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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

  • Sabato 14 novembre sarò a Milano per l’evento di premiazione dell’edizione 2026 del Premio Marcello Meroni, in qualità di proponente di… a breve ne saprete di più!

Altri incontri seguiranno successivamente; seguite il blog per rimanere aggiornati al riguardo.

INNOVATIVA IMPRENDITORIA DI MONTAGNA… TUTTA DA BERE!

La montagna vive certamente di turismo ma non solo, e non può diventarne totalmente dipendente; d’altro canto di cose imprenditoriali da poter fare nelle Terre alte ce ne sono moltissime, a volte legate alle tradizioni locali, altre volte più originali ma non meno valide. Durante il lockdown, la piemontese Agnese Rostagno ha trasformato un esperimento casalingo in “Biula”, un progetto imprenditoriale unico in Italia: la produzione di bibite biologiche a base di linfa di betulla. Raccolto nei boschi della Valle Varaita tra febbraio e aprile con un metodo eco-sostenibile e “nomade” che tutela le piante, questo prezioso nettare ricco di minerali viene lavorato per creare soft drink, kefir e gelati. Sostenuta dalla comunità locale, l’azienda di Agnese guarda ora al futuro puntando su innovative bollicine spumantizzate restando in costante sinergia con il territorio.


LA MONTAGNA NELLA NUOVA FINANZIARIA DEL GOVERNO? INESISTENTE!

L’Uncem (Unione Comuni ed Enti montani) boccia senza appello il disegno di Legge di Bilancio 2027, denunciando la totale assenza di investimenti per i territori montani e la mancanza di risorse strutturali per i piccoli centri. Nonostante alcune misure di settore, mancano fondi per gli enti locali, le assunzioni di personale e, soprattutto, l’incremento richiesto del FOSMIT (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane). Il presidente Marco Bussone sottolinea che la montagna non cerca assistenza, ma politiche stabili per gestire servizi essenziali, transizione climatica ed emergenze demografiche, ricordando che i territori montani producono risorse vitali per l’intero Paese. L’appello al Parlamento è di modificare la manovra per garantire ai Comuni strumenti di sviluppo duraturi, oltre la fine del PNRR.


SONO TUTTI “RIFUGI” QUELLI CHE SI TROVANO IN MONTAGNA?

Il dibattito sul concetto di “rifugio alpino” mette in luce la tendenza recente a confondere le strutture ricettive tradizionali con i cosiddetti mountain club, chalet di lusso e ristoranti gourmet d’alta quota: come se l’essere in montagna potesse bastare a far acquisire lo status di “rifugio” a qualsiasi struttura. Se pur queste realtà esclusive possono contribuire all’economia locale, definirle indistintamente “rifugi” snatura il valore culturale e sociale di quelle che lo sono realmente. I rifugi nati in quota sono presidi di pubblica utilità e punti di riferimento sicuri in ambienti ostili, che nulla hanno – e devono avere – di lussuoso o “gourmet” e che spesso sono in difficoltà per i costi di gestione. Ridurre l’esperienza alpina a un prodotto di lusso sposta il focus dai bisogni reali della montagna a una fruizione puramente estetica e commerciale: è un’ennesima mercificazione delle Terre Alte che ne calpesta l’anima e il valore culturale.


LE OLIMPIADI DI MILANO CORTINA SONO UN DISASTRO ANCHE IDRICO

“Buchi nell’acqua” è l’inchiesta realizzata da Natalie Sclippa e Paolo Valenti che ha vinto il Premio Riccardo Laganà – Biodiversity, sustainability and animal welfare 2026, e che indaga l’impatto idrico delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, ricostruendo cosa si nasconde dietro lo slogan della “sostenibilità”. Per assicurare lo svolgimento delle gare in territori sempre più colpiti dalla crisi climatica, gli scorsi Giochi Olimpici hanno richiesto la produzione di enormi quantità di neve artificiale. Quanta acqua è stata consumata per ottenerla? Con quale livello di trasparenza? Che impatto hanno avuto e continuano ad avere i cantieri su fiumi e torrenti alpini? “Buchi nell’acqua”, presentato in anteprima nazionale venerdì 30 ottobre a Torino, è un’altra preziosa e documentata testimonianza di ciò che realmente sono state le Olimpiadi: un successo per lo sport, un disastro per i territori coinvolti.


