Alla poesia non ci si arriva con l’istruzione

Giudice: Qual è la sua professione?
Brodskij: Poeta, poeta e traduttore.
Giudice: E chi ha riconosciuto che siete poeta? Chi vi annovera tra i poeti?
Brodskij: Nessuno. (senza sfida) E chi mi annovera nel genere umano?
Giudice: Avete studiato per questo?
Brodskij: Per cosa?
Giudice: Per essere un poeta! Non avete cercato di completare l’università dove preparano… dove insegnano…
Brodskij: Non pensavo… Io non pensavo che ci si arrivasse con l’istruzione.
Giudice: E come?
Brodskij: Io penso che…(confuso) venga da Dio…
Giudice: Аvete richieste?
Brodskij: Vorrei sapere perché mi hanno arrestato.
Giudice: Questa è una domanda non una richiesta.
Brodskij: Allora non ho richieste.

(Dal processo al grande poeta russo Iosif Brodskij, Premio Nobel per la Letteratura 1987, tenutosi nel 1964 presso la corte del distretto di Dzerzhinsky della città di Leningrado, URSS, in base all’accusa di “parassitismo sociale”. Il dialogo riportato è tratto da qui – in russo, ma Google Translate traduce in modo abbastanza decifrabile; del processo a Brodskij racconta anche questo libro.)

Ci sono solo italiani, all’inferno.

Poco più tardi un fiorentino dalla barba rossiccia, Dante, descriverà l’inferno in un poema.
L’inferno di Dante è costruito ad anfiteatro e scende a cerchi, sempre più in basso. L’inferno di Dante è affollato esclusivamente di italiani.
Oltre a questi vi sono alcuni antichi romani. Non bastava il posto per altri popoli.
Questo inferno raffigura la litigiosa Italia. Le città sono disposte in cerchio, i cittadini leticano e nell’eterna oscurità si fanno gesti osceni.

(Viktor Šklovskij, Marco Polo, traduzione di Maria Olsufieva, Quodlibet, 2015, p. 209. Citato da Paolo Nori qui.
Per la cronaca, “leticare” è una variante toscana di litigare. Se invece cliccate qui potete leggere altri post che ho dedicato alle sagacissime illuminazioni di Šklovskij.)

Gli intellettuali voltagabbana

La libertà intellettuale è una tradizione profondamente radicata, senza la quale è improbabile che esisterebbe la nostra cultura specificatamente occidentale. È una tradizione alla quale molti dei nostri intellettuali stanno visibilmente voltando le spalle.

(George OrwellLibertà di stampa, in Romanzi e saggi, a cura di Guido Bulla, Mondadori, Milano, 1999; orig. The Freedom of the Press, 1945.)
Nota personale: l’intellettuale che volta le spalle non è solo quello che si venda ai potenti di turno, è pure quello che abdichi al proprio ruolo di patrocinatore della cultura e del buon senso relativo allineandosi alla squallida cacofonia imperante. Sperando così di salvaguardare quel suo presunto ruolo e il (presunto) prestigio della relativa immagine pubblica ma, in verità, diventando esso stesso squallido elemento antitetico alla cultura e alla libertà intellettuale. C’è pieno, di questi intellettuali-voltagabbana culturali, inutile rimarcarlo.

Scegliere i politici in base ai libri che leggono

Per me non c’è dubbio che, se scegliessimo i nostri governanti sulla base della loro esperienza di lettori, e non sulla base dei loro programmi politici, ci sarebbe assai meno sofferenza sulla terra. Credo che a un potenziale padrone dei nostri destini si dovrebbe domandare, prima di ogni altra cosa, non già quali siano le sue idee in fatto di politica estera, bensì che cosa pensi di Stendhal, Dickens, Dostoevskij. Già per il fatto che il pane quotidiano della letteratura è proprio l’umana diversità e perversità, la letteratura si rivela un antidoto sicuro contro tutti i tentativi – già noti o ancora da inventare – di dare una soluzione totalitaria, di massa, ai problemi dell’esistenza umana. Come polizza di assicurazione morale, quanto meno, la letteratura dà molto più affidamento che non un sistema religioso o una dottrina filosofica.


Parole di Iosif Brodskij, dal discorso di accettazione del Premio Nobel per la Letteratura assegnatogli nel 1987. Il brano è tratto da Per amore del mondo. I discorsi politici dei Premi Nobel per la Letteratura, a cura di Daniela Padoan, Bompiani, 2018 (cliccate sulla copertina qui accanto per saperne di più). Ovvio (o forse no) rimarcare che quanto asserito dal grande poeta russo è, per quanto mi riguarda, una verità più che sacrosanta alla quale credo fermamente. Anche per questo, in effetti, non credo invece per nulla alla politica contemporanea e a nessuno dei suoi esponenti.