“Il Post”, in un articolo del 14 luglio 2025, rilancia la questione dei teli geotessili sui ghiacciai, che ad ogni inizio estate, ovvero del periodo di fusione e ablazione glaciale, vengono installati su alcuni ghiacciai alpini – quasi sempre che ospitano piste da sci – in base all’affermazione che questi teli “salverebbero” i ghiacciai dagli effetti della crisi climatica, peraltro particolarmente evidenti proprio sulle Alpi.
L’articolo de “Il Post”, che prende spunto da un testo dell’amico Luigi Casanova, Presidente di Mountain Wilderness Italia, rilancia quanto si è dimostrato ormai da tempo al riguardo – ne ho scritto anche io più volte in passato: i teli geotessili non “salvano” i ghiacciai ma servono solo ai gestori dei comprensori sciistici per salvaguardare la superficie di essi sulla quale ci sono le piste da sci. Proferire quell’affermazione è pura ipocrisia oltre che un bieco esercizio di green washing. Non solo: come ribadisce “Il Post”, quei teli diffondono sulle superfici glaciali una gran quantità di microplastiche e altri elementi inquinanti: se da una parte fingono di “fare del bene” ai ghiacciai, dall’altra ne ammorbano pure l’ambiente, che almeno a quelle quote dovrebbe permanere il più possibile incontaminato anche in presenza di antropizzazioni.
[Il Ghiacciaio Presena ieri, completamente “telato” ove transitano le piste da sci. Immagine tratta da qui.]D’altro canto, ciò che “Il Post” ha ribadito nel suo articolo, come detto, sono evidenze scientifiche conosciute e denunciate ormai da anni, non da ieri: il fatto che in molte località i gestori del turismo locale perseverino con la posa dei teli sui “loro” ghiacciai dimostra perfettamente come essi se ne freghino altamente sia di ciò che rileva la scienza, sia della salvaguardia dei territori ove operano.
[I teli geotessili sul Ghiacciaio della Marmolada. Immagine di Luigi Casanova, tratta da qui.]Dunque, sarebbe bene che chi tiene veramente alle montagne e ne è un autentico appassionato si disinteressi a quelle località dai ghiacciai “telati” frequentandone altre più rispettose e meno ipocrite – ghiacciai plastificati i quali, peraltro, offrono un’immagine dell’ambiente montano d’alta quota triste e deprimente, con i corpi glaciali coperti da quello che, in buona sostanza, rappresenta per essi un vero e proprio sudario. Una cosa affliggente, oltre che inaccettabile, alla quale bisogna dire con forza «BASTA!», e dirlo a quelli che ancora si ostinano a propugnarla: per salvare non i ghiacciai ma i loro affari, e al contempo per svilire e soffocare l’ambiente montano.
Immagino che numerose volte avrete letto, sui media, titoli come quello qui sopra riprodotto o sentito dichiarazioni similari nei tele-radiogiornali. E chissà quanti, tra il cosiddetto pubblico generalista, sull’onda di quanto appreso e sostenuto in quelle notizie avranno probabilmente pensato: «ah, che bello, allora i ghiacciai si possono salvare dalle conseguenze dei cambiamenti climatici!»
Ecco: riguardo a questo tema l’amico Giovanni Baccolo, che di ghiaccio si occupa per professione scientifica essendo un glaciologo ricercatore del Dipartimento di Scienze Ambientali e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca, ne ha scritto diverse volte (ad esempio qui) ed è tra i firmatari di una lettera sottoscritta da numerosi enti e istituzioni e da altri 40 scienziate e scienziati che risulta uno dei documenti più completi e esaustivi sull’argomento. In esso viene data una risposta chiara e inequivocabile a una “domanda” che dovrebbe necessariamente scaturire dai suddetti frequenti titoli mediatici i quali invece ne propongono la sostanza evitando accuratamente qualsiasi forma interrogativa ma esponendola come l’asserzione di una verità indiscutibile: “I teli geotessili salvano i ghiacciai”.
Ma è proprio così? Li salvano veramente i ghiacciai, i teli geotessili?
[Ciò che resta del Ghiacciaio Presena coperto dai teli geotessili. Immagine tratta da www.bresciaoggi.it.]Vi invito caldamente a leggere nella sua interezza la lettera/documento degli scienziati – cliccate sull’immagine qui sotto – per poter(vi) rispondere nel modo più articolato alle domande appena esposte. Ma se da subito volete una buona risposta al riguardo, vi cito un passaggio dell’articolo di Giovanni Baccolo che sul suo sito storieminerali.it presenta la lettera degli scienziati:
Coprire i ghiacciai con i teli non significa salvarli, ma tutelare un interesse economico locale. Ciò che più preoccupa gli studiosi è l’ambigua comunicazione del “salvataggio” che spesso accompagna queste iniziative: un ghiacciaio coperto sarebbe un ghiacciaio salvato dal cambiamento climatico. Non è così.
Dipingere la copertura dei ghiacciai come uno strumento per combattere il cambiamento climatico e il riscaldamento globale è profondamente sbagliato. Tali pratiche hanno infatti diversi impatti negativi sull’ambiente e possono essere accettate solamente come interventi a protezione di interessi turistico/economico locali legati a specifici ghiacciai. Spacciarli come un “salvataggio” è errato da un punto di vista scientifico. È anche un messaggio distorto che rischia di creare confusione e danneggiare la sensibilità ambientale delle persone che negli ultimi anni si è progressivamente consolidata.
Purtroppo molte iniziative volte al finanziamento delle pratiche di copertura dei ghiacciai non sottolineano che i teli servono a tutelare un interesse economico legato a uno specifico ghiacciaio, come il mantenimento di una pista da sci. Esse fanno invece leva sulla sensibilità ambientale delle persone, diffondendo il messaggio ambiguo e inesatto che coprire i ghiacciai significa salvarli. È stato questo il motivo che ha spinto gli scienziati a diffondere la lettera.
Rinnovo l’invito a leggere nella sua interezza la lettera/documento degli scienziati e a meditarla di conseguenza. È quanto mai importante capire come stanno realmente le cose, anche riguardo a questioni come la presente, apparentemente secondarie e magari da qualcuno ritenute fin troppo cavillose quando invece risultano del tutto emblematiche, in senso generale, circa la cognizione diffusa della realtà climatica che stiamo vivendo. Una realtà verso i cui cambiamenti in atto il primo e fondamentale atto di resilienza è comprendere. Se non si ha un’adeguata consapevolezza di questa nostra realtà in divenire, con tutti i suoi annessi e connessi, ogni atto concreto messo in atto al riguardo rischia di apparire inutile se non francamente ipocrita – vedi sopra – e sostanzialmente dannoso. E di danni ulteriori cagionati da mani umane la montagna non ne ha proprio più bisogno!
P.S.: chi non sapesse com’era un tempo il Ghiacciaio Presena citato qui ad esempio, per raffrontarne lo stato a quello attuale, può dare un occhio a quest’altro mio articolo.