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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

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LA FINE DELLO SCI ANCHE IN MEZZO ALLE MONTAGNE SVIZZERE

Mentre in Italia si continua a insistere con lo sci anche dove è già oggi impossibile sciare in modo sostenibile, la località turistica svizzera di Braunwald, nelle Alpi Glaronesi, dice addio allo sci alpino tradizionale. A partire dalla stagione invernale 2026/27 il villaggio chiuderà definitivamente quattro dei suoi impianti di risalita, mettendo fine a un modello turistico che per decenni ha caratterizzato la località. La società che gestisce gli impianti spiega che «il modello attuale non è più sostenibile» e che «un proseguimento dell’attività nelle modalità attuali non è più possibile». Alla base della decisione vi sono le persistenti difficoltà finanziarie e gli effetti dei cambiamenti climatici, che negli ultimi anni hanno reso sempre più incerta la disponibilità di neve.


UNA CALL PER NUOVE “IMPRESE SPERICOLATE”

Una biologa del Lazio che apre un centro culturale tra le montagne del Friuli. Un designer toscano con il sogno di far vivere nuova vita all’asilo abbandonato del paese. Una valle con 500 abitanti dove una casa colonica diventa spazio di ospitalità lenta… Sono alcune delle storie nate da Imprese Spericolate, il programma gratuito di formazione e accompagnamento della Fondazione Pietro Pittini dedicato alla nascita e al consolidamento di organizzazioni ad impatto sociale nelle aree interne italiane. Oggi il programma apre una nuova call: fino al 20 luglio possono candidarsi gruppi informali di almeno due persone che vogliono avviare un progetto profit o non profit oppure organizzazioni costituite da meno di 30 mesi che abbiano bisogno di accompagnamento per crescere. In entrambi i casi, almeno una persona della governance deve avere meno di 35 anni.


CONTRO LA REVISIONE DELLA STRATEGIA NAZIONALE PER LA BIODIVERSITÀ

E niente, sembra proprio che per i governanti italiani la tutela dell’ambiente naturale sia una cosa parecchio fastidiosa. Così, le principali associazioni ambientaliste italiane hanno scritto al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin per chiedere di fermare il processo di revisione del Programma di attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030. Una scelta che, a pochi mesi dall’approvazione del Programma e in assenza di un reale avanzamento nell’attuazione degli obiettivi previsti, rischia di tradursi nell’ennesimo arretramento delle politiche di tutela della natura nel nostro Paese, mentre l’attuazione della Strategia è indispensabile per contrastare la perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi.


IL POLLINO, MONTAGNA AMATA E AL CONTEMPO ABBANDONATA

La fotografia di ogni domenica al Pollino: centinaia di persone imboccano i sentieri del parco, il segno di una montagna amata e finalmente conosciuta. Il punto è che quasi tutte partono dallo stesso luogo, Colle Impiso, ormai congestionato ben oltre la sua capacità. Auto parcheggiate un po’ ovunque, sentieri presi d’assalto sulle stesse poche direttrici, un solo versante consumato in modo intensivo mentre il resto del parco resta silenzioso. Sarebbe però un errore leggere tutto questo come un problema di “troppa gente”: non è così. Da queste considerazioni Luca Franzese, guida ufficiale del Parco del Pollino riflette sul presente e il futuro della montagna calabro-lucana (la più elevata del sud Italia) e del suo parco, chiedendo: «Che futuro vogliamo per il Pollino?»


BERBENNO IN VALTELLINA CERCA SPONSOR!

Il Comune di Berbenno di Valtellina lancia un avviso pubblico rivolto a imprese e privati interessati a sostenere iniziative di interesse collettivo. Le sponsorizzazioni serviranno a finanziare il notiziario della biblioteca, le borse di studio per gli studenti meritevoli e una rassegna di eventi culturali, sportivi e ricreativi. «Le iniziative hanno l’obiettivo di valorizzare il territorio, favorire la socialità, promuovere il turismo locale e sostenere l’attività delle associazioni che operano nel comune» spiegano dal municipio. Trovate qui l’avviso pubblico e i relativi allegati, mentre per informazioni e ulteriori chiarimenti è possibile contattare l’ufficio Affari generali e Segreteria al 0342.492108 oppure scrivere all’indirizzo e-mail dello stesso ufficio, qui.

