Nessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi.
(Giorgio Manganelli, Pinocchio: un libro parallelo, Adelphi, Milano, 2002.)
Nessun libro finisce; i libri non sono lunghi, sono larghi.
(Giorgio Manganelli, Pinocchio: un libro parallelo, Adelphi, Milano, 2002.)
Qualunque libro, per innocuo, per utile che sia, può diventare dannoso, secondo la mente dell’uomo che ‘l legge.
(Giuseppe Bianchetti, Dei lettori e dei parlatori: saggi due, Le Monnier, Firenze 1858, pag.31.)
Ecco: provate a sostituire la parola “libro” con social e converrete che quasi due secoli fa avevano già capito l’andazzo.
Povera gente fece di Dostoevskij un uomo ricco. Non lo sarebbe stato a lungo, ma grazie a quello sbalorditivo esordio Fedör poté venire immediatamente annoverato tra i grandi della letteratura e vivere tra gli agi. Nella stessa strada in cui viveva, la Malaja Morskaja, viveva Turgenev, nei rari momenti in cui non era all’estero, e Gogol’ quando cominciò Memorie di un pazzo: tutti nella stessa strada, che non era nemmeno molto lunga. È solo a San Pietroburgo che può succedere una cosa del genere. […] Un altro che sarebbe andato ad abitare nella Malaja Morskaja era Čajkovskij, ma a quell’epoca Dostoevskij era in esilio in Siberia.
(Jan Brokken, Bagliori a San Pietroburgo, Iperborea, 2017, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo, pagg.65-68.)
Mi chiedevo se un’opera d’arte può essere uno strumento di redenzione. Insomma, uno fa un sacco di cose orribili, ma poi ecco che ti esce fuori con un capolavoro. Dio considera questo capolavoro sufficiente alla redenzione? Vai a sapere. Se Hitler, mi chiedevo, dopo tutto quello che aveva fatto, fosse saltato fuori con un’opera d’arte eccezionale, dello stesso livello della Cappella Sistina, il padre eterno gli avrebbe potuto concedere qualche sconto di pena? La mia risposta era no. L’arte non ha questo potere sovrannaturale. L’arte è fatta per gli uomini, a Dio dell’arte non frega nulla.
(Maurizio Cattelan, in Francesco Bonami, Maurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata, Mondadori, collezione “Strade Blu”, 1a ediz.2011, pag.107.)
«Solo da noi hanno rispetto per la poesia» osservò ad Anna Achmatova il suo amico Mandel’štam, «visto che uccidono in suo nome. In nessun altro paese uccidono per motivi poetici.»
(Jan Brokken, Bagliori a San Pietroburgo, Iperborea, 2017, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo, pag.23.)