L’oroscopo perfetto

Quando l’oroscopista (o come diavolo si chiami) finalmente si capacita del fatto che sia inutile star lì tutti i giorni a inventarsi dodici fregnacce quando ne basta una per tutti e amen, a posto così che tanto è uguale.
Ecco.

(Oroscopo pubblicato sulla versione cartacea de La Provincia Pavese di oggi, via nonleggerlo/Cesare Marise.)

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Per la verità, dalla parte opposta

E comunque, quando vi pare di avere davanti la “verità” su qualcosa di cui dubitavate o della quale cercavate risposte, provate lo stesso a girarvi e guardare dalla parte opposta. Non è detto che la “verità” sia sempre lì dove credete che possa e debba essere, anzi: forse capita più spesso che sia proprio dove non credereste mai di trovarla. Anche perché, io credo, la vera “verità” non si dovrebbe mai smettere di cercarla un po’ ovunque, senza mai aspettarsi di trovarsela sempre davanti.

Non è mero relativismo, questo, proprio per niente: è semmai l’antropologica e indispensabile evidenza che non si smette mai di imparare qualcosa, dacché di “verità assolute” non ne esistono affatto se non nella mente di chi vuole smettere di conoscere e sapere, ovvero in chi rinuncia a essere quella creatura intelligente – nel senso più pieno del termine – che l’uomo dice e pretende di essere, basando tale pretesa su “verità” sovente prive d’alcun fondamento.

Il viaggiatore è il viaggio!

Si usa spesso citare quel noto adagio che dice “Il viaggio è la meta”; meno si cita il pur altrettanto noto Pessoa che in tema, ne Il libro dell’inquietudine, scrisse “I viaggi sono i viaggiatori”. Tuttavia, se il “vero” viaggio si ha non tanto quando è il viaggiatore a visitare un luogo ma viceversa quando è il luogo a “visitare” il viaggiatore – a entrarvi dentro, a penetrare a fondo nel suo animo esattamente come egli s’addentra per le sue vie o nel suo paesaggio – dunque quando la simbiosi tra luogo e viaggiatore è intensa e vibrante (il che a mio modo di vedere significa realmente visitare un luogo, nel modo più completo), allora come Pessoa, più di Pessoa, mi viene da dire che il viaggiatore è il viaggio. Perché non c’è viaggio “vero” la cui meta non sia dentro di chi lo compie, e in tal modo continui oltre l’ambito geografico, senza limiti effettivi e, per giunta, chiudendo idealmente il solco circolare tracciato in principio dal grande poeta portoghese in un moto, anzi, in un viaggio perpetuo d’un viaggiatore che, altrettanto idealmente, tale è sempre.

I romanzi d’amore non servono a nulla (Björn Larsson dixit)

Ho sempre anche detto, e ugualmente lo ripeto, che non scriverò mai romanzi d’amore. Mi chiedo seriamente se servano a qualcosa. (…) So perfettamente che la letteratura non ha come unica funzione di insegnarci a vivere concretamente. Resta che non può insegnarci ad amare meglio. (…) L’essenza della letteratura è essere l’espressione della libertà umana. E l’amore, appunto, non è l’espressione della libertà. Ecco la ragione profonda per cui i romanzi raccontano l’amore infelice e tragico. Quel che raccontano non è solo l’amore. E’ anche la lotta tra il bisogno d’amore e il bisogno di libertà. In questa lotta, non c’è mai vincitore.

(Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea, Milano, 2007, pag.92)

Scommetto che molti, tra lettrici e lettori, non saranno d’accordo con quanto afferma il grande scrittore svedese, soprattutto quando sostiene che “la letteratura […] non può insegnarci ad amare meglio.” Beh, non entro nel merito di tale questione; tuttavia, riflettendo sulle parole di Larsson, mi viene da pensare quanto sia effettivamente difficile trasporre su carta, attraverso parole mai troppo numerose per la bisogna e mai, temo, sufficientemente esplicative, un sentimento umano talmente grande (sotto ogni punto di vista) quale è il vero amore e, pure, talmente ambiguo, al punto che viverlo intensamente è segno di massima libertà e, al contempo, negazione della libertà stessa. Ma anche su ciò molti potrebbero obiettare… ecco perché, in fondo, ho voluto citare tali parole di Larsson: perché, come lui, resto filosoficamente agnostico, al riguardo.

Tra lettore e scrittore nessuno può uscirne indenne (Björn Larsson dixit)

La letteratura deve essere un viaggio da cui non si ritorna gli stessi di quando si è partiti. Il lettore che va a comprare il biglietto allo sportello della letteratura, deve osare prendere la sola andata. Lo scrittore, da parte sua, deve rifiutarsi di vendere biglietti di andata o ritorno o viaggi organizzati. Se la letteratura va in crociera non è per fare il giro del mondo e per mostrare al ritorno le diapositive. E’ il contrario che girare in tondo. E’ fare cabotaggio e non trasporto merci di linea. (…) La letteratura, come il vero viaggio d’avventura, deve essere un incontro con l’altro da cui non si esce indenni. Sia il lettore che lo scrittore devono mettersi nei panni altrui e rischiare di diventare altro, esattamente ciò che rifiutano di fare i fanatici e gli integralisti di tutte le specie. Non può essere una fuga: fuggire significa comunque approdare da qualche parte, dove bisogna anche cercare di vivere. L’identità della letteratura non è basata né sul diritto di sangue né su quello della terra, ma su quello del cuore.

(Björn Larsson, Bisogno di libertà, Iperborea, Milano, 2007, pag.198)

Ha ragione, Larsson: leggere un buon libro è come affrontare un bel viaggio, e i viaggiatori autentici non sono tanto quelli che visitano i luoghi in cui giungono, semmai quelli che si fanno visitare da quei luoghi. Ugualmente, il lettore autentico è colui che nel libro vi penetra dentro al punto da far che il libro entri dentro lui. Solo in tale condizione la lettura può dirsi compiuta, il lettore definirsi veramente tale e lo scrittore ritenere raggiunto il fine massimo per cui scrivere un libro. Nessuno dei due può uscirne indenne, appunto; entrambi devono venirne fuori cambiati da come erano prima – della scrittura e della lettura. Altrimenti leggere libri diventa un meraviglioso esercizio fine a sé stesso, infinitamente migliore di tante altre attività ma mai totalmente compiuto e dunque potenzialmente sterile.

P.S.: cliccate sulla copertina per libro per leggere la personale recensione di Bisogno di libertà.