I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: dialogo

Chiacchiere “alte”, e chiacchiere basse

A volte mi ritrovo a chiacchierare – in modo estemporaneo, intendo – con amici e conoscenti di grande cultura ed erudizione (ben più di quel nulla che potrei detenere io al riguardo) circa argomenti molti alti, importanti, culturalmente rilevanti, preziosi da disquisire al fine di capire meglio il mondo che ci circonda e le sue sovente (all’apparenza) poco comprensibili realtà.

E mi viene dunque da pensare che tali alte chiacchierate dovrebbero essere la norma per tutti ovvero un’abitudine ordinaria, ovviamente in base alle proprie possibilità – ma in fondo si tratta di argomenti dall’importanza fondamentale e quotidiana, che dovrebbero interessare tutti e sui quali tutti dovrebbero cercare almeno un poco di riflettere, se non sforzarsi per arrivare a capirli nel modo più approfondito possibile. Ciò anche grazie allo scambio di idee, opinioni, meditazioni, convinzioni, critiche, disapprovazioni, confutazioni che proprio da chiacchierate del genere possono scaturire: resta sempre questo, il metodo migliore per conseguire e comprendere le verità del mondo – e a tal proposito non possono non pensare a quella celebre (e fondamentale, a mio parere) massima di Nietzsche: “La fede nella verità comincia col dubbio in quelle verità finora credute”. Dacché il problema (culturale e mentale) non è affatto avere dubbi (cercando di dirimerli), è pretendere di possedere verità assolute (evitando qualsiasi dibattito al riguardo). Ma quali presunte/pretese verità, più o meno assolute, può avere chi evita o si rifiuta di discutere, riflettere e comprendere la realtà e il mondo che si ritrova (ci ritroviamo tutti) intorno, perdendo invece tutto il tempo in chiacchiericci futili e inutili?

In ogni caso, per carità: liberissimi di parlare pure di argomenti ben più futili e banali, anzi, doveroso e proficuo farlo, ogni tanto. Ma quando nelle conversazioni sulle quali maggiormente prende forma la sociabilità condivisa, base necessaria di qualsiasi umanità comunitaria e civica, quegli argomenti futili prevalgono fino a diventare l’unico ambito di dialogo – per mero e basso passatempo, noia, disinteresse verso le cose importanti della quotidianità, menefreghismo, qualunquismo, sciatteria intellettuale, ignoranza – peraltro alquanto alimentato dai media, in particolare dalla TV [1], allora credo ci sia da preoccuparsi sul serio. Sono le non conversazioni nei tanti non luoghi della contemporanea non società sempre più in preda alla noncuranza verso ogni cosa, e soprattutto verso quelle che contano veramente, quelle che la società la renderebbero “vera” – senza alcun non davanti – e veramente in evoluzione.

[1] Mentre al riguardo i social network mi pare facciano da elemento “estremizzatore” dei due opposti: o permettono discussioni di alto profilo tra persone dotate di relative competenze e culture le quali altrimenti non potrebbero ritrovarsi a chiacchierare, o rendono ancora più cretine e inutili conversazioni che già lo sono per natura – Umberto Eco docet.

Scritto il 26 aprile 2018Categorie MagazzinoTag analfabetismo funzionale,attualità,auto,borse,calcio,capire,chiacchiere,comprendere,conoscenza,conoscere,costume,cultura,dialogo,discorsi,donne,fake,filosofia,ignoranza,individui,informazione,Italia,lettura,libri,media,Nietzsche,pensiero,politica,presente,riflessioni,sapere,scarpe,social,società,storia,TV,veritàLeave a comment on Chiacchiere “alte”, e chiacchiere basse

L’ignorante non ascolta mai


La prima forma di ignoranza – oppure, se non proprio la prima in assoluto, una delle prime e certamente tra le più grandi – è quella di non saper ascoltare.

