Quando l’uomo sa(peva) dialogare con il territorio

L’immagine che vedete qui sopra, tratta da una vecchia pubblicazione del Touring Club Italiano (degli anni Sessanta del Novecento, probabilmente) mostra l’abitato di Dosoledo, una frazione del comune di Comelico Superiore, in provincia di Belluno. Come rimarca l’amico Angelo Borroni, che me l’ha inviata a seguito di una mia disquisizione sul paesaggio montano antropizzato, è un’immagine meravigliosa per come mostri le funzioni urbane dell’abitato perfettamente allineate alla morfologia del territorio e in armonia con il paesaggio alla cui elaborazione equilibrata contribuiscono: la linea dei fienili, il villaggio abitativo, i prati e le strutture di supporto alle attività rurali, la fascia boschiva a proteggere le case. Un’immagine che rappresenta una emblematica lezione di paesaggio antropizzato che Angelo, ex docente della Statale di Milano, ha mostrato per decenni ai propri studenti, e che racconta di un rapporto equilibrato e consapevole degli abitanti del posto con le proprie montagne, pur al netto delle criticità quotidiane che certamente la vita lassù comportava.

L’ordine urbanistico di Dosoledo manifesta il dialogo attivo tra il territorio e i suoi abitanti, la capacità di lettura delle sue morfologie, la comprensione – consapevole o innata – della geografia locale, la percezione che un territorio ordinato nel quale ogni elemento antropico deve trovare un legame non solo funzionale con quelli naturali e ambientali è la base per uno sviluppo equilibrato del territorio stesso e per la migliore abitabilità e vivibilità possibile, oltre che per la sua tutela non tanto in senso ambientale quanto più realmente ecologico, di ecosistema del quale si è parte ineludibile e quindi alla cui buona salute generale bisogna concorrere.

Ogni volta in cui invece il dialogo tra territorio e abitanti si è rotto, o è stato interrotto da elementi esterni alla dimensione locale al fine di imporvi meri soliloqui per i quali la voce dei luoghi e dei territori locali dava solo fastidio, ne è scaturito un gran disordine urbanistico e una disarmonia paesaggistica che inevitabilmente ha finito per alterare tanto i luoghi quanto la loro abitabilità. Ciò è accaduto quando alla percezione sostanzialmente ecologica del territorio si è sostituita la concezione esclusivamente economica dello stesso, alienata dai fattori locali e d’altro canto incapace di coglierne il valore specifico.

Di esempi al riguardo ce ne sono fin troppi sulle nostre montagne; ad esempio l’immagine sottostante di Foppolo, località il cui territorio è stato totalmente asservito all’economia turistico-sciistica e soggiogato al suo soliloquio, mostra bene quale caos urbanistico ciò abbia generato e quale conseguente degrado del paesaggio locale:

Tanti palazzoni, esteticamente discutibili, che sembrano buttati a casi nel territorio, senza nessuna programmazione urbanistica e tanto meno senza alcuna attenzione all’armonia con le forme del paesaggio circostante, la cui unica funzionalità è palesemente quella di mettere a valore la porzione di terreno occupata sfruttandola il più possibile, giammai di abbellirlo in modo organico con le altre costruzioni. Una totale assenza di dialogo con il territorio, insomma: nemmeno ricercato, rifiutato da subito perché fastidioso e inutile, con il risultato di un luogo alieno e alienante, estraneo, incongruo, brutto in mezzo a bellissime montagne.

Ma, lo ripeto, di esempi simili a quello di Foppolo, e pure di peggiori, ce ne sono a iosa sulle montagne italiane.

