Il gadget natalizio più gettonato

Ok, ho definitivamente appurato che, da qualche anno a questa parte, i gadget aziendali più gettonati, soprattutto per le festività di fine anno, sono i caricabatterie portatili autoalimentati – le power bank, insomma.
Ormai ne ho così tante che, caricandole tutte insieme e collegandole in rete tra loro, ricavo una quantità di energia pari a quella prodotta da una centrale nucleare di medie dimensioni!

Un’energia piuttosto sprecata, peraltro, visto il mio uso assai parco dei dispositivi elettronici fuori casa o ufficio (non per personale snobismo ma perché faccio pure altro, eh!) e comunque, in senso lato, sempre meno intensa che quella fornita da un bel libro. Che non ricaricherà uno smartphone ma la mente e lo spirito assolutamente sì, ecco.

La cultura deve essere gratuita o a pagamento? Col “caso Pantheon” si riapre la diatriba

La recente decisione del MiBACT di attivare l’ingresso a pagamento (con biglietto di 2 Euro) al Pantheon, uno dei beni artistico-culturali più visitati di Roma, riapre la vecchia e mai risolta questione alla base della fruizione turistica dei luoghi d’arte e cultura. Da un lato, la tesi per la quale la cultura, essendo un elemento dal valore universale, fondamentale e irrinunciabile per qualsiasi società civile (per di più quando il suo patrimonio sia composto di beni di proprietà statale), non può essere sottoposta al pagamento di un biglietto; dall’altro la posizione per la quale proprio perché la cultura è di tutti e va a vantaggio di tutti, chiunque debba partecipare concretamente alla sua salvaguardia (oltre al gettito fiscale ordinario, dunque), soprattutto in presenza di beni che la loro vetustà, oltre all’importanza storico-artistica, rende particolarmente delicati.

È una questione che, credo, difficilmente potrà trovare soluzione, anche a fronte di esperienze estere di natura opposta ed effetti molteplici, non di rado discordanti. Difficile anche stabilire una sorta di graduatoria “istituzionale” di monumenti più bisognosi di altri d’un sostentamento pubblico volontario, tramite biglietto d’ingresso, alla loro tutela: i contrasti tra i vari gestori si scatenerebbero rapidamente. D’altronde, l’imposizione generale dell’accesso a pagamento a tutti i luoghi artistici e culturali di proprietà del demanio potrebbe dare l’impressione d’una nuova tassa statale sull’arte e la cultura – senza contare poi le ulteriori polemiche (lo sapete, l’Italia è il paese della polemica quale sport nazionale, oltre ai soliti altri) che infurierebbero riguardo l’uso di tali introiti.

Dunque, che fare? Be’, considerando la cronica arretratezza italica in tema di finanziamenti privati alla cultura, ovvero di partnership finanziarie tra pubblico e privato a supporto delle attività delle istituzioni culturali, viene da ritenere che quello messo in atto per il Pantheon possa rappresentare non il migliore sistema ma uno dei rari praticabili, a patto di mantenerne l’entità a carico dei visitatori sui livelli attuali, la cui equità è garantita proprio anche dall’ammontare “popolare” dell’importo richiesto. Non un biglietto d’ingresso, ma una volontaria compartecipazione alla salvaguardia della grande bellezza del luogo in questione (qualsiasi esso sia) e del suo valore artistico-culturale, soprattutto a fronte di un’eventuale malaugurata mancanza di fondi che in un futuro ipotetico (si spera) possa invece mettere in pericolo quel valore e la sua salvaguardia.

Tutto ciò, d’altro canto, non può e non deve esimere lo stato italiano dal mettere finalmente in atto tutti gli strumenti giuridico-fiscali al fine di assicurare al grande patrimonio culturale nazionale il più ampio e condiviso sostegno, economico e non solo. Perché una cosa è assolutamente indiscutibile: quel patrimonio è nostro, è di tutti noi, e dunque tutti dobbiamo esserne consapevoli sia in senso immateriale che materiale, ed essere coscienti che un suo eventuale degrado porterebbe a un danno generale – economico, culturale, identitario, d’immagine, eccetera – che mai nessun gettito fiscale posteriore, pur accresciuto all’uopo, potrebbe alleviare. Meglio dunque prevenire da subito, con poco e ben speso – nelle modalità migliori che si potranno/dovranno determinare e il meno direttamente imputate ai singoli cittadini – che ritrovarsi a dover mettere in atto pure qui le solite emergenze all’italiana con caotici stanziamenti di denaro pubblico sostanzialmente privi di controllo. Stanziamenti di cui peraltro in generale, ovvero al di là di possibili “emergenze”, già il comparto culturale nazionale ben poco ha usufruito negli ultimi tempi: lo sapete bene che l’Italia non ama affatto spendere soldi nella cultura, preferendo altre cose ben più “politiche” tanto quanto ben meno utili al paese e alla società civile, ovvero senza capire ancora che i soldi affidati alla cultura non sono una “spesa” ma un investimento – forse il più importante e fruttuoso che uno stato possa fare. Sarebbe bello, insomma, che tale verità essenziale stavolta la capisse la gente comune: il vero (e unico) “stato”, in fondo. Il resto sono quasi sempre chiacchiere e polemiche, come sempre.