CONSUMO DI SUOLO, VERGOGNA INFINITA

Vergogna, sì, e rabbia altrettanto infinita: sono le prime reazioni che sorgono a leggere l’ultimo rapporto SNPA-ISPRA che evidenzia una drammatica accelerazione del consumo di suolo in Italia nel 2025, con 10.243 ettari perduti (+22% sul 2024!), pari a 28 ettari al giorno. Tra leggi urbanistiche inefficaci, grandi opere, data center ed edilizia, la cementificazione avanza in modo insostenibile persino in aree a pericolosità idraulica (1.106 ettari), franose, costiere e nei parchi naturali. Le Regioni più colpite sono Sicilia, Lazio, Puglia e Lombardia (orgoglioNamente prima da anni in tale classifica), mentre i ripristini naturali restano irrisori. Tutto merito di una politica che “bipartisanamente” se ne fotte del territorio e del paesaggio italiano, ma in ciò approfittando anche di una società civile al solito apatica e distratta. Che tristezza! (P.S.: prossimamente mi occuperò nello specifico di come vanno le cose al riguardo nei territori montani.)

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I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: dialogo

Chiacchiere “alte”, e chiacchiere basse

A volte mi ritrovo a chiacchierare – in modo estemporaneo, intendo – con amici e conoscenti di grande cultura ed erudizione (ben più di quel nulla che potrei detenere io al riguardo) circa argomenti molti alti, importanti, culturalmente rilevanti, preziosi da disquisire al fine di capire meglio il mondo che ci circonda e le sue sovente (all’apparenza) poco comprensibili realtà.

E mi viene dunque da pensare che tali alte chiacchierate dovrebbero essere la norma per tutti ovvero un’abitudine ordinaria, ovviamente in base alle proprie possibilità – ma in fondo si tratta di argomenti dall’importanza fondamentale e quotidiana, che dovrebbero interessare tutti e sui quali tutti dovrebbero cercare almeno un poco di riflettere, se non sforzarsi per arrivare a capirli nel modo più approfondito possibile. Ciò anche grazie allo scambio di idee, opinioni, meditazioni, convinzioni, critiche, disapprovazioni, confutazioni che proprio da chiacchierate del genere possono scaturire: resta sempre questo, il metodo migliore per conseguire e comprendere le verità del mondo – e a tal proposito non possono non pensare a quella celebre (e fondamentale, a mio parere) massima di Nietzsche: “La fede nella verità comincia col dubbio in quelle verità finora credute”. Dacché il problema (culturale e mentale) non è affatto avere dubbi (cercando di dirimerli), è pretendere di possedere verità assolute (evitando qualsiasi dibattito al riguardo). Ma quali presunte/pretese verità, più o meno assolute, può avere chi evita o si rifiuta di discutere, riflettere e comprendere la realtà e il mondo che si ritrova (ci ritroviamo tutti) intorno, perdendo invece tutto il tempo in chiacchiericci futili e inutili?

In ogni caso, per carità: liberissimi di parlare pure di argomenti ben più futili e banali, anzi, doveroso e proficuo farlo, ogni tanto. Ma quando nelle conversazioni sulle quali maggiormente prende forma la sociabilità condivisa, base necessaria di qualsiasi umanità comunitaria e civica, quegli argomenti futili prevalgono fino a diventare l’unico ambito di dialogo – per mero e basso passatempo, noia, disinteresse verso le cose importanti della quotidianità, menefreghismo, qualunquismo, sciatteria intellettuale, ignoranza – peraltro alquanto alimentato dai media, in particolare dalla TV [1], allora credo ci sia da preoccuparsi sul serio. Sono le non conversazioni nei tanti non luoghi della contemporanea non società sempre più in preda alla noncuranza verso ogni cosa, e soprattutto verso quelle che contano veramente, quelle che la società la renderebbero “vera” – senza alcun non davanti – e veramente in evoluzione.

[1] Mentre al riguardo i social network mi pare facciano da elemento “estremizzatore” dei due opposti: o permettono discussioni di alto profilo tra persone dotate di relative competenze e culture le quali altrimenti non potrebbero ritrovarsi a chiacchierare, o rendono ancora più cretine e inutili conversazioni che già lo sono per natura – Umberto Eco docet.

