La vita non è che una rappresentazione teatrale raffazzonata (Nikos Chuliaràs dixit)

Le cose belle e le cose brutte passano ugualmente in fretta, e per questo ritorniamo lì, adesso che è tutto cambiato, anche Sokratis, il quale adesso è un vecchio con lunghi capelli bianchi e nello stesso tempo un ragazzino, così come avviene in quelle rappresentazioni teatrali che si vedono a scuola a fine anno, dove nel primo atto il protagonista è giovane e nel secondo è vecchio: è invecchiato senza troppa fatica e senza troppa spesa e si vede, perché il trucco è d’occasione e gli spettatori si accorgono che nei panni del vecchio c’è lo stesso attore, ma fanno finta di non capire, fino a quando non finisce lo spettacolo, perché, comunque, ogni convenzione è un imbroglio, e la vita stessa non è altro che una rappresentazione raffazzonata e basta. Entriamo da una parte giovani e usciamo vecchi dall’altra. In un batter di ciglia. Senza i riflettori che ci indichino quanto sia falso questo passaggio. Tutto avviene in silenzio e senza possibilità di ritorno, diversamente da quanto invece avviene in teatro di cui parlavamo: dove il vecchio si lava nel camerino, si strucca allegramente e ritorna, di nuovo, come prima.

Nikos Chuliaràs, L’ora che per tutti è la stessa, in Nuovi narratori greci, a cura di Caterina Carpinato, Edizioni Theoria 1993-1997.

Un panorama parecchio interessante eppure sostanzialmente sconosciuto da noi (ma non solo), quello letterario contemporaneo greco. Ne parlerò più diffusamente presto, disquisendo della raccolta da cui ho tratto il brano qui sopra.

Il regalo “ideale” per Natale? Qualcosa che offra molto e costi poco… 5 euro, ecco!

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Ecco. Poi non dite che non vi ho consigliato un buon regalo per Natale! Costa poco, solo 5 Euro, e offre molto: è un libro, è la scoperta di una città sorprendente, è un’ottima idea per una prossima meta, è un viaggio letterario, è un saggio che si legge come un romanzo e viceversa, è un contenitore di innumerevoli emozioni e sensazioni… Che volete di più?
Cliccate sulle copertine del libro per avere ogni altra informazione…

P.S.: inoltre QUI trovate tutti gli altri miei libri. Caso mai aveste altri regali da fare…

Leggere per alleviare il peso della nostra (ineluttabile) ignoranza… (Nick Hornby dixit)

Io leggo per un sacco di motivi. Generalmente tendo a frequentare lettori e ho paura che, se smettessi di leggere, loro non vorrebbero più frequentare me (sono gente interessante e sanno un sacco di cose interessanti, ne sentirei la mancanza). Sono anche uno scrittore e ho bisogno di leggere per ispirami e per istruirmi e perché voglio migliorare, e solo i libri possono insegnarmi come. A volte, certo, leggo per scoprire delle cose: a mano a mano che invecchio, sento sempre di più il peso della mia ignoranza. Voglio sapere com’è questa o quella persona, vivere in un posto o in un altro. Amo quei dettagli sui meccanismi del cuore e della mente umana che solo la narrativa ci può illustrare, i film non si avvicinano abbastanza.

Nick Hornby, Una vita da lettore, Guanda 2006 (orig.: The complete polysyllabic spree, 2006)

Sembra, detta così – e per come la dice Hornby, lì in mezzo al suo pensiero – un’affermazione insensata e pure un po’ antipatica, d’altro canto è vero: siamo destinati ad essere sempre e comunque creature virtualmente ignoranti, semplicemente perché non si finisce mai di imparare, come recita il noto motto popolare. Mai.
Basterebbe questo motivo, questo unico e in verità ovvio motivo, per leggere libri su libri su libri. Perché un buon libro ci può insegnare moltissime cose, e regalarci – diciamolo sinceramente! – quel fine e appagante piacere di sentirci meno ignoranti di quelli che i libri non li leggono affatto, spesso perché non ne sentono il bisogno ovvero ritengono di non avere tempo per la lettura, già da ciò palesando in modo inequivocabile tutta la loro cronica ignoranza.

Libri milionari e librerie in bancarotta. Quando il valore di una singola pagina muterebbe da solo il destino di tanti librai…

