Il voto del progresso (Ennio Flaiano dixit)

Anche il progresso, diventato vecchio e saggio, votò contro.

(Ennio FlaianoLa saggezza di Pickwick in Diario NotturnoAdelphi Edizioni, 1994-2010 – 1a ediz. 1956, pag.101.)

Già. A volte l’impressione è proprio questa. Ovvero, che il problema non sia tanto che non ci sia progresso, semmai che non ci sia chi progredisca.

Il “fascino” irresistibile della stupidità (Ennio Flaiano dixit)

Debbo precisare: la stupidità ha un suo fascino, si suol dire persino che è riposante. Difatti succede che le persone e i libri più sciocchi sono quelli che più ci ammaliano, che più ci tentano e ci tolgono ogni difesa. L’esperienza quotidiana mi porta anzi a credere che la stupidità sia lo stato perfetto, originario, dell’uomo, il quale trova buono ogni pretesto per riaccostarsi a quello stato felice.

(Ennio FlaianoLa saggezza di Pickwick in Diario NotturnoAdelphi Edizioni, 1994-2010 – 1a ediz. 1956, pag.99-100.)

Eh… in quanto a stupidità diffusa – anzi, sempre più trionfante, come dare torto a Flaiano?
Il quale poi – ribadisco – scrisse quel passaggio ne La Saggezza di Pickwick più di sessant’anni fa, evidentemente già rilevando allora una realtà ben presente, se non palese. Posto ciò, fate conto a che punto si possa essere arrivati noi, oggi, nell’anno 2018. Forse ad uno stato pure peggiore di quanto si possa immaginare e temere.

Il popolo – siamo noi (Ennio Flaiano dixit)

I nomi collettivi servono a far confusione. «Popolo, pubblico…». Un bel giorno ti accorgi che siamo noi. Invece, credevi che fossero gli altri.

(Ennio Flaiano, La saggezza di Pickwick in Diario Notturno, Adelphi Edizioni, 1994-2010 – 1a ediz. 1956, pag.101.)

Infatti, sono sempre gli altri a sbagliare. Quando poi ti accorgi che eri tu, il primo a farlo – e gli altri lo sapevano esattamente come lo sapevi tu di loro. Tutti sapevano – tutti sanno tutto degli altri, nella massa confusa, dunque nessuno sa veramente nulla di niente e di nessuno.

Ecco perché è sempre meglio cercare di starsene fuori, da quei “nomi collettivi”. La confusione è sempre nemica della conoscenza e alleata del potere massificante. Sempre.

Il valore educativo della TV (Groucho Marx dixit)

Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l’accende, vado in un’altra stanza a leggere un libro.

(Groucho Marx, citato in Movie icons: Marx Bros., a cura di Paul Duncan e Douglas Keesey, traduzione di Emanuela Rossato, Taschen, 2007.)

A prescindere dall’evidenza che un aforisma del genere andrebbe scritto sulla carta d’identità, oppure posto per legge come altorilievo sui muri di ogni casa o sul tetto dei palazzi prospicienti le piazze di tutte le città (e a prescindere che Marx lo sentenziò decenni fa: che direbbe oggi, con la TV di oggi?), trovo che sia una conferma netta e chiara a una cosa che sostengo convintamente: se volete trovare la più illuminante e preveggente genialità, cercatela tra i comici. Quelli veri, intendo. Rideteci sopra alle loro “battute” ma poi, subito dopo, meditateci per bene. Perché sovente la “risata”, quando ben suscitata, non è che la più alta forma espressiva dell’intelligenza.

Quando l’arte mette a rischio le rose dei potenti (Charles Bukowski & Co. dixit)

L’Arte vera, il Creare, è in genere da due decenni a due secoli in anticipo sui temi, se paragonata al sistema e alla polizia. L’Arte vera non solo non è capita ma viene anche temuta, perché per costruire un futuro migliore deve dichiarare che il presente è brutto, pessimo, e questo non è un compito facile per quelli al potere – minaccia quanto meno i loro posti di lavoro, le loro anime, i loro figli, le loro mogli, le loro automobili nuove e i loro cespugli di rose.

(Charles BukowskiSaggio senza titolo dedicato a Jim Lowell, 1967. Citato da Christian Caliandro in Possibilità e insubordinazione, su Artribune.com e Artribune Magazine #40.)

Il maledetto Hank, vecchio scorbutico ubriacone, puttaniere, laido eppure sagace, acutissimo, beffardo, genialoide, ancora una volta la dice giusta – e ben fa il sempre illuminante Christian Caliandro a citarlo in quel suo articolo nel quale disserta delle potenzialità dell’arte quale elemento assoluto di insubordinazione virtuosa e della necessità di riscoprirle per rompere il sistema di controllo (pseudo-culturale, politico, economico) al quale la creatività, in senso generale, viene sempre più sottoposta. (Leggetelo qui, l’articolo di Caliandro: come sempre merita massime attenzioni e riflessioni.)

Perché – per citare un altro grande personaggio, Paul Gauguinl’arte (qualsiasi arte, ribadisco) è e sarà sempre o plagio o rivoluzione. E credo sia inutile rimarcare quale delle due opzioni sia quella che genera progresso e quale che genera decadenza.