Banksy, Reading

In effetti, a prescindere dal giochetto circa la sua identità nascosta o da altre simpatiche (e furbe) speculazioni, Banksy è forse oggi l’unico artista di fama che possa realmente fregiarsi del termine col suo senso pieno e assoluto: ovvero non solo colui che opera nel campo dell’arte come creatore o come interprete, possibilmente di opere di pregio e ingegnosità rimarcabili, ma ancor più colui che è capace di interpretare la realtà e le cose umane con sguardo alternativo, innovativo, rivoluzionario, magari pure sovversivo ma nel modo più virtuoso possibile, e con capacità espressive generalmente comprensibili da chiunque. In base a tutto ciò, dunque, Banksy è il solo artista capace di andare anche oltre quel termine e la sua dimensione, diventando una figura storica fondamentale nel panorama socioculturale – ergo politico – internazionale, ben più che tanti altri personaggi pubblici e autorità politici di identità mediatica assoluta (ancorché del tutto forzata)  e inversamente proporzionale al loro valore storico. Basti constatare infatti la eco mediatica di ogni sua nuova realizzazione, ovunque appaia: come o forse più di quella suscitata dai “grandi” leader politici mondiali – e molto più giustificata, per giunta.

Insomma: Banksy rules, ever and ever!

P.S.: cliccate qui per saperne di più sull’opera apparsa a Reading, dall’articolo relativo su “Artribune” (dal quale ho tratto anche le immagini).

La sottocultura dei sottosegretari

Al ministero della Cultura compare una sola nomina, quella della senatrice leghista Lucia Borgonzoni (Bologna, 1976) con un passato anche da artista dopo gli anni dell’Accademia di Belle Arti nel capoluogo emiliano. Quello della Borgonzoni, che aveva già ricoperto questo ruolo nel primo governo Conte, è stato un nome iper criticato – a dir poco – già dai giorni scorsi, quando la stampa aveva riportato a galla un’infelice affermazione che fece nel 2018, affermando “di non leggere un libro da tre anni”, motivo che l’ha subito resa difficilmente qualificabile per ricoprire l’incarico di sottosegretario di un Ministero della Cultura. Che si tratti solo di polemiche faziose? Non si direbbe: il suo sfortunato percorso di gaffe era infatti proseguito durante la campagna elettorale promossa dalla Lega per il posto di presidente dell’Emilia-Romagna (vinto alla fine dall’avversario Stefano Bonaccini del PD), quando aveva sostenuto che la regione confinasse con il Trentino e poi promettendo, se avesse vinto, di tenere gli ospedali aperti tutti i giorni, cosa naturalmente già in atto. Insomma, probabilmente il Governo Draghi poteva riservare un occhio di riguardo diverso al mondo della cultura.

P.S.: a proposito di quanto scrivevo ieri… e non serve aggiungere altro. Ecco.

Le solite mitologie

Cambiano i tempi, cambiano le credenze, le superstizioni, le scaramanzie, le leggende e le mitologie.
Un tempo i draghi vivevano nei luoghi naturali più oscuri e inquietanti e spargevano terrore a destra e a manca; oggi invece i Draghi vivono in luoghi urbani ma ugualmente oscuri e inquietanti spargendo poltrone, a destra e a manca.

Be’, a ben vedere tutto cambia ma invero nulla cambia, come sempre. E, in fin dei conti, sempre di superstizioni e mitologie si tratta, alle quali molta gente oggi come un tempo continua a credere. Già.

“Verità”?

[Foto di Phyrexian, opera propria, CC0, fonte qui.]
La verità, è che molte delle “verità” a cui crediamo non solo altro che belle fantasie, quando non grossolane falsità, alle quali per ragioni sovente oscure diamo più credito di altre.
Vero?

Ultrasuoni #13: The Dandy Warhols

[Foto © Chad Kamenshine, dalla pagina facebook della band.]
A volte il mondo musicale è assai “bizzarro”: offre il più grande successo a gruppi e cantanti a dir poco mediocri (la maggioranza, oggi – parere personale, ovviamente) mentre permette che piccoli/grandi gioielli pienamente dotati di talento, tecnica, classe e altre simili doti restino nascosti e ignorati. Poi, in alcuni casi, tali gioielli nascosti diventano di colpo “famosi” ma, paradossalmente, comunque restano sconosciuti ai più.
Prendete i The Dandy Warhols, ad esempio: li conoscete tutti (o quasi) per questa canzone la quale, tuttavia, probabilmente non sapete che è un loro brano e dunque credo che comunque continuiate a non conoscerli granché; eppure la band di Portland è tra quelle che, pur in mezzo a cose scialbe e discutibili, come poche altre ha sempre avuto la capacità di scrivere brani che erano (e sono) delle hit perfette, da primi posti nelle top ten di tutto il pianeta dacché dotate di un appeal commerciale semplicemente irresistibile, come e ben più che quel suddetto celeberrimo brano ultramediatizzato. Prendete ad esempio un album abbastanza poco considerato come This Machine, del 2012, e beccatevi in rapida sequenza – come li si ascolta nella track list – due brani come The Autumn Carnival:

e la seguente Enjoy Yourself:

Oppure fate un salto indietro nel tempo – per comprendere come quelle facoltà i The Dandy Warhols le abbiano da sempre – e ascoltatevi un brano come Not If You Were the Last Junkie on Earth tratto da The Dandy Warhols Come Down, album del 1997:

A mio parere, delle hit potenzialmente perfette, appunto – e sono solo alcuni buoni esempi tra tanti.
Ecco, ribadisco: i The Dandy Warhols (il quale peraltro è un nome assolutamente geniale!) avevano una forza e un appeal commerciale infinitamente maggiori della gran parte degli “artisti” musicali che in questi anni hanno scalato le vette delle classifiche. Eppure, ci ricordiamo solo di quel “famigerato” brano senza (quasi) nemmeno conoscere il loro nome di chi l’ha creato.

Proprio strana a volte la musica, già.