Ma a non saper ascoltare si finisce per voler solo parlare, e a parlare senza ascoltare si finisce per dire cose futili e stupide, perché se non si ascolta non si impara nulla. Non solo: si perde pure la capacità di comprendere ciò che si potrebbe ascoltare e, alla lunga, di comprendersi l’un l’altro.

Parlate meno, ascoltate di più, e vedrete quante delle parole che udirete vi appariranno totalmente inutili! Così imparerete pure ad affinare meglio le vostre, quando deciderete di proferirle, e ascoltarvi sarà oltremodo interessante e piacevole.

Scritto il 19 marzo 2018Categorie (L.),MagazzinoTag ascoltare,capire,chiacchiere,comprendere,dialogo,discorsi,dote,ignoranza,imparare,individui,insegnare,inutili,media,parlare,Parole,persone,rapporti,social,società,stupidità,talk,TV,virtù,web4 commenti su L’ignorante non ascolta mai

Meglio parlare al muro

Sovente, a parlare con certe persone si ha l’impressione di farlo con un muro. Volontà di dialogo, di comunicazione, di scambio d’opinioni e idee, capacità di riflessione, dibattimento, confronto… nulla, niente di niente.
In effetti – ti viene in mente – si dice proprio così, in questi casi: «parlare al muro».
Allora ci provi, a parlare col primo muro che ti capita, e ti rendi conto che risponde e dialoga molto meglio di quelle persone.
Beh: d’altro canto non è che ci voglia granché, appunto.

Scritto il 4 Maggio 20173 Maggio 2017Categorie (L.),OpinioniTag Accademia della Crusca,ascoltare,civico,confronto,conversazione,Crusca,dialogo,dibattito,espressione,gente,incapacità,italiano,motti,opinioni,parlare,parlare al muro,Parole,proverbi,scambio,significato,società,sordoLeave a comment on Meglio parlare al muro

La società. O l’a-società?

21d367304559efa367c27fdb77473979Sempre più spesso, quando incrocio e osservo gli sguardi delle persone comuni, ho la vivida sensazione di scrutarvi più o meno in profondità l’ombra cupa della solitudine. Anche quando sono in gruppo, in compagnia, in un centro città pieno di gente, in un locale o dovunque la solitudine parrebbe l’unica cosa a non essere presente. Sola, vedo tanta gente sola – suo malgrado e forse inconsapevolmente, ma sola; sia chiaro, c’è anche il solitario consapevole, ma in quanto tale possiede una predisposizione ben più conscia della sua condizione verso la quale, dunque, è del tutto preparato: tuttavia credo siano rarissimi gli individui del genere.

È qualcosa di paradossale, certo: siamo nell’era dei social network ovvero della socialità (e della socializzazione) apparentemente ricercata e vantata in ogni contesto, ove tutto deve fare gruppo, massa, mucchio più o meno ordinato e conformato, dove la stessa globalizzazione, nel principio, ci rende parte di un’unica comunità. Di contro, viviamo a tutti gli effetti in una società esclusiva ben più che inclusiva, che emargina non solo il più debole o il “diverso” ma anche chi – volente o nolente – non ne accetti l’omologazione; persino i più avanzati strumenti di socializzazione del web, in fin dei conti, sovente generano alienazione dal contesto sociale e autoemarginazione – ormai lo si è capito bene. Non ultimi, dissonanza cognitiva e analfabetismo funzionale contribuiscono a non permettere legami sociali consapevoli e generanti scambi culturali, allontanando le une persone dalle altre anche quand’esse apparentemente si ritrovino in un gruppo. Persino la famiglia, in grave crisi di senso e di identità, non di rado genera in sé sconcertanti situazioni di solitudine.

Forse è una sorta di processo di causa-effetto determinato da una incapacità endemica, storica (ancorché non solo italiana, sia chiaro) di costruire un’autentica comunità sociale, che di rimando provoca nel singolo individuo una conseguente incapacità di relazione sociale vera e fruttuosa. Privi (privati) di tale peculiarità culturale – a sua volta frutto, oggi, del continuo imbarbarimento che ammorba la nostra società, ci rapportiamo l’un l’altro in relazioni sovente superficiali e pressoché prive di sostanza, le quali per ciò si svuotano e si sterilizzano rapidamente. Inevitabilmente, mi viene di pensare: se non si possiede cultura in senso generale – considerando che la cultura è il primo e più basilare elemento di comunicazione e di scambio intellettuale tra individui – non si può nemmeno possedere quella atta alla più autentica e reciprocamente proficua socializzazione.