Scritto il 26 aprile 2018Categorie MagazzinoTag analfabetismo funzionale,attualità,auto,borse,calcio,capire,chiacchiere,comprendere,conoscenza,conoscere,costume,cultura,dialogo,discorsi,donne,fake,filosofia,ignoranza,individui,informazione,Italia,lettura,libri,media,Nietzsche,pensiero,politica,presente,riflessioni,sapere,scarpe,social,società,storia,TV,veritàLeave a comment on Chiacchiere “alte”, e chiacchiere basse

L’ignorante non ascolta mai


La prima forma di ignoranza – oppure, se non proprio la prima in assoluto, una delle prime e certamente tra le più grandi – è quella di non saper ascoltare.

Ma a non saper ascoltare si finisce per voler solo parlare, e a parlare senza ascoltare si finisce per dire cose futili e stupide, perché se non si ascolta non si impara nulla. Non solo: si perde pure la capacità di comprendere ciò che si potrebbe ascoltare e, alla lunga, di comprendersi l’un l’altro.

Parlate meno, ascoltate di più, e vedrete quante delle parole che udirete vi appariranno totalmente inutili! Così imparerete pure ad affinare meglio le vostre, quando deciderete di proferirle, e ascoltarvi sarà oltremodo interessante e piacevole.

Scritto il 19 marzo 2018Categorie (L.),MagazzinoTag ascoltare,capire,chiacchiere,comprendere,dialogo,discorsi,dote,ignoranza,imparare,individui,insegnare,inutili,media,parlare,Parole,persone,rapporti,social,società,stupidità,talk,TV,virtù,web4 commenti su L’ignorante non ascolta mai

Meglio parlare al muro

Sovente, a parlare con certe persone si ha l’impressione di farlo con un muro. Volontà di dialogo, di comunicazione, di scambio d’opinioni e idee, capacità di riflessione, dibattimento, confronto… nulla, niente di niente.
In effetti – ti viene in mente – si dice proprio così, in questi casi: «parlare al muro».
Allora ci provi, a parlare col primo muro che ti capita, e ti rendi conto che risponde e dialoga molto meglio di quelle persone.
Beh: d’altro canto non è che ci voglia granché, appunto.

Scritto il 4 Maggio 20173 Maggio 2017Categorie (L.),OpinioniTag Accademia della Crusca,ascoltare,civico,confronto,conversazione,Crusca,dialogo,dibattito,espressione,gente,incapacità,italiano,motti,opinioni,parlare,parlare al muro,Parole,proverbi,scambio,significato,società,sordoLeave a comment on Meglio parlare al muro

La società. O l’a-società?

21d367304559efa367c27fdb77473979Sempre più spesso, quando incrocio e osservo gli sguardi delle persone comuni, ho la vivida sensazione di scrutarvi più o meno in profondità l’ombra cupa della solitudine. Anche quando sono in gruppo, in compagnia, in un centro città pieno di gente, in un locale o dovunque la solitudine parrebbe l’unica cosa a non essere presente. Sola, vedo tanta gente sola – suo malgrado e forse inconsapevolmente, ma sola; sia chiaro, c’è anche il solitario consapevole, ma in quanto tale possiede una predisposizione ben più conscia della sua condizione verso la quale, dunque, è del tutto preparato: tuttavia credo siano rarissimi gli individui del genere.

È qualcosa di paradossale, certo: siamo nell’era dei social network ovvero della socialità (e della socializzazione) apparentemente ricercata e vantata in ogni contesto, ove tutto deve fare gruppo, massa, mucchio più o meno ordinato e conformato, dove la stessa globalizzazione, nel principio, ci rende parte di un’unica comunità. Di contro, viviamo a tutti gli effetti in una società esclusiva ben più che inclusiva, che emargina non solo il più debole o il “diverso” ma anche chi – volente o nolente – non ne accetti l’omologazione; persino i più avanzati strumenti di socializzazione del web, in fin dei conti, sovente generano alienazione dal contesto sociale e autoemarginazione – ormai lo si è capito bene. Non ultimi, dissonanza cognitiva e analfabetismo funzionale contribuiscono a non permettere legami sociali consapevoli e generanti scambi culturali, allontanando le une persone dalle altre anche quand’esse apparentemente si ritrovino in un gruppo. Persino la famiglia, in grave crisi di senso e di identità, non di rado genera in sé sconcertanti situazioni di solitudine.

