L’arte ineguagliabile della scultura, e di Antonio Guerra – questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 19 dicembre duemila16, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 6a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE!
Una puntata intitolata Come trovare il respiro della vita, citazione da un anime giapponese la cui prima parte dice: “Scolpire non è scavare una pietra…“. A ben vedere la scultura è, tra le arti visive, quella che da subito e più di ogni altra ha saputo dare non solo forma, all’espressività artistica, ma anche sostanza ovvero vita: banalmente, ma senza dubbio obiettivamente, è stata la prima modalità di creazione d’arte in 3D ideata dall’uomo. Ancora oggi, pure nella nostra era ipertecnologica ove tutto può essere realizzato, l’essenza e il fascino della scultura – pur rinnovati nella concezione pratica e nei materiali – conservano un valore che risulta ancora pressoché ineguagliato, in ambito artistico; e lo scultore, tutt’oggi come da sempre, è l’artista che come nessun altro impersonifica il creatore, colui che sa materializzare un’idea in qualcosa di reale e tangibile.
Il maestro Antonio Guerra è uno di questi “creatori” d’arte, di significati e di respiri, e RADIO THULE in questa puntata è assolutamente onorata di poterlo ospitare e di condurre i suoi ascoltatori alla conoscenza dell’uomo, dell’artista e del suo percorso nel mondo dell’arte così particolare e denso di significati che sanno andare oltre lo stesso e mero valore artistico delle opere.

antonio-guerra2Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

INTERVALLO – Londra, The Wapping Project Glasshouse Bookshop

45609Per qualche tempo Londra – meglio la zona dell’East End ovvero, ancor più precisamente, di Wapping, ha potuto vantare una delle librerie più originali del mondo: la libreria-serra di The Wapping Project, un progetto culturale che ha animato il suddetto quartiere londinese con numerose iniziative artistiche, una galleria d’arte, un ristorante e, appunto, la libreria-serra, specializzata soprattutto (e inevitabilmente) in libri d’arte, di design, di fotografia, moda e discipline creative in genere.

Purtroppo The Wapping Project è stato chiuso nel 2013, trasformandosi in The Wapping Project Bankside, una innovativa ma più “tradizionale” – nella forma – galleria d’arte. Il progetto della libreria-serra spicca tuttavia ancora oggi per originalità ed efficacia, ponendo i libri alla pubblica vista ma in un luogo che vi garantisca protezione: una forma di promozione della lettura senza dubbio assolutamente valido tutt’oggi, appunto!

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più (in inglese).

Dove comincia la poesia (René Magritte dixit)

Uno studioso al microscopio vede molto più di noi. Ma c’è un momento, un punto, in cui anch’egli deve fermarsi. Ebbene, è a quel punto che per me comincia la poesia.

(René Magritte, intervista a cura di Maurice Bots, 2 luglio 1951)

bill_brandt_rene_magritte_with_his_picture_the_great_war_1966Anche attraverso il proprio surrealismo pittorico, Magritte seppe indagare e spingersi ben oltre i limiti dell’arte visuale, fino a cogliere il senso stesso della poesia, appunto. Qualcosa, nella sua più preziosa autenticità, di sfuggente, quasi, eppure di immensamente grande e, sotto molti aspetti, rivoluzionario.
E viene da ironizzare sul fatto che, se Magritte cita il microscopio oltre la cui visione può cominciare la poesia, molti presunti “poeti” nemmeno col più potente cannocchiale riescono a trovarla e vederla…

Se fossi sereno potrei ancora scrivere? (Piero Manzoni dixit #2)

Soprazocco è un gran bel posto. Sì, forse potrei passare qui tutta la mia vita. La campagna è così serena che rende sereni anche noi. Potrei così dipingere e scrivere pur lavorando… Ma non so se questa è saggezza o viltà. Viltà nel senso di fuga dalla vita che in realtà dovrei affrontare. D’altra parte se fossi sereno potrei ancora dipingere o scrivere?
E poi… credo comunque che sono cose che dovrò risolvere scrivendo.

(Piero Manzoni, citato da Dario Biagi in Il ribelle gentile. La vera storia di Piero Manzoni, Stampa Alternativa, Viterbo, 2013 p.24, citando a sua volta Germano Celant, Piero Manzoni. Catalogo Generale, Skira, Milano, 2004, p.587)

Piero_Manzoni_foto_Giovanni_Ricci1Piero Manzoni è stato un grandissimo artista fors’anche perché non è stato solo un artista, ovvero non solo un creatore di arte visiva. Ha scritto anche moltissimo, quasi che l’attività letteraria e la riflessione intellettuale da cui nasceva, nonostante spesso restava cosa privata, non potesse non accompagnare il processo di creazione artistica. Al proposito, ha lasciato uno degli esperimenti artistico-editoriali più illuminanti dell’intero azimuth_copertineNovecento, la rivista Azimuth, che pur in solo due numeri ha saputo generare un gran scossone intellettuale nell’ambiente artistico e critico nazionale, sovente moooooolto conservatore e assai svagato.
Ma, nella citazione sopra pubblicata, Manzoni pone all’attenzione di tutti uno dei più grandi quesiti intorno alla creazione letteraria: “Se fossi sereno potrei ancora dipingere o scrivere?” Ovvero: per scrivere, e intendo dire scrivere grandi testi, bisogna necessariamente essere in un qualche stato di tormento intellettuale e spirituale? Solo l’agitazione derivante da ciò può far frizzare nell’autore quelle piccole/grandi scosse elettriche che mettono in circolo la migliore e più fervida creatività? In effetti, di grandi scrittori e creativi dall’animo tormentato la storia è a dir poco ricolma. Di contro, uno stato di quiete, di calma, di serenità di mente e d’animo, di assenza di qualsivoglia pur minimo tormento, potrebbe veramente cagionare, come effetto collaterale, un rilassamento intellettuale tale da impedirci di scrivere grandi, articolate e compiute storie?
Un quesito non da poco, insomma.
Che ne pensate, voi?

P.S.: qui trovate la mia recensione de Il ribelle gentile. La vera storia di Piero Manzoni.