Una bella (e beneaugurante) notizia dai Monti Sibillini

[Panoramica dell’alta Valle del Fiastrone, dove si trova Bolognola. Foto di tony_57, CC BY 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Voglio cominciare bene questo nuovo anno con una bella notizia giunta di recente dai meravigliosi Monti Sibillini, dal Monte Castel Manardo per la precisione, presso il quale con la sentenza numero 833/2023 il Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) delle Marche ha definitivamente respinto il ricorso promosso dal Comune di Bolognola per ottenere l’annullamento del parere con cui il Parco Nazionale dei Monti Sibillini aveva negato il nulla osta alla realizzazione della nuova seggiovia quadriposto “Castelmanardo Express”.

La proposta del Comune di Bolognola, dietro la facciata della sostituzione di un vecchio impianto con uno nuovo, nascondeva in realtà – in tutto e per tutto – la realizzazione di una nuovo impianto di risalita (come tale vietato dalla legge), che avrebbe fatto scempio della Zona di Protezione Speciale (ZPS) della Gola del Fiastrone e del Monte Vettore e della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) appunto di Monte Castel Manardo, devastando così irreversibilmente un’area importante del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, di altissimo valore ambientale.

Ancora una volta sconcerta il constatare come degli enti pubblici locali, amministratori ma ancor prima custodi dei propri territori, si permettano di imporre progetti talmente impattanti in aree giuridicamente tutelate e protette, dimostrando un evidente disprezzo verso i regolamenti vigenti nonché una drammatica mancanza di sensibilità nei riguardi delle proprie montagne, del loro ambiente naturale e del paesaggio, beni comuni fondamentali dei quali, palesemente, non sanno comprendere il valore e tanto meno sanno convenientemente valorizzarlo.

Peraltro, si noti la situazione dell’innevamento in zona, proprio dove si sarebbe voluta realizzare la nuova seggiovia (immagine tratta da qui):

Tuttavia, fermare tali progetti così insensati (l’immagine qui sopra lo dimostra perfettamente -ancor più perché quasi sempre basati su finanziamenti pubblici) e talmente diffusi sulle montagne italiane si deve e si può, come nuovamente il caso di Bolognola dimostra. Come dichiara l’associazione Iniziativa Democratica per l’Europa e per l’Ambiente, intervenuta in giudizio insieme al WWF Italia a sostegno dell’Ente Parco Nazionale dei Monti Sibillini contro il progetto, «Un altro Appennino, basato non sullo sfruttamento della montagna, ma sulla sua valorizzazione e sulla preservazione è possibile: speriamo che da questa storica sentenza arrivi un messaggio chiaro alle tante, troppe Amministrazioni pubbliche che – nonostante l’opposizione dei cittadini e delle associazioni ambientaliste – continuano invece a puntare su progetti che invece devastano la montagna e l’ambiente.»

Ribadisco ancora una volta per i sordi d’orecchio, i chiusi di mente e i poveri di spirito: la questione non è essere contro gli impianti sciistici tout court, la cui valenza socio-economica in chiave turistica può ben essere riconosciuta quando sia presente, ma essere contro idee, progetti e opere palesemente scriteriate, impattanti, decontestuali, degradanti e pericolose non solo dal punto di vista ecoambientale ma per la realtà complessiva delle montagne e delle comunità che le abitano. In presenza di tali circostanze, l’opposizione deve e dovrà sempre essere radicale, a salvaguardia di quelle realtà e fino al ristabilimento del buon senso civico che sarebbe da considerare ordinario nelle politiche di gestione dei territori di montagna, con tutta la loro bellezza e le tante fragilità che presenta, e invece, purtroppo, di frequente ordinario non è.

P.S.: per inciso, Bolognola si trova vicino alla località di Sarnano-Sassotetto, sede di un altro tentativo di imposizione d’un progetto sciistico a dir poco dissennato, del quale ho scritto qui.

Covid a Bergamo: giustizia sarà fatta?

Il Covid in provincia di Bergamo, la zona rossa, i 6.200 morti, l’inchiesta, le accuse alle istituzioni. Giustizia sarà fatta?

No.

I “potenti” inquisiti verranno tutti assolti e se la caveranno come se nulla sia accaduto. La legge è uguale per quasi tutti: ma questo non è un problema della giustizia (che di problemi ne ha certamente) o una mancanza di fiducia in essa, è un problema delle istituzioni politiche che invece ne fanno una propria prerogativa e un vanto da spendere in propaganda e consenso elettorale, a danno anche della giustizia (nonostante i suoi problemi, ribadisco). Ciò è quanto di più bieco e meschino vi sia, inutile rimarcarlo, ma ormai a tali circostanze l’Italia s’è fatta il callo, purtroppo.