Forse è una sorta di processo di causa-effetto determinato da una incapacità endemica, storica (ancorché non solo italiana, sia chiaro) di costruire un’autentica comunità sociale, che di rimando provoca nel singolo individuo una conseguente incapacità di relazione sociale vera e fruttuosa. Privi (privati) di tale peculiarità culturale – a sua volta frutto, oggi, del continuo imbarbarimento che ammorba la nostra società, ci rapportiamo l’un l’altro in relazioni sovente superficiali e pressoché prive di sostanza, le quali per ciò si svuotano e si sterilizzano rapidamente. Inevitabilmente, mi viene di pensare: se non si possiede cultura in senso generale – considerando che la cultura è il primo e più basilare elemento di comunicazione e di scambio intellettuale tra individui – non si può nemmeno possedere quella atta alla più autentica e reciprocamente proficua socializzazione.

Ma chissà… forse è solo una mia impressione, appunto.

Scritto il 3 marzo 20173 marzo 2017Categorie (L.),Magazzino,OpinioniTag abbandono,alienazione,analfabetismo funzionale,antropologia,appiattimento,comunicazione,cultura,culturale,dialogo,dissociazione,diversità,emarginazione,esclusione,famiglia,finzione,gente,globalizzazione,identità,inclusione,legami,massa,omologazione,personali,persone,rapporti,realtà,Regole,rete,social network,socializzazione,società,sociologia,solitari,solitudine,uniformità,virtuale,web,xenofobia2 commenti su La società. O l’a-società?

O l’arte, o troppe vuote spiegazioni

13413563_1051258734956090_7128060546074094942_nSovente si vede in giro, quella citazione di autore (pare) anonimo, sui muri delle città italiane. Viene da chiedersi se chi l’abbia diffusa un po’ ovunque ne comprenda il senso o se, viceversa, la piazzi qui e là sui muri come vengono piazzate innumerevoli altri frasi più o meno suggestive, per il mero gusto di farlo e senza capirle.
Ma voglio credere alla prima che ho detto. Perché, in tutta la sua semplicità, quella è una verità sacrosantissima. Ciò che sa dirci, darci, spiegarci, esprimerci, farci vedere (di visibile e di invisibile), indicarci, manifestarci, decifrarci, insegnarci, illuminarci l’arte – quella contemporanea soprattutto, forse solo qualche dozzina di volumi scritti saprebbero fare e non sempre, ovvero, in mancanza di questi, veramente servirebbero troppe, troppe, troppe spiegazioni.
È veramente un peccato, di contro, che troppa gente invece preferisca sentire “spiegazioni” che mai ascolterà, rinunciando a farsi stupire dalla forza espressiva dell’arte per mera mancanza di spirito, di sensibilità, di apertura mentale, di reattività intellettuale. Costoro ricercheranno spiegazioni quasi sempre fornite da chi non avrebbe titolo, diritto e capacità di fornirle, spesso attraverso i media generalisti, con profluvi di parole per gran parte inutili, vuote di qualsiasi senso e sostanza, gettate al vento soltanto per fare rumore – possibilmente più rumore di chi altri starà facendo la stessa cosa, in un crescendo cacofonico che, alla fine, riuscirà a soffocare persino quelle rare parole che, se mai vi saranno, sarebbero potute servire per capire.
Invece, non capendo ciò, probabilmente essi non capiranno mai nulla di nulla.
Di contro, l’arte non chiede nemmeno di essere “capita”, in fondo. Chiede un dialogo, semmai, la possibilità di conversazione, di confronto, ovvero chiede solo la disponibilità a ciò. Se questa c’è, verrà certamente anche la comprensione, e con essa verrà la similare comprensione di quel mondo e di quella realtà, o di quell’utopia o fantasia o che altro, che l’arte comprende (doppio senso non casuale) nelle sue opere.
Tutto ciò rende l’arte il mezzo più fenomenale, rapido e fondamentale per capire il mondo in cui viviamo, nonché per immaginarne ciò che non vediamo, sia in senso fisico che metafisico. E senza bisogno di troppe parole, troppe ciance, troppo sproloqui – troppe spiegazioni che non spiegheranno mai tutto quello che dovrebbero spiegare, o forse non lo spiegheranno mai, per nulla.

Scritto il 30 giugno 201630 giugno 2016Categorie (L.),Arte,OpinioniTag arte,bellezza,capire,comprensione,contemporanea,critica,dialogo,foto,libri,moderna,mondo,politica,società,spiegazioni,valore,verità,volumi4 commenti su O l’arte, o troppe vuote spiegazioni

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