Preoccupazioni e diffidenze inevitabili

Lo so, si rischia di risultare noiosi a riferire di cosa sta accadendo con le Olimpiadi di Milano Cortina. Tuttavia, obiettivamente, a fronte di ciò che riferisce la stampa e pur formulando tutta la positività, la benevolenza, l’indulgenza verso l’evento olimpico, come si fa a non essere preoccupati o diffidenti al riguardo?

Di sicuro non per le gare olimpiche, quelle andranno come andranno ovverosia bene, soprattutto per chi le vincerà, e in fondo nemmeno per l’evento in sé – al netto di certe infrastrutture parecchio esecrabili, delle quali la nuova pista di bob di Cortina è forse la più nota (ma ve ne sono altre similmente emblematiche).

Semmai, si è preoccupati e diffidenti rispetto a chi sta gestendo le Olimpiadi e per come lo sta facendo. Aspetti sui quali è ormai pressoché inutile commentare, basta constatare la realtà effettiva delle cose – il contrasto di ciò che riferiscono i due articoli sopra riportati mette bene in evidenza lo stato dell’arte.

Le Olimpiadi per i territori coinvolti sarebbero potute essere una grande occasione di sviluppo sensato e sostenibile, stanno diventando sempre più un’occasione sprecata, rischiano seriamente di trasformarsi in un disastro epocale. Intanto mancano 125 giorni – alla fine di Olimpiadi e Paralimpiadi, quando i nodi cominceranno a venire al pettine. Già.

P.S.: per chi non lo sapesse, Fabio Saldini è il Commissario straordinario per le opere olimpiche e Amministratore Delegato di Simico S.p.A., la società che si occupa della progettazione e realizzazione delle opere necessarie per i Giochi Olimpici; la Corte dei Conti è l’organo costituzionale italiano con funzioni di controllo e giurisdizione in materia di contabilità pubblica e amministrazione nonché di garante della legalità e della correttezza nella gestione delle finanze statali.

MONTAG/NEWS #4: notizie interessanti e utili da sapere dalle terre alte

In questo articolo a cadenza domenicale trovate una selezione di notizie relative a cose di montagna pubblicate in rete nella settimana precedente che trovo interessanti e utili da conoscere e leggere, con i link diretti alle fonti originarie così che ognuno possa approfondirle a piacimento. Di notizie del genere sulle montagne ne escono a bizzeffe: questo è un tentativo di non perdere alcune delle più significative. Durante la settimana le più recenti di tali notizie le trovate sulla home page del blog nella colonna di sinistra; qui invece trovate il loro archivio permanente.


NEL FUTURO DELLE ALPI SVIZZERE PIÙ CALDO, MENO NEVE E FORTI PIOGGE

In futuro, in Svizzera, farà sempre più caldo, si avrà meno neve e le piogge saranno più forti e imprevedibili: sono questi gli scenari climatici presentati martedì 4 novembre a Berna dall’Ufficio federale di meteorologia e climatologia (MeteoSvizzera) e dal Politecnico federale (ETH) di Zurigo. Tali scenari costituiscono la base della strategia del Governo elvetico per l’adattamento ai cambiamenti climatici. In Italia, invece, qual è la strategia?


LA RESISTENZA CIVILE DIFFUSA IN DIFESA DEL LAGO D’IDRO

Sul numero di novembre del mensile “QT/Questo Trentino” si racconta la battaglia e la resistenza civile che da oltre quarant’anni le comunità che vivono lungo il fiume Chiese e il lago d’Idro portano avanti contro un modello di sfruttamento idrico che ha trattato l’acqua come una merce, il lago come una vasca di compenso e il territorio come una periferia sacrificabile. Un altro bell’esempio di cittadinanza attiva a fronte del vuoto lasciato da istituzioni spesso inerti o complici.


LO SGUARDO DI “LE MONDE” SULLE OLIMPIADI A CORTINA

Mentre su molti (non tutti, ma sicuramente su tanti) organi di stampa italiani è già cominciata la “glorificazione” delle prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 – cosa legittima, sia chiaro, fino a che sia onesta e non diventi faziosa – il quotidiano francese “Le Monde” tra i più rigorosi e prestigiosi d’Europa, offre una disamina molto meno elegiaca e assai emblematica delle opere olimpiche a Cortina d’Ampezzo. Da leggere cliccando sull’immagine lì sopra.


CASCO OBBLIGATORIO SULLE PISTE DA SCI: SOLUZIONE, O PARTE DEL PROBLEMA?

