In nessun’altra parte delle Alpi si innalzano così bruscamente cime altissime e con così poca apparenza di connessione tra di loro. In nessun’altra parte vi sono contrasti così marcati offerti dalla differenza di struttura geologica come quelli che qui colpiscono il viaggiatore.
Così a metà Ottocento scriveva delle Dolomiti sul proprio diario John Ball, politico, naturalista e alpinista irlandese. Il quale aveva pieno titolo per scrivere quelle parole: Ball nel 1857 salì una delle principali cime dolomitiche per la prima volta, il Pelmo, 3168 m (che spicca al centro della “cartolina” qui sopra), e il suo nome è rimasto “impresso” sulla montagna grazie all’itinerario che egli seguì per raggiungerne la vetta, la cengia di Ball, tutt’oggi la via normale. E se l’alpinista irlandese affermò poi di aver scelto il Pelmo per la sua prima scalata perché gli era sembrato il più bello tra tutti i monti delle Dolomiti che aveva visto (cosa condivisibile, peraltro, anche grazie alla sua particolare forma che gli riserva il nomignolo di Caregón de ‘l Pareterno, “Trono di Dio”), è pure vero che il monte dà bene l’idea di «cima altissima e con così poca apparenza di connessione» con le altre, avendo tale peculiarità anche nel proprio oronimo che deriva dalla forma dialettale Sass de Pelf col significato di “sasso”, “roccia compatta” e anche “sasso isolato” (cfr. il preromano pel- affine a pal(a), “roccia”, “pala”) caratteristica ben evidente anche nella “cartolina” lì sopra.
L’incontro dal titolo “Olimpiadi SOStenibili” di martedì 21 maggio scorso a Sondalo, in Valtellina – a pochi chilometri da Bormio che sarà una delle sedi olimpiche principali per i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 – nel quale ho avuto il privilegio di intervenire, è stato bello e intenso non solo perché affollato oltre ogni previsione (a ben vedere non causalmente), ma anche per aver rappresentato una preziosa occasione per ascoltare e dialogare con i presenti, abitanti di Sondalo e dei paesi limitrofi, su un tema fondamentale per la Valtellina presente e futura e su numerosi argomenti ad esso correlati.
Come già riscontrato altrove, anche a Sondalo nessuno si è detto contro le Olimpiadi e molti erano felici dell’assegnazione dei Giochi e di diventare terra “olimpica”, ma parimenti nessuno si dice soddisfatto di come si stanno gestendo le opere olimpiche, molti si dichiarano preoccupati se non allarmati, tutti si sono sentiti (e si sentono) tagliati fuori da qualsiasi processo decisionale su interventi che cadranno sulle loro teste e, in certi casi, modificheranno profondamente il paesaggio abitato e vissuto senza che sia stata data alcuna garanzia né sulla loro autentica efficacia e né sulle conseguenze future. Un grande evento come le Olimpiadi, che avrebbe potuto e dovuto manifestarsi come un avvenimento collettivo, un prezioso progetto di sviluppo non solo turistico e economico partecipato e in grado di generare ricadute positive per tutta la comunità territoriale coinvolta, si sta rivelando un’azione forzata, di carattere impositivo e indiscutibile, una prova di forza della politica contro i territori, le loro peculiarità e contro le comunità alle quali non è stato riconosciuto il diritto democratico di poter dire la propria – In Valtellina come in Cadore e in altri sedi olimpiche.
In questo modo non solo le Olimpiadi, con le loro ricadute materiale e immateriali, rischiano di provocare danni e disagi alle popolazioni residenti senza donare loro alcun vantaggio, ma stanno diventando anche un boomerang per il consenso all’evento, il sostegno dei residenti, l’immagine del territorio. Oggi non è più accettabile che si intervenga così pesantemente in contesti pregiati e fragili come quelli montani, già sottoposti a sfide e criticità a non finire, senza coinvolgere, ascoltare e dialogare con le comunità residenti: non farlo è la via migliore per banalizzare e degradare la montagna ancor più di quanto già non accada accelerandone i fenomeni socioeconomici e culturali più deleteri – spaesamento, alienazione, spopolamento… – invece che risolverli, come si sostiene.
