Ma veramente il mondo finirà nelle mani degli idioti?

idiota.
A meno che non si faccia qualcosa subito, anche di drastico.
O a meno che ciò in fondo sia inevitabile, e inesorabilmente giusto.

Autocombustione sociale

451Prima leggi che nel 2016 gli italiani hanno speso nel gioco oltre 95 miliardi di Euro, il 4,4% del PIL.
Poi leggi che lo stato, di contro, spende il 4,1% del PIL per l’istruzione e l’educazione – in Europa fa peggio solo la Romania.
Quindi leggi che lo stesso stato incassa 18,5 miliardi di Euro di tasse dal mercato del gioco.
Infine, leggi del “padre” che a Ostia abbandona il figlio di 3 anni in auto per andare a giocare alle slot machine, e che tale “padre” ha precedenti penali. O, più in generale, leggi che di ludopatia soffre sempre più gente e di come tale dipendenza sia strategicamente studiata a tavolino al fine di rendere le persone incapaci di intendere e volere – davanti a una macchinetta mangiasoldi così come a ogni altra cosa della vita.

E ora, leggi (o rileggi, nel caso) Fahrenheit 451, e capirai – me lo auguro – che se ci vogliono 451 gradi Fahrenheit per dare fuoco alla carta (secondo quanto scritto da Bradbury) e distruggerla, per distruggere una società presuntamente “avanzata” e “democratica” da parte del sistema di potere, trasformando i suoi membri in deviati mentali o in criminali, ce ne vogliono molti di meno, e senza sparare nemmeno un proiettile.

P.S.: in ogni caso, dividendo i 95 miliardi spesi nel gioco per i circa 60 milioni di abitanti dell’Italia contemporanea, fanno quasi 1.600 Euro a testa. Sapete quanti libri pro capite si potrebbero acquistare con tale cifra? Ecco, e ora continuiamo pure a leggere della crisi del mercato editoriale e di tutto il resto di simile.

“Libro”?!?

15181504_549486021917894_1799473777006649858_nNo: la questione, stavolta, non è legata alla “solita” diatriba tra libro di carta e libro digitale, sulla quale ho nuovamente dissertato di recente.
Piuttosto, concerne direttamente il senso dell’oggetto-libro, anche solo per come esso sia emblema più immediato, democratico e accessibile di cultura. Almeno stando alle statistiche riguardanti la diffusione della lettura, sempre più desolanti, dalle quali scaturisce un altrettanto diretto e conseguente (a quanto sopra) interrogativo: non se ciò che la vignetta rappresenta avverrà veramente, ma quando avverrà.
Ovviamente sperando che la vignetta resti tale, una simpatica e divertente scenetta comica, certo. Ma temo che ci sia da lavorare parecchio, perché non rappresenti invece una drammatica preveggenza.

La regola aurea

Comunque, in fin dei conti e al di là delle tante parole spese in un senso o nell’altro, l’antica regola aurea è stata nuovamente rispettata:

“Ogni popolo ha i governanti che si merita, ogni governante è emblema del popolo che lo elegge.”

Come disse un tempo il grande Dino Risi (uno che di commedie ne sapeva più di chiunque altro):

Un tale, accortosi che i cretini erano la maggioranza, pensò di fondare il Partito dei Cretini. Ma nessuno lo seguì. Allora cambiò nome al partito e lo chiamò Partito degli Intelligenti. E tutti i cretini lo seguirono.

americathon-16

Autodistruzione

post-apocalyptic

La modifica di Horkheimer e Adorno rispetto al modello weberiano del “disincantamento del mondo” riguarda il trapasso dalla storia universale alla filosofia della storia attraverso l’assoggettamento a quella dialettica di illuminismo e mito, razionalità e follia, progresso e regresso, liberazione e autoasservimento che impronta la storia della civiltà occidentale sin dai suoi inizi. Le prime notizie sull’Olocausto e il pericolo, allora percepito come estremamente reale, di un fascismo mondiale indussero i due autori a diagnosticare una incessante autodistruzione dell’illuminismo. La dinamica di tale processo autodistruttivo va cercata nella struttura dell’illuminismo stesso e del suo principio dominante: “Non solo idealmente, ma anche praticamente la tendenza all’autodistruzione appartiene fin dall’inizio alla razionalità, e non solo alla fase in cui essa emerge in tutta la sua evidenza” (p. 9). Il trapasso immanente dell’illuminismo in una nuova mitologia, il ritorno del primitivo e della barbarie nella società industriale progredita e il rovesciamento della democrazia borghese-illuminata in un dominio totalitario non sono quindi una mera contingenza storica, ma un processo necessario e ineluttabile sinché la storia segue il principio cui si è ispirata sinora: “Ogni tentativo di spezzare la costrizione naturale spezzando la natura cade tanto più profondamente nella coazione naturale. È questo il corso della civiltà europea” (p. 21).

Brano tratto dalla Enciclopedia delle Scienze Sociali Treccani, voce “Razionalizzazione”. Le tesi di Max Horkheimer e Theodor Adorno in esso disquisite vengono dall’opera Dialektik der Aufklärung. Philosophische Fragmente, Amsterdam 1947 (tr. it.: Dialettica dell’illuminismo, Torino 1966). Il “modello weberiano” è ovviamente quello postulato da Max Weber.

I riferimenti agli avvenimenti che stanno caratterizzando la storia del mondo negli ultimi tempi è – altrettanto ovviamente – inevitabile, per come la storia contemporanea sembra divenire sempre più la materializzazione del senso precipuo delle tesi di Horkheimer e Adorno. Un senso, sia chiaro, non banalmente contro qualcuno, semmai riguardo (e contro) qualcosa con il quale concordo da molto tempo, dacché mi pare evidente che la tendenza della (presunta) civiltà umana – nel suo complesso, senza distinzioni di sorta – all’autodistruzione o, in altri termini, a un’ineluttabile implosione di natura principalmente socio-antropologica – oltre che culturale, morale, etica, ovviamente politica nonché d’altri generi assai meno immateriali – sia innegabile. Esattamente come hanno previsto, peraltro, numerose opere letterarie distopiche novecentesche con una perspicacia che, col tempo, sta diventando sempre più impressionante e sempre meno inopinata.