Su “montagna.tvMichele Comi riflette sulla legge che impone l’obbligo del casco sulle piste da sci. «La montagna, per chi la conosce, è spazio di libertà. E la libertà – quella vera – è una forma esigente di disciplina. […] Ci si sente al sicuro, ma non lo si è. Allora la domanda non è: “Casco sì o casco no?”, ma “Che idea di montagna stiamo costruendo?”, e ancora: “Che tipo di sciatore, di cittadino, di persona coltiviamo quando la relazione tra rischio e responsabilità viene delegata a un regolamento?”».


RIABITARE LE AREE INTERNE IN MANIERA CONSAPEVOLE

Sul giornale on line “Italia che cambiaPaolo Piacentini – scrittore, camminatore, presidente onorario di FederTrek, grande conoscitore dei territori appenninici – offre una bella riflessione su come riabitare le aree interne partendo dalla cura ed evitando i rischi di speculazione, partendo dal recupero di immobili e terreni abbandonati e prendendo a buon esempio il caso di Cantiano, comune ai piedi del massiccio del Monte Catria. Cliccate qui per leggere l’articolo.

Domani sera a Erba, con Luigi Casanova in difesa del Monte San Primo

La Regione Lombardia negli ultimi anni ha approvato numerosi atti nei quali le piste da sci al di sotto dei 1.500 metri di altitudine vengono ritenute non più economicamente sostenibili. Ciò anche in forza dei report sugli scenari climatici al 2050 elaborati da ARPA Lombardia, che prevedono sempre meno neve naturale e temperature sempre più elevate anche a quote maggiori di 1.500 metri, condizioni che per giunta inficeranno la possibilità di innevamento artificiale nei comprensori di bassa quota.

Posto ciò, perché dunque il Comune di Bellagio e la Comunità Montana del Triangolo Lariano, con fondi pubblici provenienti anche dalla stessa Regione Lombardia (?!) per più di due milioni di Euro complessivi, continuano a perseverare con il proprio progetto di nuove infrastrutture sciistiche sul Monte San Primo poco oltre i 1000 metri di quota (!), avendo il Comune di Bellagio affidato – lo scorso 10 ottobre 2025 con la determina n.322 – l’incarico di sviluppare il progetto esecutivo ad uno studio di ingegneria, passaggio tecnico inequivocabile al fine di avviare i lavori? Perché insistono con il loro dissennato progetto ignorando bellamente le stesse indicazioni climatiche e ambientali di Regione Lombardia e di ARPA sopra citate nonché il recente parere negativo espresso dalle Commissioni Ambiente e Territorio regionali in seduta congiunta, evitando pervicacemente qualsiasi interlocuzione con la società civile, in primis con il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, e rifiutando qualsiasi proposta per uno sviluppo turistico alternativo, ben più logico e sostenibile (nonché vantaggioso) del monte?

Insomma, che cavolo gli passa per la testa a quelli?

È un mistero sempre più oscuro e sconcertante, in effetti. Sul quale cercheremo di fare luce, per quanto possibile, domani, venerdì 7 novembre alle ore 21, a Erba, dove avrò il privilegio di parlare con il presidente di Mountain Wilderness Italia Luigi Casanova, una delle figure più prestigiose della salvaguardia dei territori montani italiani, di quanto sta accadendo sul San Primo e dei tanti parallelismi – inopinati ma forse nemmeno tanto – con l’organizzazione delle prossime Olimpiadi invernali di Milano Cortina, delle quale Casanova ha scritto nel suo imperdibile libro “Ombre sulla Neve”.

Dunque, se potete e vorrete esserci, ci vediamo domani sera a Erba, per assistere insieme a un incontro importante e assolutamente significativo. Per saperne di più, cliccate qui.

Anche la Valmalenco partecipa alla gara per l’impianto di risalita più dissennato delle Alpi!

[Veduta panoramica del Sasso Nero, soprastante l’Alpe Palù e il lago omonimo.]
In Valmalenco, nel comprensorio sciistico di Chiesa (provincia di Sondrio) con l’approvazione dell’atto integrativo del Patto Territoriale da oltre 20 milioni di euro, si dà il «via libera» alla realizzazione, tra altre cose alcune delle quali sicuramente positive, di «un nuovo impianto di risalita dall’arrivo dell’impianto “Bocchel del Torno” (2.336 metri d’altitudine) a Cima Sasso Nero (2.900 metri d’altitudine) per un importo totale di 4,5 milioni di euro di cui 4 circa finanziati da Regione Lombardia» e «dell’ampliamento della pista blu all’Alpe Palù e la realizzazione di una nuova pista da gara in località Alpe Palù-Barchi e Prati Pedrana per un importo totale di circa 2,5 milioni di euro di cui il 90% (2,3 milioni) finanziato da Regione Lombardia».