Possiamo permetterci di correre un rischio del genere? Io penso proprio di no. Vogliamo finalmente rimettere al centro le comunità delle montagne ridando loro dignità politica e democratica? Io credo proprio di sì. Ecco.
P.S. – Pre Sciptum: quello che potete leggere di seguito è il comunicato stampa redatto da Angelo Costanzo del Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio, sull’incontro di domani sera a Sondalo del quale vedete la locandina qui sotto. Un incontro di notevole importanza, inutile rimarcarlo, a cui di nuovo invito caldamente chiunque a partecipare – abitanti, residenti, villeggianti abituali e occasionali della Valtellina – per poter dire la propria e confrontarsi vicendevolmente su un tema così importante.
“Olimpiadi sostenibili?” è il titolo dell’incontro pubblico organizzato dal Centro Culturale “Oltre i Muri” per affrontare la complessità dell’evento olimpico e la sua sostenibilità. Un evento olimpico che appare sempre più calato dall’alto nei territori montani. La vicenda della pista di bob di Cortina d’Ampezzo è l’emblema di come queste Olimpiadi, nate da un dossier di candidatura privo di qualsiasi interlocuzione con le comunità locali, che prevedeva zero costi e garanzia di sostenibilità ambientale, si stanno invece trasformando da evento sportivo a business, che poco ha di sostenibile sotto il profilo economico ed ambientale. Nel territorio valtellinese non siamo immuni da ingenti risorse, tra opere sportive e infrastrutturali la previsione di spesa è di € 434.663.965. Opere discutibili sotto il profilo dello sviluppo economico e turistico delle terre alte. La nuova cabinovia a Bormio, la realizzazione di uno Ski Stadium a circa 1.200 m e nuovi parcheggi per accogliere sempre maggiori flussi di traffico. Opere che non tengono in nessuna considerazione i cambiamenti climatici e la necessità di riconvertire gradualmente un’economia che ha basato, nel passato, il suo sviluppo nella monocultura dello sci di massa, con la politica delle seconde case e la cementificazione relativa, addomesticando il territorio ad un consumo massificato e alle mode del momento. I finanziamenti riguardano anche opere necessarie al miglioramento della viabilità, ma che non possono essere realizzate senza preoccuparsi dell’impatto sul territorio e le popolazioni locali. La bocciatura alla tangenziale sud di Sondrio della Soprintendenza al Paesaggio, che ha espresso un parere negativo nella Conferenza dei servizi svoltasi il 22 marzo 2024, è uno schiaffo a chi, come l’Assessore Regionale alla Montagna, il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Sondrio e il Sindaco di Sondrio, sostengono che bisogna fare le opere perché le Olimpiadi sono alle porte, non c’è più tempo per discutere e i soldi vanno spesi. Ritardi scientemente voluti per imporre le opere attraverso il commissariamento, come ha ben spiegato il Presidente di Mountain Wilderness Italia Luigi Casanova nel suo libro Ombre sulla neve. Opere che non verranno nemmeno concluse per le olimpiadi 2026, come è emerso in sede di audizione in Consiglio regionale. La Soprintendenza ha avuto il coraggio di dire quello che molti amministratori locali fanno finta di non vedere. La tangenziale sud di Sondrio necessita di uno studio e analisi dell’impatto ambientale con soluzioni progettuali alternative. Di base c’è un problema culturale profondo ed è il rapporto tra economia delle terre alte, la sua sostenibilità nel rapporto con l’ambiente e la natura. Per questo le opere olimpiche, la realizzazione della tangenzialina nella piana della Alute a Bormio, che distruggerebbe l’unica zona agricola del territorio bormiese avviandovi l’ennesima speculazione edilizia, la captazione delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare l’innevamento artificiale di Santa Caterina Valfurva, a 2600 m di quota nella zona di massima tutela del Parco Nazionale dello Stelvio in forza del suo valore naturalistico unico, sono facce della stessa medaglia. Di questo discuteremo durante l’incontro pubblico che si terrà nella sala riunioni del Centro Polifunzionale di Sondalo, martedì 21 maggio 2024 alle ore 20.45 con: Angelo Costanzo, Presidente del Centro Culturale “Oltre i Muri”, Marco Trezzi del Comitato “Salviamo il lago Bianco”, Luca Rota blogger e scrittore e Barbara Baldini Sindaco di Montagna in Valtellina.