[Immagine tratta dalla pagina Facebook “Chèi da Dudlè (Quelli da Dosoledo)”, mentre quella sopra è di Google Earth.]
Nota finale, sospesa tra il bene e il male: come mostrano le immagini recenti soprastanti Dosoledo è rimasto pressoché uguale a come venne raffigurato nell’immagine del Touring Club inviatami da Angelo Borroni, e infatti è considerato uno dei più bei villaggi di montagna del bellunese. Certo i pascoli alle spalle del nucleo abitato hanno subito un parziale rimboschimento rispetto all’ampiezza di un tempo, ma nel complesso l’equilibrio paesaggistico locale si è preservato.

Tuttavia Padola, altra località del comune di Comelico Superiore posta proprio di fronte a Dosoledo, è coinvolta nel famigerato progetto di collegamento sciistico con la Val Pusteria e con il Dolomiti SuperSki: un’idea di turistificazione pesante del territorio insensata sotto molti punti di vista, come ho denunciato qualche tempo fa in questo articolo e in quest’altro precedente, che certamente avrebbe effetti deleteri anche sul paesaggio di Dosoledo. C’è solo da sperare che quel progetto, evidente risultato della totale mancanza di dialogo con il territorio locale ovvero di una sua concezione esclusivamente economica e speculativa, resti sulla carta, e che l’armonia paesaggistica di Dosoledo porti altrettanta armonia mentale e culturale in chi governa le sorti del suo meraviglioso territorio.

Ignoranza da «ignorare», “non sapere”, “non conoscere”

[Immagine tratta dalla pagina Facebook di Andrea Zanoni.]
E cosa si deve pensare dell’ex Presidente della Giunta Regionale del Veneto, esponente di spicco del più riprovevole “partito politico” italiano, tra i principali propositori delle prossime Olimpiadi invernali, quando sostiene – peraltro in una sede “alta” come il piazzale del Quirinale, a Roma, poco dopo l’accensione della fiamma olimpica da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso 5 dicembre – che si pensava che ottenere le Olimpiadi «sarebbe stato impossibile, perché Cortina aveva già avuto le Olimpiadi nel 1956. Oggi posso dire che Cortina è l’unica realtà al mondo che ha avuto per due volte le Olimpiadi» ovvero quando afferma una falsità colossale?

Come spiega Giuseppe Pietrobelli – autore del volume “Una montagna di soldi. Sprechi, incompiute e affari: lo scandalo delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026” edito da PaperFirst – in questo articolo de “Il Fatto Quotidiano”, sono state ben tre le località che prima di Cortina hanno ospitato per due volte i Giochi Olimpici invernali, Sankt Moritz, Lake Placid e Innsbruck, e nel 2034 Salt Lake City sarà la quarta.

Che bisogno c’era di comportarsi in questo modo e sparare una frottola talmente ciclopica e grossolana? Dunque cosa c’è da pensare di una figura istituzionale del genere? Che soffre di dissonanza cognitiva e non riesce ad ammettere ciò che non è funzionale ai propri desideri? O di analfabetismo funzionale, perché se ha letto la storia delle Olimpiadi invernali non l’ha compresa? Oppure è pura alterigia intrisa di ignoranza, dal latino ignorare, “non sapere”, “non conoscere” nozioni delle quali sarebbe dunque meglio se non parlasse e si occupasse?

Tuttavia, visto come stanno andando le cose con le Olimpiadi di Milano Cortina, c’è da temere che quello dell’ex Presidente della Giunta Regionale del Veneto sia stato solo il goffo tentativo di affermare il falso per cercare di nascondere la verità, ovvero il disastro sotto quasi ogni punto di vista che sempre più stanno diventando queste Olimpiadi. Che proprio lui forse più di ogni altro ha voluto. E ciò spiega molte cose, a ben vedere.

«Ehi, sulle Alpi c’è un sacco di neve!» (basta crederci!)

Ora, al netto della consueta pessima qualità dell’informazione dei media nazional-popolari e delle marchette che questi “servizi” sovente rappresentano, io potrei anche capire il tentativo maldestro di vendere bene se stessi e la propria località al fine di attrarre più turisti possibile affermando cose del tutto false, e che altrimenti sarebbe brutto, per un operatore turistico di montagna durante la stagione sciistica, andare alla TV a dire «Qui è tutto fantastico, peccato che non ci sia neve e se c’è è pessima!»

