Tutto quel che serve in uno zaino, e basta (Jack Kerouac dixit)

Volevo procurarmi uno zaino completo, con il necessario per dormire, ripararmi, mangiare, cucinare, insomma cucina e camera da letto da portare in spalla, e andarmene chissà dove e trovare una solitudine perfetta e contemplare il vuoto perfetto della mia mente ed essere del tutto neutrale rispetto a qualunque idea e tutte.

(Jack KerouacI vagabondi del Dharma, traduzione di Magda de Cristofaro, Mondadori, 1961-2006.)

La visione di Kerouac è sovente anche la mia, lo ammetto: tutto in uno zaino messo in spalla, tutto ciò che serve per la vita ovvero il proprio mondo da portarsi appresso ovunque e via, nella libertà più assoluta data anche dal sapere di non aver bisogno d’altro, di avere già con sé ciò che serve d’indispensabile per vivere e, se servirà altro, nel luogo o nei luoghi in cui si giungerà, si vedrà il da farsi. E con la mente vuota delle troppe cose inutili e francamente insensate alle quali tocca pensare nella quotidianità, così da poter essere finalmente colmata di pensieri veramente importanti, anche perché veramente liberi.
Un’utopia? Forse sì. Oppure, forse, solo l’ennesima utopia che si ritiene tale perché non si hanno la volontà e il coraggio di realizzarla.

(Nella foto: Jack Kerouac fotografato a Tangeri nel 1957 da Allen Ginsberg. Fonte: qui.)

Un’Odissea nello spazio lunga 50 anni… questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

Questa sera, 9 aprile duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 10a puntata della stagione 2017/2018 di RADIO THULE, intitolata “2018: Odissea (continua) nello spazio“.

Lo scorso lunedì 2 aprile si sono celebrati i 50 anni dalla prima proiezione (avvenuta a Washington il 2 aprile 1968, appunto) di uno dei film più famosi di sempre, 2001: Odissea nello spazio, considerato il capolavoro di Stanley Kubrick, una pellicola con scene che sono diventate parte integrante dell’immaginario collettivo della società contemporanea.
Ma 2001: Odissea nello spazio non è stato e non è soltanto un bellissimo film di fantascienza, non solo un capolavoro di immagini ed effetti speciali e non semplicemente un’opera che ha cambiato il modo di fare cinema. In verità il film di Kubrick possiede infinite chiavi di lettura culturali, scientifiche, sociologiche, filosofiche, addirittura teologiche, al punto che inevitabilmente la sua conoscenza e la riflessione al riguardo finisce per essere una dissertazione sul mondo che viviamo, su di noi che lo abitiamo e su alcune delle domande fondamentali che l’uomo si pone da sempre e sempre si porrà sul senso della vita, sull’Universo, su sé stesso e sul futuro del genere umano – senza contare poi come questa grande profondità tematica del film si rifletta tutt’oggi anche attraverso la sua vastissima influenza culturale e con i rimandi alla pellicola presenti un po’ ovunque, dalla musica alla TV, alla tecnologia e persino nel diritto.

RADIO THULE in questa puntata vuole dunque celebrare a suo modo i 50 anni di 2001: Odissea nello spazio portandovi alla scoperta di opinioni, retroscena e curiosità sul film che vi sorprenderanno e intrigheranno. Perché in fondo, un monolite nero lo abbiamo tutti, da qualche parte…

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, quiStay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
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(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

Ora dico la mia sulla “questione sacchetti”!

Ok: a questo punto, visto che tutti dicono la loro, anch’io voglio dire la mia sulla “questione sacchetti.

I Sacchetti sono un’antica famiglia nobile fiorentina (il cui stemma vedete lì sopra) nota almeno dal XIII secolo, e forse anche sin dall’XI con un Isacco o Isacchetto che dette il nome al casato, citata nel XVI canto del Paradiso di Dante. Accumulò ingenti ricchezze (anche in proprietà immobiliari, opere d’arte e reperti archeologici) con la mercatura e l’attività bancaria, ricoprendo varie cariche nella città di origine e acquisendo il titolo aristocratico di marchese nel 1594 con Matteo. Attuale primo discendente della famiglia è Urbano, IX marchese di Castelromano.
Ovviamente, tali Sacchetti sono assolutamente, ineluttabilmente, tafonomicamente biodegradabili.

Questo è quanto. Bisogna sempre dire come stanno veramente, le cose! E se tale verità pur inoppugnabile non vi sta bene, andate a quel paese! Sì, al paese di Treglio, intendo dire, e visitate in particolare una delle sue frazioni. Ok?

Tutto il resto al riguardo sono fregnacce. Ecco.

L’ormai costante mood personale, quando gironzolo per i social…

Ecco. Proprio così (“ringraziando” Roy Lichtenstein!)
E vale sempre più per molti altri media d’informazione, anche.
Scriveva bene (per l’ennesima volta) Ennio Flaiano, ben prima dell’avvento del web:

La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé.

Il che, peraltro, è assai emblematico di come molta stupidità, paradossalmente, si alimenti di “progresso”, ovvero di quanto certo “progresso” sia sovente funzionale a molta pandemica stupidità.

Pie blasfemie

Trovo sempre alquanto spassoso, se così posso dire, constatare come in molte zone nelle quali la devozione popolare cattolica sia ancora oggi assai radicata, quanto meno a livello di partecipazione pubblica – e non mi riferisco alle sole messe domenicali ma a tutta la pletora di riti, celebrazioni, processioni, pellegrinaggi e via discorrendo – sia tutto un gran mitragliare di bestemmie, di varia forma e coloritura ma di indubitabile empietà. Ricordo un episodio in particolare, parecchi anni fa durante una processione in un villaggio di montagna nella quale ero capitato per caso, con gli incaricati al trasporto sulle spalle d’una pesante statua della Madonna che se l’erano caricata addosso a colpi di sonore bestemmie dacché qualcosa nella struttura del sacro trabiccolo non era dritto come doveva essere. Ci fosse stato lì Federico Fellini, ne avrebbe ricavato una prodigiosa scena per qualche suo film, con buona pace del prete ivi presente nonché della legge vigente in materia…
Una cosa molto spassosa, già, tanto quanto assolutamente emblematica del senso di quella “devozione” religiosa, a ben vedere.

Detto ciò, lasciatemi sancire che i tizi qui accanto, obiettivamente, sono dei geni. E il bello è che non sono nemmeno veneti o toscani! (Cassano Spinola è in provincia di Alessandria, per la cronaca.)