Vento forte

Comunque nei giorni scorsi c’era un vento così forte, qui, che un amico mi ha raccontato d’un tizio che stava praticando kite surf sul lago e, spinto dalle possenti folate, è finito nel giardino antistante la sua casa posta a pochi metri dalla riva.
Be’, col vento può capitare, gli ho osservato.
No, mi ha ribattuto: noi siamo sul Lago di Como e quello stava praticando kite surf sul Lago Maggiore!
Ah, caspita, gli ho fatto.
Proprio un gran vento, non c’è che dire.

(P.S.: eccheccavolo, tutti a diffondere fake news e io no? 😀 )

Vento

[Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay.]

Laddove spira più tagliente il vento, e alto si leva il mare e non lievi sono i pericoli da superare, mi sento a mio agio.

Così scrisse Nietzsche ne La gaia scienza, e io mi trovo assolutamente concorde. Sono giornate ventose, qui, e numerose come le folate arrivano le lagne di molti riguardo quanto sia fastidioso un vento così impetuoso, su come scompigli abiti e capigliature, sollevi sabbia e foglie, provochi emicranie o altro di affine, eccetera.
Invece a me il vento piace. Al netto di eventuali deprecabili danni, è manifestazione della forza vitale della Terra, vibrante energia aerea, “detersivo” che linda il cielo e il territorio e fa danzare le chiome pur spoglie degli alberi – per giunta qui è favonio il quale segnala bel tempo. Sì, anch’io mi sento a mio agio, per nulla infastidito, in moto equilibrato e armonico con le folate.

Passerà poi, questo vento, tornerà la quiete in cielo e nel paesaggio ma quell’energia, almeno in parte, la conservo cercando di farla spirare, più o meno leggera, poco o tanto vibrante, ancora nell’animo, così che gli stessi effetti benefici si possano protrarre a lungo. E fino alla prossima giornata ventosa.

Luna piena

[Foto di Florian Kurz da Pixabay]
Certe notti di Luna piena, da me, sono talmente luminose e chiare – come quella di ieri sera durante la quotidiana camminata con Loki, agevolata da un cielo limpido e stellato al punto da non aver alcun bisogno di luce artificiale – che appena fuori le ombre degli alberi, negli spazi campestri aperti tra le zone di bosco illuminati da una luce azzurrina avvolgente e intima che disegna le forme ma sfuma leggermente i contorni quasi come in un paesaggio dipinto ad acquerello, non è raro individuare la sagoma e il passo leggero di una volpe che si muove nei campi da un’ombra all’altra in cerca di prede e persino incrociare il suo sguardo, osservandola fermarsi e guardare fissamente verso di voi per studiarvi meglio. In quella luce lunare così delicata che tutto avvolge e armonizza, si compie pure il prodigio di non far fuggire quella volpe curiosa, perché col chiarore diffuso riesce a guardarvi negli occhi e a capire che no, voi, lì, non siete e non sarete ostili con lei e nemmeno quel suo simile peloso che avete accanto, d’altro canto a sua volta sorpreso dall’incontro inatteso e intento a osservare la scena.

Allora, sempre con grande tranquillità, la volpe si guarderà intorno, poi getterà per qualche attimo un ultimo sguardo verso di voi e infine riprenderà il suo trotterellare di caccia, sparendo in breve dentro un’altra macchia boscosa sul limitare del prato e lasciandovi ammaliati dall’aver goduto di una così rara e preziosa opportunità.

 

Scuola chiusa per cialtronaggine

Inoltre, se posso dire, anche questa cosa del chiudere le scuole per “maltempo”, nemmeno dovessero arrivare spaventose tempeste polari, cicloni tropicali o chissà quali altri cataclismi meteo ma solo perché potrebbe nevicare – eh, tu guarda, nevicare a dicembre! Ma che roba assurda! – la trovo una vera e propria cialtronata.

Oggi le scuole sono chiuse a Roma e Napoli, ad esempio. Ecco, infatti guardate un po’, cliccando li sopra, quale terribile nevicata stia avvenendo a Roma. Metri e metri di neve al suolo, freddo artico, ghiaccio ovunque… eh già!

Una cialtronata, ribadisco.

La scuola è un servizio pubblico di importanza educativa, culturale e sociale fondamentale che deve restare sempre aperta, quando lo debba essere, anche e soprattutto in momenti “difficili” che poi tali non sono quasi mai. Arrivasse in aula un solo alunno, magari perché abita da parte alla scuola e della meteo non gli importa granché mentre gli importa di dover e voler studiare, la scuola avrebbe assolto il suo imprescindibile compito. Tutto il resto sono fregnacce, proprio come dicono a Roma. Punto.

(L’immagine della webcam tratta da skylinewebcams.com.)

L’agonia dello sci, sulle Alpi italiane

Anche The Guardian, d’altro canto uno dei più prestigiosi quotidiani del mondo, si accorge e si occupa della lenta ma inesorabile agonia dell’industria dello sci sulle Alpi Italiane, in forza dei cambiamenti climatici in atto tanto quanto di gestioni economiche delle stazioni sciistiche sovente scellerate anche perché legate a schemi, strategie e convinzioni di un’epoca ormai passata – quanto meno perché allora nevicava con regolarità.

Eppure, gli unici che ancora pare non si rendano conto della realtà dei fatti e della loro stessa sorte segnata sono proprio molti di quei gestori delle stazioni sciistiche. Salvo rarissimi casi, alla guida di società che economicamente sono entità morte che camminano solo perché sostenute dai puntelli del finanziamento pubblico, e che rischiano di portare alla morte pure l’intero territorio in cui operano con il suo patrimonio ambientale, sociale e culturale dacché incapaci di ammettere quella realtà dei fatti e di ripensare il proprio operato ovvero di provare a guardare un poco di più verso il futuro, piuttosto di rimanere ancorati ad un presente che scivola via dal passato per restare incastrato dentro cumuli di neve artificiale – che quei gestori dissennati ancora credono sia una soluzione ai loro mali e che invece finirà per seppellirli definitivamente, basti constatare il costo di produzione annua citato dal The Guardian. Come fare buchi nello scafo di una nave che sta già affondando, in pratica.

Cambierà qualcosa, visto che la situazione climatica non cambierà affatto e tanto meno quella economica? A sentire i discorsi che personalmente odo da qualche mese a questa parte, ovvero da quando l’Italia, con Milano e Cortina, si è aggiudicata le Olimpiadi Invernali del 2026 con relativi giri di denaro, temo che cambierà qualcosa ma ancora in peggio.

D’altro canto, come dico spesso, è da sempre l’uomo ad avere bisogno della montagna, non viceversa. E se l’uomo è talmente dissennato da continuare a scavarsi la fossa sotto i propri piedi nonostante gli ammonimenti, quando ci cadrà dentro e non saprà più uscirci la eco dei suoi lamenti i monti la faranno tornare a lui stesso, non ad altri.

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo del The Guardian – in inglese, ovviamente, ma di elementare comprensione e corredato di immagini fotografiche emblematiche.