[Panorama di Sondalo. Immagine tratta dalla pagina Facebook SondaloTourism.]Le Olimpiadi invernali: un evento bellissimo e importante su scala planetaria, oltre che vantaggioso per i territori che le ospitano. Oppure no? Dipende senza dubbio da come un evento del genere venga gestito, integrato in quei territori, nel loro ambiente e nell’economia locale e condiviso con le comunità che li abitano e vivono.
A tal proposito, come stanno andando le cose in Valtellina, che per i prossimi Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 ospiterà numerose gare e per questo è sottoposta a molti progetti e cantieri per le infrastrutture “olimpiche”? Si sta veramente avviando un volano di rigenerazione e sviluppo virtuoso della valle, nella sua interezza e non solo delle località sedi delle gare, o viceversa in quei cantieri si sta scavando la fossa nella quale rischia di finire il futuro della Valtellina e dei valtellinesi?
Sono temi, questi, che a meno di due anni dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina è necessario affrontare con crescente condivisione pubblica, partecipazione comunitaria, approfondimenti e riflessioni attente e, soprattutto, con una sensibilità altrettanto crescente e consapevole verso il territorio valtellinese, la sua gente, il suo futuro. Il quale, se ben costruito, andrà a vantaggio pure di chi la Valtellina la frequenta da turista, d’inverno e d’estate.
Di questi fondamentali temi, che al netto dell’evento olimpico interessano tutti i territori montani più o meno turisticizzati, ne parlerò martedì prossimo 21 maggio, alle ore 20.45, presso la Sala Riunioni Polifunzionale di Sondalo, insieme ad Angelo Costanzo, del Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio che organizza l’incontro, a Marco Trezzi del Comitato “Salviamo il Lago Bianco” e a Barbara Baldini, sindaco di Montagna in Valtellina, comune direttamente coinvolto nella questione olimpica in forza di un’infrastruttura da realizzarsi sul suo territorio la cui vicenda è risultata da subito alquanto emblematica riguardo l’evento olimpico in preparazione e il modus operandi attraverso cui lo si sta gestendo.
[Un altra veduta panoramica del territorio di Sondalo e della Valtellina verso Tirano. Immagine tratta dalla pagina Facebook SondaloTourism.]Se siete della zona, o sarete nei paraggi, sono certo che l’incontro di Sondalo rappresenterà un’ottima e preziosa occasione di confronto e di riflessione condivisa sulla Valtellina olimpica nel presente e nel futuro dei suoi territori e delle sue comunità nonché, se posso dire, per poter continuare a sentirci e dirci in relazioneviva con le nostre montagne, per il bene di chiunque le abiti, le frequenti e le abbia a cuore.
Lettera aperta (e cordiale, ma…) al Consigliere Giacomo Zamperini, Presidente della Commissione Montagna di Regione Lombardia
Nel recente incontro svoltosi a Casargo dal titolo “La minaccia del lupo sugli alpeggi” e, come si evince, dedicato alla presenza di ritorno dei lupi sulle nostre montagne e alle problematiche a ciò connesse, soprattutto riferite al lavoro degli allevatori nei territori ove il lupo si sia manifestato, ha partecipato anche il Consigliere regionale – e Presidente della Commissione Montagna – Giacomo Zamperini, che più volte ha proferito in pubblico parole assolutamente condivisibili in merito alla realtà montana contemporanea e alla gestione politico-amministrativa delle terre alte.
Nel suo intervento a Casargo, invece, Zamperini ha fatto un’affermazione che proprio nell’ottica della miglior gestione possibile dei territori montani non può considerarsi sostenibile, sostenendo – come la vostra testata ha riportato – che «sono il lupo e la natura a doversi adattare alla presenza e all’attività dell’uomo, e non viceversa».