Tuttavia capisco ancora di più che tali comportamenti, siano più o meno forzati dalle telecamere e dalle esigenze di far sempre informazione-spettacolo dei suddetti media, rappresentano delle inesorabili zappate sui piedi del turismo montano le quali, forse, portano qualche turista in più nelle località sciistiche nel breve termine ma per il resto degradano e ridicolizzano la località in questione e la sua dimensione montana – nonché l’immaginario alpino diffuso in tema di montagne. Peraltro il turista medio può anche mostrarsi spesso superficiale ma (salvo rari casi) non è del tutto stupido: una volta, due, tre si fa fregare, poi basta (visti anche i prezzi che gli fanno pagare) e se ne va altrove. Che, a dirla tutta, è poi la stessa cosa che dovrebbero fare quegli telespettatori che ancora perdono il proprio tempo nel guardare certi canali TV. Ecco.

Per chi volesse sapere la verità: nel sito della Fondazione CIMA, prestigioso ente scientifico che effettua il monitoraggio costante dell’innevamento sui monti italiani, ci sono i dati aggiornati al 13/12/2025, qui. L’articolo che li analizza, a destra nell’immagine in testa al post, è tratto da “Lo Scarpone” il portale del Club Alpino Italiano, qui.

“Errando per antiche vie” e restando nella memoria dei territori olimpici

È stato un gran privilegio per me partecipare a Errando per antiche vie. In cammino da Cortina a Milano, l’evento performativo che da Cortina, dopo 250 Km e 12 giorni di cammino consecutivi, martedì 16 dicembre è arrivato a Milano raccontando lungo il percorso i territori coinvolti nelle prossime Olimpiadi invernali e dando voce alle loro comunità. È stato bello fare un pezzo di quel cammino, tra Olgiate e Campsirago, sul Monte di Brianza, per poi dialogare con Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, del suo (e di Duccio Facchini) ultimo libro “Oro colato”, che riassume ciò che sono e purtroppo saranno le Olimpiadi nei prossimi mesi e anni, e farlo nei meravigliosi spazi di Campsirago Residenza di fronte a un pubblico così numeroso da riempirli completamente, attento e partecipe, che in buona parte si è poi fermato per la cena comunitaria.

Errando per antiche vie, ideato da Michele Losi e organizzato da Campsirago Residenza con ORA – Orobie Residenze Artistiche e Danzare A Monte_Pluraldanza, è un evento solo apparentemente “piccolo”, in realtà dotato di una forza dirompente e di un valore non solo culturale ma pure sociale e politico che, sono certo, resterà nel tempo e alimenterà la riflessione e la consapevolezza di molte persone intorno alla relazione con i propri luoghi abitati. I camminatori hanno attraversato i territorio olimpici, ne hanno raccontato la realtà, dato voce e ascoltato le comunità locali e i turisti occasionali, coinvolto le associazioni che operano negli ambiti socioculturali in quei territori, messo in relazione persone d’ogni genere, istituzioni, giornalisti, artisti… tutte cose che dovrebbero risultare “normali” e invece non sono più così scontate, anzi: spesso risultano quasi “sovversive”, per qualcuno fastidiose. Ecco perché Errando è stato e resterà importante per molto tempo, al netto dell’evento olimpico che passerà rapidamente e, viceversa, lascerà nei territori cose molto meno importanti e positive.

Ringrazio di cuore tutto il team di Errando… per avermi coinvolto nell’evento, e in particolar modo Sofia Bolognini, Lorenza Brambilla, Michele Losi, oltre che Luigi Casanova per la sua disponibilità e cordialità e gli amici preziosi del CAI di Calco e dell’Associazione Monte di Brianza.