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Tag: facebook
Buone letture utili al cammino #1

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Egovirus

Poi, certo, si tratta di un circolo per nulla virtuoso che i media s’impegnano assai a far girare in modo così pericolosamente vorticoso (clic), ma da certe figure di cultura evidente ci si dovrebbe aspettare una maggior attenzione e sagacia, quanto meno. Ecco.
In ogni caso, la parola al professor Capizzi:
In questi tempi in cui epidemiologi e virologi di più o meno chiara fama si affannano a sostenere le tesi più disparate su qualsiasi mezzo di comunicazione che permetta di soddisfare il loro ego e desiderio di visibilità e fama, non posso non ricordare una citazione di Henri Poincarè: “Dubitare di tutto, o credere a tutto, sono due soluzioni altrettanto comode, che ci dispensano entrambe dal riflettere.” Ricordo la fine degli anni 80 del secolo scorso quando la scoperta dei superconduttori ad alta temperatura critica aveva spinto chimici e fisici ad abbandonare quanto stavano facendo, più o meno bene, per rincorrere il treno in corsa cercando di salirci prima che avesse preso troppa velocità. Ne conseguirono una marea di articoli, una grandissima parte degni di oblio, e una corsa a enunciare la propria Verità su giornali e radio pubbliche e private prima che su riviste e congressi scientifici. Infatti, allora come ora, era molto più facile fare osservazioni e dichiarazioni senza contraddittorio, piuttosto che su riviste scientifiche soggette a “peer review” o a congressi scientifici di fronte a sostenitori di tesi diverse. Ricordo poi un’altra citazione di Henri Poincarè “La scienza è fatta di dati, come una casa di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa” solo per far notare che attualmente i dati stessi sul Covid sono incerti, presi con metodiche non omogenee, quando non ignote, in disaccordo spesso fra loro. Pertanto fare dichiarazioni pubbliche in questo campo è spesso solo un modo per cercare una facile ma effimera pubblicità, nel migliore dei casi, non certo per contribuire a una divulgazione scientifica basata su una ricerca che si dovrebbe supporre essere almeno seria.
Senza paghetta
Non so se pure questa cosa sia una sorta di effetto collaterale del coronavirus, fatto sta che ultimamente sui social circolano più di prima – mi sembra – richieste di “amicizia” equivoche: alcune che quanto meno tentano di darsi un certo tono, in ciò che offrono, altre invece più dirette e esplicite. Però quella qui sotto, ricevuta di recente, è sicuramente parecchio, ehm… suggestiva:

«Senza paghetta» ha scritto!
Ma che teeeenera! Vero?
Be’, anche no, ovvio, ma di certo lo pensano i reggenti dei social, ai quali è pressoché inutile segnalare pagine del genere, scaltramente allusive ma non troppo così da evitare censure, visto che rappresentano una bella fetta del loro guada… anzi, della loro paghetta. Già.
Prosopopea

In questi giorni, in tv, mi ha colpito ********** che ripeteva la parola “scrittore” assumendosi il ruolo di chi ci spiega che cos’è uno scrittore, e mi ha colpito il modo di ********* di parlare del suo nuovo disco. La parola che mi è venuta in mente in entrambi i casi è: Prosopopea. Nel primo caso seria, solenne, quasi enfatica. Nel secondo, irriverente, autoironica, ma non meno boriosa. Prosopopea è pròsopon= persona e poieo=fare. In entrambi gli esempi, ciò che mi ha più attratto (negativamente, non lo nascondo) è la personificazione di un sé astratto attraverso un sé reale. La rappresentazione di se stessi, insomma. Chi si autorappresenta associa a un senso di inadeguatezza un narcisismo quasi patologico. E’ ancora in quella fase adolescenziale in cui deve illustrare se stesso. E lo fa con la tutela di un successo che ne perdona le arroganze. Lo dico in generale, perché scrittore e musicista citati (che, ammetto, non amo) sono solo due esempi.
Da un post di Grazia Verasani pubblicato sulla propria pagina facebook (nel 2016, ma resta inesorabilmente attualissimo), ripreso dall’amico Paolo Ferrucci sulla sua, con le cui osservazioni mi trovo mooooolto d’accordo anche perché mi fanno tornare in mente questa cosa qui, cioè che sarebbe quasi il caso di pubblicare i libri senza i nomi degli autori sulla copertina – una cosa alla quale il pensiero mi ritorna spesso per come mi sembri, non sempre ma spesso, alquanto sensata. Che poi può valere anche per i dischi, ovvio, ma per i libri soprattutto, io credo.
Ah, i nomi dei due personaggi citati da Grazia Verasani, lo scrittore e il musicista, li ho tolti per rispetto – diciamo così – in quanto soggetti di osservazioni non mie, ma ovviamente li trovate “in chiaro” nelle pagine facebook sopra linkate.