Si mettano il cuore in pace, i parenti dei defunti – come hanno appena fatto loro malgrado quelli della tragedia di Rigopiano, per citare un altro caso recente: l’oblio del tempo è già pronto a fagocitare le loro istanze di equità legale. D’altro canto, per fortuna che a preziosa e futura memoria del loro dramma e di tutto quanto successe in quei primi mesi di pandemia nella provincia di Bergamo (non solo ma soprattutto lì), qualcuno ha pensato bene di mettere nero su bianco la cronaca di quelle terribili settimane: come la giornalista e direttrice di “Valseriana NewsGessica Costanzo che, insieme a Davide Sapienza, ha pubblicato nel settembre 2020 La valle nel virus, un «libro di testimonianza» scritto per rispondere, almeno in parte, «a migliaia di persone che ci hanno chiesto di aiutare il mondo a non dimenticare cosa è accaduto nella nostra valle. Lo dobbiamo a chi non c’è più ma lo dobbiamo soprattutto a noi».
Perché, al di là delle alte o basse vicende umane, la miglior giustizia resta sempre quella decretata dalla verità e dalla relativa memoria.

P.S.: cliccate sull’immagine in testa al post per leggere l’articolo a cui fa riferimento.

Un’autentica “dinner in the sky”, a Dervio

Ecco, mi permetto di denotare a coloro i quali vorranno spendere (liberamente e legittimamente, sia chiaro) tra i 139 e i 198 Euro (!) per recarsi a Dervio e vivere «un’esperienza indimenticabile a 50 metri di altezza» (!!) cenando in una  «location unica e romantica» (?) che consiste in un’autogru da cantiere piazzata in un parcheggio alla quale essere appesi come salami umani – solo non insaccati per fortuna (!!!) – peraltro esposti al pubblico ludibrio di quelli di sotto, e in tale stato lasciarsi «sorprendere dalla bellezza del paesaggio e dai sapori della nostra cucina» (?!) – dicevo, mi permetto di denotare che per vivere un’autentica “dinner in the sky” sulle alture sovrastanti queste rive dell’alto Lago di Como ci sono numerosi ottimi agriturismi e suggestive trattorie che rappresentano location uniche e romantiche presso le quali si possono degustare i sapori tipici e genuini del territorio lariano immersi (ma veramente!) nella bellezza del paesaggio, per vivere un’esperienza indimenticabile non a soli 50 ma a 500 metri e oltre sopra il Lago di Como, dunque ben più “in the sky” di quanto consentano altre amenità gruistiche e così assai meglio ammirando e godendo i suoi meravigliosi panorami.

Tutto ciò, spendendo molti meno Euro e senza rischiare di non poter andare in bagno se ve ne sia il bisogno impellente o che lo smartphone con il quale scattare le immagini che testimonieranno l’esperienza non vi scivoli dalla mano e finisca nel lago dopo un bel volo di 50 metri dalla cima di un’autogru da cantiere. Per di più, sostenendo l’economia locale e gli esercizi commerciali che garantiscono l’ospitalità in loco e non una società «esercente attività di giostra con piattaforma rotante orientabile» (tipo luna park, esatto) che, per carità, fa (giustamente) il suo mero interesse ma inevitabilmente non quello del territorio.

Ecco, volevo denotarvelo, a voi che magari starete pensando (liberamente, sia chiaro) di farvi appendere alla suddetta pseudo-giostra pensando di fare qualcosa di “bello” sul Lago di Como. Che d’altro canto non è un luna park, non vi pare?

Nel frattempo, in Lituania…

Da qualche settimana, in cima a uno dei grattacieli della sede municipale di Vilnius, la capitale della Lituania, è comparso un grande striscione con scritto (in inglese, si vedano le immagini qui sopra) «PUTIN, L’AIA TI STA ASPETTANDO».

All’Aia c’è la sede della Corte Penale Internazionale, quella che giudica sui crimini di guerra e contro l’umanità.

Vilnius, d’altro canto, è una città bellissima. Questo lo aggiungo io, ecco.

[Foto di Diliff, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte: commons.wikimedia.org. Cliccateci sopra per ingrandirla.]

Weinstein e gli altri, ovvero: sull’abuso dell’abuso

Da comunissimo “uomo della strada” quale sono, mi viene da pensare che ‘sta questione delle molestie sessuali stia un po’ sfuggendo di mano.