Il tutto, secondo l’Assessore alla Montagna della Giunta Regionale lombarda in carica, «per accrescere l’attrattività e fruibilità (della Valmalenco), dotandosi di strutture e servizi in grado di attirare, con un occhio alla sostenibilità ambientale, turisti e sportivi.»

[L’attuale seggiovia che raggiunge la zona soprastante il Bocchel del Torno, dalla cui stazione a monte partirebbe la nuova seggiovia per il Sasso Nero. Immagine tratta da www.skiforum.it.]
A tale proposito, se per il secondo intervento sarebbe utile sapere quanti alberi dei boschi di conifere presenti sui versanti coinvolti saranno tagliati e, nel caso, come verranno rimpiazzati, è il primo intervento che inquieta parecchio per quanto, sotto vari aspetti, risulti insensato; avevo già sostenuto tale opinione in questo articolo del maggio scorso. “Insensato” cioè letteralmente privo di senso, come già osservava lo stesso CAI valtellinese mesi fa:

La costruzione di questa nuova seggiovia quadriposto per rendere fruibile un versante in alta quota per attività di freeride (fuoripista in neve fresca), è però contrastante con le condizioni nivologiche di quella zona: si tratta di versanti soleggiati e rocciosi dove la neve spesso scarseggia o si trasforma rapidamente in crosta, risultando inadatta per poter essere sciata in freeride. Basti pensare che, nella stagione 2024-2025, caratterizzata da poche precipitazioni, una seggiovia al Sasso Nero avrebbe potuto operare soltanto pochi giorni, lontanissima dalle ottimistiche previsioni di 150 giorni di esercizio annuo ipotizzate nel Patto. Anche se si pensasse di realizzare una pista battuta, i limiti risultano comunque evidenti, infatti il muro della pista a valle evidenzia che, anche la pista battuta, ogni stagione, a causa del disgelo pomeridiano, nella notte si trasforma in una lastra di ghiaccio prima di ogni altra pista del comprensorio. Non si tratta solo di un errore tecnico, ma di una contraddizione culturale e politica. È opportuno ricordare che lo stesso “Patto Territoriale” (Allegato 1, pag. 68) raccomanda di tenere in debita considerazione gli effetti del cambiamento climatico e di promuovere un modello di sviluppo improntato alla sostenibilità integrale (Allegato 1, pag. 42). […] E allora? Come si giustifica un progetto così fragile, costoso, impattante e realizzato a discapito di altre opere più importanti per la Valmalenco?

D’altro canto, anche senza leggere le considerazioni del tutto obiettive del CAI valtellinese, qualsiasi frequentatore della zona che abbia salito il Sasso Nero in inverno o che lo abbia osservato da valle sa benissimo che la montagna, così esposta a meridione e dunque costantemente in pieno Sole, già da anni (ovvero ben prima che le conseguenze della crisi climatica diventassero evidenti) resta priva di neve o quasi oppure, come osserva il CAI, se pur nevicasse molto le condizioni della neve sarebbero costantemente opinabili per la pratica dello sci.

[Il versante del Sasso Nero lungo il quale salirebbe la nuova seggiovia; come si vede, la zona anche se innevata è ricca di rocce scoperte la cui presenza peraltro accelera la fusione del manto nevoso. Immagine tratta da www.skiforum.it.]
Dunque, perché insistere con un impianto talmente insensato che, per quanto appena rimarcato, genererà soltanto l’inutile devastazione della montagna, uno dei balconi panoramici in quota più belli sulla Valmalenco e sul gruppo del Bernina? Perché svenderne in modi talmente scriteriati la sua bellezza e le valenze naturalistiche e paesaggistiche, buttandoci 4,5 milioni di Euro (nel 2022, ora probabilmente di più)? Che senso ha? Come può essere ambientalmente sostenibile un impianto del genere, e come potrebbe accrescere l’attrattività del luogo, se invece in buona sostanza ne deturpa una parte importante del territorio degradandone di conseguenza l’immagine turistica?

