Sciopero! – No!

Seguendo l’esempio del tutto condivisibile di certe categorie di lavoratori, anch’io ho deciso di proclamare per domani uno sciopero nei confronti di me stesso, per protestare contro i regimi di lavoro estremamente pesanti ai quali mi sottopongo: la manifestazione di protesta prevede un corteo che partirà dall’ingresso principale del mio studio e si concluderà nei pressi della porta sul retro, ove lo scrivente terrà il proprio discorso.

Nel contempo, in relazione allo sciopero appena citato, ho deciso di precettarmi al fine di garantirmi i servizi essenziali derivanti dalla mia attività professionale e, di conseguenza, di negarmi l’autorizzazione alla manifestazione di protesta e al corteo indetti, anche per ragioni di ordine privato. Il momento dedicato al discorso di rito sarà tutt’al più sostituito da una pausa caffè di maggior durata. In caso di inosservanza di tale precettazione, sarà autodisposta la pena della visione di talk show televisivi pomeridiani per tre ore.

Come Marica Branchesi

Be’, se potessi ritornare piccolo, direi che da grande mi piacerebbe diventare una persona come Marica Branchesi.

Altro che tutte quelle mezze cartucce che i media ci propinano come “vip” (minuscolo sì) ma le cui “opere” quotidiane mi sembrano meno importanti di quelle del paracarro di granito in fondo alla mia via!
Come Marica Branchesi, invece. Ecco.

(Se non lo sapete già, cliccate sull’immagine per conoscere il perché.)

La lettura è libertà


La lettura dei libri libera la mente e alimenta il pensiero, che non a caso è la più grande e illimitabile libertà a disposizione dell’uomo.
Chi non legge, dunque, non sarà mai una persona realmente libera, e “vivrà” imprigionata nello spazio vuoto della sua mente.
Una condizione più sventurata persino rispetto all’ordinaria pazzia: almeno il pazzo ha la mente piena di bizzarrie, senza dubbio, ma non certo vuota. E, appunto, non so cosa sia peggio tra le due cose.

I ministeriali appestano peggio del morbillo! (Jørn Riel dixit)

“Che il diavolo mi scortichi se aprirò mai la porta a quel mucchio d’ossa fradicie”, brontolò Bjørk quando Sylte propose l’ispettore come quarto a whist. “Quell’uomo è pericoloso. Ti rendi conto, Sylte, è quasi ministeriale. E gente simile noi uomini liberi non dobbiamo frequentarla. I ministeriali appestano peggio del morbillo, te lo dico io. Dei veri cannibali. Vivono di leggi e articoli fatti apposta per spolpare la gente libera.”

(Jørn Riel, Uno strano duello, Iperborea, 2005, pag.138.)

Sostituite il “ministeriale” di Riel con un più nostrano burocrate, e constaterete per l’ennesima volta come a ogni latitudine – dall’estremo Nord della Groenlandia dove è ambientato il libro dello scrittore danese fino alle nostre più temperate e altrove – qualsiasi uomo libero non possa che sentirsi sotto minaccia del sistema di potere dei cui gangli quei burocrati/ministeriali sono emissione ed emblema. Non perché non possano servire leggi e articoli, sia chiaro, semmai perché debbano – dovrebbero essere applicate a favore e salvaguardia della libertà delle persone, non contro – come pare sovente avvenga un po’ ovunque sul pianeta, appunto.