Keith Haring, Milano

Con inedita profusione di quantità e qualità espositiva, e come ideale seguito della mostra dedicata qualche mese fa dal MUDEC all’altro grande “genio maledetto” dell’arte dell’ultimo Novecento, Jean-Michel Basquiat, About Art porta negli spazi di Palazzo Reale a Milano tutta la potenza artistica espressiva nonché lo straordinario (e tutt’oggi troppo sottovalutato) retaggio culturale di Keith Haring, in un’esposizione capace di sorprendere e affascinare in modo inaspettato.

Conosciuto dal grande pubblico più come street artist (o graffitaro, come si diceva ai tempi) soprattutto per via delle sue icone più identificanti – il “bambino radiante”, il cane che abbaia, l’omino stilizzato che balla, divenute loghi di innumerevoli cose oltre che degli stessi anni ’80 del Novecento – Keith Haring in verità è stato un artista estremamente colto e inopinatamente legato alla produzione artistica classica, molto spesso rinascimentale italiana, della quale ha disseminato di riferimenti molte sue opere. Dietro il tratto apparentemente semplice e legato al costume dell’epoca (invero assai dotto e raffinato, se analizzato per bene), le sue opere rivelano profondità tematiche ed espressive forse tra le più alte e strutturate dell’intera pop art, movimento che con Haring tocca uno degli apici assoluti. Come in un percorso artistico inverso rispetto a quello di altri pop artists, che trasportavano i riferimenti artistici classici in ambiti popolari contemporanei, nella forma e nella sostanza, Haring ha invece portato la pop art a riconnettersi con la storia dell’arte e con le sue matrici fondamentali, senza tuttavia perdere nulla della propria contemporaneità e della capacità di essere compresa ovvero di arrivare, anche solo iconicamente, a tutte le persone – obiettivo che l’artista americano ha sempre considerato fondamentale per la sua produzione artistica.

Così, il suo tratto semplice, a volte quasi infantile, così “normale” rispetto all’ambiente nel quale viene inserito (i luoghi urbani, la strada, le stazioni della metropolitana soprattutto) e del quale diviene segno distintivo, diventa uno strumento estremamente funzionale a rendere popolare un linguaggio artistico invece denso e strutturato, tratteggiando con rara forza ed efficacia espressiva lo storia sociale e culturale d’una intera epoca, espansa anche oltre il decennio nel quale Haring opera, non di rado con creatività tanto potente e visionaria da diventare profetica. Tuttavia, la sua apparente matrice pop(olare), la quale rende frequenti soggetti delle sue opere le icone più celebri dell’epoca e dell’intero secolo scorso – Mickey Mouse, per dirne una – non gli impedisce di riferirsi spesso e volentieri ad ambiti ben più insoliti, dai quali trae ispirazioni assolutamente affascinanti – l’arte precolombiana, ad esempio. Riferimenti che, in aggiunta a quelli ben più classici prima citati (tra i quali è preponderante Hieronymus Bosch), dotano la produzione artistica di Haring di raro eclettismo e altrettanto rara poliedricità espressiva.
Ma, come detto poco fa, la sua arte doveva arrivare a tutti, e se in certi casi i temi assai colti non potevano giungere dacché più ostici da comprendere, vi giungeva la forza spontaneamente iconica delle opere, la sua formidabile capacità di utilizzo del colore, gli accostamenti cromatici perfetti, a volte l’ipnotica reiterazione nella stessa opera del soggetto principale – una sorta di “campionamento visuale” simile a quelli musicali coi quali si innovava e si caratterizzava la pop music del tempo (e giova qui ricordare la grande amicizia di Keith Haring con Madonna, che stava allora diventando l’icona di oggi così come Haring lo sarebbe diventato dell’arte, anche suo malgrado per via della morte a soli trentuno anni) – e, ribadisco, la generale potenza dei suoi lavori, quasi sempre di grande formato, realizzati su qualsiasi superficie utile allo scopo, capaci di catturare in maniera inesorabile l’attenzione e la meraviglia di chiunque.
Ottima mostra, tra le migliori visitate ultimamente nella struttura museale milanese – anche riguardo l’allestimento, che in certi casi accosta alle opere di Haring le riproduzioni di quelle classiche a cui le prime fanno riferimento, rendendo così evidente l’ispirazione originaria. E, aggiungo, è una mostra necessaria, perché il retaggio culturale di altissimo valore che Keith Haring ha lasciato, non solo allo specifico mondo dell’arte ma pure a quello culturale in generale, merita di essere considerato nella sua interezza e compreso in profondità.

Avete tempo di visitare Keith Haring. About Art fino al prossimo 18 giugno – cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web dedicato alla mostra. E, vi assicuro, sarà tempo assolutamente ben speso, grazie al quale vi si genererà un’esperienza culturale di grande forza e suggestione.

“Racconti dal Lago” 2017: domenica 7 maggio a Bellano la presentazione del volume!

Domenica 7 maggio prossimo a Bellano, nell’ambito di Piccoli Editori in Fiera 2017, avrò l’onore e il piacere di presentare il volume che raccoglie i testi selezionati per la seconda edizione del concorso letterario Racconti dal Lago, promosso da Historica Edizioni (che cura la pubblicazione del volume) e da Cultora, il portale italiano di informazione culturale – concorso per il quale ho fatto da curatore, spero nel modo migliore possibile.

