Lamentarsi dei lamenti

Lamentarsi continuamente e in maniera giammai costruttiva – esercizio tra i più praticati in assoluto, a ben vedere – non serve a nulla, eccetto che in un solo caso: quando è necessaria e doverosa la lamentela verso chi non fa altro che lamentarsi continuamente.

(Beh, certo: visti i fatti, questa è senza dubbio un’efficace rappresentazione -pratica ancorché immateriale – del moto perpetuo. Ma amen, ecco.)

Consumo del suolo, inquinamento dell’aria, coma dell’intelligenza

Nella mappa di sinistra, potete vedere raffigurata la situazione del consumo di suolo in Italia al 2016. Ovviamente il tono rosso cupo denota il consumo maggiore. (Fonte: ISPRA.)
Nella mappa di destra, potete vedere raffigurata la situazione dell’inquinamento dell’aria in Italia a fine 2017. Ovviamente il tono rosso cupo denota l’inquinamento maggiore. (Fonte: ESA.)
Cliccate sull’immagine per vederla in un formato più grande, e constatate la similarità delle due mappe.
Ora, provate a immaginare le due mappe sovrapposte. L’immagine che ne scaturisce – consentitemi di essere molto franco – è quella della nostra più assoluta imbecillità.
È la stessa dimostrazione di folle (se non criminale) idiozia che, noterete, non fa dire nulla al riguardo da parte di nessuno o quasi, con in prima fila a guardare altrove i soliti, immutabili politicanti nostrani – troppo persi, costoro, in scempiaggini propagandistiche pressoché vuote d’alcun senso e d’alcuna reale importanza.

Ha ragione Davide Sapienza, il geopoeta, che sulla sua pagina facebook incita a sostenere chiunque propugni “abbattimenti seriali di scempi edilizi, capannoni vuoti e abbandonati, strutture mai terminate. Serve qualcosa di clamoroso.” Proprio così: qualcosa di clamoroso. Che altrimenti non renda clamorosamente cupo il nostro futuro prossimo.

DisneItaly

Un topo terrorizzato dalla visione di un topo, un cane che porta a spasso al guinzaglio un cane.

Non so, ma a me il “magico” (o squinternato, semmai) immaginario disneyano fa venire in mente l’Italia contemporanea

(Ma obiettivamente l’Italia degli ultimi anni fa più ridere dei cartoni Disney, eh!)

Pensare troppo fa viver male

Non c’è nulla da fare.

Pensare è una gran brutta cosa, già.
Perché il pensiero allena e acuisce l’intelligenza, l’intelligenza aiuta a capire meglio il mondo d’intorno, capire meglio il mondo d’intorno significa troppo spesso constatarne le numerose brutture, e constatare le così numerose brutture – quasi sempre ad opera degli umani – significa inesorabilmente guastarsi l’animo e rodersi il fegato.
Fa vivere male, insomma.

Certo, per quanto sopra il pensiero aiuta pure a percepire, comprendere e godere delle tante bellezze materiali e immateriali che ci sono al mondo: ma che succederebbe se le suddette brutture dovessero accrescersi e diffondersi sempre più e soffocare definitivamente le residue bellezze rimaste ad allietarci la mente e lo spirito?

Ah, si direbbe proprio che facciano bene i tanti, tantissimi, che ormai dimostrano di non pensare più, per attitudine genetica, per menefreghismo indotto o per scelta precisa: moriranno cretini ma vivranno spensierati, senza capire niente di nulla e, dunque, nemmeno la loro inutilità.
Beati gli idioti, già. Perché se dei poveri in spirito sarà il regno dei cieli, evidentemente dei poveri di mente è il regno terreno. Lo sappiano, i Sapiens, almeno questo: sennò che “Sapiens” sono, eh?

Di necessari provvedimenti giuridici (ri)alfabetizzanti

Eppure, accidenti, si deve pur trovare un modo di formulare una definizione di “analfabetismo funzionale”che non sia solo di natura sociologica (e tecnicamente tale) ma anche filosofica e lo sia al punto da risultare pure giuridica, così da poterla sancire a chi dimostra di esserlo senza tema di smentita ed esponendo finalmente l’analfabeta funzionale conclamato ad “adeguate” conseguenze legali!
Adeguate, sì: nel senso che, per un analfabeta funzionale, ad esempio la lettura di buoni libri rappresenta una condanna terribile, oppure il divieto di guardare la TV o di accedere ai social… ma adeguata, qualsivoglia sanzione che si commini, anche perché l’analfabetismo funzionale è veramente una piaga terribile per la società contemporanea e una sorta di imbarbarente cancrena che, se non bloccata rapidamente, rischia sul serio di portare al trionfo definitivo della cretinaggine più assoluta. E in tal senso siamo già a buon punto, basta guardarsi intorno e giudicare la realtà delle cose.

Quindi forza, filosofi del diritto di tutto il mondo: unitevi, meditate, formulate e teorizzate indi determinate! Fate presto, ribadisco, prima che voi stessi diventiate vittime di quello stesso imbarbarimento pandemico e finiate per essere creduti quelli che perdono tempo a filosofeggiare intorno al principale colpo del gioco del tennis solo perché l’abbiano detto in tivù o scritto su facebook con relativi n-mila like!