L’indice mondiale 2019 della libertà di stampa

Reporters Sans Frontieres ha pubblicato il 2019 World Press Freedom Index, la graduatoria relativa alla libertà di stampa del mondo aggiornata all’anno in corso, che è un’opera sempre assolutamente interessante e illuminante da leggere e navigare, in relazione al suo tema fondamentale e pure riguardo alla situazione generale del pianeta o, meglio, della civiltà umana: cliccate sull’immagine della mappa in testa al post per farlo.

L’Italia occupa la 43a posizione, in risalita netta da tre anni ma ancora il peggior paese dell’Europa Occidentale (per la cronaca, se si toglie Andorra, il paese più vicino è la Gran Bretagna, 33a). Al primo posto c’è la Norvegia, gli altri paesi scandinavi sono tutti nelle prime cinque posizioni (con l’Olanda) e la Svizzera è al sesto posto. Gli USA sono al 48° posto, abbastanza costanti negli ultimi 5 anni; la Russia è al 148° posto, anch’essa costante nel suo non essere un buon posto per la libertà di stampa. La Cina, che secondo tanti resta “la grande opportunità del mondo” e “un partner irrinunciabile per fare affari”, è al 177° posto, quartultima della graduatoria e in regolare peggioramento. Dietro di lei l’Eritrea, la Corea del Nord, penultima, e il Turkmenistan, ultimo e autentico inferno per ogni reporter.

In ogni caso, nel sito di RSF, troverete tutte i dettagli e le analisi sull’Index. Da leggere e meditare, appunto.

#Iostocoicurdi

In queste ore, credo che ogni individuo dotato di senso civico e di giustizia, di onestà intellettuale e morale, che si senta parte attiva del mondo e della civiltà occidentale a prescindere da qualsiasi idea, opinione, militanza politica, debba manifestare il proprio sostegno al fiero e esemplare popolo curdo vilmente attaccato dalla Turchia e tradito dagli USA, fino a pochi giorni fa suoi alleati. Parimenti, credo anche sia doveroso manifestare qualsiasi pressione possibile verso l’Unione Europea (la quale, pur con tutti i suoi problemi e tutti i distinguo del caso, resta l’unico vero baluardo di libertà, democrazia e giustizia di questa parte di mondo) affinché metta al bando il vergognoso dittatore turco Erdogan e tutto il suo sistema di potere, ponendosi in totale contrapposizione alla sua ipocrita strategia geopolitica che stermina i curdi, sostiene la rinascita dell’ISIS e minaccia l’Occidente (in primis proprio l’Europa), così come si debba contrapporre a chiunque in un modo o nell’altro vi si dimostri sodale – a partire dal dissennato presidente Trump, a sua volta pur in modi diversi sempre più ostile all’Europa e minaccioso nei confronti della sua Unione.

Non basta l’embargo alla vendita delle armi (peraltro una cosa che, lo sanno tutti, può essere tranquillamente aggirata); non bastano le proteste formali, i richiami degli ambasciatori, le intimazioni a sospendere i bombardamenti; non basta la mera indignazione verso un dittatore così spregevole e cinico. Bisogna che l’Europa agisca concretamente e duramente. Bisogna che Erdogan sparisca dal panorama politico internazionale.

Noi abbiamo avuto bisogno del popolo curdo, per sconfiggere l’ISIS e Daesh; ora il popolo curdo ha bisogno di noi per sconfiggere Erdogan. Non a caso e ormai con tutta evidenza, ISIS e Erdogan, le due facce di una stessa medaglia, che non deve e non dovrà più avere nessun valore, per sempre. Ne va della credibilità e della dignità dell’Unione Europea, e ne va del futuro della nostra civiltà.

Il Re e il presidente

Trump ha bisogno di un calcio nel culo bello forte. Potrebbe rianimarlo.

Così ha scritto ieri Stephen King sul suo profilo Twitter.

D’altro canto, uno dei massimi scrittori di letteratura horror di sempre se ne intende bene di mostri spaventosi ed esseri pericolosi, non vi è dubbio. C’è da dargli credito.

P.S.: il titolo del post l’ho “rubato” a Valeria Parrella, qui. Per la cronaca, il suo ultimo libro è questo.

VolTaiReUMP

«Non sono d’accordo con le cose che dici e darò la vita affinché tu non le possa dire.» (D.T.)

P.S.: è sempre divertente osservare la realtà quotidiana attraverso gli spunti che offre la grande letteratura (di stampo filosofico o meno), anche rileggendone e ricontestualizzandone gli “insegnamenti”, già. Non so se, come alcuni sostengono, tutto del mondo e di ciò che vi succede sia già stato in qualche modo narrato, nei libri, ma è vero che certe cose non fanno altro che ritornare eternamente (giusto per continuare nelle citazioni di cui sopra!)

Gente senza scrupoli

«Ma cosa ci si può aspettare da una nazione la cui storia è fatta di violenza e giustizia sommaria? La conquista del West non è altro che un’immensa spartizione storica di cadaveri, non certo un insediamento pacifico di pionieri in un nuovo continente. Quella conquista è la vittoria di un manipolo di gente senza scrupoli, e sono loro che hanno costruito gli Stati Uniti.»

(Arto Paasilinna, Il liberatore dei popoli oppressi, Iperborea, 2015, pagg.55-56.)