Domani, 25 maggio alle ore 15, sarò a Osio Sopra (Bergamo) per partecipare a una tavola rotonda sull’impatto che la progettazione del territorio, in chiave turistica e non solo, ha sull’ambiente e sulle comunità, nella quale interverranno alcune importanti realtà per presentare le proprie esperienze di azione e di progettazione partecipata nei rispettivi territori urbani, alpini e appenninici.
Sono temi da conoscere e sui quali è sempre più importante dibattere in maniera collettiva, in modo da ricavarne le opinioni più consapevoli possibili e così elaborare gli strumenti culturali e civici per partecipare al loro sviluppo nello spazio – ovvero nei propri territori – e nel tempo.
Trovate tutte le info del caso nelle locandine (cliccateci sopra per ingrandirle) e, per saperne ancora di più, date un occhio qui.
[Veduta panoramica e “didattica” del Sasso Nero, tratta da www.paesidivaltellina.eu.]Il Sasso Nero è una delle montagne più particolari della Valmalenco. Non è affatto tra le più alte (“solo” 2921 m mentre a poca distanza ci sono il Bernina e il Disgrazia con le loro alte quote e le più spettacolari imponenze morfologiche) ma ha un corpo parecchio articolato, poliedrico, con un’alternanza di pendii rocciosi e di ganda, canaloni di varia foggia, pianori erbosi, la cui sommità, facilmente raggiungibile, offre uno dei panorami più ampi e grandiosi della Valmalenco e delle Alpi lombarde, anche in forza della sua posizione centrale nell’arco dell’alta valle.
È una montagna (il cui oronimo deriva dal colore scuro delle sue rocce) poco appariscente rispetto a molte altre circostanti ma che offre bellezze e fascini notevoli, a volte inaspettati e per questo sorprendenti. E che rischiano di essere persi per sempre, visto che pure quassù si vuole imporre con la forza un nuovo impianto sciistico del comprensorio di Chiesa Valmalenco: una nuova seggiovia quadriposto «destinata al freeride, cioè allo sci fuoripista su neve fresca, in un versante dove la neve fresca, semplicemente, non c’è» come si legge in un comunicato di Mountain Wilderness Italia che trovate qui.
[Una porzione del rinomato panorama visibile dalla vetta del Sasso Nero, qui verso nord sulle cime più alte del Bernina. Immagine tratta da lemontagne.net.]Ne scriverò anch’io a breve perché, da quanto se ne può ricavare, si palesa un ennesimo intervento illogico (come accennato, il versante sul quale verrebbe realizzato è rivolto a sud in pieno Sole e non potrà mai garantire quantità e qualità dell’innevamento, nonostante le quote) e assurdamente impattante sul paesaggio della montagna e sulla sua bellezza peculiare. Doti che, al solito, a quelli che propongono tali progetti – e che sovente si propongono come “valorizzatori” dei territori sui quali intervengono – non interessano nulla.
Nota finale al riguardo: sulla croce di vetta del Sasso Nero è posta una targa con la scritta «Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono». Si tratta di una frase del celebre poeta inglese William Blake, che visse tra Settecento e Ottocento: parole che forse allora avevano un senso e un valore mentre oggi, in numerosi casi, quando le montagne e certi uomini s’incontrano accadono cose parecchio brutte. Purtroppo.
Domenica prossima 25 maggio, alle ore 15, sarò a Osio Sopra (Bergamo) per partecipare a una tavola rotonda sull’impatto che la progettazione del territorio, in chiave turistica e non solo, ha sull’ambiente e sulle comunità, nella quale interverranno alcune realtà che presenteranno le proprie esperienze di azione e di progettazione partecipata nei rispettivi territori urbani, alpini e appenninici.
Sono temi da conoscere e sui quali è sempre più importante dibattere in maniera collettiva, in modo da ricavarne le opinioni più consapevoli possibili e così elaborare gli strumenti culturali e civici per partecipare al loro sviluppo nello spazio – ovvero nei propri territori – e nel tempo.
Trovate tutte le info del caso nelle locandine (cliccateci sopra per ingrandirle) e, per saperne ancora di più, date un occhio qui.
[Qualche primavera fa, sulle montagne sopra casa.]Tantissime volte, durante i miei vagabondaggi montani, mi ritrovo ad osservare paesaggi e panorami di assoluta spettacolarità, epifanie di bellezza naturale che di colpo m’incantano e emozionano al punto da restare immobile ad ammirarle per lunghi istanti e ad ascoltare la narrazione universale del paesaggio che mi raccontano, con tutto ciò di sorprendente che sa svelare.
[Immagine di freepik.]Invece qualcuno, di fronte a vedute così eccezionali, probabilmente penserebbe senza troppi indugi di piazzarci una panchina gigante, una passerella panoramica o qualche altro giocattolone simile. Che invece, nel caso, rivela quanto poco o nulla si percepisca e comprenda del paesaggio, e quanto invece lo si pensi uno spazio da riempire perché altrimenti vuoto di senso e di valore. Ma se non si sa leggere e comprendere il testo di un libro perché si è analfabeti, non si possono certo imputare colpe al libro al punto da volersene vendicare anche a scapito di chi lo sappia leggere!
[Foto tratta da www.percorsipanchinegigantivallidilanzo.it.]Panchine giganti, passerelle panoramiche e amenità simili rappresentano da un lato una dichiarazione di mera ignoranza e dall’altro di rozza prepotenza nei confronti del paesaggio. Un’offesa alla sensibilità di chi sa apprezzare e comprendere la bellezza di certi luoghi imposta da chi quella sensibilità l’ha dimenticata o preferisce trascurarla. Inoltre, e soprattutto, un’offesa al paesaggio e al suo valore culturale che è patrimonio di tutti, non bisogna dimenticarlo. Un delitto, ribadisco una volta ancora, che va contrastato in ogni modo civile, innanzi tutto con l’intelligenza che il paesaggio stesso ci insegna, quella della Natura e della relazione armoniosa dell’uomo con essa.
Bisogna ringraziare SENTITAMENTE il Ministero per Infrastrutture, e in particolar modo il “ministro” in carica, per aver tagliato del 70% le risorse destinate alla manutenzione delle strade provinciali – che in quanto tali servono soprattutto le aree rurali e montane – allo scopo di finanziare i costi del Ponte sullo Stretto di Messina, cavallo di battaglia del ministro e opera notoriamente fondamentalissima per le sorti del paese.
Grazie per questa ennesima manifestazione di attenzione per le aree interne e per le montagne italiane!
Posto ciò, non si può dunque che rinnovare anche la gratitudine per quegli enti pubblici, regioni in primis, che nel frattempo spendono centinaia di milioni per finanziare impianti sciistici e opere annesse in zone montane dove ormai non nevica più e fa troppo caldo per sciare, al fine di alimentare gli affarismi locali a scopo elettorale. Zone montane presso le quali nessuno più arriverà, ora, visto che le strade che vi giungono, private di manutenzione, saranno troppo dissestate per essere percorse in sicurezza!