Anche lo stesso CAI Valmalenco si è espresso in maniera critica sul progetto della nuova seggiovia, e, giusto a proposito dell’attrattività che l’impianto si dice accrescerebbe, ha evidenziato a sua volta che

Una nuova seggiovia, inserita in un contesto in cui ci sono così tante cose che potrebbero essere sistemate, non andrebbe ad aumentare la percezione del valore della ski-area, ma anzi andrebbe ancor più ad aumentare la mancanza di coordinamento, lo squilibrio e la disarmonia che già oggi sono evidenti nella ski-area.

[Veduta panoramica e “didattica” del Sasso Nero, tratta da www.paesidivaltellina.eu.]
Ribadisco: la montagna è un ambito tanto meraviglioso e di grandi potenzialità quanto fragile e delicato, oggi ancora di più in forza della crisi climatica in divenire e delle fenomenologie socioeconomiche e demografiche in corso da tempo, i cui problemi complessi non possono avere soluzioni troppo semplici e mal pensate, decontestuali, prive di relazione con i territori e le loro realtà, proposte per fini diversi da quelli atti ad uno sviluppo territoriale autenticamente organico e dotato di visione nel tempo, anche per non sprecare risorse pubbliche che potrebbero essere ben investite in altri interventi più consoni, puntuali e veramente utili ai bisogni delle comunità locali. Altrimenti, invece di contrastarlo, non si farà altro che accelerare il degrado – ambientale, economico, sociale, umano – dei territori montani. Un’eventualità che le nostre montagne non si meritano affatto.

Sabato 8 novembre, a Milano per il “Premio Meroni” a Giovanni Baccolo

Sarà veramente un enorme piacere per me ritornare a Milano, sabato 8 novembre prossimo, per la premiazione dei vincitori della XVII edizione del Premio Marcello Meroni, e di farlo da proponente, insieme alla cara amica Annamaria Gremmo (già vincitrice nel 2023), del candidato nominato vincitore del premio per la sezione “cultura”: Giovanni Baccolo. Scienziato, docente e ricercatore con notevoli esperienze nello studio dei ghiacciai, dell’ambiente e dei climi alpini e montani, autore di due libri e di decine di pubblicazioni su riviste internazionali nonostante l’ancora giovane età, ma pure in quanto grande appassionato di montagne e natura, Giovanni possiede la rara dote di rendere comprensibili e avvincenti a chiunque temi scientifici sovente complessi, in ciò rappresentando un divulgatore culturale di eccezionale valore nonché un prezioso educatore alla conoscenza e alla sensibilità verso i territori montani e i loro ambienti meravigliosi e fragili. Doti la cui importanza diffusa – non solo tra i frequentatori delle montagne – è inutile rimarcare, posta la complessità della crisi climatica in divenire e di contro la consapevolezza per molti versi ancora carente nei riguardi di un tema così fondamentale per il nostro futuro.

[Giovanni in missione nel nord della Groenlandia, agosto 2022.]
Anche per questi motivi sono felice che la giuria del Premio Meroni abbia deciso di accettare la candidatura mia e di Annamaria Gremmo decretando Giovanni Baccolo vincitore. È un premio quanto mai meritato e assolutamente significativo che riconosce tanto il valore scientifico e culturale quanto quello umano di Giovanni. E per “induzione” anche il valore ambientale (e non di meno culturale, a loro volta) dei ghiacciai delle nostre montagne, così messi a dura prova dal riscaldamento globale.

Il Premio Marcello Meroni, a ricordo e testimonianza dello stile, delle passioni e degli interessi di Marcello Meroni, è organizzato dalla Scuola di Alpinismo e Scialpinismo “Silvio Saglio” della Sezione SEM del CAI e dalla Scuola Regionale Lombarda di Alpinismo ed è dedicato a persone “eccezionalmente normali” che si sono contraddistinte per aver portato a termine iniziative di puro volontariato legate alla montagna e caratterizzate da originalità, valenza sociale, dedizione e meriti etici e culturali.

Il premio ha il patrocinio del Club Alpino Italiano, del Comune di Milano, di ARCUS dell’Università Statale di Milano e dell’Università della Montagna UNIMONT.

Dunque siete tutti invitati a Milano, sabato 8 novembre dalle ore 9,15 presso la Sala Alessi di Palazzo Marino, in Piazza della Scala, per la presentazione aperta al pubblico e gratuita che sarà condotta da Luca Calvi, altra figura assai nota del mondo della montagna italiana. Ogni altra informazione utile sull’evento la potete trovare nella locandina lì sopra pubblicata.

Ovviamente, se sarete presenti, fatevi riconoscere!