E’ di solo qualche giorno fa la notizia – riportata ad esempio da La Repubblica – di un nuovo record assoluto di valore per un libro stampato, venduto in asta da Sotheby’s a New York: 14 milioni e 165mila dollari (pari a 10 milioni 337mila e rotti Euro), pagati dal magnate della finanza e filantropo David M. Rubenstein per BayPsalmBook-photoaggiudicarsi uno degli 11 esemplari superstiti del Bay Psalm Book, il primo libro stampato in inglese in America del Nord, che venne edito in 1.700 copie nel 1640 dai primi pellegrini arrivati nella terra dei futuri Stati Uniti. Un volume composto da 300 pagine, dunque – tornando a ragionare nella nostra valuta corrente – quasi 35mila Euro a pagina: un ordine di valori che riporta a certa arte moderna e contemporanea, comparto che molti ritengono artificiosamente gonfiato e nel quale da qualche tempo non manca la speculazione, proprio come nel “normale” mercato borsistico e finanziario. C’è dunque il rischio che pure sotto questo aspetto il libro diventi un ennesimo simbolo della contraddizione socioeconomica del mondo di oggi, nel quale i ricchi sono sempre più ricchi mentre fasce sempre più ampie di popolazione faticano a chiudere il mese, tagliando le proprie spese considerate “superflue” e spesso includendo in esse quelle dedicate alla cultura e, in particolare, all’acquisto di libri?
Secondo lo scrittore e collezionista Giuseppe Marcenaro – autore peraltro proprio di un libro sulla bibliofilia, Libri. Storie di passioni, manie e infamie, uscito nel 2010 per Bruno Mondadori – sì, il rischio esiste. “Questi prezzi folli sono esagerazioni. Spesso chi acquista lo fa per apparire” dichiara a La Repubblica. “Prezzi del genere fanno parte della follia dell’uomo, del voler apparire, far sapere che tu puoi avere quell’oggetto, gli altri no. Il libro, come l’opera d’arte, a quel punto non conta più: magari neppure lo leggono”. Il che in effetti riporta a certi acquisti di opere d’arte a prezzi spropositati fatti da miliardari le cui conoscenze artistiche si fermano alla differenza tra tavolozze e tavolate. “Comunque c’è sempre un atto di superbia nel comprare. Anzi, c’è proprio un errore nel dare valore monetario a certi oggetti. Lei se lo immagina il Papa che per fare opere di bene mette in vendita un Raffaello?” chiude sarcastico Marcenaro.
Di contro, tuttavia, quello attribuito al Bay Psalm Book è un valore che alcuni esperti ritengono giusto. Mario Scognamiglio, ad esempio, titolare della Libreria Rovello di Milano che è stata per lungo tempo “casa” degli appassionati di libri antichi e di pregio italiani. “Il Bay Psalm Book è un esemplare molto raro. L’ultima copia fu venduta nel 1947, certe cifre non mi sorprendono. Stesso discorso per la Magna Carta o la Bibbia di Gutenberg. Libri così si trovano una volta ogni cento anni” afferma Scognamiglio, in buona sostanza includendo con ciò anche il libro nelle logiche prima citate che regolano il mercato dell’arte propriamente detta.
Ma a questo punto non può non risultare evidente il contrasto stridente tra tali giri di denaro per acquistare un singolo libro e certe realtà che non vendendone a sufficienza, di libri, hanno dovuto chiudere: è il caso proprio della Libreria Rovello, che all’inizio dell’anno in corso ha definitivamente chiuso i battenti. “Oltre a me, hanno chiuso in molti, con la crisi” dichiara Scognamiglio. “Gli acquirenti nel nostro Paese sono circa 500, non di più. Inoltre da noi, purtroppo, università e biblioteche non hanno soldi”. E, a quanto pare e per come rivelano le statistiche sul mercato editoriale in Italia, di soldi ce ne sono sempre meno anche per acquistare i libri “normali”.
Per carità, a mio modo di vedere, che ad opere letterarie di pregio venga riconosciuto un così alto valore anche economico è tutto sommato una cosa comprensibile e apprezzabile: la letteratura è arte, forse ce ne dimentichiamo troppo spesso e probabilmente se lo dimenticano, drammaticamente, proprio gli scrittori; tuttavia, lo ribadisco, opere antiche e di valore non solo letterario e culturale dovrebbero restare il più possibile a disposizione della società, e proprio per questo non divenire oggetto di speculazione monetaria dunque, inevitabilmente, simboli di potere e status symbol oligarchici, come prospetta Marcenaro. Se un potere i libri lo possiedono, in quanto oggetti culturali primari a disposizione di tutti, è proprio quello di arricchirci nella mente e nello spirito. Ed è una ricchezza il cui valore profondo mai nessuna montagna di denari potrà eguagliare.

E se invece si facesse scoppiare una rivolta dei libri?

Già, piuttosto che di forconi o altro del genere e di così “fumoso”, se non bieco… In fondo, buona parte dei malanni che stanno uccidendo l’Italia nascono in primis da un grave problema culturale. Ignoranza, insomma, in senso generale e soprattutto nel senso di ignorare la realtà, dalla quale deriva la mancanza di consapevolezza e senso civici, il menefreghismo imperante, l’abulia sociale, la spiccata tendenza ad assoggettarsi a qualsiasi potere (o pseudo-tale) che accontenti i propri egoismi… Tutte cose sulle quali prospera e s’ingrassa chi vuole dominare, da sempre e ovunque: il popolo ignorante è ben più semplice da governare che quello consapevole, informato, acculturato – qualità che ne sottintendono un’altra ancor più fondamentale: libero.
Una rivolta dei libri, una rivoluzione culturale che spazzi via ogni cosa che offende l’intelligenza, l’onestà, l’etica e il buon senso comune: e non pensate che, da questo punto di vista, la prima cosa ad essere spazzata via sarebbe proprio la miserabile casta politica che l’Italia si ritrova?

In effetti, dice bene Doctor Who, il personaggio della nota serie TV della BBC prodotta e sceneggiata da Russell T. Davies…:

You want weapons? We’re in a library. Books are the best weapon in the world. This room’s the greatest arsenal we could have. Arm yourself!

(Volete armi? Andate in una biblioteca. I libri sono l’arma migliore nel mondo. Questo luogo è il più grande arsenale che potremmo avere. Armatevi!)

Booksareweapons