Ma chissà… forse è solo una mia impressione, appunto.

Scritto il 3 marzo 20173 marzo 2017Categorie (L.),Magazzino,OpinioniTag abbandono,alienazione,analfabetismo funzionale,antropologia,appiattimento,comunicazione,cultura,culturale,dialogo,dissociazione,diversità,emarginazione,esclusione,famiglia,finzione,gente,globalizzazione,identità,inclusione,legami,massa,omologazione,personali,persone,rapporti,realtà,Regole,rete,social network,socializzazione,società,sociologia,solitari,solitudine,uniformità,virtuale,web,xenofobia2 commenti su La società. O l’a-società?

O l’arte, o troppe vuote spiegazioni

13413563_1051258734956090_7128060546074094942_nSovente si vede in giro, quella citazione di autore (pare) anonimo, sui muri delle città italiane. Viene da chiedersi se chi l’abbia diffusa un po’ ovunque ne comprenda il senso o se, viceversa, la piazzi qui e là sui muri come vengono piazzate innumerevoli altri frasi più o meno suggestive, per il mero gusto di farlo e senza capirle.
Ma voglio credere alla prima che ho detto. Perché, in tutta la sua semplicità, quella è una verità sacrosantissima. Ciò che sa dirci, darci, spiegarci, esprimerci, farci vedere (di visibile e di invisibile), indicarci, manifestarci, decifrarci, insegnarci, illuminarci l’arte – quella contemporanea soprattutto, forse solo qualche dozzina di volumi scritti saprebbero fare e non sempre, ovvero, in mancanza di questi, veramente servirebbero troppe, troppe, troppe spiegazioni.
È veramente un peccato, di contro, che troppa gente invece preferisca sentire “spiegazioni” che mai ascolterà, rinunciando a farsi stupire dalla forza espressiva dell’arte per mera mancanza di spirito, di sensibilità, di apertura mentale, di reattività intellettuale. Costoro ricercheranno spiegazioni quasi sempre fornite da chi non avrebbe titolo, diritto e capacità di fornirle, spesso attraverso i media generalisti, con profluvi di parole per gran parte inutili, vuote di qualsiasi senso e sostanza, gettate al vento soltanto per fare rumore – possibilmente più rumore di chi altri starà facendo la stessa cosa, in un crescendo cacofonico che, alla fine, riuscirà a soffocare persino quelle rare parole che, se mai vi saranno, sarebbero potute servire per capire.
Invece, non capendo ciò, probabilmente essi non capiranno mai nulla di nulla.
Di contro, l’arte non chiede nemmeno di essere “capita”, in fondo. Chiede un dialogo, semmai, la possibilità di conversazione, di confronto, ovvero chiede solo la disponibilità a ciò. Se questa c’è, verrà certamente anche la comprensione, e con essa verrà la similare comprensione di quel mondo e di quella realtà, o di quell’utopia o fantasia o che altro, che l’arte comprende (doppio senso non casuale) nelle sue opere.
Tutto ciò rende l’arte il mezzo più fenomenale, rapido e fondamentale per capire il mondo in cui viviamo, nonché per immaginarne ciò che non vediamo, sia in senso fisico che metafisico. E senza bisogno di troppe parole, troppe ciance, troppo sproloqui – troppe spiegazioni che non spiegheranno mai tutto quello che dovrebbero spiegare, o forse non lo spiegheranno mai, per nulla.

Scritto il 30 giugno 201630 giugno 2016Categorie (L.),Arte,OpinioniTag arte,bellezza,capire,comprensione,contemporanea,critica,dialogo,foto,libri,moderna,mondo,politica,società,spiegazioni,valore,verità,volumi4 commenti su O l’arte, o troppe vuote spiegazioni

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