Sarà un onore, appunto, presentare una raccolta veramente sorprendente sotto molti punti di vista, che nelle molteplici voci letterarie da cui è composta (per le quali gli autori meritano un grande plauso) riesce a interpretare bene quello che è lo scopo “culturale” del concorso, ovvero la trasmutazione della bellezza del paesaggio del Lago di Como e delle emozioni che sa suscitare in genuina e intensa espressività letteraria, sulla scia – anzi, sull’onda (assai ampia) dei numerosi grandi scrittori (da Plinio il Vecchio a Paolo Diacono, a Wordsworth, Stendhal, Flaubert, Twain Foscolo, Hesse… oltre al Manzoni, naturalmente) che nel passato hanno fatto altrettanto, lasciando circa il loro incontro con il Lario testimonianze vibranti e tutt’oggi assolutamente suggestive.
D’altro canto, come recita la quarta di copertina del volume…:

“Il segreto della felicità è possedere una decappottabile e un lago” sosteneva Charles M. Schulz, il creatore dei Peanuts. Il lago c’è, è quello di Como ed è tra i più belli al mondo, da sempre ispirante generazioni di artisti e scrittori. Come una “decappottabile” letteraria con a bordo trentadue intensi racconti, questa raccolta ne esplora le rive geografiche, le sponde emozionali, le coste che riflettono sull’acqua tutta la bellezza e la vitalità delle suggestioni che vi scaturiscono, la cui lettura è un viaggio assolutamente intrigante. Come la scoperta del segreto d’una lacustre felicità.

Cliccate sull’immagine soprastante per leggere il programma dell’intera manifestazione, e… Ci vediamo a Bellano, domenica 7 maggio alle ore 10.30, con molti degli autori presenti nella raccolta! Non mancate!

Due fiere del libro per una sola verità

Comunque, sia quel che sia e al di là di tutto ciò che si dirà dichiarerà commenterà asserirà giudicherà prevederà nonché di qualsivoglia parte, la verità qui è solo una: due eventi simili in tutto e per tutto come la nuova fiera di Milano e il salone di Torino in un mercato dei libri più che asfittico come quello italiano sono come due limousine che si pretenda di far stare insieme in un garage buono per un’utilitaria. Una purissima, cristallina, ineluttabile idiozia. Ecco.

(Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo a cui si riferisce. Qui invece potete leggere un approfondimento al riguardo di Francesco Giubilei.)

a2410

a2410 è la realizzazione di una piccola/grande utopia: portare e offrire l’arte contemporanea – visiva e non solo – in alta montagna, in modo giammai estemporaneo e random ma in profonda armonia geografica, artistica, culturale e antropologica con il luogo in cui si manifesta. Non una novità in senso assoluto, l’arte in quota: eventi del genere sono già stati realizzati, a volte con risultati interessanti, altre più discutibili quando non sconclusionati, ma a mio modo di vedere ciò che offre il progetto a2410 è qualcosa di rara suggestione ed efficacia, nonché di sagace contestualizzazione.

a2410 è un “bivacco di cultura” che nasce in cima alla Grigna Settentrionale (o Grignone), una delle più celebri vette prealpine italiane, a 2410 m di quota. a2410 è uno spazio mobile e temporaneo pensato per esistere nelle condizioni ambientali più estreme. La “cellula” di a2410 è capace di ospitare al suo interno un pubblico di 40 persone ed eventi culturali con proiezioni, talks, presentazioni, concerti, performance; è dotato di una tecnologia a/v d’avanguardia, fornendo un’esperienza immersiva totale con audio spazializzato e ascolto wireless auricolare, video proiezioni con sistema dome e ripresa video su canale a 360°; oltre che streaming live e podcast con stessa tecnologia.

a2410 nasce da una proposta di Alex Torricini, gestore del Rifugio CAI Milano Luigi Brioschi posto appena sotto la vetta della Grigna Settentrionale, e da un’idea dell’artista Francesco Bertelé che di a2410 è il direttore artistico, il tutto coordinato e curato dall’Associazione Culturale Mobeel. Nel team vi sono anche Andrea Vittone (production manager), Martino Coffa (responsabile tecnico/tecnologico), Michela Sacchetto (curatrice del programma artistico) e Filippo Falco (curatore del programma musicale).
Ogni altra informazione su a2410 la potete trovare nel sito del progetto, qui.

Attualmente, sulla piattaforma WeArt, è in corso il crowdfunding per la raccolta fonti a sostegno del progetto e degli scopi prefissati: credo sia un’ottima occasione di far parte di qualcosa di veramente innovativo e culturalmente intrigante, che permetterà a una delle più vivide rappresentazione umane della vita, ovvero l’arte, di manifestarsi in un dei luoghi più emblematicamente vitali che vi siano, la Natura dell’alta montagna. Una piccola/grande utopia, appunto, un sogno che deve divenire una bella realtà per far che in tale realtà ci si senta come in un bellissimo sogno, ecco.

Cliccate sull’immagine del logo di a2410 in testa all’articolo per visitare la piattaforma WeArt e aderire al crowdfunding.