Al netto dell’elemento “lupo”, la cui problematica impone strategie mirate, ciò che ha dichiarato il Consigliere Zamperini è esattamente il principio per il quale la presenza e il rapporto dell’uomo con la montagna nel Novecento si è disequilibrato e distorto al punto da generare le circostanze di involuzione sociale, economico, ambientale, culturale, a livelli più o meno evidenti e gravi, che oggi purtroppo si possono constatare un po’ ovunque, sulle Alpi e sugli Appennini. No, la natura non si deve adattare alla presenza dell’uomo: da sempre avviene il contrario, così accade anche oggi e d’altronde è qualcosa di inevitabile. Semmai è proprio la ricerca del miglior equilibrio adattativo dell’uomo nei territori montani, in forza della peculiare realtà ambientale che presentano, a garantire i massimi vantaggi reciproci tanto alle montagne quanto alle genti che le abitano da secoli e, ci si augura, continuino a farlo nel futuro. È il bello dello stare in montagna, ancor più oggi che lo sviluppo tecnologico a disposizione consente di adattarsi alle condizioni montane ben più che una volta – ma non del tutto, visto che basta una bella nevicata o un periodo di forti piogge a mettere in crisi la nostra civiltà tanto avanzata e a volte un po’ troppo supponente. E meno male, a mio modo di vedere: ci consente di tenere sempre ben presente chi siamo, dove siamo e cosa dobbiamo fare per starci al meglio senza subire conseguenze deleterie.
D’altro canto, ovunque l’uomo abbia preteso di adattare la natura montana ai suoi voleri ne sono usciti dei gran danni, quando non dei disastri: è successo con il turismo quando si è massificato diventando eccessivamente impattante per i territori coinvolti, è successo con talune attività industriali che hanno superato il limite di sostenibilità dello sfruttamento territoriale (si pensi alle attività estrattive, ad esempio), ed è successo quando l’uomo ha voluto infrangere gli equilibri ecosistemici naturali, ad esempio nell’attività venatoria o con l’uso eccessivo delle risorse boschive.
Invece, proprio la dimensione di adattamento costante dell’uomo alla montagna e alle sue caratteristiche è ciò che rende la vita nelle terre alte speciale, preziosa, certamente più scomoda che in città ma per questo anche più importante e di valore: è esattamente quello che lo stesso Consigliere Zamperini ha sostenuto in un altro passaggio del suo intervento a Casargo citato nel vostro articolo, quando ha affermato che «preservare la montagna significa tutelare l’ambiente e mantenere in vita un’economia, una società e una cultura rurale millenaria». Ecco, guarda caso questa è un’ottima definizione per spiegare cosa significhi che l’uomo debba adattarsi alla natura montana e mantenere equilibrata la sua presenza in essa: è proprio ciò che i nostri montanari hanno fatto per secoli, è la realtà dalla quale è scaturita la cultura rurale millenaria che oggi cerchiamo di tutelare rispetto all’omologazione consumistica imperante nonché, a ben vedere, è uno degli elementi sui quali si fonda l’identità culturale contemporanea delle montagne. Soprattutto rispetto ai territori metropolitani iper urbanizzati, proprio quelli dove l’uomo ha adattato così estesamente il territorio alle proprie esigenze e alle attività antropiche da provocarne spesso un degrado diffuso e a volte profondo (lo stesso che poi fa affollare le località montane di cittadini in cerca di qualche ora d’aria buona e di mente libera).
Vogliamo che la montagna assomigli anche in questo alla città? Non credo proprio sia il caso, dunque non è ammissibile – non per qualsivoglia ideologia ma proprio per sensibilità politica e culturale – che si possa ragionare in montagna attraverso modelli di antropizzazione mutuati da realtà del tutto diverse e per questo potenzialmente pericolosi. Che è poi, per tornare all’altro “elemento” discusso a Casargo citato da Zamperini, il motivo per il quale la presenza del lupo oggi è problematica e si fatica non solo a trovare strategie efficaci ma pure a dialogare sul tema senza cadere in parteggiamenti e strumentalizzazioni ideologiche, che finiscono per rendere cronico il problema piuttosto di alleviarne il portato.
In ogni caso, ribadisco, il Consigliere Zamperini si è rivelato in altre occasioni ben più apprezzabile nelle parole pubblicamente spese su cose di montagna, e posso pensare che l’infelice uscita di Casargo sia stata soltanto una boutade malamente influenzata dalle circostanze del momento o per altri motivi poco meditata mentre in futuro le sue considerazioni sulla realtà presente e futura delle nostre montagne potranno essere più ponderate e provvidenziali per chiunque abbia a cuore le terre alte.