Paolo Villaggio (1932-2017)

Chissà quanti, oggi, diranno: «È morto Fantozzi!» Inevitabilmente, perché nel bene e nel male Paolo Villaggio resterà legato per sempre a questo suo fondamentale personaggio. Certamente Fantozzi ha rappresentato la summa della sua fenomenale e argutissima comicità socioantropologica, ancor oggi da più identificata dalle varie gag e per ciò intesa come meramente demenziale quando invece è stata tra le più intelligenti e raffinate mai viste, oltre che unica; ma, appunto, la grande sagacia intuibile in Fantozzi e nei vari altri personaggi era prova chiara e inequivocabile dell’intelligenza tout court di Villaggio, della sua acuta visione della realtà italiana, sovente tranchant ma sempre illuminante pur se costantemente travestita di disincanto e di ironia (pochi come lui hanno saputo interpretare al meglio il celebre motto “Una risata vi seppelirà”!), dell’impatto culturale possente della sua figura (in generale, dunque, non solo per i suoi personaggi) non solo riguardo sull’immaginario collettivo nazionale, che Pier Paolo Pasolini tra i primi intuì e rivelò, annotando come lo stesso linguaggio fantozziano “avrebbe mutato la lingua comune italiana a una profondità impensata.”[1]

Insomma: l’Italia, non ci fosse stato Paolo Villaggio, oggi sarebbe diversa da ciò che è e non credo in meglio, rappresentando la sua comicità anche una sorta di salvagente collettivo per cercare di restare a galla e non andare a fondo troppo rapidamente. Ora, senza Paolo Villaggio, forse l’Italia sarà diversa da ciò che è stata finora. Meno ironica e beffarda certamente; meno capace di non palesarsi come una merdaccia, temo pure.

[1] Giuseppe Genna, Italia De Profundis, p. 276.

Bohumil Hrabal, “Treni strettamente sorvegliati”

Se dobbiamo coltivare in maniera proficua un’idea concreta di Europa unita – e dobbiamo assolutamente farlo dacché viceversa, a mio modo di vedere, equivarrebbe a cancellarci dalla storia – sarebbe finalmente il caso di partire dalla sua anima culturale organica prima che dalla ricerca di qualsiasi unità economica, politica o d’altro genere molto “funzionale” alle istituzioni di potere e sovente poco sociale. Perché un’unica anima culturale l’Europa la possiede da millenni, nonostante una storia che è la più follemente insanguinata che il pianeta Terra possa proporre: solo le mere e bieche convenienze geopolitiche degli stati nazionali, dal Settecento in poi e ancor più che gli imperi precedenti, ha generato e imposto la parvenza di “differenze culturali” (e sociali) utili a conseguire le proprie mire di potere e dominanza, differenze invero assolutamente campate per aria – e, sia chiaro, la lingua non è affatto una differenza: lo dovremmo ben sapere proprio noi italiani, che di frequente conosciamo variazioni dialettali spesso assai marcate tra un paese e quello appena a fianco.
Posto ciò, ovvero la necessaria, indispensabile costruzione – anzi, riaffermazione – di un’unità culturale europea quale base nonché elemento prezioso per ogni altra pensabile e auspicabile unione, le espressioni artistiche ci offrono già bell’e pronti numerosi “kit” perfetti per tale costruzione, e tra di essi quello letterario è come sempre il più disponibile e facilmente utilizzabile. Bene, in questo kit cultural-letterario europeo credo proprio non possa affatto mancare Bohumil Hrabal, uno degli scrittori fondamentali del Novecento europeo in generale – e non solo centroeuropeo, dunque, come potrebbe far pensare la sua produzione all’apparenza “profondamente” ceca ovvero legata a quella terra e alla sua identità culturale e sociale. Ma la lettura dei suoi romanzi offre invece uno sguardo narrativo ben più ampio e certamente “continentale”, e tale peculiarità è ben dimostrata da Treni strettamente sorvegliati (Edizioni E/O, Roma, 1982/2014, traduzione, postfazione e intervista con l’autore di Sergio Corduas; orig. Ostře sledované vlaky, 1965) romanzo breve e assai intenso che, nel suo “piccolo”, è come se racchiudesse in sé diversi testi, una sorta di stratificazione letteraria, biografica, storica, sociologica che rappresenta una delle cifre peculiari dello stile del grande scrittore ceco (continua…)

(Leggete la recensione completa di Treni strettamente sorvegliati cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Una bottiglia di rum e due pacchetti di tabacco al giorno (Bohumil Hrabal dixit)

Il mio bisnonno era nato nel milleottocentotrenta e nel milleottocentoquarantotto era tamburino militare e come tale combatté sul Ponte Carlo, dove gli studenti gettavano sui soldati le pietre del selciato e presero il nonno al ginocchio e lo storpiarono fino alla morte. Da allora, prendeva un rendita, un fiorino al giorno, col quale acquistava ogni giorno una bottiglia di rum e due pacchetti di tabacco, e invece di starsene seduto a casa a fumare e bere arrancava per le strade e per i sentieri dei campi, di preferenza però dove la gente stava faticando, e lì si faceva beffe di quegli operai e beveva quel rum e fumava quel tabacco, e così ogni anno al bisnonno Lukáš gliene davano tante che il nonno lo riportava a casa sulla carriola.

(Bohumil Hrabal, Treni strettamente sorvegliati, Edizioni E/O, Roma, 1982/2014, traduzione di Sergio Corduas, pagg.9-10.)

Cliccate sull’immagine qui sopra per leggere la personale recensione di Treni strettamente sorvegliati… e non bevete né fumate troppo eh!

INTERVALLO – Oslo (Norvegia), The Future Library

Nelle foreste intorno a Oslo, nel 2014, è nata una “biblioteca” che offrirà i libri in essa custoditi ai lettori… nel 2114!

Future Library è un’installazione vivente creata nel 2014 dall’artista scozzese Katie Paterson. A Nordmarka, in un bosco appena fuori dai confini della città, sono stati piantati mille alberi che dovrebbero servire esattamente tra 100 anni, dunque nel 2114, a pubblicare una piccolissima e selezionata antologia di libri inediti, ai quali forniranno la cellulosa necessaria per la produzione della relativa carta. Dal 2015, ogni anno per 100 anni un autore ha consegnato e consegnerà un manoscritto che dovrà rimanere inedito fino alla data di pubblicazione, appunto nel 2114.

Il bosco stesso avrà l’incarico di proteggere i testi: questi infatti saranno racchiusi in scatole ermetiche e posti in una piccola camera protettiva ricoperta dalla legna del bosco stesso, pensata come uno spazio di contemplazione della letteratura e della natura, che sarà inaugurata nel 2018 nella New Deichmanske Public Library di Oslo.

Tuttavia, può essere che nel 2114 non si utilizzerà più la carta ricavata dalla cellulosa degli alberi per produrre libri. In tal caso, la piccola foresta della Future Library diverrà una vera e propria installazione artistica permanente capace di trasmettere un messaggio di speranza riguardo il rapporto tra uomo, cultura e Natura a quelle future generazioni che , tra un secolo, potranno finalmente leggere i libri appositamente scritti per la libreria.

Cliccate sulle immagini per visitare il sito web del progetto, oppure qui per la pagina facebook o qui per leggere un articolo in merito tratto da Storie.