Alla montagna serve lungimiranza

La tendenza odierna in montagna è quella di inventare sempre nuovi giochi e attrazioni, anche a carattere prettamente culturale, con i quali dimostrare all’ospite che per lui si è fatto “anche questo”. Queste iniziative, volenti o nolenti, vanno a sostituirsi alla naturale propensione dell’ospite a scoprire per suo conto le cose che davvero lo possono meravigliare.
Funziona così: ci sono un po’ di soldi da spendere, attrezzature e mano d’opera costano, dunque il denaro è speso facilmente in questo modo, cercando di dimostrare che è stato speso per opere concrete. Non voglio qui parlare di altro genere di motivazioni a spendere: voglio rimanere sull’affermazione che il denaro disponibile deve essere speso in modo diverso. Anzitutto si deve considerare un periodo più lungo (in luogo del “tutto e subito”), un periodo che vada oltre la durata della carica di quell’amministratore o amministrazione.
Il punto che vorrei suggerire ai nostri amministratori, per ciò che riguarda l’ambiente e la qualità nell’offrire ospitalità, è che i progetti devono essere decennali, anche ventennali e non esaurirsi entro le prossime elezioni. Devono essere veri progetti lungimiranti, non dei “mordi e fuggi” che vanno bene nell’immediato per fare bella figura, per concludere l’evento e poi chi s’è visto s’è visto. L’ambiente si conserva con progetti che vanno molto alla lontana, i cui effetti non potremo vedere noi ma magari solo i nostri figli. Valutare i progetti in quest’ottica è ciò che dà qualità, anche immediata.

Alessandro Gogna, uno dei più importanti alpinisti italiani nonché figura di riferimento per tutto il mondo della montagna, intervistato da Ivo Cestari (alias Lou Arranca) in Dal tema delle ferrate (con l’obbrobrio sulla Paganella) a quello dei ponti tibetani e delle panchine giganti: la montagna per Alessandro Gogna, pubblicato su “Il Dolomiti” il 01 settembre scorso e ripreso in Vagando per i boschi di Sagron-Mis su gognablog.sherpa-gate.com il 20 settembre. Un’intervista assolutamente interessante sui temi del turismo in montagna, e sulle montagne di domani, come lo sono sempre le osservazioni illuminate e illuminanti di Gogna (anche per chi vi dissenta, senza dubbio).

Cliccate sulle immagini per leggere l’intervista nella sua interezza.

I “doni” di Mauro Lanfranchi

Ho la gran fortuna di conoscere alcuni tra – a mio parere – i migliori fotografi di montagna italiani, e in essi annovero a pieno titolo il lecchese Mauro Lanfranchi, autentico cantore per immagini dei territori montani lombardi (non solo, ma soprattutto) e in particolar modo delle montagne tra Lecco e la Valtellina per le quali rappresenta ormai pure una specie di enciclopedia naturalistica (illustrata, ovvio!) vivente, stante la sua profondissima conoscenza di tale territorio. Di lui ho già scritto qui, ma credo che chiunque di voi lo abbia “editorialmente incrociato” almeno qualche volta, posta la vastità della sua produzione fotografica e delle collaborazioni con praticamente tutte le testate nazionali che si occupano di ambiente e natura, oltre agli innumerevoli libri che contengono i suoi scatti, il cui stile peculiare è sovente ben riconoscibile.

Proprio qualche giorno fa Mauro ha compiuto 70 anni, buona parte dei quali passati a vagabondare per le montagne – sovente raggiunte a bordo della sua celeberrima Vespa con viaggi anche di molti km, a volte con tempo da lupi – e a fissare nei suoi scatti la loro grande bellezza, spesso scovata e rappresentata nelle circostanze più insolite e nei dettagli meno evidenti ma per molti versi peculiari e maggiormente narrativi dell’essenza dei monti.

Voglio omaggiarlo con alcune immagini in bianco e nero tratte da un’ampia galleria fotografica pubblicata lo scorso luglio da Alessandro Gogna su sherpa-gate.com, che vi invito a visitare per godervela nella sua interezza (qui ne trovate un’altra, di galleria, dalla quale proviene l’immagine in testa al post), e ringrazio di cuore Mauro per avermi concesso di pubblicarle. Solo poche immagini – che peraltro intendo pure come ben auguranti per il prossimo inverno – ma credo già del tutto significative riguardo l’arte fotografica di Lanfranchi, che mi auguro possa continuare ancora per lunghissimo tempo a praticare i propri vagabondaggi alpestri e a donarci le sue affascinanti, preziose visioni montane.

I parcheggi sul Pian Grande di Castelluccio

La vicenda dei parcheggi sul Pian Grande di Castelluccio, efficacemente riassunta in questo articolo (del 9 maggio 2021) di sherpa-gate.com, mi sembra rappresenti un esempio assolutamente emblematico della diffusa ignoranza istituzionale nei confronti del patrimonio naturale, storico, ambientale, culturale nonché della bellezza sovente insuperabile che possiede l’Italia.

Ma dico: come si può consentire l’invasione alle autovetture private, che ovviamente e inevitabilmente danno luogo a un megaparcheggio selvaggio, in un ambiente così bello, così palesemente prezioso e delicato, per giunta variamente tutelato da vincoli paesaggistici e ambientali dacché parte del Parco Nazionale dei Monti Sibillini? Come lo potete permettete e addirittura pretendere, voi istituzioni pubbliche locali?

Posto che la sentenza della Corte d’Appello di Roma del marzo 2021 abbia risolto (speriamo definitivamente) la vicenda, appare comunque evidente che si è di fronte a un caso di ignoranza reiterata e dunque genetica, non frutto d’un abbaglio, visto che le istituzioni in questione non solo hanno commesso un abuso ma hanno pure proposto appello in suo sostegno e contro la prima sentenza del Commissario preposto.

Bene: quanti altri casi simili la cronaca italiana ci presenta, da anni e senza interruzioni? Vogliamo andare avanti così, lasciare che questi abusi istituzionali alla bellezza del paese continuino imperterritamente fino a che i loro promotori politici troveranno qualche giudice compiacente che li sentenzierà come “giusti”, aprendo la strada a chissà quale ulteriore oltraggio?

Alt(r)ispazi, alt(r)e riletture!

Ringrazio di cuore Alt(r)ispazi, il sito/blog dell’Associazione Culturale Ettore Pagani – un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro che opera in ambito culturale a favore della maggiore conoscenza del mondo della montagna – per aver ripostato il mio articolo Piove? Evviva! pubblicato in origine qui e nel quale raccontato dell’affascinante esperienza personale vissuta con Michele Comi nell’edizione 2021 di Alt(ro) Festival, in Valmalenco, in una giornata con condizioni meteorologiche “avverse”. Ma avverse da chi e da cosa, poi?

Cliccate sull’immagine lì sopra per leggere il mio racconto, e buona alt(r)a lettura!