A prescindere dalla consueta constatazione sul fatto che, evidentemente, buona parte della gente vive sui peri e, in tali occasioni, puntualmente casca da essi come di fronte a cose improvvise, impossibili da pensare e prevedere, ovviamente non sono in discussione le sacrosante denunce di atti vili compiuti da personaggi ignobili, alle quali spero facciano seguito adeguate e indiscutibili sanzioni. Tuttavia il solito caos sensazional-mediatico creatosi nel frattempo, entro il quale ci sta finendo di tutto, dallo stupro vero e proprio a episodi del tutto risibili (la cui lettura sugli organi d’informazione mi fa credere – consentitemelo – che le donne non siano più capaci di mollare sonori ceffoni ai “corteggiatori” meno eleganti e graditi e finirla lì con le loro più viscide avances!) rischia veramente di traviare il senso originario della questione.

I sensi, anzi, per come me ne vengano in mente numerosi. Ad esempio (ne cito solo alcuni, i primi che mi balzano in mente): uno, che buona parte del mondo in cui viviamo sia inesorabilmente regolato da tali vili bassezze; due, che per l’ennesima volta si dimostra che queste bassezze sono soprattutto appannaggio della parte maschile, che non perde occasione di dimostrare la propria sconcertante primitività nei confronti (in senso materiale e immateriale) della parte femminile; tre, che evidentemente nessuno ad esse voglia opporsi ovvero combatterle per eliminarle definitivamente, chissà se per menefreghismo, per accondiscendenza consapevole, per personali armadi ugualmente pieni di scheletri o altro; quattro, che, appunto, col polverone mediatico e gossiparo levatosi c’è il serissimo rischio di banalizzare i casi più gravi, di “normalizzarli” in un cumulo statistico troppo ampio e confuso dando di essi un riscontro pubblico meno ignominioso di quanto dovrebbe essere. Senza contare che, a proposito di gravità non così evidente di certi casi, ho pure il sospetto che qualche attricetta di scarso successo ne stia approfittando per tentare di ritornare sui giornali attraverso denunce che, a volte, sfiorano veramente il ridicolo, e che donne d’altri tempi o d’altra tempra avrebbero risolto in modi ben più spicci e amen, come detto.

Insomma, su tutto ciò il “comune uomo della strada” quale io sono si pone un tot di domande pressoché spontanee ovvero, per dire:

  • Ma dunque dove si deve concretamente porre il limite “moralmente condivisibile” tra molestia criminosa e avances pesante ma innocua?
  • E tra atto consenziente o meno?
  • Il fatto che la percezione di questi limiti sia ovviamente assai personale può giustificare alcune uscite di cui si legge sui giornali?
  • Ma tutto questo (all’apparenza) tamburellante dibattito pubblico sul tema segnala un autentico cambio d’atteggiamento, una reale volontà di “mondare” la società da questa piaga, oppure è solo il solito, bieco, ipocrita moralismo?
  • Perché nessuno, pare, riesce a cambiare questo ignobile e schifoso modus operandi tanto diffuso, non solo nello showbiz?
  • Ma tra qualche mese se ne parlerà ancora con tale insistenza, di questo argomento? Che dite?
  • E i tanti vari personaggi messi oggi giustamente sulla gogna, lo saranno ancora, tra un po’ di tempo? Oppure, comunque forti della loro influenza pubblica, l’avranno tranquillamente sfangata?

Come adeguatamente mette in luce questo ottimo articolo sul tema di dailybest.it, e come a mia volta ribadisco, il problema non è che se ne parli troppo (come qualcuno del mondo dello spettacolo sostiene) o troppo poco, ma che se ne parli bene, con serietà, appropriata cognizione di causa, relativo consapevole approfondimento, e senza alcun sensazionalismo terribilmente banalizzante oltre che assai viscido e subdolo. E, inutile rimarcarlo, punendo di conseguenza tutti i colpevoli in modo adeguato alle loro azioni.

È chiedere troppo, questo? Forse, la risposta a questa domanda è proprio, e purtroppo, nella constatazione dell’attuale realtà dei fatti. Sperando che quella di domani, di realtà, sia diversa da quella che è stata fino a oggi, ovvero che veramente scaturisca la volontà di finirla una volta per tutte con quel mondo schifoso e con i tanti personaggi che ne sono reggenti e rappresentanti, l’un l’altro reciprocamente sodali nei propri ambiti e al di fuori di essi.

Io per ora un’opinione ce l’ho, e mi auguro vivamente sia quella sbagliata. Ecco.