Tienanmen, 30 anni

Sono passati 30 anni dal massacro di Piazza Tienanmen.

Da allora la Cina, come e più di altri stati nella storia recente, ha operato di continuo per giungere ormai a signoreggiare su quasi tutto il mondo senza cambiare nulla di quel sistema di potere che ordinò il massacro e che tutt’ora fa della barbarie una precisa strategia di controllo politico e sociale. Nulla.
Va tutto bene, anzi: i tappeti rossi si sprecano, ogni qualvolta un alto funzionario cinese si faccia vivo da queste parti del mondo.

Ciò per riaffermare che, oggi ancor di più, io aborrisco la Cina.
Tanto lo so, non conta nulla perché non sono nessuno, ma ci tengo comunque a rimarcarlo.

Dischi volanti

(Ribadisco: è da tempo che vorrei scrivere un’opera umoristica “assoluta”, talmente comica da risultare pericolosa perché potrebbe far morire dal ridere chiunque la legga. Non so se ce la farò, anzi, in effetti spero di no, prima che mi accusino di strage! Però ci sto provando, la sto scrivendo: non sarà “assoluta” ma lì sto mirando, per quanto ne posso essere capace. Di seguito ne trovate un frammento – ne trovate anche altri, nel blog: cercateli qui. Buona lettura!)

Ho finito di cenare, decido di scendere in cortile con Sandro per farlo zampettare un po’. È quasi l’imbrunire, ma il cielo è ancora sufficientemente chiaro per vederci abbastanza bene.
D’un tratto, una piccola sagoma nel cielo attrae la mia attenzione, sopra il profilo dei palazzi d’intorno. Sembrerebbe un aereo, solo che di aerei in quel tratto di cielo non ne ho mai visti passare, e a quest’ora.
La sagoma si muove, ondeggia un poco, pare si stia avvicinando e diventa via via più nitida, al punto che quel pensiero inizialmente un po’ assurdo balzatomi in mente diventa a sua volta sempre più sostenibile.
«Porca putt… un UFO!»
Lascio il guinzaglio di Sandro, tanto è qui sul prato tranquillo, prendo subito il telefonino. Giro un video, sono eccitatissimo… sto riprendendo un’astronave aliena!
Traguardo l’oggetto attraverso il display, si fa sempre più grande e ora la sagoma da tipico “disco volante” è evidentissima… sembra girare su se stesso e fluttuare leggero nell’aria, emanando piccoli brillii… non so quanto sia distante, o quanto si stia avvicinando, attraverso il telefonino le distanze diventano difficilmente percepibili e poi sto cercando di zoomare l’immagine per avere una prova ancora più indubitabile… ma ora dev’essere veramente vicino, mi impegno a mantenerlo al centro del display, sembra passare sopra il palazzo qui di fronte… accidenti che emozione! Regolo ancora lo zoom, spero che le immagini non escano sfocate… si sta abbassando, sì, è ancora più vicino, vicinissimo…
…E poi all’improvviso entra nell’immagine Sandro, che con un balzo nemmeno tanto atletico prende il disco in bocca e trotterellando placidamente me lo riporta.

Ah.
Ma è il mio frisbee da competizione! Quello che avevo lanciato l’altro ieri ai giardini pubblici con un po’ troppa foga… l’avevo visto volare via oltre la recinzione dei giardini, così pensavo di averlo perso.
Ehm…
Be’, porca miseria! Un’efficienza di volo notevolissima, non c’è che dire.
Già.
Dai, Sandro, torniamo su. Niente invasione aliena, stasera. E la prossima volta ai giardini pubblici giochiamo solo con la palla, ok?

Leopardi, ex sfigato

Giacomo Leopardi in un ritratto di Tullio Pericoli (http://tulliopericoli.com/).

Be’, dai… dopo che per decenni è stato spacciato per un tipo depresso cronico, sfigato, malinconico, tedioso, ipocondriaco, pessimista-a-manetta, un “ranocchio con la gobba”, sì che le sue poesie fin da subito risultassero indigeste a generazioni di studenti ancor più di quanto le rendessero tali certi insegnanti, ora tutti a esaltarlo, il Leopardi, a magnificarlo, a chiamarlo genio, a dire che era “pieno di vitalità”, mosso da “frementi passioni” – oggi soprattutto, dacché sono 200 anni dalla composizione de L’infinito. Finalmente, insomma, è una gran bella cosa che agli studenti di oggi lo si ponga nuovamente nella luce che gli compete ed essi stessi sappiano glorificarlo a dovere: già nel mio piccolo lo auspicavo anni fa e ora mi auguro che tale rigenerata celebrità non svanisca nuovamente e rapidamente, ovvero che quell’aura tetra che a Leopardi era stata appiccicata addosso – chissà da chi, poi – non torni ad adombrarne la preziosa grandezza.

Poi, certo, siamo in un paese nel quale, se si chiedesse a certuni “l’infinito” di Leopardi, temo che quelli risponderebbero leopardare. Il che, fosse pure stato il buon Giacomo il più sfigato del suo tempo, lo rende senza alcun dubbio infinitamente troppo grande e inarrivabile per tanti omuncoli contemporanei, naufragati amaramente nel loro mare di analfabeta ottusità.

 

Gente dallo stile climaticamente confuso

Ecco, lo sapevo.
In tre giorni (di maggio, si noti bene) siamo passati dalla fine di febbraio alla metà di luglio, dalle nevicate a bassa quota al caldo subtropicale, sicché la gente – già confusa di suo per mille motivi – sta andando ancora più in confusione e non di rado mi capita di vedere uno accanto all’altro, ad esempio sul marciapiede ad attendere che un semaforo pedonale diventi verde o alla fermata dei bus, tizi agghindati come se stessero per raggiungere il Polo Sud e altri che sembrano appena tornati dalla spiaggia di Ibiza.
Eppoi dicono che il cambiamento climatico non è un problema: lo è eccome, invece, e pure per quanto riguarda lo “stile” (il look, direbbero quelli “avanti”) della gente comune. Il quale, peraltro, è già confuso di suo: sia chiaro, ognuno è libero di vestirsi come vuole ma, in tali circostanze, l’abito fa il monaco, altroché!