (banali) in croce e dunque di sapere tutto e invero di non sapere un bel niente di culturalmente e autenticamente utile.
E’ la non-cultura tanto sognata, ricercata e imposta dai poteri dominanti, la tabula rasa mentale necessaria a imporre i sistemi politici (e non solo, ovviamente) vigenti alla quale di contro concedere solo qualche falso e innocuo barlume di “sapienza”, giusto per farci ritenere di essere intelligenti, istruiti e colti, appunto… E’ la condizione perfetta, insomma, affinché l’Italia si possa meritare i governanti (politici e non, ribadisco) che si ritrova. Non dimenticatelo mai: nulla succede per caso o per sfortunata coincidenza, in questo nostro mondo distorto!
In realtà, basterebbe aprire meglio gli occhi e, per conseguenza pressoché automatica, la mente in modo da rimettere in virtuoso circolo il pensiero, per sconfiggere qualsiasi ignoranza più o meno indotta, smettendola con gli abbindolamenti televisivi e mediatici in genere, e col bersi pedissequamente tutto quanto ci venga propinato e in casi del genere, appunto, spacciato per cultura. La vera cultura è ben altra cosa, e ben più disponibile e facile da ottenere: basta leggere un buon libro, ad esempio – e D’Annunzio è una lettura indispensabile per chiunque si voglia consapevolmente definire “italiano”.
E il bello è che scrivono pure “ma sei sicuro di non aver usato Google?“! Un’annotazione a dir poco offensiva! Tzè!