P.S.: articolo pubblicato su Cultora, qui.

“IL” Natale

17.28 (ora italiana): è il Solstizio d’Inverno.
Il Sole vince sulle tenebre che hanno tentato di “adombrarne” la luminosità, dimostrando – almeno alle nostre latitudini – la propria invincibilità su di esse: il Sol Invictus dei culti pagani antichi, romani e non solo. Già dal minuto successivo, la luce ricomincia a incrementare la propria presenza e il giorno riprende ad allungarsi, come se rinascesse e tornasse a crescere verso la “maturità” estiva.

In fondo è oggi il vero Natale e noi, a ben vedere, siamo ben più figli del Deus Sol Invictus che di qualsiasi altra possibile “divinità”.

“Leggere”, l’importanza vitale della lettura vista da Steve McCurry

“Yemen”, 1997.

Se non l’avete vista ove sia già stata esposta, andate a vedere Leggere, la mostra di immagini che il grande fotografo Steve McCurry ha dedicato all’esercizio della lettura e a chi lo pratica ovunque sul pianeta.

Immagini che fanno riflettere, e sanno mettere in evidenza una realtà fondamentale: la lettura dei libri è l’esercizio culturale più semplice e più completo che si possa praticare, dunque chi dice di non poterlo praticare, sovente adducendo motivazioni francamente sconcertanti (“Non ho tempo!” la più gettonata) e giammai valide o tanto meno legittime, è un emerito idiota.

L’ho detto, ecco.

Cliccate sull’immagine per saperne di più sulla mostra.

“Coerenza” chi?

Scorro i dati dell’ultimo “Rapporto sulla situazione sociale del Paese” formulato dal Censis (del quale trovate un buon riassunto qui) e, per quanto riguarda il rapporto degli italiani con le istituzioni, leggo che l’84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, Regioni e Comuni.
Dunque, mi viene da pensare, alle elezioni non dovrebbe recarsi più del 30% (al massimo) degli elettori, no?

Vado allora a cercare i numeri relativi. Nelle ultime elezioni politiche del 2013 (il cui dato è quello maggiormente correlabile alla statistica del Censis) votò più del 75% degli elettori. Per ancora maggior dovizia di cronaca, anche cronologica oltre che statistica, cerco pure gli ultimi dati delle elezioni amministrative: nel 2017 ha votato il 59% degli elettori (il 46% al secondo turno), nel 2016 il 62%, nel 2015 il 55% (i dati sono facilmente rintracciabili qui.) Considerate pure tutte le variabili che volete, materiali e immateriali, ma certamente i dati potrebbero subire delle variazioni di qualche unità in eccesso o in difetto, non di più – idem per quanto riguarda il valore effettivo dei numeri indicati dalla statistica del Censis.

Quindi?

Be’, quindi non può certo essere considerata troppo grossolana (né tanto meno “populista”) la considerazione per la quale, oggi come oggi, almeno un italiano su tre va a votare, ovvero elegge a “conduttori” della sua vita e del suo destino quotidiani, degli esponenti politici e i rispettivi partiti nei quali non ha fiducia.

Ok, mettiamola così: vi proponessero di affidare la vostra casa a un tot di personaggi che vi garantiscono che la custodiranno meglio di chiunque altro ma che, da lungo tempo, dimostrano invece di non esserne affatto capaci, che fareste? Dareste loro lo stesso le chiavi di casa? O cerchereste qualcun altro di più affidabile? Oppure, altrimenti, ci pensereste da soli a custodirvi casa?

Insomma: dov’è la logica, in tutto ciò? Dov’è la coerenza, e dove la consapevolezza civica?

Invece, dove siano i risultati concreti di tale atteggiamento tanto italiota (che ne ricorda molti altri simili, tipo l’”armiamoci e partite”, il “tengo famiglia”, il “chiagni e fotti” e così via, l’elenco è assai lungo) lo si può constatare ovunque, nel paese, giorno dopo giorno.

Ogni popolo ha i governanti che si merita, appunto.