Siete proprio sicuri?

Comunque, secondo me, in buona sostanza (e col massimo rispetto delle scelte di chiunque, sperando siano realmente libere), elargire consapevolmente il proprio 8×1000 alla chiesa cattolica per “opere di bene” è come pagare la benzina al malvivente che dopo averti distratto ti ha rubato l’auto perché con essa nel fuggire non resti a secco. Già.

P.S.: il piccolo ma perfetto “spot” donzaukeriano che vedete lì sopra, opera della premiata coppia Pagani & Caluri, è del 2010 ma resta assolutamente valido, oggi – il che è parecchio emblematico riguardo al tema sopra citato. Per il resto, cliccate qui.

S-mascherare (l’insulsaggine)

Insomma, il dibattito fondamentale che in questi giorni infiamma (sic) la “grande” politica italiana, i suoi più “prestigiosi” leader e le “intellighenzie” delle segreterie di tutti i partiti, tanto da finire a caratteri cubitali su alcuni dei maggiori quotidiani nazionali (quello lì sopra, ad esempio), è la mascherina.

Cioè, quando togliersela. Se il primo luglio o il cinque o il quindici o che altro.

Già.

Caspita!

Un dibattitone, proprio, di livello politico altissimo.

Be’, a me torna in mente (permettetemi l’immodestissima autocitazione) quanto scrissi più di un anno fa, ancora in piena “prima ondata” pandemica, riguardo invece a come una mascherina speciale, insonorizzante, sarebbe da far portare il più a lungo possibile a certi personaggi pubblici. Altro che fino a metà luglio o pure prima!

Ecco.

Dicevamo?

[Immagine tratta da dirittiglobali.it, cliccateci sopra per visitare la fonte originaria.]

L’Italia è stato il decimo maggior esportatore di armi al mondo, vendendo soprattutto aerei militari (1.439) e navi (796): ha esportato il 2,2 del totale delle armi vendute. I paesi che hanno ricevuto le maggiori quote di armi dall’Italia sono stati Turchia (18 per cento), Egitto (17 per cento) e Pakistan (7,2 per cento).

(Fonte della citazione: qui; fonte originaria dei dati: qui.)

P.S.: quello che penso della vicenda di Giulio Regeni l’ho scritto qui, di recente. Altri post pubblicati nel blog riguardo questa ed altre simili questioni li trovate qui. Cliccando sull’immagine potrete invece saperne di più sulla storia dell’omicidio di Giulio Regeni.

Una croce diabolica sul Monte Baldo

«È cosa comune l’errare; è solo dell’ignorante perseverare nell’errore» scrive Cicerone nelle Filippiche: affermazione che precede quella più d’uso comune, oggi, che indica il perseverare nell’errore come atto diabolico. Be’, quale iniziativa più rappresentativa e consona a queste antiche saggezze se non l’ostinarsi nel piazzare in cima alle montagne orribili manufatti di varia natura e imponenza a forma di croce?

Iniziativa vergognosa, biecamente strumentale, oltraggiosa sotto ogni punto di vista e, per paradosso d’altro canto culturalmente congenito all’ambito dal quale proviene, svilente il concetto stesso di “fede”. E altrettanto rappresentativo dell’ignominia di queste opere è il progetto della croce, alta ben 18 metri, che si vorrebbe piazzare su una delle sommità del Monte Baldo. Uno scempio assoluto, materialmente e immaterialmente ovvero nel senso, nel concetto, nei principi alla base di queste realizzazioni, alle quali da tempo, nel mio piccolo-piccolo, mi oppongo in ogni modo – potete leggere qui, ad esempio, una mia iniziativa al riguardo e qui un altro articolo sul tema.
Veramente i credenti (?) pensano di promuovere e salvaguardare il proprio credo (?) con cose del genere, così primitive, così insulse, prepotenti e infestanti? Un’assurdità totale, ribadisco, anche e soprattutto dal punto di vista religioso.

Invito chiunque tenga alla salvaguardia dei territori di pregio che abbiamo a disposizione, all’ambiente, al paesaggio, alla sua bellezza, alla valenza culturale e alla relazione fondamentale che possiamo e dobbiamo avere con esso, a firmare la petizione attiva sulla piattaforma Change.org (anche cliccando sull’immagine in testa a questo post) per fermare quel folle progetto nonché, mi auguro, ogni altro simile in qualsiasi altro luogo. Questo sì, è un atto sacrosanto da compiere, e un’azione di alto valore civico e culturale. O se preferite, più semplicemente, di umanissimo buon senso, ecco.

Giulio Regeni

Da qualsiasi parte la si osservi, e soprattutto da un punto di vista scevro dalle solite imbecilli strumentalizzazioni ideologico-partitiche all’italiana, la vicenda dell’assassinio di Giulio Regeni è veramente tanto sconcertante quanto ignobile. Ciò che è stato palese fin dall’inizio, cioè la corresponsabilità del regime egiziano – forse pure come mandante dell’omicidio – è ormai diventata indubitabile con gli ultimi sviluppi del caso e con il rifiuto pressoché assoluto dell’Egitto di riconoscere gli elementi probatori emersi durante le indagini.

La realtà dei fatti è chiara: un paese che si considera “amico” dell’Italia si permette di far rapire, torturare e uccidere un cittadino italiano in Egitto per ragioni di studio e ricerca, e poi di creare innumerevoli ridicoli depistaggi pur di confondere le indagini, prendendo platealmente in giro le istituzioni giuridiche italiane. Non è tanto e non solo la sostanza del caso in sé ad apparire sconcertante ma è come l’Egitto si è permesso di agire al riguardo, l’atteggiamento ignobilmente strafottente che dimostra metodi da turpe regime autoritario anche con paesi che la geopolitica ordinaria considererebbe “amici”.

Be’, voi lo vorreste un “amico” così?

Se credete come me di no, converrete pure che l’Italia dovrebbe prendere provvedimenti assolutamente risoluti verso l’Egitto, e non certo limitandosi all’atto – formale e nulla più nel concreto – del ritiro dell’ambasciatore. Se si è oggetto di un trattamento così spregevole, e se nessun tentativo di opporre la ragione dei fatti alla bieca ipocrisia ha successo, che il trattamento di risposta sia lo stesso. Amen.